sabato 23 febbraio 2013

domani si vota!

Che confusione! Non so se ricordo male, ma  stavolta la matassa mi pare più imbrogliata.
E' stancante la coazione a ripetere di tutti. Il che crea un martellamento sul cervello davvero controproducente. Eppure la tendenza di un Monti a voler galleggiare su tutto stando sopra le parti e restando da una parte, mi pare la più insidiosa.
L'arcobaleno che sogno è quello che non confonde i colori ma li armonizza. E per fare questo non riesco a vedere la persona giusta tra coloro che si fanno avanti.... Forse la trovo in qualcuno/a che non sgomita, ma c'è. 
Io l'ho trovata la persona giusta, ma questa sarà inghiottita dai pescecani. Nonostante ciò, la voterò. 
.

venerdì 15 febbraio 2013

sceneggiate della politica

Il papa tecnico che ci aspettiamo....
Anche io mi unisco al coro dei dissacratori, anche se questo non è il mio stile. Ma non ne posso più di tutte le sceneggiate della POLITICA DILEGGIANTE del TUTTI CONTRO TUTTI. La lentezza che prediligo del "dire dopo aver pensato" mi fa rimandare ad una mia dichiarazione posteriore: pensata, appunto

sabato 9 febbraio 2013

Il monologo di Pericle

08.02.2013
Risposta a E. Miragoli in facebook
Conosco bene questo monologo. Ma su tale reboante dichiarazione di democrazia [di Pericle] ricordo che a) si tratta di un momento particolarmente felice nella storia di Atene, ma che si dimostrerà storicamente solo un momento di “esaltazione democratica”, riguardante la cittadinanza aristocratica, dalla quale erano esclusi molti, e non solo gli schiavi; b) è ora che guardiamo la nostra realtà in maniera meno utopistica e più attenta a fenomeni di trapasso culturale, quale è quello odierno, avviato decisamente a nuove sponde, come quella pericolosa ma inevitabile, di un mondo globalizzato e reso più inintelligibile proprio da una devastante COMUNICAZIONE. Davvero il berlusconismo non è che un aspetto di questa fase storica, e per giunta imitato da…… tutti….

lunedì 4 febbraio 2013

La campagna elettorale

Sento di avere il dovere di dire la mia in seno all'odierna spietata campagna elettorale.
Tutti, e dico tutti, si sottopongono a vicenda al torchio della critica dell'altro, sempre SCONTATA.
a) La sinistra resta chiusa nella sicurezza di incarnare (non solo di dire) l'unica idea giusta, attraverso il concetto di una giustizia perfetta.
b) La destra di Monti è sfacciatamente altrettanto sicura di essere il baluardo del sistema liberale (immortale!), con l'appoggio dei poteri forti CREATI su un copione ormai stantio, ma da difendere con accanimento terapeutico e con la benedizione della chiesa cattolica... et cetera.
c) La destra di Berlusconi, ormai definitivamente classificata populista, 'pallonara' e quant'altro, fa quasi pietà....
d) Grillo e i partiti fuori-sistema si dimenano come mulini a vento. Mi fanno un po' di simpatia per pietà.
Quando c'è qualcuno con la testa sul collo, come un Renzi o un Vendola.... lo vogliono intruppare forzatamente. Io credo un po' di più a Vendola, solo perché spero sia la spina al fianco di Bersani.
Ausilia
 

venerdì 1 febbraio 2013

Le donne e la politica


Riporto dal sito Noi donne (assieme al mio commento)

ll complesso di Penelope di Laura Cima

L’incontro (mancato) delle donne con il potere di Marisa Rodano 

Il complesso di Penelope di Laura Cima (ed Il Poligrafo) è un libro complesso, che ricompensa largamente l’impegno nella lettura:

Un libro complesso, che ricompensa largamente l’impegno nella lettura. Con esso Laura Cima intende passare il testimone di una vita bella e piena, del modo di fare politica quando si era certi di stare cambiando il mondo, alle giovani donne di oggi. Non solo un’autobiografia: un affresco storico dei movimenti delle donne, intrecciato alle vicende politiche, agli sconvolgimenti economici, ai mutamenti culturali, un quadro lucido della crisi economica e delle sue conseguenze sui regimi democratici, letto dall’angolo visuale del rapporto delle donne con il potere. Dal potere maschile obsoleto, sopraffattore delle donne, sarebbero derivate bancarotta economica, svuotamento della democrazia, dissesto ecologico. Per l’autrice si potrà uscire dalla crisi solo se le donne, le sole capaci di individuare nuovi paradigmi di armonia con la natura e di convivenza sociale, irromperanno nei luoghi in cui si decidono tutte le politiche, a partire da quelle finanziarie ed economiche. Laura Cima ripercorre la storia italiana, valorizza l’azione delle donne Costituenti e di quelle impegnate in politica, ma individua un limite di fondo nella loro attività: non aver contribuito a disegnare l’ordinamento dello Stato, le regole della gestione del potere, rinunciando a introdurvi un segno di genere nella illusione di poter cambiare, giorno dopo giorno, la realtà ingiusta e discriminante col proprio impegno individuale. L’ordinamento, disegnato solo dagli uomini è rimasto connotato dalla visione monosessuata maschile. 
COMMENTI (1)
 Il 02 Febbraio 2013 Riggi Ausilia ha scritto:
..."non aver contribuito a disegnare l’ordinamento dello Stato, le regole della gestione del potere, rinunciando a introdurvi un segno di genere nella illusione di poter cambiare, giorno dopo giorno, la realtà ingiusta e discriminante col proprio impegno individuale. L’ordinamento, disegnato solo dagli uomini è rimasto connotato dalla visione monosessuata maschile".
Mi fermo a commentare brevemente almeno questo passo (e so di essere mosca bianca).
Ma non ci accorgiamo che i tempi vanno maturando, nonostante tutto, nella direzione di un concetto nuovo di comunità umana? L'aveva intuito Simon Weil, la quale dilata la sua analisi politica verso un mutamento culturale profondo, tale che intacca l'essenza su cui riposa. Nel suo famoso saggio 'Prima condizione di un lavoro non servile', l’autrice individua nella dimensione religiosa quella cornice valoriale che permette al lavoro di trovare significato, di trasformarsi e articolarsi come parte decisiva di un’esperienza spirituale.
La donna? Se non resta impegolata nella critica al mondo maschile assieme a tutte le sue creazioni standardizzate, può farsi promotrice, grazie alle esclusioni, di una spiritualità che si faccia cardine di una convivenza umana meno aggressiva,  più rappacificata.




