sabato 28 gennaio 2012

Suggerimenti di lettura per parlarne e...pensare


Recensione/ E ora dove andiamo?
Il Medio Oriente salvato dalle donne
Buone notizie dal Medio Oriente. Nel Libano eternamente dilaniato tra mille fazioni è nata una regista che maneggia i generi più esplosivi e le trovate meno ortodosse con leggerezza da coreografa e mira da lanciatore di coltelli. Si chiama Nadine Labaki e qualcuno si ricorderà di lei per Caramel, la commedia ambientata in un salone di bellezza che rivelò il suo talento (e la sua grazia, Labaki è anche attrice, qui fa la padrona del bar). Stavolta però la 37enne scoperta a Cannes compone un’irresistibile requisitoria per la pace mescolando gli ingredienti più disparati con sfacciataggine, inventiva, felicità non comuni.
E ora dove andiamo? si apre infatti con una memorabile scena da tragedia greca - un gruppo di donne nerovestite avanza battendosi il petto e quasi danzando in un paesaggio desolato - ma presto si trasforma in qualcosa di completamente diverso. Un’indiavolata commedia rusticana, parlata e qua e là cantata in arabo. Un western mediorientale in cui le donne hanno il ruolo dei buoni e gli uomini quello dei cattivi. Una favola con momenti musical ambientata in un paesino dove cristiani e musulmani convivono in naturale e precaria armonia. Ma solo perché mogli, madri, figlie, amiche, sorelle, si dannano anima e corpo per nascondere o smussare ogni possibile motivo
Perché c’è sempre qualcuno, da qualche parte, che attacca una chiesa o una moschea, e il contagio viaggia alla velocità della luce, ovvero della tv, visto che anche lassù è arrivata un’antenna parabolica più ecumenica di campanili e minareti. Il paese infatti è circondato di campi minati, difficoltà e pericoli sono pane quotidiano, l’orrore è sempre in agguato, senza distinzioni di religione. E perché nei maschi non si riaccenda la violenza le donne sono pronte a tutto. A mentire, a truccare la statua della Madonna, a tollerare gli scherzi più scemi e i flipper più gaglioffi, perfino a assoldare compiacenti spogliarelliste russe infiltrandole come agenti segreti nella comunità maschile.
Anche se l’idea più bella (e molto mediorientale) di questa strategia di pace non si può raccontare senza sciupare un film che vive di inventiva, di libertà, di salti di tono. E del piacere contagioso con cui Labaki dirige un cast folto quanto colorito mescolando attori e non (ognuno troverà i suoi beniamini, noi abbiamo un debole per la madre del ragazzo sfortunato e per la coppia formata dal sindaco e da sua moglie, una signora trovata in loco che ha la grinta e il fascino di una regina delle scene). Generosità non significa perfezione, qualcosa magari si poteva limare. Ma tanta energia è una benedizione. Se c’è un film che merita di diventare il simbolo delle primavere arabe (dei loro sogni), è questo.
(Da Il Messaggero.it
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Afghanistan: Libertà duratura
Il numero 165 della Rivista GUERRE&PACE è interamente dedicato all’Afghanistan, nel decennale dell’occupazione USA-NATO. Gli articoli sono stati scritti da molte di noi del CISDA (Patrizia Fiocchetti, Simona Cataldi, Cristiana Cella, Graziella Longoni), ma sono stati pubblicati anche contributi delle Associazioni afghane. Ne è venuto fuori un ottimo lavoro, che abbraccia i diversi aspetti della tragica realtà afghana, in una prospettiva nuova. Dall’Afghanistan, e sempre più spesso in occidente, ci viene chiesto di percorrere una terza strada, di uscire dagli schemi imposti dall’occupazione, di sostenere chi viene messo a tacere continuamente perché non funzionale alle logiche di governo e di occupazione: "le organizzazioni democratiche, in particolare delle donne, che si oppongono da sempre al fondamentalismo talebano e dei signori della guerra e alla presenza delle truppe Nato e alla loro guerra, cercando di costruire un Afghanistan diverso"
[Nota personale: altre notizie sull'argomento sono scoraggianti, Ausilia]
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Commercio equo per tutti.
Facile a dirsi; un tempo e parzialmente ha funzionato.
C’è un grande pericolo: le grandi imprese  per loro natura e struttura dei mercati non potranno fare altro che imporre le proprie politiche commerciali, che saranno tanto più sostenibili quanto più convenienti economicamente. Ed accettare politiche di liberalizzazione dei mercati, INVECE DI UNA LORO PROGRESSIVA RI-REGOLAMENTAZIONE, che, necessariamente andranno a sostenere i più forti sacrificando le comunità più piccole e la stabilità del pianeta. Ecco perché in Messico chiedono un forte ripensamento non solo al movimento statunitense, ma anche a quello mondiale.
Forse sarebbe opportuno ricominciare a parlarne, senza illusioni e senza demordere dal tentare il nuovo.

martedì 24 gennaio 2012

Da noidonne.org.


