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domenica 20 maggio 2012

Alternative femminili o semplicemente "alternative"?


Al seminario di Officina dei saperi femministi, registrato per www.radiodelledonne.org, ci si è chiesto: Come è successo che da ‘regola della casa’ l’economia oggi sia il territorio di potenze finanziarie che giocano a dadi con denaro virtuale condizionando e più spesso spezzando le vite reali e concrete di donne e uomini in paesi che rischiano la bancarotta, o sono ostaggi di poche decine di banche?
Esiste un pensiero alternativo femminile su questo argomento…?
Leggi in www.womens.net il commento di Monica Lanfranco al libro “Prendi i soldi e scappa: Denaro, potere, dono, gratuità. Visioni di donne sull’economia”

Mia modesta riflessione PERSONALE:
Siamo in ricerca di pensiero alternativo femminile…. In verità non pochi si fanno la stessa domanda, e l’aggiunta “femminile” ha valore come lo hanno tutti gli altri tentativi alternativi. Io vorrei far nascere dal nulla (come il Creatore) PERSONE NUOVE, sperando nella storia che le ha suscitato nei passagi culturali, frutto, a volte, di una necessità storica. E’ sul clima culturale che abbiamo possibilità di incidere con le nostre analisi, femminili e non.

venerdì 18 maggio 2012


Libri, maggio 2012 di Tiziana Bartolini in www.womennews.net

 

Libere sempre, Einaudi, l'ultimo libro di Marisa Ombra

 

Una lettera, amorosa, alle donne di domani perchè il futuro sono loro. [leggi  giù il “secondo me” e possibilmente di' la tua]


Settantatre sono gli anni di differenza tra Marisa Ombra e una giovane interlocutrice. Quando compiva i suoi 14 anni, nel “lontanissimo 1939”, la Seconda guerra mondiale irrompeva nella vita che “si svolgeva nella più assoluta normalità” mentre “le quattordicenni di allora si preoccupavano intensamente delle stesse cose che stanno in cima ai tuoi pensieri di oggi”. Il mondo era sconvolto da una violenza disumana e l’anoressia era stato il suo rifiuto dell’evidenza, la “difficoltà a spiegarsi il mondo e l’assenza di ragioni per esistere e nessuna motivazione per immaginare un futuro”. Lo scossone arriva dal padre, che coinvolge “tutta la famiglia nel lavoro clandestino preparatorio degli scioperi del ’43, quelli che, insieme allo sbarco degli Alleati in Sicilia, avrebbero decretato la fine di Mussolini”. Con la lotta partigiana guarì l’anoressia e “molti altri problemi che stavano agitando la mia adolescenza. Per esempio il come e il chi volessi essere”. Si osserva, Marisa Ombra, e si descrive, da staffetta, in un lavoro “solitario e perciò molto pericoloso”, accompagnato dalla paura di sbagliare ma anche da un sentimento di “potenza”. Arriva il parallelismo con l’oggi, il messaggio alla giovane con la quale conversa Ombra: “ a tutte si presenta il momento in cui è obbligatorio scegliere i mattoni sui quali costruire la propria vita”, i “fondamentali”. Tra questi, la libertà, assaporata in momenti o situazioni apparentemente banali, come “camminare da sola lungo i crinali e i sentieri delle Langhe”. E poi la bellezza della solitudine. Come si può spiegare il fascino della solitudine a giovani che sono ‘liberi’ di vedersi a qualsiasi ora, che si telefonano e si scrivono continuamente? Ma sono i momenti di rottura, con le consuetudini e con le tradizioni, quelli su cui maturano nuove consapevolezze, e le ragazze che - come Ombra - avevano scelto la lotta partigiana, insieme ai pericoli vissero (e inventarono) nuove modalità nei rapporti con gli uomini. “La Liberazione aveva liberato molte cose. Aveva rotto le gabbie… Ci si parlava. Si imparava a vivere in libertà”. Ma era solo l’inizio. “Il cammino per far diventare ordinarie quelle regole straordinarie si è rivelato lungo e tortuoso”, e l’impegno delle donne non è mai venuto meno.
Quali sono i miti della tua generazione, cara, giovane amica? La domanda non arriva per caso, da parte di chi ha vissuto tutta la vita innamorata di un mito: “L’errore più grande”, scrive Marisa Ombra, che poi ha fatto la grande fatica di “smitizzare il mito senza rinunciare alla passione” mantenendo fermi due punti: libertà e responsabilità. Eccoli, i ‘fondamentali’, spiegati a chi è nato sotto l’imperio del mito dell’estetica e del corpo in vendita. Apri gli occhi, cara, giovane, amica e, abbandonando la solitudine dell’automobile, prova la gioia di incontrare sull’autobus “una vasta umanità, varia e ricca di cose diverse da quelle che conosci”. Marisa Ombra passa la parola alla giovane e (per ora) silente amica, parte di quella “metà del mondo che è emersa”, meraviglioso “auspicio che già da solo basta a restituirti un futuro”. (T. B.)