domenica 27 gennaio 2013

Riflettiamo sulle donne (noi)


Un articolo di CATIA IORI nel sito Noi donne

Donne che se ne vanno

Le donne di quaranta anni cercano di fuggire. Quelle più giovani sono ancora alle prese con madri troppo invadenti o del tutto assenti.

Le donne di quaranta anni cercano di fuggire. Quelle più giovani sono ancora alle prese con madri troppo invadenti o del tutto assenti. Quelle che hanno toccato gli “anta” invece maturano scelte di autonomia, percorsi di crescita solitaria o anticonformista. Ce n’è per tutti i gusti, dalla mamma tutta casa e famiglia che si apre un varco tra corsi di fitness e nuove esplorazioni del proprio vissuto a quella “tutta carriera e marito” che reinventa il proprio tempo perché la crisi la costringe a guardarsi finalmente dentro e a scoppiare di noia a dire sempre di sì a un capo spesso più ignorante ma altero, arrogante quanto basta per piegarla ai suoi “finiti” saperi. Insomma tira un’aria nuova, meno inquinata se vogliamo, ma aperta all’imprevisto. Non parliamo poi del rapporto con la fede cattolica. Mentre nella generazione 1970 (le attuali neoquarantenni) le differenze di genere non sono più vistose come in precedenza, vi è un allineamento dei comportamenti maschili e femminili per la generazione 1981. Insomma “piccole incredule” crescono e c’è da scommettere che la cosa non sarà senza conseguenze. La riduzione sostanziale della differenza di genere, infatti fa presagire un cambiamento epocale per quanto riguarda la trasmissione della fede di cui tanti parlano in modo pomposo e che invece poggia su di un terreno sempre più cedevole. Se le donne hanno rappresentato per secoli la fortezza silenziosa della Chiesa Cattolica, dimostrandosi grandi e leali alleate del clero (tanto che qualcuno ha parlato di una vera e propria femminilizzazione della Chiesa) che ne sarà di una struttura nella quale l’esodo delle donne lascerà dietro di sé un vuoto incolmabile? La questione è al contempo civile, politica, culturale e religiosa e richiede un ripensamento repentino e profondo. Come nascondere il fatto che le donne nella Chiesa sono responsabili di tutto, ma poi alla fine non decidono praticamente di niente? Come tacere il fatto che si desidera da loro solo un servizio concreto spicciolo, mentre le decisioni operative restano in mano alla componente maschile-clericale?
(20 Gennaio 2013)

COMMENTI (2)
 Il 26 Gennaio 2013 romano serena ha scritto:
grazie Catia dell'articolo che condivido pienamente. vorrei capire meglio il ragionamento che mi interessa molto: perché secondo te la generazione delle donne nate nel 1981 sono "delle piccole incredule?" come è avvenuto questo? Grazie, Serena Romano
 Il 27 Gennaio 2013 Riggi Ausilia ha scritto:
E' davvero sconcertante vedere sfilare nei posti del potere uomini uomini uomini. Le donne parlano e talora in maniera invasiva: nei tribunali in rete mi trovo quasi sempre dalla parte delle donne.... Come mai? Perché urlare ed imporsi nel quotidiano è a portata di donne? Forse.
E' certo che la prepotenza maschile nel pubblico (anche di tipo religioso) è evidente; e le donne non sanno sgomitare per farsi avanti: ed è bene che sia così. La donna tipo, come Maria di Nazareth che 'conservava tutto in cuor suo', è da preservare.
Conclusioni? Da cercare con umiltà, fermezza, costanza.