La  proposta di legge Tarzia  sui consultori familiari 
Sintesi  esplicativa
Mira  a riformare e riqualificare, 
in  maniera adeguata, i consultori familiari, 
attribuendo  ad essi, in ottemperanza di quanto stabilito  anche dalla Costituzione e dalla L.405/75,  funzioni interdisciplinari di  
consulenza,  
intervento,  
prevenzione 
per la famiglia,  per la coppia, per la donna.  
 ed organizzazione
Legge  n. 194/78  
art.  1:
lo  Stato garantisce il  diritto alla procreazione  cosciente e responsabile,  riconosce il valore  sociale della maternità  e tutela la vita  umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza non è mai un mezzo per il controllo delle nascite.
art.  2:
Il  colloquio nel consultorio  deve essere teso a  rimuovere le cause che  inducono la donna all’interruzione  volontaria di gravidanza. I consultori possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione di associazioni di volontariato.
art.  5:
Il  consultorio dovrà esaminare  le possibili soluzioni  dei problemi proposti,  per aiutare la donna  a rimuovere le cause  che la porterebbero  alla interruzione della  gravidanza.



 
La  proposta di legge non intende eliminare  i consultori, né tanto meno vuole in  qualche modo etichettarli come esclusivo dominio  di una certa parte sociale  
anzi,  al contrario, ripropone una matrice pluralistica  per una più ampia partecipazione interdisciplinare  che comprenda ciascun operatore sociale. 
I  consultori pubblici continueranno ad esistere

ma, in più, si potrà accedere anche a consultori promossi da associazioni e dal
volontariato, perché le donne possano essere libere di scegliere
il consultorio che vogliono
.
PIÙ  CONSULTORI  = + POSSIBILITA’ + AIUTO+ LIBERTA’
 PER OGNI DONNA
Legge  regionale n. 32/2001, Norme per il sostegno  alla famiglia, tra gli obiettivi di cui  all’art. 2, si elenca una serie di  adempimenti : 
la  garanzia del diritto  a formarsi una famiglia, 
la  salvaguardia della gravidanza  e del nascituro 
dal  momento del concepimento  al parto, 
la  rimozione di eventuali  ostacoli alla gravidanza,  di ordine abitativo,  lavorativo ed economico.
Pertanto,  la proposta di legge Tarzia 
si  prefigge lo scopo di ridisegnare le procedure  consultoriali di assistenza 
e  consulenza alla famiglia, alla maternità 
e  alla donna in difficolta’ per una gravidanza,  distinguendo due autonomi procedimenti.
Il  primo, un procedimento non tecnico-sanitario, ma inteso come percorso di socializzazione – nel senso di ricondurre in seno alla società – delle problematiche. 
accoglienza,  
consulenza  
e sostegno.  
Le parole d’ordine
che  caratterizzano questa fase sono
Dopo  l’ascolto, il consultorio propone alla donna  e alla coppia, con adeguati consigli interdisciplinari,  il riconoscimento del valore primario della  vita, della maternità 
e  della tutela del figlio concepito, predisponendo  eventuali aiuti 
anche  di carattere economico.
La  struttura di questo procedimento consente una  fruttuosa collaborazione 
tra  qualificate 
organizzazioni  sociali, 
associazioni  di volontariato, 
istituzioni  pubbliche 
e  strutture consultoriali non pubbliche, 
senza  che vengano in alcun modo 
negati  o limitati i diritti della donna.
Qualora  la donna non accolga le proposte avanzate  nella prima fase, si aprirà, previa verbalizzazione  anonima del dissenso informato, il secondoprocedimento:  
a  disciplinare questa seconda fase è chiamata  la già citata legge sull’interruzione volontaria  della gravidanza n. 194/1978.
La  proposta di legge Tarzia
prevede,  tra l’altro, l’istituzione di:  
fondi  regionali 
per  la famiglia e la maternità 
  un comitato di Bioetica
indipendente  per la valutazione
dei  servizi consultoriali  .
LEGGI  IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE
E POI SCEGLI TU!