Secondo me
E’ sempre così: quando si coltiva un mito, nel momento del ‘fare’ ci pare di poter trasferire il mito in realtà, e godiamo uno spezzone di libertà che diventa il parametro del nostro ancoraggio esistenziale. Ovunque vedo la fede in un mito; altrimenti vedo di peggio: la disillusione più nera e disarmante. Da pate mia cerco di liberarmi continuamente di ogni assoluto e di restituire alla fetta di quotidiano il buoN pane di una ricerca appassionata di verità. La frase “la verità vi farà liberi” non significa mitizzare la stessa verità, altrimenti il circolo vizioso mette subito una sua radice; significa PREGUSTARE UNA VERITA’ SAPENDO CHE NON è LA LIBERTA’ .
Un’altra nota: “le donne saranno il futuro”? No ma le donne assieme agli altri…
Ausilia 

mercoledì 25 aprile 2012

Libri consigliati da Beppe delle cdb di Pinerolo


Massimo Michele Greco (a cura di), LETTERE DAL SILENZIO. Storie di accoglienza e assistenza sanitaria di donne che hanno subito violenza, Franco Angeli ed, Milano 2011.
*****
Cormac McCarthy, LA STRADA, Einaudi ed, Torino 2007.
In un’atmosfera surreale da post-apocalisse (il fuoco ha ricoperto ogni cosa di cenere: cenere e silenzio) un padre e un figlio camminano.
Facciamo un passo per volta.
OK.Non mi lasciare la mano.
OK.
Qualunque cosa succeda.
Qualunque cosa succeda. (p.178)
Il bambino non rispose. Rimase seduto lì a capo chino, scosso dai singhiozzi.
Non tocca a te preoccuparti di tutto.
Il bambino disse qualcosa che l’uomo non capì. Cosa?, disse.
Il bambino alzò gli occhi, il viso sporco e bagnato. Sì, invece, disse. Tocca a me. (p. 197)

* * * * *
Gioconda Belli, NEL PAESE DELLE DONNE, Feltrinelli ed, Milano 2011.
Una pagina: “Non mi pento della follia di aver mandato tutti gli uomini a casa, dimettendoli dagli incarichi statali. Ammetto che era una misura radicale, ma, dato che Faguas è un piccolo stato, fortunatamente ci siamo potute concedere il lusso di costruire artificialmente un laboratorio in cui mescolare a piacere identità e ruoli. Ho pagato un prezzo. Ora come ora non mi azzarderei a proporre questo modello come assoluto affinché una società riconosca il valore delle donne, ma soprattutto le donne riconoscano se stesse, però so che nel mio paese ha segnato un profondo cambiamento e che sicuramente ne è valsa la pena. Basti vedere il rispetto che abbiamo ottenuto riguardo al lavoro domestico. Nessun uomo adesso considera denigrante stirare, lavare, cucinare o curare i bambini. Le nuove coppie di Faguas condividono gli impegni familiari. Nei quartieri si sono moltiplicate le mense comunali ed è aumentato il numero di “madri per vocazione” ben preparate; tutte le aziende sono dotate di asili nido e ci sono persino le “aree di sosta” che sognava Ifigenia, dove puoi lasciare i bambini quando vai a fare la spesa o le tue commissioni. Adesso figli e genitori non devono più separarsi fino al momento in cui i ragazzini, a dodici anni, cominciano a frequentare la scuola tradizionale. Inoltre ogni datore di lavoro considera la maternità come un apporto per il futuro della comunità e il tempo che i genitori dedicano ai figli come garanzia di una società sana. Le gang non esistono più, il problema della droga si è ridimensionato, siamo un florido paese produttore di fiori, popolato da persone che si sostengono a vicenda, che rispettano la diversità dell’amore in tutte le sue espressioni. Il nostro “progetto felicità” ha funzionato. Economicamente siamo più ricchi perché non posponiamo l’educazione dei cittadini ed è proprio in loro e nelle loro vite che abbiamo deciso di investire le nostre risorse. Ma innanzitutto siamo più ricchi perché abbiamo estirpato il sistema di sfruttamento più antico, quello delle donne, che ormai nessuno assimila più sin dall’infanzia. Ne è rimasta qualche traccia, naturalmente; non siamo una società perfetta. In verità, riconoscerci umani significa sapere che ci saranno sempre nuove sfide e nuove battaglie, però noi andiamo avanti. Un piede davanti all’altro”.
* * * * *
Manuela Salvi, NEMMENO UN BACIO PRIMA DI ANDARE A LETTO, Mondadori ed, Milano 2011.
L’orrore e la ripulsa non mi sono mai stati suggeriti dal pensiero che avrebbe potuto succedere a mia figlia o potrebbe succedere alla mia nipotina. Semplicemente mi rifiuto di giustificare qualsiasi piccola complicità con una cultura maschile che vede le donne come trastullo per il divertimento del maschio padrone, compresa la recente sentenza della Corte Costituzionale. Compresi gli ammiccamenti alla farfallina inguinale di Belén, per non dire di tutta la macchina della TV pubblica (e di quella privata commerciale) che punta sul corpo delle donne per alzare l’audience e fare cassa.
* * * * *
Lydia Cacho, MEMORIE DI UN’INFAMIA, Fandango ed, 2011.
“Metti che dico a Lesly Portamene una di 4 anni, e lei mi dice: Se la sono già scopata, io lo vedo se l’hanno già scopata, vedo se è il caso di metterglielo dentro o no. Tu lo sai che è il mio vizio, o no? E’ una stronzata ma non so resistere, e lo so che è un reato e che è proibito, però è talmente facile, una bambina piccola non ha difese, la convinci in un amen e la prendi”. Lydia Cacho ha cominciato da qui, dalle immagini di una confessione strappata da una telecamera nascosta a (...), imprenditore pedofilo coinvolto nel trafficking di bambine e adolescenti all’interno di una rete internazionale e coperto da importanti esponenti politici e uomini d’affari probabilmente, anche loro, implicati nel traffico. (...)
Accusata di diffamazione e calunnia, a causa del primo libro [Los demonios del Eden (2005)], dagli stessi responsabili del trafficking, Lydia Cacho non sapeva di aver messo il dito su una piaga che coinvolgeva non solo l’imprenditore ma un intero entourage politico fatto di legami e clientelismi, che l’avrebbe portata quasi a morire per mano della polizia giudiziaria corrotta. Arrestata, sequestrata, torturata, portata in un carcere fuori la sua giurisdizione, Lydia è viva per miracolo, e dopo essere stata coinvolta in processi senza fine, riceve ancora oggi minacce di morte. (...)
Un esempio di giornalismo militante che acquista il suo potere “quando dà voce a chi è stato costretto a tacere dalla forza schiacciante della violenza”, uno dei motivi per cui Lydia Cacho, insieme a Roberto Saviano, ha ricevuto pochi giorni fa l’Olof Palme Prize 2012, il premio svedese destinato a chi lotta per la libertà, per la “instancabile, altruista e spesso solitaria battaglia per i loro ideali e per i diritti umani” (recensione di Luisa Betti).

