mercoledì 12 giugno 2013

Il sempre della storia e la profezia

Due testi dai quali si possono trarre analogie
 anche per capire Gesù quale risulta dal
vangelo della prossima domenica
Ne parleremo nel blog "Conversazioni" 

Articolo apparso l’11 giugno 2013 su www.periodistadigital.com/religion/

LA PAURA DEL PAPA E LA PAURA DEI POVERI
p. José Maria CASTILLO
E’ un fatto che nella Chiesa sono numerose le persone alle quali non piace il papa Francesco. Di più, è anche un fatto che nella Chiesa ci sono persone che hanno paura di questo papa.
Questa paura si spiega non solo perchè Francesco è un uomo che non si adatta alle abitudini ed alla maniera “normale” di procedere dei papi che abbiamo conosciuto, ma anche perchè Francesco non smette di parlare di un tema che, a quanto pare, rende nervose non poche persone. Mi riferisco al tema dei poveri.
Io non so cos’hanno i bisognosi perchè, quando si pone questo problema, siamo in molti (mi ci metto anch’io, certamente) a sentirci male, soprattutto quando si presenta in profondità, con tutte le sue cause e conseguenze.
Inoltre – e questo è la cosa più grave – questo papa non si limita a ricordarci l’amore che dobbiamo avere nei confronti dei bisognosi, ma, oltre a questo e soprattutto a questo proposito, nei suoi discorsi e nelle sue omelie è solito scagliarsi contro la gente di Chiesa, denunciando, senza peli sulla lingua, i funzionari della religione che non fanno quello che devono fare, che si comportano come degli arrampicatori che vogliono solo piazzarsi in posti di potere, guadagnare denaro e vivere bene.
E Francesco è arrivato persino a denunciare pubblicamente i mafiosi vestiti con la sottana. Non eravamo abituati a questo linguaggio sulle “auguste labbra del Pontefice”, come era solito esprimersi “L’Osservatore Romano” ai tempi di Giovanni XXIII, che tagliò corto con una tale sciocchezza nel modo di parlare.
Non sto esagerando. E men che mai sto inventando cose non vere.
La settimana scorsa sono stato in Italia per alcune conferenze. E lì mi hanno raccontato di gente famosa e potente negli ambienti ecclesiastici e clericali che stanno morendo di paura.
Temono trasferimenti? Temono destituzioni? Hanno paura di non raggiungere quello che ormai credevano di toccare con la punta delle dita?
Chi lo sa! Comunque sia, non vi è dubbio che di nuovo si sta verificando esattamente quello che ripetono insistentemente i vangeli: i sommi sacerdoti del tempo di Gesù, con le altre autorità religiose, anziani e scribi, “avevano paura” (Mt 21, 26. 46; Lc 20, 19; Mc 11, 18; Lc 22, 2; Mc 11, 32; 12, 12).
Paura di chi? Della gente, del popolo, dei poveri. Così dicono i testi dei vangeli. Come dicono anche che Gesù a bruciapelo disse in faccia a loro che avevano trasformato il tempio in un “covo di banditi” (Mt 21, 13; cf. Ger 7, 11 par). Per questo il papa non ha avuto riguardo nel ripetere, riferendosi a determinati ecclsiastici attuali, che sono dei “banditi”. E Francesco aggiungeva: “lo dice il Vangelo”.
Ci sono alcuni che si lamentano che questo papa non prende decisioni. Perchè non toglie alcuni e mette altri nei posti più importanti della curia.
Nessuno sa quello che il papa Francesco pensa di fare. Quello che sappiamo è quello che ha già fatto.
E, per lo meno fino ad ora, ha fatto due cose che sono evidenti per tutti:
1) Ha adottato uno stile di vita, che non è quello che eravamo abituati a vedere nei papi fino ad ora.
2) Si è schierato decisamente a favore dei poveri e parla molto duramente contro i ricchi e gli arrampicatori che cercano potere e privilegi.
Si limiterà a questo? Credo di no. Siamo all’inizio, non è che l’inizio.
E questo fa più paura ad alcuni. Ma, in ogni caso, non sarà male ricordare che Gesù ha fatto la stessa cosa che fino ad ora sta facendo questo papa: condurre una vita austera ed avere una libertà per parlare e fare certe cose che fanno uscire dai gangheri gli stessi come al tempo di Gesù per il suo comportamento. Francesco fa diventare matti i più osservanti di non poche tradizioni che nei settori più tradizionalisti della Chiesa si consideravano intoccabili.
E - chi l’avrebbe detto! - le due cose che ha già messo in moto Francesco – che sono quelle che ha messo in moto Gesù – sono state (e continuano ad essere) il motore del cambiamento nella storia: 1) uno stile di vita semplice e solidale; 2) un’opzione preferenziale per i poveri, che sposta le persone privilegiate ed importanti, fino a metterle all’ultimo posto.
Il papa Francesco non ha conferito incarichi e non ha preso decisioni clamorose. Si è limitato a mettere al centro delle sue preoccupazioni quello che ha messo Gesù al centro delle sue preoccupazioni: la sofferenza dei poveri.
E questo ha messo la paura in corpo a quelli che desideravano un papato con altre pretese. Le pretese degli arrampicatori e l’ambizione dell’osservanza che può ben occultare un’etica dubbia, forse contraddittoria con il comportamento della gente onesta.
E finisco: vi assicuro che per me è indifferente che il papa sia progressista o conservatore. Quello che mi interessa veramente è che il papa Francesco si è centrato e concentrato sul Vangelo. Non smette di parlare di Gesù, di quello che ha fatto e detto Gesù. Qualsiasi ideologia abbia, se è identificato con Gesù, mi sento spontaneamente identificato con il papa. Nè più e nè meno.
La «tentazione» di Francesco di Assisi
e la possibile «tentazione» di Francesco di Roma
Leonardo Boff, teologo e filosofo
Non dobbiamo immaginare che santi e sante siano liberi da ingiunzioni della comune condizione umana che conosce momenti di esaltazione e di frustrazione, tentazioni pericolose e riuscite coraggiose.