SE LA CONDIVIDI FATTI SENTIRE SU :

www.olimpiatarzia.it

martedì 17 gennaio 2012

Notizia per ora senza commenti

Movimento dei forconi, Sicilia. Di che razza è? Alcuni segni sono inquietanti. Vediamo.
Si ripete al sud un vecchio copione delle crisi, la destra non più di governo che torna ad infiltrarsi tra le richieste degli strati in crisi.
A capo del Movimento dei Forconi c’è, pare, Mariano Ferro, ex Mpa e molto vicino a Lombardo. Spalleggiato dal sindacato degli autotrasportatori siciliani di Giuseppe Richichi il movimento dei forconi non usa mezzi termini: calci in culo per tutti. Peccato che alla manifestazione del 15 dicembre a Catania, a rivolgersi indisturbato ai manifestanti, fosse il leader della sezione etnea di Forza Nuova, Gaetano Bonanno. Un altro leader del movimento dei Forconi, Martino Morsello è stato tra gli ospiti speciali del recente congresso di Forza Nuova tenutosi a dicembre a Tivoli (Roma).
Altro spunto: legato alla protesta c’è il presidente del Palermo Calcio, leader del “Movimento per la gente” e uomo tra i più ricchi d’Italia, Maurizio Zamparini, invitato d’onore ad un incontro del movimento dei forconi e del sindacato autotrasportatori, lo scorso 10 gennaio.Insomma. Non tutto sembra poi così popolare e basista…
Ne parleremo quando saremo meglio informati

venerdì 13 gennaio 2012

Recensioni e schede




di Franco Marcoaldi, la Repubblica, 13/01/2012

Nell'Italia del Trecento la parola "paesaggio" non è ancora comparsa e basterebbe questo dato di fatto ad attutire gli entusiasmi di quanti - a cominciare da Alexander von Humboldt e Jacob Burckhardt - hanno individuato in Francesco Petrarca l'antesignano di tale concetto, plasticamente evidenziato dalla famosa lettera sull'ascesa al monte Ventoso. Carlo Tosco lo ricorda nella prefazione al suo bel libro Petrarca: paesaggi, città, architetture... 

di Roberto Esposito, la Repubblica, 11/01/2012

Torna il reportage che il critico italiano fece sull'incontro tra intellettuali europei.
Filosofi e studiosi si videro nel 1946 per cercare di ricostruire l'identità continentale dopo la guerra, ponendosi problemi molto simili a quelli di oggi.
 La prima sensazione che procura la lettura del brillantissimo reportage giornalistico, redatto da un giovane Gianfranco Contini, dell'incontro internazionale tra intellettuali europei svoltosi....
 

di Maurizio Crosetti, la Repubblica, 11/01/2012

Un libro di Sconcerti sull'origine del primo re di Roma.
Un racconto che tocca episodi noti e meno noti e che s'intreccia allo sviluppo dell'Urbe.
Passando con disinvoltura da Totti a Romolo, cioè dall'ultimo re di Roma al primo, Mario Sconcerti realizza insieme una specie di inchiesta e un'intervista con la storia, ma anche una cronaca minuto per minuto, tempi supplementari compresi. Il prodotto di tutto questo lavoro è un libro dal....

giovedì 12 gennaio 2012

Afghanistan: Libertà duratura


Il numero 165 della Rivista GUERRE&PACE è interamente dedicato all’Afghanistan, nel decennale dell’occupazione USA-NATO. Gli articoli sono stati scritti da molte di noi del CISDA (Patrizia Fiocchetti, Simona Cataldi, Cristiana Cella, Graziella Longoni), ma sono stati pubblicati anche contributi delle Associazioni afghane.Ne è venuto fuori un ottimo lavoro, che abbraccia i diversi aspetti della tragica realtà afghana, in una prospettiva nuova. Dall’Afghanistan, e sempre più spesso in occidente, ci viene chiesto di percorrere una terza strada, di uscire dagli schemi imposti dall’occupazione, di sostenere chi viene messo a tacere continuamente perché non funzionale alle logiche di governo e di occupazione: "le organizzazioni democratiche, in particolare delle donne, che si oppongono da sempre al fondamentalismo talebano e dei signori della guerra e alla presenza delle truppe Nato e alla loro guerra, cercando di costruire un Afghanistan diverso".
 E’ possibile trovare Guerre&Pace in edicola, o richiderlo per mail     guerrepace@mclink.it

mercoledì 11 gennaio 2012

Segnalazione

Viottoli n. 2/2011 (anno XIV)
Semestrale di formazione comunitaria
DOSSIER – Piccola ricerca sul sacramento dell’ordine
testi e riflessioni di:    Mauro Pesce, Giovanni Franzoni, Giancarla Codrignani, Augusto Cavadi, Mira Furlani, Alessandro Esposito, Catti Cifatte, Tonino Cau, Lidia Menapace, Salvatore Domolo, Ausilia Riggi, Marcello Vigli, Giuseppe Barbaglio, Amilcare Giudici

lunedì 2 gennaio 2012

Chi era don Verzé - LA STAMPA. IT – CRONACHE -31/12/2011



Il sacerdote-manager stroncato da un attacco di cuore a Milano nel giorno dell'asta per il centro ospedaliero fondato 42 anni fa