sabato 11 febbraio 2012

Cristiana Dobner, Il volto. Principio di interiorità


Unite nella tragicità del loro destino nell’anus mundi di Auschwitz quando infuriava l'aberrante ideologia nazista.Due volti, dalle molteplici espressioni, segnati da cicatrici che sarebbero potute risultare devastanti e che invece gettano luce, diversa indubbiamente, per la vita delle persone e indicano loro una scoperta frontale e coinvolgente che lega le due testimoni d’umanità e di ricerca di Dio: il volto quale principio di interiorità propria e altrui.Il volto di Edith Stein che si viene componendo grazie agli scritti degli amici, alle testimonianze dei processi di Beatificazione.Il volto di Etty Hillesum che si traccia dai suoi stessi scritti nell’incontro con altri volti.Il tema del volto è diventato il nuovo e più alto discorso filosofico della modernità consente l’incontro con l’altro, apre all’idea di infinito instaurando una relazione in cui si cerca l’altro, il senso profondo però non è racchiuso dalla relazione stessa ma rimanda più in là.

Prefazione di Lucetta Scaraffia


martedì 17 maggio 2011

Suggestioni

Da
Erri De Luca, "E disse", Feltrinelli 2011
"Era felice al vento, lo accoglieva in ascolto. Era di quelli che afferrano una frase dove gli altri intendono solo un chiasso." Mosè, primo alpinista, è in cima al Sinai. Inizia così il suo corpo a corpo con la più potente manifestazione della divinità. E disse: con questo verbo la divinità crea e disfa, benedice e annulla. Dal Sinai che scatarra esplosioni e fiamme, vengono scandite le sillabe su pietra di alleanza. Nell'impeto di un'ora di entusiasmo un popolo di servi appena liberati si sobbarca di loro: "Faremo e ascolteremo". Luogo di appuntamento è il largo di un deserto, dove la libertà è sbaraglio quotidiano.
[Ho riflettuto su quest'ultima frase. Per me la liberta è spazio vuoto; appena l'io sceglie il vuoto è meno vuoto ed a me la pienezza dà un senso di un altro vuoto, svuotato di Dio. Non così se scelgp di farmi trasportare dal soffio dello Spirito...]