Non è stato differente con San Francesco, presentato come «il fratello sempre allegro», cortese e che viveva una fusione mistica con tutte le creature stimate come fratelli e sorelle. Ma al tempo stesso, era il tipo  preso da grandi passioni e ire profonde quando vedeva i suoi ideali traditi dai fratelli. Il suo migliore biografo Tommaso da Celano con crudele realismo ha testimoniato che Francesco soffriva tentazioni di «violenta lussuria», che sapeva simbolicamente sublimare.
C’è però un fatto che la storiografia pietosa dei francescani praticamente nasconde ma che è molto studiato dalla critica storica. Viene chiamato «La grande tentazione». Gli ultimi cinque anni di vita di Francesco (morì nel 1226), sono segnati da profonde angustie, quasi disperazione, oltre alle gravi malattie che lo affliggevano come la malaria e la cecità.
Il problema era oggettivo: il suo ideale di vita consisteva nel  vivere in estrema povertà, radicale semplicità e spoglio di ogni potere, soltanto appoggiato al Vangelo letto senza glosse che generalmente ne annacquano il senso rivoluzionario.
Accadde che in pochi anni, il suo stile di vita stimolò migliaia di seguaci, più di 5000. Come dar loro alloggio? Come dar loro da mangiare? Molti erano preti e teologi come Sant’Antonio.
Il suo movimento non aveva nessuna struttura né riconoscimenti legali. Era un puro sogno preso sul serio. Lo stesso Francesco si vede come un «novellus pazzus» come un nuovo pazzo che Dio volle nella chiesa ricchissima, governata da Innocenzo III, il più potente tra i papi della storia.
A partire dall’estate 1220 scrisse la regola in varie versioni che furono tutte rifiutate dall’insieme della fraternità. Erano troppo utopistiche. Frustrato e sentendosi inutile, decide di rinunziare alla direzione del movimento.
Pieno di angustie senza sapere più che fare, si rifugia per due anni nei boschi, visitato soltanto dall’amico intimo fra Leone. Aspetta una illuminazione divina che non viene.
In questo frattempo, viene redatta una regola segnata dall’influenza della Curia Romana e dal Papa che trasforma il movimento in ordine religioso: l’Ordine dei Frati Minori con struttura e propositi definiti.
Francesco, con dolore, umilmente, l’accetta. Ma lascia chiaro che non ne avrebbe mai più discusso se non prendendo esempi del primitivo sogno. La legge trionfa sulla vita, il potere ha circoscrive il carisma. Ma rimane lo spirito di Francesco:  povertà, semplicità e fraternità universale che ci ispira fino al giorno d’oggi.
Morì all’interno di una grande frustrazione personale ma senza perdere la giovialità. Morì cantando salmi e cantilene di amore della Provenza.
Francesco di Roma sicuramente starà affrontando la sua «grande tentazione», non più piccola di quella di Francesco di Assisi. Dovrà riformare la Curia Romana, una istituzione che conta circa 1000 anni. Lì sta cristallizzato il potere sacro (sacra potestas) in forma amministrativa. Insomma si tratta di amministrare una istituzione con una popolazione come la Cina: 1 miliardo e duecento milioni di cattolici.
Ma è necessario avvertire subito: dove c’è potere difficilmente comandano l’amore e la misericordia. È l’impero della dottrina, dell’ordine e della legge che per loro natura includono o escludono, approvano o condannano. Dove esiste potere, specialmente in una monarchia assoluta come lo Stato del Vaticano, sempre troviamo un anti-potere, intrighi, carceri, carrierismo e dispute per avere più potere ancora. Thomas Hobbes nel suo Leviatan (1651) ha visto chiaro: «Non si può garantire il potere se non cercando potere e sempre più potere».
Il Francesco di Roma, l’attuale vescovo locale e papa, dovrà interagire con questo potere, segnato da mille astuzie e, a volte, dalla corruzione. Sappiamo di papi precedenti che si erano proposti di riformare la Curia, sappiamo di resistenze, di frustrazioni che hanno dovuto tollerare e sappiamo perfino di sospetti di eliminazione fisica di papi, fatte da persone dell’amministrazione ecclesiastica.
Francesco di Roma possiede lo spirito di Francesco di Assisi: la povertà, la semplicità e lo spoliazione del potere. Ma per nostra felicità è gesuita,  con un’altra formazione, dotato del famoso «discernimento degli spiriti», proprio dell’Ordine.
Una tenerezza esplicita in tutto quello che fa ma può mostrare anche vigore  inusuale come succede a un Papa che ha la missione di restaurare la chiesa moralmente in rovina.
Francesco di Assisi aveva pochi consiglieri, sognatori come lui che praticamente non sapevano come aiutarlo.
Francesco di Roma si è circondato da consiglieri scelti da tutti i continenti, in maggioranza anziani vale a dire, che hanno avuto esperienze nell’esercizio del potere sacro.
Francesco di Roma dovrà darsi un altro profilo: più servizio che comando; più spoliazione che fronzoli e simboli del potere di palazzo; più con «odore di pecore» che di profumi di fiori da altare. Il portatore di potere sacro deve essere anzitutto pastore prima che autorità ecclesiastica; presiedere più nella carità e meno con il diritto canonico; deve essere fratello tra altri fratelli anche se con responsabilità differenziate.
Francesco di Roma riuscirà ad affrontare la sua «grande tentazione» ispirato dal suo omonimo di Assisi?
Credo che saprà avere la mano ferma e non gli mancherà il coraggio per servire quello che il suo «discernimento degli spiriti» gli detta per restaurare di fatto la credibilità della Chiesa e restituire fascino alla figura di Gesù.