MILANO
Un prete al di fuori dagli schemi. Lo si vedeva già dall’abito: grisaglia da manager, camicia bianca e cravatta. Don Luigi Verzè, 91 anni, fondatore del prestigioso ospedale e dell’Università Vita e Salute, finito poi indagato nell’inchiesta per la bancarotta sulla Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, è morto stamani, proprio nel giorno dell’asta per la vendita del centro ospedaliero fondato nel ’58. Una morte improvvisa che giunge dopo il tragico suicidio del suo braccio destro, Mario Cal, che il 20 luglio scorso si sparò in ufficio: era appena scoppiato lo scandalo del debito-monstre da 1,5 mld di euro accumulato dalla Fondazione. Una morte che alimenta i sospetti degli amici più cari. Al Bano, per esempio: «Ho sempre visto don Verzè come benefattore. E ora, dopo che tutti sono andati contro di lui, mi chiedo se è morto o l’hanno aiutato a morire. Quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti. Ha realizzato due gioielli per l’umanità unici: sono l’Università, frequentata da professori del calibro di Cacciari e Ernesto Galli della Loggia, e l’ospedale che è un fiore all’occhiello per l’Italia».
Don Verzè, nato a Illasi, nel Veronese, si era laureato in Lettere classiche e filosofia nel 1947 presso l’Università Cattolica di Milano ed era stato ordinato sacerdote nel 1948. A Milano, negli anni del dopoguerra, era stato molto attivo come organizzatore di scuole di avviamento professionale e nel 1950 aveva fondato il San Raffaele. Un attivismo, il suo, non sempre apprezzato dalle autorità ecclesiastiche, infatti nel 1964 la Curia milanese gli aveva comminato «la proibizione di esercitare il Sacro ministero» e nel 1973, la sospensione a divinis. Entrambe le condanne erano state in seguito revocate.
Al San Raffaele è stato capace di riunire ricercatori di fama mondiale, creando un polo di eccellenza, così come all’Università Vita e Salute dove nel dipartimento di filosofia sono arrivati pensatori come Massimo Cacciari, Emanuele Severino e Roberta de Monticelli. Quella sulla bancarotta non è la prima inchiesta che ha visto don Verzè indagato. In passato aveva subito diverse condanne per corruzione, istigazione alla corruzione e ricettazione anche se dopo tutti i gradi di giudizio, grazie alle prescrizioni, non ha mai subito una condanna definitiva. Ora la sua morte, proprio mentre si decidono le sorti della sua creatura portata, tra eccellenze e scandali, sull’orlo della bancarotta. Il San Raffaele va all’asta nel giorno della sua scomparsa ma l’aggiudicazione della gara tra i gruppi Humanitas, Polo San Donato e l’attuale gestore, la cordata Ior-Malacalza, si deciderà nei primi dieci giorni di gennaio. Il tutto mentre la procura di Milano continua le indagini sulla bancarotta, dalle quali emergono la creazione di fondi neri attraverso sovraffatturazioni ma anche spese folli, come l’aereo da 20 milioni di euro comprato perché don Luigi Verzè non gradiva i check-in cui tutti i passeggeri sono sottoposti prima dell’imbarco.
In molti lo hanno definito prete amico del potere. Di certo ha sempre reso pubblica la sua ammirazione per personaggi come Fidel Castro e Gheddafi. Ma il vero amico è stato Silvio Berlusconi: «Nel ’94 - ha detto una volta don Verzé - al tempo della sua discesa in campo, gli dissi che lui era una benedizione per il Paese, un dono di Dio all’Italia». Berlusconi ha sempre ricambiato l’affetto e in occasione del novantesimo compleanno del sacerdote, dopo averlo lodato per la ricerca avviata al San Raffaele per allungare la vita media delle persone fino a 120 anni, aveva raccontato: «Mi confessa e mi dà l’assoluzione senza neppure sentire i miei peccati perché, conoscendomi, già li conosce. Io a don Luigi auguro l’eternità perchè se c’è uno che se la merita è proprio lui».