giovedì 17 gennaio 2013

Dal sito di Noi Donne


Riporto la PRIMA PAGINA in www.noidonne.org, col mio commento
PRIMA PAGINA DONNE / 15  (7-13 GENNAIO 2013) di Ortensi Paola
Non è comune che su una persona si concentrino tutti o quasi gli aggettivi, le definizioni positive sul modo di essere, vivere, lavorare. Questo è quanto possiamo notare per Mariangela Melato che ci ha lasciato e che ha rappresentato l’ennesima perdita di una donna, che riusciva - per la grande e riconosciuta personalità umana e di attrice dall’enorme talento - a dare valore a tutte noi. Delle parole lette, ascoltate, che l’hanno raccontata come persona speciale, che se ha lasciato un vuoto enorme ha lasciato anche un enorme energia in chi la frequentata da vicino; scelgo due frasi.  Mi piace citarle perché nella brevità oltre che un ricordo sembrano considerazioni da stringere a se e meditarci. Renzo Arbore :…colpiva l’umiltà per conquistare la semplicità…Lina Wertmuller.. bella,brava, ironica: un fiore raro! Importanti le considerazioni di Emma Bonino, orgogliosa che la stessa artista l’avesse indicata in vita per ricordarla, quando non ci sarebbe stata più . In epoca di tanta ostilità per la politica è importante che la Melato avesse identificato in una amica, che alla politica ha dedicata la sua vita, la persona che potesse rappresentarla. Politica che quanto mai in questa settimana di inizio d’anno e d’inizio campagna elettorale occupa, in modo totalizzante, la quotidianità della informazione e che vede le donne almeno, per ora, formalmente protagoniste davvero nell’ambito delle fasi preparatorie delle liste e a parole almeno. Nella volontà dei vari leader, le donne rappresentano futuri punti d’eccellenza dei gruppi che si insedieranno alla Camera al Senato e alle Regioni come nel Lazio per esempio ,dove nomi di donne girano e rigirano fra le proposte anche di capilista del PDL. Presto ne sapremo di più .
La velocità con cui in una settimana le notizie si bruciano e scompaiono non ci fa azzerare la notizia già nota ma rimbalzata con clamore all’inizio della settimana , riguardante la bufera nella Lega , aperta dalle rivelazioni di Manuela Privitera, ex segretaria amministrativa del gruppo della Lega al Senato. Le rilevaioni riguardano l’utilizzo, a dire poco improprio,  dei soldi pubblici da parte del Carroccio. La Lega smentisce la Privitera e la accusa di menzogne frutto , sottolineano, del suo licenziamento dal gruppo. Lei conferma dichiarando di avere messo nelle mani della magistratura , essendo anche lei indagata, le prove dello scandalo dell’uso improprio dei fondi. Dire che siamo esauste/i di scandali non ci toglie dalla speranza che le donne siano più lontane da tale marciume e che facciano la loro parte per combatterlo. Una speranza che affidiamo anche alla richiesta di più donne nella rappresentanza : politica, sociale, civile del paese. Per non dimenticare mai di mandare il nostro sguardo oltre i confini del paese , questa è la settimana che ha visto l’orrendo omicidio in Francia di tre donne militanti del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Fra loro Fidan Dogan rappresentante in Francia del Congrsso Nazionale del Kurdistan e ancora Sakine Cansiz una delle fondatrici del PKK considerata una “leggenda” dai militanti indipendentisti anche per i tanti anni passati nelle carceri turche. Chissà che fra le lettrici di NOI DONNE non ci sia chi avesse voglia di aggiungere elementi d’approfondimento su una storia così impegnativa ma pur troppo poco divulgata come quella dei Curdi e delle loro lotte, e che oggi si ripresenta con questo orrenda strage di donne. Tornando in Italia mi soffermo sulle Interviste che Gianna Nannini ha rilasciato questa settimana in occasione dell’uscita del suo nuoco CD dal nome simbolico di INNO. Il nome del CD ha motivato tra le molte domande rivolte alla Nanninini una riguardante l’Inno nazionale Fratelle d’Italia. A questo proposito la cantante con la sua ironia intelligente ha detto ”Fratelli d’Italia parla di un paese che non c’è più..abbiamo bisogno di un inno nuovo! Fatelo scrivere alle sorelle d’Italia , fatelo scrivere a me..”  Viene da domandarsi con altrettanta ironia un po’ amara: di quale Italia la Nannini ci parlerebbe? Una nuova Italia che sostituisca quella che non c’è più la desideriamo in tante/i ; ma qual è, quale sarà? L’ultima ora della nostra Prima Pagina ci parla di un gruppo di donne ucraine del gruppo Femen spogliatesi domenica mattina all’Angelus del Papa in Piazza San Pietro per rivendicare diritti per i gay.. non si ricordano precedenti analoghi.Rifletterci può risultare interessante ! ortensipaola@tiscali.it (12 Gennaio 2013)
Il 18 Gennaio 2013 Riggi Ausilia ha scritto:
Mi identifico con la domanda dell'autrice alla Nannini: qual è, quale sarà la nuova Italia? dire di non capirci sull'oggi è il miglior inizio a capirci un po'. D'altra parte siamo ad una svolta della storia del capitalismo che oggi imbocca l'inizio della fine preconizzata da Marx. Amo tutto ciò che ha il il fragore della fine, perché si apra il nuovo, purché non pretenda, a sua volta, di ristagnarsi a sua volta in altre totalizzanti ideologie.