domenica 9 giugno 2013

Gli incontri di domenica

Fatti e detti di ieri 09/06/2013
a) LETTA-RENZI
Di Carlo Bertini, inviato di Firenze
Parole di Renzi a Letta
Escono insieme da un portone laterale di Palazzo Vecchio a favore delle telecamere e si battono il «cinque» con un mezzo sorriso, a sancire quel patto che sulla carta è di non belligeranza ma che in realtà può essere qualcosa di più: anche se il rottamatore ai suoi dice che «entrambi siamo coscienti che ad un certo punto potremmo essere concorrenti» e anche se è ancora tutto prematuro, la giornata fiorentina del premier sancisce quella che Letta con una battuta in privato al sindaco ha sintetizzato con l’espressione «siamo una squadra».  
Che i due siano amici lo dimostra un siparietto che la dice lunga sui rapporti di familiarità: dopo aver trascorso mezz’ora dal governatore della Toscana Enrico Rossi, il premier si ripresenta alla porta del sindaco che non lo attendeva e che gli va ad aprire a torso nudo, perché avvisato all’ultimo momento sta indossando una camicia al posto della maglietta. 
Questo alle cinque del pomeriggio. Ma all’ora di pranzo, dopo due ore di chiacchiere a tutto campo, su governo e congresso del Pd, menù light di tartare di carne, frutta e birra, i due potenziali rivali di domani siglano la classica tregua armata. Che volendo forzare un bel po’ le cose si potrebbe così tradurre: se Renzi sosterrà lealmente il governo di larghe intese, per quanto transitorio ed «eccezionale», potrà contare sulla benedizione del premier ad una sua candidatura al congresso del Pd, sapendo che al prossimo giro il governo forse potrebbe toccare a lui, perché l’orizzonte di Letta - allo stato - sembra essere più proiettato verso una cornice europea.
«Abbiamo parlato di governo, del partito, di tutto». E fa una promessa, riferendosi senza dirlo alla storica antinomia tra D’Alema e Veltroni. «Noi siamo persone che collaborano e chi pensa che rinverdiremo antiche vicende di galli nel pollaio o sgambetti vari, ha sbagliato proprio storia». Ma al di là dell’amicizia, sarete i naturali contendenti della prossima fase, lo incalza il direttore di Repubblica. «Io mi concentro solo su questa fase e per quanto mi riguarda, il futuro lo declino in chiave comunitaria, più complessiva, ma ora non ci penso». E se si nota come per tre volte Letta rimarca «io mi concentro solo sul presente», altrimenti «viene giù tutto», si capisce che la tregua tra i due potrà essere solo armata.  
Non è un mistero che Letta vorrebbe garantito un periodo di serenità che comprenda anche il semestre europeo a presidenza italiana che scadrà a fine 2014. La commissione dei 40 per le riforme comincerà a lavorare in settembre e quei diciotto mesi di scadenza portano pure oltre quella data. Il suo unico obiettivo è andare avanti con il programma di riforme e le scelte congressuali del premier saranno funzionali ad una segreteria che possa sostenere bene il governo, insomma più ad una linea politica che ad una persona, assicurano i lettiani.  
Ma in questa fase Letta tollera anche le sollecitazioni al governo per fare presto e bene le cose che il Paese si aspetta. Insomma i due, pur sapendo di essere ben diversi, vogliono lavorare sulle loro complementarietà e se patto viene ribadito è quello di «non farci dividere e di gestire insieme le prossime fasi». Renzi la racconta un po’ diversa ai suoi che gli chiedono lumi. «Io lo dico apertamente che voglio fare il candidato premier al prossimo giro, lui per ora dice vediamo come va il governo. Se va bene può avere delle ambizioni, è legittimo...».
Tra i due
Di certo c’è che i due si impegnano a rivedersi a breve, segno che «potrebbero essere contati i giorni che ci separano da un annuncio di una candidatura di Renzi alla guida del Pd».  
Almeno così la pensano gli uomini del premier. Che fanno ben capire come al di là del buon rapporto di amicizia, non si può parlare di accordi blindati. Anche perché Letta non potrebbe mai appoggiare al congresso uno che si candidi contro il governo delle larghe intese e quindi se vorrà il suo sostegno, Renzi se lo dovrà conquistare. Il rottamatore sta valutando il da farsi e quando gli si chiede come sia andata, prima di assistere all’intervista del premier ad opera di Ezio Mauro, risponde guardingo, nega che vi siano patti di sorta. «Voglio sentire come la racconta lui dal palco».
E infatti Letta prima se la cava con qualche battuta, «sono uscito in mutande perché mi ha chiesto 20 milioni per gli Uffizi...», oppure «il sindaco ha passato le ultime tre ore a mostrarmi le bellezze di Firenze e a sottolineare quanto siano superiori a quelle di Pisa. Mi ha anche fatto vedere che la torre del Palazzo Vecchio ha 87 gradini mentre quella di Pisa solo 57». Non racconta che Renzi lo ha fatto pure entrare nella celletta della Torre dove Savonarola visse le sue ultime ore.  

b) NAPOLITANO - SCALFARI
"Non sono intenzionato a rivivere, da presidente della Repubblica, l'incubo di quei mesi, durante i quali nella Commissione Affari Costituzionali del Senato si è pestata l'acqua nel mortaio e non si è stati capaci di partorire nessuna riforma elettorale, avendo tutti i partiti giurato che bisognava farlo". [Nel mirino di Re Giorgio c'è sempre il Porcellum. Non ribadisce esplicitamente la possibilità di lasciare il Colle nel caso di un nuovo stallo, ma è questo il sottinteso del suo pensiero.] 

"Vedo serpeggiare la preoccupazione che quest’alleanza possa durare troppo, anzi che possa durare per l'eternità. Francamente sono un po' sbalordito. Adesso il problema, dopo un mese, è di far vivere questo governo per un'esigenza minima di stabilità istituzionale, direi quasi di sopravvivenza istituzionale e del Paese, poi ognuno riprenderà la sua strada, ma sulle riforme che bisogna fare bisogna trovare il consenso più largo". Il Capo dello Stato si dice "tenace assertore  della necessità che, su alcuni terreni fondamentali gli opposti schieramenti politici riescano ad esprimere un impegno comune - questo deve essere innanzitutto il terreno delle regole e delle riforme istituzionali. In questo momento sono per le riforme, che debbono essere nella maggior misura possibile concordate, fermo restando che un'alleanza politica è sempre un'alleanza a termine, in modo particolare quando è un'alleanza eccezionale, come lo fu quella del 1976-1979, come lo è quella attuale".

domenica 2 giugno 2013

2 giugno. Fico intervsitato

Estratto da “L’Unità” – Sottolineo attraverso il colore azzurro le risposte di Fico; attraverso il rosso quelle che trovo più illuminanti ai fini di capire