Non ho commenti.... L'umanità ha bisogno di salvezza attraverso persone che rispecchino "l'immagine e somiglianza di Dio". 

martedì 13 dicembre 2011

Per chi vuole ignorare il femminismo ecco questo primo piano del sito "Noi donne"

Un incontro dedicato al legame fra Italia ed Eritrea, dal passato coloniale alle migrazioni globali tra lavoro domestico e migrazione postcoloniale. Il libro di Sabrina Marchetti
inserito da Redazione
Breve descrizione dell'impegno politico di Aung San Suu Kyi, la donna che da anni lotta per la libertà del suo paese.
inserito da Willy Scardino
Sette miliardi di umani... Leone o Serena? No, meglio LEONA o SERENO !
inserito da Redazione
Protesta in Yemen, le donne bruciano i veli
inserito da Piera Francesca Mastantuono
Presentazione del rapporto UNFPA su Lo Stato della popolazione nel mondo 2011
inserito da Piera Francesca Mastantuono
Alle giornate kuwaitiane a Milano Ettaib e ‘Alothman” hanno dialogato sul ruolo femminile nella società contemporanea
inserito da Redazione
Mentre la guerra in Libia volge al termine, la testimonianza di aspetti della vita di una città in guerra
inserito da Donatella Bozzi
Accolto lo spirito della Campagna Noppaw che ha messo in evidenza il ruolo delle donne come costruttrici di pace e di democrazia.
inserito da Redazione
Nobel per la pace a Ellen Johnson Sirleaf,Leymah Gbowee e Tawakkul Karman, con un commento di Giancarla Codrignani
inserito da Redazione
XIII CONFERENZA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE
inserito da Redazione
In corso a Procida (Conservatorio delle Orfane), fino al 9 ottobre, la sesta edizione della Summer School sul tema 'L'impresa culturale nel Mediterraneo'
inserito da Tiziana Bartolini
'Donne, diplomazia e conflitti' è il titolo del convegno organizzata a Roma lunedì 10 ottobre In collaborazione con Fondazione Konrad Adenauer, Istituto Studi Politici “S.Pio V” e Gender Interuniversity Observatory
inserito da Redazione
Dalla Francia uno stop deciso all’uso di Mademoiselle
inserito da Piera Francesca Mastantuono
Concessioni alle libertà politiche ma non a quelle civili. Un'abile mossa della monarchia saudita per non scontentare gli alleati occidentali
inserito da Redazione
Una donna tenace, in grado di superare la propria fisicità, non rinnegandola mai, ma mettendola a servizio della comunità
inserito da Silvia Vaccaro

mercoledì 30 novembre 2011

EURO il 9 dicembre

Nicola Sessa
www.peacereporter.net
Il vertice del 9 dicembre prossimo sarà l’ultima spiaggia per l’euro. È ormai un dato di fatto. La sopravvivenza dell’unità monetaria dipenderà dall’esito di quella riunione. Nell’immediato futuro l’Ue si troverà di fronte al bivio: una maggiore integrazione o disgregazione.
Il ministro dell’agricoltura francese, Bruno La Maire, ha descritto al meglio il campo di battaglia su cui si muovono le parti in causa: “Siamo in una guerra economica contro potentissimi speculatori i quali hanno deciso che è nel loro interesse porre fine all’euro”. L’esito della guerra, dopo una lunga serie di battaglie perdute, dipenderà dalla responsabilità dei governi europei e, soprattutto dalle decisioni dei “generali” Merkel e Sarkozy.
Il tempo scorre velocissimo e la macchina elefantiaca europea non riesce a muoversi con la rapidità richiesta dalle circostanze. Il cancelliere tedesco e Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, premono sull’acceleratore per arrivare al più presto a un’unione fiscale: la settimana prossima, anche prima del vertice del 9 dicembre, il direttorio franco-tedesco presenterà un proprio piano. In sostanza, Berlino e Parigi chiedono di implementare uno strumento, già per gli inizi del 2012, che possa rigettare i budget nazionali degli stati membri in violazione della normativa europea.
Una cessione della sovranità fiscale nazionale, dunque, con la Commissione europea che controlli i bilanci prima ancora che siano votati dai parlamenti nazionali. Di più: Berlino e Parigi vorrebbero poter indossare la casacca di arbitri e poter deferire alla Corte di Giustizia europea i paesi che infrangano le norme. Si tratta di provvedimenti che esulano dalle previsioni dei trattati europei ma, si sostiene, un maggiore controllo sui bilanci nazionali contribuirebbe alla salvezza della moneta unica. Un nuovo patto di stabilità che, sul modello degli accordi di Schengen, dovrebbe raccogliere l’adesione volontaria dei singoli paesi membri nell’attesa – con tempi lunghi – di poter modificare i trattati.
Il default non è più un tabù, come non lo è l’ipotesi di un’uscita dall’euro di uno o più paesi (anche se, sulla carta, non si può abbandonare la moneta unica senza uscire dall’Unione europea). Siamo già oltre la Grecia e Peter Morici, professore alla Smith School of Business, sostiene che Francia e Germania dovrebbero aiutare “l’Italia e altri paesi a uscire dalla moneta unica”. L’Italia ha preso in prestito più denaro di quello che è in grado di restituire: nel primo quadrimestre del 2012 scadranno 110 miliardi di euro in obbligazioni che lo stato italiano dovrebbe rifinanziare e le previsioni Ocse -Italia in recessione nel primo trimestre 2012 – non aiutano.