venerdì 28 dicembre 2012

Femminicidio


[I preti] “VENGONO EDUCATI, FORMATI E SOSTENUTI A VIVERE RELAZIONI POSITIVE, AUTENTICHE E LIBERE  CON IL GENERE FEMMINILE?” Così si chiedono una suora ed un prete ‘non-malato’.
1) Comunicato stampa  - Caserta,  27 dicembre 2012
In veste di responsabile di “Casa Rut” – Centro di accoglienza per donne vittime di tratta, di abusi e di violenze, sento il bisogno di esprimere tutta la mia indignazione di fronte al gesto ‘inquietante’ e oserei dire ‘violento’ compiuto dal parroco di San Terenzo (La Spezia), con l’affissione in Chiesa del volantino in cui è riportato un editoriale del sito Pontifex dal titolo “Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano!”
Ancora si ricade in quella vecchia mentalità, che purtroppo a troppi maschi ancora piace e soddisfa, che vede nella donna o la moglie sottomessa  o la prostituta o ancor peggio  la tentatrice.  
Quanto siamo lontani, a livello culturale e comportamentale, dal riconoscere, rispettare e valorizzare  appieno la dignità della donna, da parte del mondo maschile (compresi i sacerdoti).
Se si pensa a tutte le donne uccise in quest’anno per mano di mariti, compagni e fidanzati, c’è non solo da rabbrividire ma da riflettere seriamente.
Mi piace qui riportare quanto detto in una nostra ‘lettera aperta’ del 27 gennaio 2011 - che ha avuto risonanza nazionale, nella quale all’Erode di turno - incarnato dall’allora Primo Ministro e capo di Governo - come donne, come cittadine e come religiose, avevamo gridato il nostro “non ti è lecito”. Nella lettera dicevo: “Ma davanti a questo spettacolo una domanda mi rode dentro: dove sono gli uomini, dove sono i maschi? Poche sono le loro voci, anche dei credenti, che si alzano chiare e forti. Nei loro silenzi c’è ancora troppa omertà, nascosta compiacenza e forse sottile invidia. Credo che dentro questo mondo maschile, dove le relazioni e i rapporti sono spesso esercitati nel segno del potere, c’è un grande bisogno di liberazione”.
Parole, queste, che sento oggi con forza di rinnovare e di rivolgere non solo a don Piero Corsi, ma a tutto il mondo maschile, e soprattutto alla mia Chiesa, che purtroppo dal punto di vista istituzionale è ancora fortemente maschilista. Di fronte a questa realtà ecclesiale molte altre domande mi rodono dentro: che genere di formazione hanno avuto e soprattutto hanno oggi i sacerdoti? VENGONO EDUCATI, FORMATI E SOSTENUTI A VIVERE RELAZIONI POSITIVE, AUTENTICHE E LIBERE CON IL GENERE FEMMINILE? O ancora oggi i seminari sono prevalentemente luoghi chiusi, riservati ai soli maschi - docenti e animatori - mentre le figure femminili presenti sono unicamente di contorno, con servizi generici?
Quale idea di donna può elaborare e coltivare un futuro sacerdote che è formato a vivere e a sentire il ruolo sacerdotale come un ‘privilegio sacro’ riservato unicamente al genere maschile?
Mi auguro che la mia chiesa, di cui mi sento parte viva, possa sempre più aprirsi alla luce di Cristo per vivere in novità di vita il Vangelo nel quale, come afferma S. Paolo nella lettera ai Galati “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, perché tutti  siete uno in Cristo”, che significa tutti uguali in dignità.
E allora, di fronte a questi inquietanti e profondi interrogativi, non basta far rimuovere un volantino, ma bisogna impegnarci tutti, a partire dalla Chiesa, nelle sue istituzioni, a rimuovere una mentalità che ancora discrimina e uccide la donna.
Anche oggi risuona il grande annuncio di vita e di speranza consegnato da Gesù alle donne: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ed esse, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri” (Lc 24,5-6). - Sr. Rita Giaretta – Casa Rut
2) Ci associamo alla forte reazione di indignazione e di protesta delle donne -in particolare delle donne di Lerici ferite più da vicino- e del mondo civile laico  non solo per il già deplorevole “coraggio” di affiggere l’incriminato volantino ma, cosa ancor più grave, per la esplicita concezione della donna ‘colpevole del male del mondo’ che credevamo superata ma che continua invece ancora ad emergere e addirittura ‘colpevole di causare quei crimini che contro di lei perpetra il maschio’.
Aspetto ancor più allarmante, se non criminale, è la triste constatazione che  questa concezione è  nella testa di coloro, come tra noi preti, chiamati ad un compito pastorale di formazione delle coscienze secondo lo sguardo e la prassi di Gesù nei confronti della donna contenuti nel  Vangelo e secondo quanto lo Spirito ha parlato nel  Concilio Vaticano II°. Riferimenti che, evidentemente, don Piero Corsi non ha o non accetta se gran parte del contenuto del volantino contiene, cosa che tutti possono verificare, il contrario del Vangelo, del Vaticano II° e il riferimento esplicito ai tradizionalisti di Lefebvre!
 A questo punto però crediamo non bastino più le pur necessarie scuse da parte di don Piero e del suo Vescovo.  Da parte di tutta la chiesa c’è bisogno di una aperta e più urgente chiarificazione e decisione: ma il Vangelo è ancora il criterio di formazione delle coscienze di tutti compresi preti e vescovi?  Se appena ci interessa il Vangelo, dice Angelo Casati, non possiamo non riconoscere “come il Rabbì di Nazaret si lasciò condurre dalla donna dei cagnolini e da sua madre. Vedo e soffro la distanza. La distanza dal Vangelo. Soffro la sensazione che nella chiesa,al di là delle parole, la donna sia in qualche misura ancora sospettata, come la si ritenesse portatrice di qualcosa di imprevisto, di oscuro, come se la sua femminilità fosse abitata da una forza pericolosa. Non sarà che anche per questo che le donne vengono per lo più celebrate nella chiesa per la loro maternità, la donna madre, che non per la loro femminilità, la donna in quanto donna?” (A.Casati in: “La mia piccola voce per le donne”).
       Da anni, come singoli e comunità, ci lasciamo “provocare” volentieri -senza per questo sentirci “indotti in tentazione”- dalle sorelle-compagne orsoline di Casa Rut! Anzi da loro che danno la vita per la dignità della donna violentata  dal nostro mondo maschilista, sentiamo necessario riprendere per la nostra riflessione e consegnare ancora di più oggi dopo questa vergognosa vicenda le dure parole che Sr.Rita, anima della comunità, scrisse nella sua lettera del 27.01.’11 “contro il potere in maniera sfacciata ed arrogante che riduce la donna a merce”: “Dove sono i maschi? Poche sono le voci, anche dei credenti, che si alzano chiare e forti. Nei loro silenzi c’è ancora troppa omertà, nascosta compiacenza e forse sottile invidia. Credo che dentro questo mondo maschile, dove le relazioni e i rapporti sono spesso esercitati nel segno del potere, c’è un grande bisogno di liberazione”. - Casa Zaccheo. Padri sacramentini