FICO: 5 STELLE NON E' DI SINISTRA
«Il M5S non è un movimento di sinistra, che vuole essere di supporto ad una nuova sinistra. È un movimento popolare totalmente trasversale».
 FICO: SOLO M5S IN PARLAMENTO TUTELA I CITTADINI
«Se non c'è il Movimento 5 Stelle, i cittadini in Parlamento non vengono tutelati». «A oggi non posso immaginarmi un Parlamento senza M5S, non ci sarebbe opposizione». «Mi rendo conto che quello che dicevamo sul fatto che il Pd fosse uguale a Pdl - aggiunge - è vero. Lo penso quando votano le stesse cose, quando fanno il governo insieme, quando continuano a volere l'acqua privata, quando sono insieme sulle grandi opere».
FICO: NESSUNO CAMBIA IL PAESE DA SOLO 
«Non è una persona da sola che può cambiare le sorti del Paese, ma un progetto come il Movimento 5 Stelle. Una persona sola non può cambiare il potere costituito dei partiti, non simpatizziamo per nessuno».
FICO: GOVERNO LETTA DURERA' 18 MESI
«Secondo me il Governo Letta potrebbe arrivare a durare 18 mesi perché c'è il semestre europeo e non penso che vogliano fare trattare gli interessi che hanno in Europa ad altri».
FICO: DDL FINANZIAMENTO AI PARTITI E' UNA TRUFFA 
Il disegno di legge sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti «è uno scandalo, è una truffa». «La truffa – spiega - è stata portata avanti per anni. E adesso? Loro fanno una legge complicatissima» che prevede l'abolizione graduale. «Ma c'è un referendum del 1993 che aveva già abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Chi non rispetta il risultato del referendum è fuori dal Paese. Loro devono rinunciare ai soldi e restituire anche il maltolto» [dal 1993 ad oggi].
FICO: DISPIACIUTO CHE RODOTA' NON ABBIA TELEFONATO
«È stato un punto doloroso». «Però dobbiamo comprendere che l'M5S non è un movimento di sinistra o che vuole ricostruirla, è un movimento popolare e trasversale. Anche a me è dispiaciuto che invece di alzare il telefono e parlare direttamente con noi delle informazioni che aveva avuto sul M5S, Rodotà sia andato a parlare al Corriere della Sera». «Rodotà era la persona votata dai nostri iscritti. Io non credo che i parlamentari abbiano perso stima». 
FICO: NESSUNA IPOTESI DI SCISSIONE 5 STELLE 

All'interno del Movimento 5 Stelle «non esiste l'ipotesi della scissione», perché «siamo compatti».
FICO: IO DIVERSO DA QUESTI POLITICI
«Io sono diverso da questi politici, io sono una persona, sono un cittadino. Sono in parlamento, in un percorso sano, nessuno ci può dire niente». 
FICO: NESSUNA SCONFITTA, NOSTRO FARO È PARTECIPAZIONE
«Se parliamo sempre di perdita e vittoria non comprendiamo il faro del movimento, cioè la partecipazione dei cittadini. Stiamo ricostruendo una cultura nel paese». Alle amministrative «Non c'è stata sconfitta perché nel 2012 ci siamo presentati in 100 comuni, nel 2013 in 200 comuni e abbiamo eletto 400 consiglieri». «Non sto dicendo che non abbiamo perso ma la logica vincere e perdere non appartiene al movimento».
FICO: NON ANDREMO DA FLORIS A BALLARO'
«No, perché sarebbe all'interno del talk show, un tipo di format che a me non piace». 
FICO: GABANELLI POTEVA CHIEDERE DATI A GRILLO

«A me personalmente il servizio della Gabanelli è dispiaciuto, ma lei rimane una grande giornalista. Però poteva però chiedere i dati a Grillo, a Casaleggio, al nostro gruppo parlamentare. Glieli avremmo tranquillamente forniti. La nostra arma è la trasparenza».
FICO: MAI STATO UN EDITTO DI GRILLO
«Noi non vogliamo giornalisti amici del Movimento 5 Stelle, ma che agiscano nel merito delle cose. Non devono essercene in odore di lottizzazione da parte dei partiti se no il paese non capisce più la realtà dei fatti». «Non c'è mai stato un editto di Beppe Grillo, lui parla dai palchi e dice cosa pensa. È un battitore libero. L'editto bulgaro di Berlusconi invece era vero e ha avuto effetto. È importante anche la storia personale delle persone». 
FICO: SULLA RAI NOI GLI UNICI CREDIBILI 
«La Rai deve essere tolta dalle mani dei partiti, non può esserci il monopolio dei partiti all'interno della Rai», Quando Lucia Annunziata gli fa notare che tutti, in passato, hanno annunciato lo stesso proposito, Fico risponde «noi siamo gli unici ad essere credibili quando diciamo questo. Bisogna cambiare modo di governarla». «Dobbiamo spingere per il controllo diretto da parte dei cittadini del consiglio di amministrazione della Rai. Anzi, i cittadini devono essere parte integrante del cda della Rai. «Mi sta dicendo che finora ci sono stati solo deficienti?», replica Lucia Annunziata. «No, ho una buona idea della Rai ma è stata gestita male dai partiti». 
FICO: FUORI CHI NON SEGUE LINEA COMUNICAZIONE 
«Non è giusto fare interviste dopo che si è fatta una riunione in cui si è decisa una linea. È possibile che qualcuno non si ritrovi più in questo percorso e quindi ne trarrà le conseguenze». 
FICO: COMUNICAZIONE PIÙ EFFICACE CON I CITTADINI 
Quello con Grillo e Casaleggio «è stato un incontro molto rilassato e tranquillo, abbiamo discusso di comunicazione. Noi abbiamo due gruppi, alla Camera e al Senato che ci aiutano a comunicare all'esterno. Non siamo mai andati ai talk show, ma abbiamo fatto, ad esempio, collegamenti con i tg. Stiamo cercando di stabilire una comunicazione più efficace per fare arrivare le nostre proposte di legge ai cittadini». 
FICO: CANDIDATO A VIGILANZA RAI PERCHE’…
«Sono laureato in Scienze della comunicazione, con una specializzazione in comunicazione di massa, ho un master in management e mi sono occupato di comunicazione e informazione all'interno del Movimento, quindi sono sembrato il più adatto».
FICO: MAI SOTTRATTI ALLA TV
«Mai sottratti, ci siamo sempre stati all'interno di un confronto dove escono fuori i contenuti. Siamo un gruppo che agisce a maggioranza. Cercare di andare in trasmissioni dove escono fuori i contenuti». «Non c'è una vera e propria regola ma delle indicazioni». 
FICO: E' INIZIATO PERCORSO