domenica 27 novembre 2011

LE donne nelle NUOVE cariche istituzionali E IL FEMMINISMO OGGI

Ne “il Paese delle donne” trovo spunti per accennare al femminismo oggi, in modo particolare dopo l’elezione di Mario Monti. 
a) Giancarla Codrignani ci presenta le nuove ministre, accennando al mutamento di linguaggio:
Care amiche, anche il linguaggio è stato violentato, lo sappiamo bene quando sentiamo dire - e ridacchiarci sopra - che la Merkel è una governante. Nel caso di Angela non ci possiamo fare niente; ma siamo liete di riferire che oggi, 25 novembre, Giorgio Napolitano ha risolto un problema non di femminismo, ma di morfologia: Cancellieri, Fornero, Severino sono - di fatto ma anche di nome - "ministre" ha detto il presidente della Repubblica, correggendo non solo il maschilismo dominante perfino sul linguaggio, ma la corretta morfologia dell’italiano.
b) Nell’ Intervista a Imma Barbarossa
Geni Sardo parla dello stato di salute del femminismo:
… Rispetto alla vivacità e alla radicalità degli anni Settanta e, in parte Ottanta, non v’è dubbio che quello che appare è un appannamento non tanto della ‘resistenza’ del femminismo agli attacchi sempre più violenti (30 anni fa impensabili) del patriarcato: la resistenza c’è e, poiché il movimento delle donne è stato definito ‘carsico’, agli attacchi più violenti si ricompone, agisce, scende in piazza. Quello che mi pare, invece, alquanto appannata è la radicalità, il rifiuto dei compromessi.
….. Circa il separatismo la sua interlocutrice afferma:
Separarsi per capire meglio, per ricostruire soggettività autonome. Mi ha anche aiutata un libro per me fondamentale, Cassandra di Christa Wolf. Durante l’assedio di Troia, quando la cittadella ‘felice’ (metafora del socialismo) si corrompe e si omologa agli aggressori, le donne prendono le distanze, si rifugiano nelle caverne per tessere un’altra storia, alternativa a quella dei vincitori e degli eroi. Cassandra si rifugia tra loro per capire meglio e opporsi al bellicismo maschile, contro la pratica che identifica il maschile con la guerra. Di lì prende la forza per dire No alla omologazione con gli aggressori fondata sull’appartenenza alla famiglia e alla patria.
….. Alla domanda: Puoi dirci qualcosa del gruppo di cui fai parte? è interessante la risposta:
Tra paria e parvenues, per parafrasare Hannah Arendt, cerco di praticare una terza via che eviti il rischio della lamentela, o della pura e semplice denuncia o, peggio, dell’autotutela di gruppo, ma riesca a porre questioni generali o, meglio, a porre la lotta al patriarcato come questione generale, a parlare alle compagne che non hanno pratiche femministe, a rivolgersi ai compagni chiarendo che la lotta al patriarcato è un aspetto fondamentale della critica dell’esistente e che il nesso tra capitalismo e patriarcato, tra liberismo e dominio maschile è un elemento centrale per chi voglia cambiare gli assetti della società in cui viviamo

* Mi astengo dal pronunziarmi su quanto ho riportato, condividendolo, ma torno a sostenere l’importanza di non perdere mai di vista il femminismo che, con tutte le sue falle, è una movimento che persisterà fino a quando questa ennesima violenza dell’umanità sopraffarà la donna. Ma dipende dalle singole prenderne atto ed impegnarsi anche nel piccolo. Ausilia

sabato 12 novembre 2011

Lettera ripresa anche nell'articolo pubblicato in queste ore dal sito de Il Corriere della Sera