mercoledì 26 dicembre 2012


Stralci interessanti per orientarsi in politica oggi
Minni Cavallone in TEMPI DI FRATERNITÀ http://www.facebook.com/tempidifraternita.tempidifraternita
BUONA POLITICA
a) Rocco Falivena è sindaco di Laviano (Salerno), che lui definisce con affettuosa ironia “un paese storto”. Ora fa il boscaiolo, ma ha vissuto molte esperienze di attivismo politico. Quando 32 anni fa il terremoto dell’Irpinia distrusse la sua famiglia e il suo paesino, causando 300 morti, decise di tornare ed impegnarsi lì, constatando che la ricostruzione purtroppo non ha portato benessere, ma corruzione e tante bruttissime costruzioni. Divenuto sindaco, sta attuando un modesto “piano di sviluppo sostenibile”: trasformare le casette di legno provvisorie in chalet popolari per vacanze a costo quasi zero (80/100 euro all’anno). Un piccolo villaggio antistress dove, volendo, si può vivere anche per tutto l’anno. Tra l’altro ciò consente anche un incontro tra mentalità differenti, tra gente di monte e gente di pianura o di mare. b) Giulio Cavalli, dal 2010 consigliere regionale della Lombardia, eletto come indipendente in una lista SEL-IdV, minacciato dalle cosche, vive sotto scorta dal 2006. In Sicilia faceva teatro civile; minacciato, decise di alzare il tiro parlando di criminalità organizzata al Nord. Nel 2009, mentre portava in scena lo spettacolo “A 100 passi dal duomo”, gli hanno fatto trovare 13 pallottole fuori dal teatro, in seguito un boss è arrivato a minacciarlo in un’aula di Tribunale. La cosa che gli fa però più male è che ora quelle persone dialogano con un assessore che siede in aula poco lontano da lui. Anche il centro-sinistra in Lombardia ha grandi responsabilità almeno sul piano culturale.
ALCUNE RIFLESSIONI SU VIOLENZA E NONVIOLENZA
Si fanno tante lodevoli iniziative per promuovere una cultura di pace, ricorderò ad esempio, l’assegnazione di un premio per la cinematografia nonviolenta -“Gli occhiali di Gandhi”nell’ambito di Torino Film Festival, ma questi eventi normalmente raggiungono un pubblico limitato. Invece la cultura della violenza permea tanti film, telefilm, cartoni animati, giochi elettronici e pagine di internet; questi spettacoli hanno un fascino sinistro, anche perché le più cruente vendette vengono “giustificate” da precedenti uccisioni di persone care e il “valore” dei combattenti viene esaltato. Si assiste con preoccupazione alle file soprattutto di giovanissimi che si formano davanti ai cinema che proiettano pellicole di questo tipo e non si può non pensare che esse abbiano un’influenza negativa sul comportamento di alcuni. Certi efferati fatti di cronaca dovuti, tra l’altro, a futili motivi, sembrano confermare questa ipotesi, a mio parere erroneamente giudicata semplicistica e “oscurantista”. Non so cosa si potrebbe fare, la censura non è mai una buona soluzione, tuttavia il problema non va sottovalutato anche perché l’arte non ha decisamente nulla a che vedere con queste produzioni.
PARLANDO DI ECONOMIA
Tornando al tema dell’economia connesso con l’ambiente, la salute (pensiamo alla drammaticità del caso ILVA!) e il lavoro (diritti, disoccupazione, precariato ecc.) parlerò di
alcune analisi e proposte alternative, che in varia misura mi sembrano valide. In un articolo intitolato “Euro, da sogno a incubo”, Guido Viale afferma in sintesi che i “veri europeisti sono coloro che sostengono che non si può procedere verso un’Europa dei popoli se non si ha innanzitutto il coraggio e poi la forza di imporre una revisione radicale di tutto l’assetto finanziario su cui si è retta finora la sua costruzione. Ma bisogna che le forze sociali che lo vogliono veramente si uniscano in un movimento comune”. L’articolo è ampio e merita di essere letto e meditato; io ricorderò solo due punti. I Paesi europei si accorgeranno dell’impossibilità di procedere sulla strada attuale quando dovranno far fronte al fiscal compact rastrellando con le tasse e l’assalto alla spesa sociale altri miliardi (50 per l’Italia, 40 per la Spagna) per ripagare la quota di debito oltre agli interessi che per l’Italia ammonteranno ad oltre 100 miliardi all’anno, mentre le stesse banche sono in difficoltà per gli obblighi imposti dall’accordo di Basilea. Dunque una ristrutturazione dei debiti dei principali paesi appare sempre piu inevitabile. Concludendo propone che in attesa della trasformazione degli accordi, si potrebbe almeno attuare una separazione netta tra banche commerciali e banche di investimento (concentrando i debiti di queste ultime in una o più bad bank con i costi a carico degli investitori) e imporre una seria limitazione della circolazione dei capitali anche introducendo una tassa consistente e generalizzata su tutte le transazioni finanziarie (cfr Il Manifesto del 27 novembre, pag. 15). Altri economisti propongono una road map diversa, che però sembra meno realistica dati gli atteggiamenti degli attuali governi europei. Qui si pone il problema politico di avere governi o almeno opposizioni diverse che sappiano camminare su questa strada, solo apparentemente utopistica. ALBA, le liste arancioni, la posizione di quanti si riconoscono nell’appello dei 70 “Cambiare si può” in qualche modo rappresentano queste analisi, queste esigenze e queste prospettive. L’Assemblea romana del 1°dicembre e le due giornate di incontri della metà dello stesso mese dislocati in diverse città sono stati vivaci e importanti e forse porteranno alla nascita di un nuovo soggetto politico, di cui i media non parlano, ma di cui, a mio parere, c’è un grande bisogno...
ALTRE DUE PROPOSTE:
1) Ripubblicizzare e gestire in modo partecipato la cassa depositi e prestiti. La Campagna è promossa da Attac Italia e considerata con interesse da Attac Francia. Recentemente c’è stato un interessante incontro a Torino, in cui Marco Bersani l’ha ampiamente illustrata. È stato distribuito anche un dossier che si può richiedere (tel. 3479443758) o in via telematica segreteria@attac.org oppure attactorino@libero.it. Brevemente, circa 12 milioni di risparmiatori affidano i loro depositi alle Poste; la cifra attualmente ammonta a più di 220 miliardi. La cassa dalla sua nascita nel 1850 fino al 2003 utilizzava i depositi per permettere agli Enti locali di fare investimenti con mutui a tasso agevolato. Nel 2003 è stata trasformata in S.p.A. ed ora il criterio delle scelte è la redditività, in chiara contraddizione rispetto alla qualifica, che pur conserva, di “servizio di primario interesse pubblico”: in questo momento di crisi occorre ripristinare il carattere originario della Cassa con maggior controllo dei cittadini e delle comunità territoriali. 2) "Sbilanciamoci" ha presentato a Roma, c/o la Fondazione L. Basso, un bilancio alternativo e cioè 94 proposte sostenibili su IRPEF, tassa sulle rendite, servizi pubblici, reddito minimo e disarmo. Il rapporto propone: taglio alle grandi opere (costo 2,7 mld) e agli F35 (5 miliardi) per finanziare la 14ma dei pensionati al minimo e assumere 4.000 giovani ricercatori o risanare tutto il trasporto ferroviario per i pendolari e abolizione dei CIE, costosi oltre che repressivi. Si propone anche, insieme alla Tavola della Pace, di inviare mail al Ministro Di Paola per protestare contro la sua politica di promozione della vendita di armamenti in tutto il mondo e di incremento delle spese militari. I tre pilastri su cui il bilancio si fonda, sono: a) la sostenibilità ambientale e sociale, b) i diritti di cittadinanza, del lavoro e del welfare, c) la conoscenza, la ricerca e l’innovazione orientata verso il bene comune (Rapporto 2013-www.sbilanciamoci.org 14ma edizione).
... Rinegoziare il debito si può, ma la partita è sempre aperta. Questo concetto era fino a poco tempo fa tabù ed è ancora tale; molti tuttavia ora ne parlano... persino il Fondo Monetario a proposito della Grecia e, in modo nebuloso... persino la Merkel. In Argentina, dopo la grande crisi del 2001-2002, la rinegoziazione è stata attuata in modo coraggioso e drastico con conseguenze positive non solo per la popolazione, ma anche per l’economia tradizionale (crescita all’8% e aumento dell’occupazione). Una gran parte dei creditori, cioè il 93%, ha accettato i termini della ristrutturazione. Tutto regolare, ma una parte dei creditori, i cosiddetti fondi-avvoltoio, che giocano d’azzardo in situazioni di crisi, non avevano accettato ed hanno presentato ricorso... ad un Tribunale. … Purtroppo se non si cambia modello di sviluppo (come si sarebbe detto una volta) anche i governi di “sinistra”, come appare quello di Hollande, appoggiano le grandi opere inutili e costose e quanto alle spese... ci si penserà. Basta allungare i tempi e ribadire che di quelle opere non si può fare a meno, con buona pace degli ambientalisti, degli esperti, delle popolazioni locali e persino della Corte dei Conti francese. Così ai primi di dicembre Monti e Hollande si sono incontrati in una Lione blindata per ribadire che la linea TAV si farà ed hanno fissato a grandi linee un calendario per la realizzazione. A noi restano l’amarezza per l’oggi e la speranza per il domani. Oltre agli arresti e alle denunce più o meno fondate e alla domanda: che fare in merito?, questi sono i fatti da registrare: sigillati due presidi a Chiomonte, le macchine della Cooperativa CMC di Ravenna hanno cominciato a perforare la montagna (tunnel geognostico del diametro di 7 metri), i NO TAV italiani e francesi insieme hanno scritto una lettera ad Hollande ribadendo le ragioni della ventennale opposizione all’opera e sottolineando il pericolo dei possibili gravi danni alle risorse idriche e gli altri rischi geologici, ma non hanno ricevuto risposta. Alcuni pullman diretti a Lione sono stati bloccati e respinti mentre nella città era vietato avvicinarsi alla “zona rossa” e per respingere chi lo ha tentato si sono usati anche spray urticanti. …..