Rispondendo alla domanda dell’ANNUNZIATA: PERCHE' SOLO IN 10 A LEZIONE DI TV?: «Una classe di dieci persone per confrontarci e comunicare all'esterno. Funziona per creare un gruppo di comunicazione da trasferire all'esterno».

sabato 1 giugno 2013

e oggi mi pare

E.... oggi mi pare di aver capito
a) che la gente vede una truffa nella proposta di legge sul finanziamento dei partitiIo la penso come "la gente".
b) Barca parla dall'alto (si fa per dire) della sua chiaroveggenza (ahimè). Potrei capire qualcosa io, ma non la gente. E sento in lui odore di montismo.....
c) Renzi scalpita. Penso che abbia ragione: si cincischia e si perde tempo. Ci si lamenta del suo protagonismo? ma chi si lamenta di lui pensa alla propria gobba? percepisce il grido di dolore degli ultimi? Renzi non vuole essere un salvatore dell'umanità, ma FORSE un po' di chiaroveggenza e di senso della concretezza in più la possiede.

lunedì 27 maggio 2013

oggi 28 maggio

Con l’aiuto dell’ascolto delle varie voci provenienti da tutte le parti in gioco nella votazione per l’elezione del del sindaco
Oggi mi pare di aver capito che
la sconfitta del mov5stelle entra nell’ordine di tutte le utopie apparse nella storia.
L’utopia di Grillo di monitorare il sistema operando in seno al sistema stesso è irrealizzabile, se non viene ridimensionata.
Secondo lo slogan dei radicali, bisogna stare dentro e fuori le istituzioni, e ciò comporta il restare minoranza senza efficacia politica, ma anche inserirsi nella tradizione di tutte le utopie storiche, prima fra tutte del Cristo, a cui si fa risalire la frase: IL MIO REGNO NON E’ DI QUESTO MONDO.

Il senso del mio optare per l’utopia di Grillo è questo: dell’utopia (che non diventi ideologia) questo mondo ha bisogno: le stesse ideologie, per evitare la fine inesorabile del loro destino di morte, debbono attingere alla forza utopica. Così come nel nostro quotidiano….

domenica 26 maggio 2013

Risposta modificata all'anonimo

Risposta modificata all'anonimo che lamentava, in un commento al precedente post, un mio mancato commento alla posizione di Don Gallo.
Ci siamo, caro anonimo! Se io critico il mettere l'aureola in testa ad un povero parroco di periferia come don Puglisi, e MI DISPIACE proprio l'aureola, dovrei schierarmi dalla parte di un altro parroco che ha tutta la mia ammirazione per il bene che faceva, e tentare di beatificarlo a mia volta alla cieca?
Non è questa la mia linea, che vuole essere evangelica, ma che non si appella ad un vangelo politicizzato, schierato. Un simile vangelo non riporta mai le parole di Gesù in maniera letterale; è costruito sull'impostazione delle prime chiese cristiane, protese a farsi nuova istituzione contro le logore istituzioni giudaiche. Una chiesa a partire da interessate interpretazioni! Io, munita di strumenti esegetici (che mi limito ad elaborare), nel mio blog CONVERSAZIONI tento di liberare il messaggio messianico di Gesù proprio da interpretazioni di parte.
La Sinistra di don Gallo che fa? Si schiera-contro l'odiato avversario. E' ora che questa parte storica, un tempo meritevole, si metta oggi a  cucire laboriosamente un programma di ricostruzione delle vere ragioni del suo essere.
Ogni periodo storico è destinato ad esaurire le condizioni della politica che un tempo a suo modo reggeva. Sono necessari cambiamenti. Ma questi debbono impostarsi sul riesame delle condizioni STORICHE del passato; non si debbono impaludare nella semplice critica dell'avversario.
Gli schieramenti dovrebbero divenire riposizionamenti secondo ottiche diverse. O vogliamo eliminare la diversità? Qual è "l'Italia giusta" da costruire? Certamente non è quella del popolo della libertà. Ma non è nemmeno quella del partito democratico e forse nemmeno quella del mov5stelle. La giustizia sociale non è giusta senza rispetto per la libertà di chi ha capacità di guadagno e non si chiude negli interessi personali. Da qui la necessità di trovare un terreno d'incontro, che oggi potrebbe essere stimolante per i  partiti che sono più numerosi, ma ugualmente impelagati in ottiche ideologiche. Ricordiamoci che le ideologie della sinistra hanno creato il mostro sovietico, COSI' COME quelle della destra hanno creato il mostro del nazi-fascismo.
Don Gallo era altamente ideologizzato e politicizzato vecchia maniera. Io gli rendo un buon servizio sottraendolo alla beatificazione ecclesiastica e alla beatificazione di una parte del paese contro l'altra.

sabato 25 maggio 2013

BEATO! domenica 26 maggio

Da “Avvenire”  25 maggio 2013
Premetto una mia opinione per timore che la pazienza di chi legge non resista, data la lunghezza dell’articolo:
I toni in cui si esprime ogni articolo di impronta ecclesiale sono i soliti. Condivido il giudizio sulla santità di don Puglisi, ma perché la proclamazione di BEATO??????????????? E perché ogni riferimento a persone ecclesiastiche di potere deve essere accompagnato da temini altisonanti????????
Una risposta me la do anche io: così impone lo stile mondano che assume sempre questa povera (di una povertà non materiale) chiesa cattolica, che di cattolicità (=universalità) non ha nulla. Tutto si corrode in questo mondo, ma la chiesa cattolica ritiene di opporsi alla corrosione attraverso le sue strutture che non potrebbero esere più di potere, di come sono.
Io mi piego al destino gridando come Giobbe, ma le teologhe che riportano articoli come quello di Avvenire da che parte stanno? Si piegano senza gridare?
Si notino l’uso dei caratteri in rosso e le sottolineature che mi appartengono.
Ausilia 

Don Puglisi è beato: «La mafia ha liberato il chicco di grano»