Gentile Senatore Monti,
La sua nomina ha riempito di speranza la gran parte delle cittadine e dei cittadini italiani che ben conoscono la sua intelligenza, rigore e coraggio. Le auguriamo di riuscire a costituire un buon Governo capace di attuare quelle riforme necessarie a portare il paese fuori da questa crisi drammatica. Immaginiamo che in questi giorni Lei venga sollecitato da ogni parte ma ci consenta di rivolgerle un invito: ci eviti, per favore, una foto di insediamento del nuovo Consiglio dei Ministri di tipo medievale-sessista, composta da soli uomini. Uomini che dovrebbero, tra l'altro, avere come priorità quella di liberare il più vasto giacimento di energia sottoutilizzata presente in Italia: le cittadine italiane.
Siamo consapevoli che in questo paese una donna per essere scelta in una posizione di leadership deve essere intelligentissima, ma anche semplice, bella ma anche brutta, con esperienza ma anche giovane, deve preferibilmente avere conquistato un titolo olimpico in eta' giovanile, avere almeno tre figli e soprattutto una (si badi bene: una sola) famiglia perfetta. Ma Lei, Senatore, le cerchi queste donne in gamba, competenti, oneste e sinceramente impegnate per il bene del paese e vedrà che qualcuna la trova!
Le auguriamo di riuscire a scegliere persone di valore e di ridare all'Italia un'immagine internazionale degna.
Buona fortuna
Comitato Pari o Dispare

Simpatica questa lettera. Ma io spero anche nella scelta di uomini in gamba e mi auguro che le donne in gamba non diventino, una volta elette, imitatrici degli uomini, in gamba o non in gamba. Le donne per portare un soffio di novità debbono smetterla di porsi in competizione con gli uomini, ma dare esempio di come si possono esprimere le migliori doti a partire di TUTTO il proprio essere, senza enfatizzare nemmeno la loro femminilità. Ausilia

sabato 5 novembre 2011

L’astensione dell’Italia nel voto per l’annessione della Palestina all’UNESCO

Ben 107 Stati hanno votato per l’annessione della Palestina all’Unesco, hanno riconosciuto a questa terra di martiri e dolore ciò che tutti pensiamo di quei luoghi: dovrebbero essere patrimonio dell’umanità. Non di Israele, che questo riconoscimento teme.
Questo riconoscimento, che veste per i palestinesi gli abiti di una vittoria simbolica (che simbolica non sarà per l’Unesco, che vedrà tagliarsi i fondi da Stati Uniti e da Israele; perché la politica in democrazia, si sa, si fa a suon di ritorsioni), è comunque un segnale importante. La maggioranza della comunità internazionale ha una sua visione sul futuro della Palestina e, nonostante il veto statunitense, la realizzazione di uno Stato indipendente sarà solo questione di tempo.
L’Italia, invece, ha perso un’occasione. Il motivo? Perché non possiamo permetterci di sbagliare allineamento, dobbiamo scegliere sempre la parte giusta, quella “vincente”. Così, se l’Europa si divide e gli Usa votano contro, a noi non rimane che l’astensione…..
(Passim dal sito delle teologhe)

domenica 23 ottobre 2011

La manifestazione NoTav del 23 ottobre 2011

 Da "Il Paese delle donne".
"Vecchie e giovani, tante valsusine hanno partecipato al corteo NoTav contro la costruzione della linea ferroviaria veloce Torino-Lione partito verso le 11.30 da Giaglione, paese della Val Susa. Hanno tagliato con cesoie le reti installate dalle forze dell’ordine lungo la stada fino alla zona rossa per significare la loro riappriopriazione di quella zona del loro territorio.
Per itinerari diversi, più o meno a rischio e più o meno faticosi, donne e uomini, famiglie sono arrivate alla Baita nella zona rossa, obiettivo principale del comitato NoTav, aggirando il blocco delle forze dell’ordine...".
* Una semplice considerazione.
Un’esigenza ambientale e quant’altro merita l’attenzione della gente comune, soprattutto se lo fa in maniera pacifica, come è avvenuto ieri, non deve far ritenere che sia un diritto democratico la decisionalità dal basso; se è vero che il consenso popolare ha un grande peso, teniamo presente il pericolo della terribile dittatura cosiddetta dal basso. Democrazia è saper tenere sempre conto anche di altre idee motivate con uno sguardo complessivo alla realtà. Talvolta le forzature partecipate possono prevalere e forse a ragione e senza danni. Ma, per favore, le donne non si facciano un vanto della loro bravura casalinga di saper pensare meglio e di più degli altri sapientoni, come sosteneva la donna col colapasta in testa!
Ausilia  