lunedì 17 dicembre 2012


Ho commentato così quanto ho trovato nella news di www.noidonne.org:
Il 18 Dicembre 2012 Riggi Ausilia ha scritto:
Tutto bene. ma mi chiedo: è mai possibile che noi donne non riusciamo a rompere il guscio che ci avviluppa e rigenerarci? Da chi aspettiamo aiuto? Abbiamo il coraggio storico di dare una sferzata a quasi-tutti i maschi che detengono il potere, di sgomitare e farci spazio 'opportune et importune'?
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Siena / Suggerimenti per la “cura” dell’economia:
Dalla proposta alle fondamenta nella costruzione della città della cura. In convegno “L’Economia della cura” organizzato dall'Archivio Udi di Siena
inserito da Maria Alessandra Soleti
Al riparo dalla intemperie meteorologiche e politiche, quelle più volgari che animano negli ultimi giorni lo scenario nazionale, si è assistito nella incantevole Sala Storica della Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena ad un Convegno sulle modalità per “produrre BenEssere e una vita sostenibile”, mettendo al centro “le donne come soggetto intellettuale collettivo”. Una mattinata “senza intervalli” perché densa di interventi, proposte e suggerimenti, organizzata dall’Archivio dell'UDI, con il patrocinio della Provincia di Siena e della Regione Toscana: dal 2009 annualmente è stato rinnovato l’invito a ritrovarsi per riflettere sulle attività realizzate e su quelle in cantiere, il quarto incontro si è svolto lo scorso sabato 15 dicembre e “L’Economia della cura” è stata oggetto di una serie di interventi che hanno coinvolto la platea e attirato l’attenzione sul valore di progetti in corso d’opera. La coordinazione del tavolo dei lavori è stata affidata a Christiel Radica, una studentessa di storia e socia collaboratrice dell’Archivio UDI, che ha sintetizzato le tappe del cammino effettuato negli anni precedenti, dalle iniziative del 2009, una mostra “Le carte parlano” e un convegno sulla “Memoria è generativa” (cfr. articolo su NoiDonne di Elettra Lorini http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=02804), a quella del 2010 sulla “soggettività delle donne nel mondo e nella storia”, fino alla proposta avanzata nel convegno del 2011 con la presentazione di un “Manifesto” per costruire la città della cura in un confronto diretto con le istituzioni e le forze politiche che operano nel territorio senese. L’idea della “cura” esce dunque dalla sfera privata e si affaccia nel pubblico, per giungere oggi a dialogare su un terreno da cui è stata spesso esclusa, invitata coraggiosamente a fare il proprio ingresso nell’universo dell’economia, ma nel rispetto dei tempi della riflessione e del ragionamento. 
Non si intende inseguire un’utopia: è quanto tiene a precisare nel suo intervento introduttivo la Presidente dell’Archivio UDI della Provincia di Siena, Tommasina Materozzi, che prova a riprendere il filo della tessitura di una trama dipanata in questi anni dalle donne dell’Associazione e da tutte/i coloro che hanno creduto in questo progetto, che si nutre di memoria storica ma avanza nella edificazione di una città della cura. Luoghi eletti d’azione sono innanzitutto le scuole, dove sono stati sperimentati progetti per far conoscere la storia delle donne (fra il pubblico presente in sala si riconoscono gli alunni delle classi che vi hanno partecipato); ma attori di tale rivoluzione condivisa che si vuole operare nel quotidiano sono i corpi, che non vagano in un non-luogo ma occupano uno spazio. La forza propulsiva del progetto è il desiderio e l’idea unificante è la con-divisione, messa al centro del Manifesto, che non insegue più la conciliazione – considerato un termine negativo - in nome di una autentica mediazione sociale tra produzione e riproduzione. A dispetto di un’economia consumistica, si intende porre la qualità del vivere e del convivere come metro di valutazione – per i richiami teorici viene evocata l’economista Antonella Picchio; per un uso condiviso delle risorse, occorre puntare dunque sulla crescita della cultura. Insomma, con il Manifesto non s’intende compilare una cifra di bilancio, ma far risuonare un grido di volontà ragionato che giunga a oltrepassare le mura della provincia, perché venga ascoltato è indispensabile la stessa unità con cui le donne dell’UDI hanno portato avanti in passato tante battaglie. La solidarietà deve restare il collante di questo soggetto culturale collettivo, solo così si potrà dare sostanza con la concretezza a tale utopia, perché in tempi di crisi alle donne sembra aprirsi un varco proprio a partire dalla ri-costruzione della città. 
Alla presentazione del progetto, seguono le testimonianze di chi lo ha vissuto in prima persona: prendono la parola due studentesse (Irene Terzuoli del Liceo della Formazione “S. Caterina da Siena” e Viola Scalacci del Liceo “A. Volta” di Colle Val d’Elsa), che espongono la loro esperienza di studio dietro la guida di insegnanti che hanno saputo trasmettere con passione il senso della partecipazione al progetto su “La storia delle donne”. Nasce così per esempio lo scritto “Eva racconta” letto da una di loro, storia di una donna incinta che subisce violenza, di paure e di botte, ma anche storia di amore per quella innocente creatura che porta in grembo, l’unica autorizzata a tirarle calci.
Le relazioni proseguono con l’intervento di Riccardo Burresi, Presidente del Consiglio della Provincia di Siena, che compie un’assunzione di responsabilità nei confronti delle politiche di pari opportunità: parte da una vicenda realmente accaduta per esporre le azioni concrete messe in atto a livello territoriale per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco; quindi ricorda il concorso fotografico bandito per sensibilizzare e contrastare la violenza sulle donne, fenomeno in drammatica ascesa che anche quest’anno ha già mietuto 118 vittime. La parola passa quindi all’Assessora per le pari opportunità della Provincia di Siena,Simonetta Pellegrini, che riprende alcuni concetti chiave, quelli di condivisione e di trasversalità, per illustrare l’importanza del Bilancio di Genere come strumento di analisi delle attività istituzionali, che però dipende dall’intenzionalità attribuitagli. La lettura del bilancio comprende essenzialmente tre voci: le azioni positive, come per esempio il sostegno finanziario ai Centri antiviolenza; azioni rivolte a entrambi, uomini e donne, come per esempio i congedi parentali; le spese neutre, che comprendono cultura, sociale, trasporti... Questa è però definita una voce opaca, perché in realtà non esistono “spese neutre”, come tali non sono le scelte, di qui l’importanza di un Bilancio di Genere che persegua un’economia della cura nel senso più ampio del termine. Neanche il sapere è neutro, affermazione ribadita con enfasi dalla Dirigente scolastica del Liceo “A. Volta” di Colle Val d’Elsa, Sabrina Pirri, che ricorda con amarezza e rammarico di aver insegnato per anni la storia su libri di testo dove la presenza femminile traspariva soltanto in raffigurazioni artistiche come statue o dipinti. Questa è una delle ragioni che l’hanno indotta a promuovere nella sua scuola il progetto sulla “Storia delle donne”, come rinnovamento nello studio della storia. 