È beato il sacerdote ucciso dalla mafia. Padre Pino Puglisi, per il quale erano inscindibili la passione per Cristo e quella per l'uomo, è stato ammazzato su ordine dei boss Graviano il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56esimo compleanno, e Benedetto XVI ha riconosciuto che l'esecuzione fu "martirio", consumato "in odio alla fede". Oggi la proclamazione della Chiesa, dai toni semplici [!], sulla spinta di un popolo che ha partecipato in massa: almeno centomila persone sul grande prato verde del Foro Italico, davanti all'altare con alle spalle il mare. Si potrà adesso celebrare la sua festa ogni anno il 21 ottobre.
"Accogliendo la domanda del nostro venerabile fratello, il cardinale di
Santa Romana Chiesa Paolo Romeo, e di molti altri fratelli vescovi e di moltissimi fedeli - afferma la lettera apostolica letta dal rappresentato di papa Francesco, il cardinale Salvatore De Giorgi - concediamo che il venerabile Servo di Dio Giuseppe Puglisi, presbitero diocesano, martire, pastore secondo il cuore di Cristo, insigne testimone del suo regno di giustizia e pace, seminatore evangelico di perdono e riconciliazione, sia d'ora in poi chiamato Beato".
L'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, nella sua omelia ha detto che il sorriso e l'azione del parroco di Brancaccio, instancabile e gioioso educatore, che nelle strade degli uomini cercava l'incontro e il dialogo, hanno sconfitto Cosa nostra: "Più guardiamo il volto di don Pino Puglisi", di cui durante il rito è stata disvelata solennemente una grande foto, "più sentiamo che il suo sorriso ci unisce tutti. Sorride ancora don Pino. La Chiesa riconosce nella sua vita, sigillata dal martirio in odium fidei, un modello di imitare".  "La mano mafiosa che il 15 settembre 1993 lo ha barbaramente assassinato - ha aggiunto - ha liberato la vita vera di questo 'chiccho di grano', che nella sua opera di evangelizzazione moriva ogni giorno per portare frutto. Sottraeva alla mafia di Brancaccio consenso, manovalanza, controllo del territorio". L'azione "assassina,di prevaricazione e di morte" dei mafiosi "ne rivela la vera essenza". Così ha rilanciato l'anatema-scomunica di Papa Giovanni Paolo II dalla Valle dei Templi: "Convertitevi, uno giorno verrà il giudizio di Dio". Un sacerdote "esemplare, martire della fede e della carità educativa, in particolare verso i giovani: continui a suscitare nella comunità ecclesiale e civile risposte generose e coerenti", è l'auspicio del segretario di Stato del Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. L'eredità, la visione e il 'modello Puglisi', a quasi vent'anni dalla morte di questo prete della gente appaiono tutt'ora poco attraversati. Il cardinale Romeo ne sembra cosciente: "Il martirio di don Puglisi deve essere vissuto con grande responsabilità. Non può essere ridotto a una pietra di museo, ma deve trasformare, interpellare l'intero presbiterio, innanzitutto quello palermitano, tutto il popolo di Dio. Il nostro '3P' deve essere il nostro modello, colui con quale confrontarci per ispirare la nostra azione. È stato pienamente sacerdote. E di fronte a tutto quello che ha fatto nei suoi tre anni a Brancaccio, io mi sento piccolo e incapace. Lui oggi è ancora qui, è ancora con noi a mostrarci la via".
Il martirio del nuovo beato "ci interpella tutti, come comunità ecclesiale, a vincere ogni forma di male", agendo "secondo il binomio che in Puglisi sintetizzò insieme evangelizzazione e promozione umana. Beato martire Giuseppe, il tuo sangue continuerà a fecondare questa Chiesa". "Il giorno dell'omicidio Palermo pianse, oggi è nella gioia perché da quel sangue è nato un popolo nuovo", ha detto il postulatore della causa di beatificazione 
monsignore Vincenzo Bertolone. Don Pino "continua a rappresentare - ha scritto in un messaggio il capo dello Stato Giorgio Napolitano [ecco un ateo devoto DOC] - un esempio per tutti coloro che non intendono piegarsi alla prevaricazioni della criminalità organzzata. Un sacerdote il cui martirio costituisce una grande testimonianza di fede cristiana, di profonda generosità e di altissimo coraggio civile".
"Uno dei miracoli di 3P è stato quello, con il suo sorriso, di fare convertire due dei feroci killer che hanno dato un contributo per la verità e giustizia, anche recentemente, facendo riaprire indagini come quella della strage di via D'Amelio", ha riconosciuto il presidente del Senato Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, che ha aggiunto: "La conversione sincera di Spatuzza e Grigoli ha dato un contributo alla verità. Puglisi è morto per essere stato un punto di riferimento che toglieva aria e territorio ai mafiosi. Il suo omicidio come quello del piccolo Di Matteo sono delitti per i quali la mafia ha pagato e continua a pagare in termini di consenso". 

Al rito erano presenti anche il ministro dell'Interno e vicepremier, Angelino Alfano, il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, il ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D'Alia. Oltre al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, al presidente della Provincia. Giovanni Avanti e ai vertici delle Forse dell'ordine. Alla celebrazione eucaristica, presieduta dall'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, hanno preso parte 40 vescovi, 750 presbiteri e 70 diaconi. La liturgia era animata da un coro di circa 250 cantori.