martedì 18 ottobre 2011

Bagnasco: cattolici, tornate a impegnarvi in politica

Nel clima torbido da cui è attraversata la società soprattutto per vuoto di valori, la crisi economica e politica evidenzia una generale insofferenza di fronte all’incapacità di nuove prospettive di ogni tipo di ricomposizione; e la tormentata manifestazione degli indignati di domenica, 16, fa da segnaletica delle difficoltà in cui si muovono anche i tentativi dei bene-intenzionati i quali invocano un cambiamento di rotta.
Dove trovare un segno di sana novità?
Fa pensare ed è da saper interpretare ciò che avviene a Todi: un convegno riunisce importanti personalità della politica, dell’imprenditoria e del pensiero, tutti accomunati dalla matrice cristiana cattolica: Cisl, Confcooperative, Acli, Coldiretti, Azione cattolica, Movimento dei Focolari, Confartigianato, Movimento cristiano lavoratori, Compagnia delle Opere, Comunità di Sant’Egidio, Fuci e a tanti altre associazioni. È la prima volta, dopo il Concilio Vaticano II, che si riuniscono le diverse anime della dottrina morale e sociale della Chiesa.
Ecco qualche citazione dalla prolusione di Bagnasco:
I cristiani hanno qualche cosa da dire, di decisivo per il bene dell’Umanità.
È opportuno ripetere che non c’è motivo di temere per la laicità dello Stato, infatti il principio di laicità inteso come “autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed ecclesiastica – ma non da quella morale – è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato raggiunto”.
...
La Dottrina sociale della Chiesa, il pensiero universale e l’esperienza, offrono in verità una visione ben più alta e nobile dello Stato.
Portare a tutti e in ogni ambiente questo patrimonio, con la coerenza della vita e il coraggio della parola fino alle conseguenze sociali, è un servizio doveroso perché è un bene per tutti.

* Non sono frasi di carattere generico. Sarà una chiamata a raccolta in vista di una nuova DC? Così pensano semplicisticamente alcuni. Ma forse si tratta di ben altro…. Vedremo.
Ausilia

giovedì 6 ottobre 2011

Strage di operaie a Barletta

I soccorritori hanno estratto viva Mariella Fasanella, 37 anni, l’operaia che era riuscita a trovare riparo in un cunicolo.
Sei sono i feriti, a centinaia hanno lavorato senza sosta. non hanno mai smesso di scavare
«Tutti sapevano che l’edificio stava cedendo» Lo dicono in tanti, per strada Parole colme di rabbia.
Perché il palazzo maledetto, costruito negli anni sessanta, faceva paura. I tufi sono porosi, assorbono l’acqua e si gonfiano quando non si fa la manutenzione.
Inevitabili, allora, le crepe, i piccoli smottamenti, i cedimenti, gli scricchiolii. E inevitabili le richieste di sopralluoghi e accertamenti da parte dei tecnici competenti.
Inevitabili, allora, le crepe, i piccoli smottamenti, i cedimenti, gli scricchiolii.
E inevitabili le richieste di sopralluoghi e accertamenti da parte dei tecnici competenti.
Una procedura eseguita, nei giorni scorsi, anche dai proprietari. Il palazzo vicino era stato transennato, "ingabbiato" con delle catene di ferro, ed ha resistito al crollo. Il secondo edificio si è sbriciolato in attesa della messa in sicurezza prevista proprio ieri.
C’è chi racconta di aver visto al lavoro, in mattinata, prima della tragedia, una ruspa. È possibile - dicono numerosi residenti della zona - che a favorire il crollo possa essere stato un intervento di scavo compiuto al di sotto del piano stradale, al centro fra la palazzina messa in sicurezza e quella crollata. Esisteva infatti il rudere di una vecchia struttura, in parte demolita un anno fa e proprio venerdì erano riprese le operazioni per distruggere definitivamente l’e d i f i c i o, con l’abbattimento tra l’altro di una parete confinante con uno dei muri della palazzina crollata.
La Procura di Trani, intanto, ha già avviato un’inchiesta, al momento senza indagati. Le ipotesi di reato sono omicidio e disastroso colposo. Tanti gli spunti da approfondire. tante le domande in attesa di una risposta. A cominciare dalla collocazione del maglificio sotto il palazzo maledetto.
"Non parlate di tragedia, questo è un assassinio", gridavano i parenti delle donne asserragliati per tutta la giornata tra le macerie.
Da giorni infatti gli abitanti avevano chiesto agli uffici tecnici comunali di verificare la staticità del palazzo. Accanto, infatti, è stato da qualche settimana abbattuto un altro edificio in ristrutturazione e da quel momento si erano aperte una serie di crepe nella struttura.
Venerdì c’era stato un primo sopralluogo dei vigili urbani che avevano parlato della possibile emissione di un’ordinanza di inagibilità della struttura ma fino a ieri non era arrivato nulla.
"Anzi - racconta il figlio di una delle residenti, tra le prime a essere estratte vive - proprio questa mattina è arrivato uno dei dirigenti dell’ufficio tecnico per dirci che era tutto in ordine". Attorno a mezzogiorno, invece, è venuto giù tutto.
La vittima e le donne rimaste intrappolate erano tutte dipendenti di una ditta di confezioni di prodotti di maglierie che si trovava nello scantinato. 04|10|11