A seguire, le letture di alcune delle donne intervistate lo scorso anno danno voce a esperienze professionali e personali distanti eppur convergenti per certi aspetti – le interviste sono riportate negli Atti del Convegno del 2011, un lavoro corposo realizzato allo scopo di confrontare le elaborazioni dell’Associazione con il vissuto quotidiano di donne molto diverse tra loro. Sono intervenute Anna Cigni, mezzadra poi infermiera psichiatrica che ha trasmesso al pubblico un’amara commozione nella narrazione del proprio vissuto all’interno dei manicomi, Marta Fusai, insegnante impegnata a combattere qualsiasi forma di competizione e a porre l’accento sulla collaborazione, quindi ha letto la propria intervista la decoratrice d’interni Giorgia Kirchner, a lungo ignara di incarnare un caso di lavoro femminile in un mondo maschile. Non può mancare uno sguardo alle politiche regionali a sostegno dei giovani ricercatori, se ne fa portavoce Marco Masi, responsabile del settore promozione e sostegno della ricerca della Regione Toscana: al centro della sua interessante relazione la necessità di accorciare le distanze fra università e impresa. A partire da una situazione ormai tristemente nota a tutti - la scarsità di investimenti nella ricerca del nostro paese – si è tentato di indagare come intervenire per avvicinare il mondo accademico, spesso arroccato su posizioni autoreferenziali, all’impresa, intensificando i canali di scambio a livello europeo, già rilevanti per la piccola imprenditoria toscana. Aspetto fondamentale per la crescita della ricerca è la sua trasferibilità, i bandi devono essere diffusi e i progetti agiti. Inoltre è indispensabile garantire ai ricercatori un ambiente di lavoro congruo. Con orgoglio Masi comunica quindi la vittoria di sei su otto cluster nazionali da parte della Regione Toscana, per poi cedere la parola ad una ricercatrice, Francesca Gallina, che ha esposto il progetto da lei seguito. Non solo l’Università per Stranieri di Siena ha promosso corsi di lingua italiana prevalentemente rivolti alle straniere, ma da ottobre ha creato uno spin-off cioè un’impresa a prevalenza femminile che opera in un settore inesplorato come quello linguistico: l’obiettivo è mettere in relazione il mondo delle imprese, dell’economia e delle lingue. Per la giovane ricercatrice l’esperienza si è tradotta nella prova che “di cultura si può ancora mangiare” anche nel nostro paese, senza dover cedere alla fuga all’estero – casi rari ma fonte di preziose speranze. È il turno di Paola Rosignoli, già Assessora all’urbanistica e alle pari opportunità del Comune di Siena, che nel suo lavoro dice di non aver mai tralasciato due aspetti, l’unione e la capacità di cogliere l’altro. Con la stessa propensione ha dato vita al tavolo di genere che si è costituito dopo la consegna del Manifesto alle forze politiche della città, dove si è scelto di lavorare – e di continuare a farlo anche dopo la caduta della giunta - non a maggioranza ma secondo il principio della condivisione. Definito un vero e proprio gioiello, il tavolo procede secondo due linee di azione: la salute e la cura degli spazi, per cui sono stati finanziati due progetti con l’intento di fare di valli e orti un bacino di imprenditorialità femminile. 
Altre letture ampliano l’orizzonte delle professioni incarnate da donne del territorio:Simonetta Cresti racconta con orgoglio la scelta di fare la geometra e Biancamaria Rossi quella di direttrice amministrativa dell’A.S.P. di Siena, entrambe le interviste in versione integrale sono custodite nella suddetta raccolta di atti.
In conclusione, la Parlamentare PD dal 2005 alla guida dell’assessorato regionale all’agricoltura, foreste, caccia, pesca e pari opportunità, Susanna Cenni, ha il compito di chiudere i lavori di questa intensa giornata. Non può fare a meno di partire dalla crisi, così prendendo in prestito un’espressione (da Giampaolo Fabris, sociologo e editorialista morto di recente) definisce la situazione attuale pari ad una gaia apocalisse su un vulcano. Una condizione accentuata dal divario crescente fra economia e società: allora come intervenire per modificare questo sistema economico in crisi? L’Ilva può essere preso come simbolo di una crisi al tempo stesso di natura economica, etica e ambientale, che ha messo in discussione le certezze acquisite, lavoro, pensione, etc…
Segni che preannunciano il fallimento di un intero sistema: ecco che con rinnovato vigore si affaccia il lavoro di cura come nuova declinazione. Oltre allo spread, si sta guardando ad altri indicatori – frequenti sono i richiami agli studi di Roberta Carlini. Il declino dell’individualismo ha fatto emergere con forza la necessità di un’economia della conoscenza: non si tratta più soltanto di arrangiarsi in un momento di difficoltà, ma si può iniziare col fare tesoro degli insegnamenti di Vandana Shiva, che si batte per la “manutenzione del mondo con rispetto per l’ambiente”. In tal modo la cura diviene una leva importante per poter esercitare dominio (con un’esclamazione di stupore che fu della regina Elisabetta d’Inghilterra, si potrebbe chiedere “come mai nessuno se ne era accorto”). Senz’altro il primo passo per un possibile superamento della crisi è smettere di tenere separata la crescita economica dallo sviluppo umano: una sfida per le forze politiche, oltre che un suggerimento prezioso per la costruzione della città della cura.
(16 Dicembre 2012)