venerdì 24 maggio 2013

I fatti sono tanti ed ingarbugliati: e perciò mi limito a pormi ed a porre delle domande.
a) IL LAVORO
Mi scervello di fronte ad un teorema, fin troppo lineare nella  insipienza con cui è posto.
Nei due malconci tronconi della Sinistra e della Destra che propongono leggi, fa testo, almeno a parole, il dover dare priorità al lavoro, con l'immancabile aggiunta: SOPRATTUTTO AI GIOVANI. Ma che? è meno grave la situazione dei meno giovani, ugualmente senza lavoro? e dove la mettiamo con le famiglie con figli in cui entrambi i genitori hanno perso la loro attività?
Il teorema risulta insolubile perché non ci si chiede: chi dovrebbe dare questo lavoro? lo stato?...... Ammesso e non concesso che i soldi si trovino e che con essi si finanzino opere di utilità sociale, si dimentica la cosa più importante: SENZA ACQUIRENTI NON CI PUO' ESSERE GUADAGNO, quindi stipendi: si tornerebbe subito al punto di partenza, se non accade di peggio......
Non possono essere acquirenti i benestanti se, secondo la miope logica pauperistica, dovranno essere maggiormente tassati; né gli appartenenti al ceto medio, ormai anch'essi costretti a chiudere i loro cantieri di lavoro.
Priva come è divenuta delle idee di un sano concetto di uguaglianza, la Sinistra non sa trovare la via di una social-democrazia di stampo nuovo; mentre la pesudo-destra bastonata per via dei fatti di Berlusconi, non sa ritrovare il vigore morale, nutrito di impegno nel rendere produttivo il danaro per gli interessi di tutti.
Per favore, non si ripeta inutilmente la parola LAVORO!
b) Due pretibreve flash
Mirabile don Gallo! simpaticone con la tua pipa in bocca, ghindato di color rosso, col pugno alzato, lo sguardo ammiccante e l'atteggiamento minaccioso. Sei un bonario maliardo, trascinatore di folle e di aristocratici sinistrorsi. Prete buono e ribelle, affascini  chi ha la tua fede politica e ti fai detestare da chi non la pensa come te.
Ma tu come la pensi? Semplicissimo lo slogan che ti rappresenta:"CRISTO E' DALLA PARTE DEGLI ULTIMI". Per i ricchi, per le strutture di potere, in primis la Chiesa gerarchica, le porte del Cielo sono chiuse.
Desta la mia benevolenza la macchietta che incarni, ma non approvo il tuo slogan, che non è evangelico: Cristo è per tutti, perché è colui che rivela il volto misericordioso di Dio.  Siamo chiamati a seguire le sue orme di donazione senza fragori di sorta, di pacificazione universale, di distacco dai beni della terra, di preghiera costante. 
Mite don Puglisi, sei l'anti-eroe, modesto parroco, instancabile  predicatore della NON-VIOLENZA, sconosciuto ai vicini che, alla tua uccisione, si chiedevano perché ti avessero ucciso dal momento che non facevi nulla di straordinario. Capì la valenza del tuo messaggio educativo la mafia: non bisogna mai rispondere con la violenza alla violenza. E fecero di te una vittima. Sulle orme di Cristo.

giovedì 23 maggio 2013

Per parlarne....


 
Dal blog di Lorenzo Fazio ne Il Fatto Quotidiano

Quando arrivava in casa era una festa. Io ero un ragazzino e lui raccontava di come la curia genovese gli facesse la guerra. Era stata mia nonna a informarci per prima di quel prete strano che faceva delle prediche molto dirette, nessuno ancora lo conosceva, lui diceva messa nella chiesa del Carmine in un quartiere popolare immediatamente sotto al quartiere dei ricchi di Castelletto a Genova. Parlava di poveri, di ingiustizie, di verità, di Gesù come se fosse un uomo tra tanti uomini, “non sembrava un prete”, così un giorno decidemmo con mio padre di andare ad ascoltarlo e rimanemmo fulminati, da quel giorno appena potevamo andavamo da lui e diventammo suoi amici.
Poi venne il giorno dell’anatema e i fulmini del cardinale Siri si abbatterono sul povero Andrea. Gli diedero del comunista e dell’anarchico. “Decidetevi”, diceva “o uno o l’altro”. Ci fu una reazione forte, ormai quel prete coraggioso aveva conquistato tante persone che magari a messa non sarebbero neanche andate. Stiamo parlando dei primi anni settanta quando c’era molto fermento e altri preti avevano osato criticare le gerarchie ecclesiastiche. Si aveva fame di verità e giustizia, come adesso. Finalmente un parroco timido, appartato ma coraggioso lo accolse nella chiesa di San Benedetto al porto e lì cominciò la sua avventura di uomo e prete al servizio di chi ha bisogno di aiuto.
Lui continuava a venire a casa e raccontava, sempre pronto a sorridere anche nei momenti più bui. Rideva del cardinal Siri, della inutile magniloquenza del potere politico, del linguaggio borioso di chi sta più in alto, aveva una passione per mio padre, giornalista de La Stampa, e solidarizzava con lui quando non gli pubblicavano un articolo cui teneva molto, tra loro c’era vera solidarietà. Lo ricordo il giorno di festa delle nozze di mia sorella e il giorno della morte di mio padre, le sue parole calde e fraterne, quelle di un amico caro. E lo ringrazio ancora.
Per me pubblicare i suoi ultimi libri è stato un modo per continuare quel rapporto, e fecondare le idee di quegli anni. Andrea fino all’ultimo ci ha creduto e allora anche io ci voglio credere fino all’ultimo giorno della mia vita in segno della nostra amicizia e fratellanza. Con le sue parole e la sua testimonianza sento che saremo ancora insieme a lottare per un mondo più bello.


martedì 21 maggio 2013

Opinione

OPINIONE ESPRESSA IN
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Quanto afferma la Menapace è interessante e denso come sempre.
Mi permetto soltanto di esprimere il mio forte dubbio che le donne, o almeno parecchie, oggi, non solo stanno perdendo la scienza della vita quotidiana, ma mostrano segni di debolezza nell'appellarsi ad essa, vantando un primato morale sulla parte maschile, rancoroso e vendicativo, che potrebbe degenerare fino al punto di fare smarrire i tesori cumulati. Non dico che debbano perpetuare l'apartheid, ma è ora - in tutti i campi - di smetterla di sostituire ad un primato un altro. Così facendo non si va da nessuna parte.


Il macellaio della porta accanto
Non lo vedevo dal tempo antecedente la formazione del governo Letta. Allora il macellaio della porta accanto era deciso a votare Grillo: i politici fanno tutti schifo, ecetera. Parlava con convinzione ragionata e anche informata, sempre munito di cautela nel voler sapere cosa ne pensi io.
Stamane ho tentato di fargli capire come non bastassie opporsi a tutto quello che di male fa la politica; bisogna, gli suggerivo, proporre un piano concreto di cambiamento; e gli ho fatto presente la critica di Renzi, che mi pare piuttosto convincente. Al che il mio amico sbotta ripetendo le frasi di rabbia che echeggiano nelle piazze: lui ha due figli sposati e senza lavoro e deve dar mangiare a loro e a relative nuore…….
Si sa: quando si ha di fronte l’esasperazione della gente, non ci sono parole che tengano.
Mah! io penso all’ultimo dopoguerra: non si stava meglio di oggi. Eppure non c’era il clima di sfiducia e di disfattismo attuale. Oggi c’è un’atmosfera pesante.
Sintomatico un fatto in apparenza insignificante: mai come ora in televisione ho visto tanti  e prolungati programmi sulla preparazione di cibi. Abbiamo bisogno di riempire lo stomaco vuoto, forse perché gli acidi sono in subbuglio….. E poi i gialli della realtà sembrano un rifugio contro i discorsi logori della politica…. Forse ben pochi hanno interesse per eventi interessanti nel campo della produzione artistica, per i programmi culturali del terzo programma alla rai. Intanto le interviste delle giornaliste (in questo campo le donne ci sono!), tutte faziose, accontentano le persone faziose come loro…. Si salva qualche programma della sera. Niente è davvero rassicurante in una comunicazione dai piedi di argilla. Forse lo è papa Francesco, almeno per le persone ancora non in preda al puritanesimo dei cattolici del dissenso.
Voglio il coraggio di cercare di capire! Di non fare come il Gervaso del Manzoni, il quale nella confusione prodotta nel momento in cui  fu impedito a don Abbondio di sposare i due promessi saltellava di qua e di là e non ricordo più cos’altro di i nsensato facesse.
Il macellaio ha concluso che lui sapeva di non sapere. Toh! Questa la sa.

lunedì 20 maggio 2013

Imbrogli

Premetto ancora una volta che le opinioni da me espresse sono frutto di ascolto attento di quanto si dice nella giornata nei mezzi di comunicazione, sforzandomi di capire almeno qualche cosa.
Ecco la situazione che mi pare emerga:
a) Ci sono, nel governo Letta, molte ambiguità, distribuite, in ambedue le parti principali in gioco, in maniera equivalente.
b) La questione si complica col fenomeno del mov.5stelle e col fenomeno Renzi, che dovrebbero intersecarsi anziché contrapporsi, come invece avviene:
Il movimento mi era apparso attento a monitorare la falsità sistematica dei partiti nel nascondere la verità nell'uso della politica come strumento di potere economico, legato alla questione "uso criptato del guadagno personale attraverso la mediazione delle banche o dell fondazioni, in cui depositare le "offerte" di finanziamento". Renzi potrebbe costituire una speranza sia per liberare lo schieramento di sinistra dall'ossessione antiberlusconiana, sia per dare una mano allo schieramento della Casa della libertà, dove in un primo momento lo stesso Berlusconi, che ieri affermava di stimare la sua posizione di una sinistra social-liberale e che ora forse ha paura di lui (leggi: pericolo sondaggi altamente favorevoli a lui. Forse oggi, senza quelle maledette primarie, non saremmo arrivati dove siamo: la sinistra avrebbe potuto dare una svolta alla sua variegata formazione e Berlusconi si sarebbe potuto "ammansire".
Niente di tutto questo. Il terzo incomodo della politica attuale, costituito dal movimento che rischia di arrotolarsi su se stesso, e lo stesso nuovo personaggio politico sembano non avvedersi delle potenzialità di uno scambio, goffamente tentato da Bersani, complice la sua banda.
Mi ha meravigliato la Gabanelli che, in Report di ieri sera, si è limitata a citare la proposta di Renzi che ha sperimentato l'uso del web come mezzo di trasparenza del finanziamento (registrazione delle entrate con nome e cognome, e della destinazione delle uscite). La brava giornalista ha solo smascherato alcune simulazioni adottate dai partiti nell'affidare le somme ricevute in offerta (!) a fondazioni o banche di copertura, ma nessun progetto di COME FARE.
Quindi per ora buio pesto: si può arrivare a capire ed  a far capire ciò che è marcio, ma ci si arresta qui. Più facile mettere a tacere il movimento ed ignorare Renzi. 
Cosa ne pensate?  

sabato 18 maggio 2013

Il terribile oggi


Ieri, durante la trasmissione “In onda” su la Sette, la mia confusione sulle questioni di oggi si è addensata: una pentecoste all’inverso, cioè la torre di Babele.
Stamane leggo dalla News del sito delle teologhe un articolo sulla  proposta di legge avanzata da Silvana Amati del PD sulla cancellazione di Miss Italia dal palinsesto della Rai e un altro sull’invito rivolto a papa Francesco alle suore: “siate madri, non zitelle”.
Non ho voglia di addentrarmi nell’oscuro mondo della politica di oggi, né di rispondere come si deve al contenuto degli articoli e alle critiche che subito oscurano la fonte della notizia.
Ma mi resta la chiave di lettura di tutto ciò che si agita giorno dopo giorno: TENER PRESENTE CHE ignoramus et semper ignorabimus la realtà (dei fatti e della lettura di essi). Anche perché sullo sfondo incombe sempre il guazzabuglio dell’opinione della gente, la quale purtroppo occupa il posto dell’atroce condizione di chi si suicida o è sull’orlo di farlo. Vorrei riflettere su questo sfondo, ma come si può ricavare una riflessione seria dalla manipolazione dei mestatori di tutto? Come distinguere, in seno all’urlo disperato di chi vive la disperazione, l’urlo provocato dai mestatori? E’ credibile il santo protettore degli oppressi di ogni categoria e la santa protettrice per eccellenza, la comunicazione?
Per chi non si vuole rassegnare come me ad avere un lumicino di comprensione della realtà, non resterebbe da fare altro che fuggire lontano da quella che chiamiamo realtà, correndo nel deserto come hanno fatto gli eremiti in ogni situazione storica emergenziale. Sennonché l’ultima sponda della mia fede religiosa e laica resta ancora CHI SOFFRE.
Nel concreto della politica e dell’antipolitica odierna crolla per me a) la fede nell’utopia grillina, b) quella nella ideologia della Sinistra, c) quella del più che malandato capitalismo che in Italia si rifugia nella comoda maschera dietro la quale si nasconde-difende Berlusconi e gli antiberlusconiani i quali lo onorano della loro contrapposizione.
E così mi faccio vanto di uscire dallo schermo dell’ignoranza, assumendola totalmente: da pazza illusa e in qualche modo veggente.