sabato 15 dicembre 2012

parlare di politica oggi

E' difficile parlare di politica oggi. in Italia come nel mondo. Ma, fermandoci un po' all'Italia, vi chiedo un parere sulla mia esperienza personale. Nonostante le mie pochissime risorse fisiche per consultarmi in ogni modo sui fatti del giorno, resto mestamente delusa della sinistra, del centro e della destra. In essi non vedo i segni del cambiamento, quando tutti vogliono accaparrarsi di Monti.
Il giudizio che trovo più autentico su di lui mi proviene dai dati di fatto: c'è una moria dell'economia reale che è DEVASTANTE QUANTO MAI. E non si tratta di aspettare i frutti della sua strategia di accodarsi alla realtà di un capitalismo europeo, a cui fare questo o quell'appunto, se non si sa giungere al nodo della questione. Che è tutta nell'assenteismo dalla politica da parte della maggioranza assoluta dei cittadini. In questa maggioranza reale non ci sono solo i 'deficienti con la pancia vuota' (!); c'è anche una miriade di piccoli e medi imprenditori che licenziano, chiudono, in una parola falliscono.
Ieri è venuta a trovarmi una coppia fin a poco fa benestante, che sta arrivando all'orlo dell'impotenza a sopportare il peso dell'imu sui suoi immobili, Ebbene, l'unica figlia trentasettenne, impiegata presso un'azienda di informatica, nella quale era stata assunta da specialista a tempo pieno, è fallita, e lei per sopravvivere alla previsione di un futuro cieco, si dà ad insegnare a casa, evadendo così la morsa del fisco. La stessa cosa che fa la mia vicina di casa, prima impiegata come estetista, che ora presta il suo servizio a domicilio... Un'altra donna mi ha dichiarato di essere pronta a ricorrere alla mafia pur di aiutare le figlie, pluri-laureate vicine alla quarantina, a trovare o a crearsi un'occuoazione. E potrei continuare molto nell'elenco, anche limitandomi a risultati desunti dai miei contatti personali.
Dobbiamo continuare così? o scendere in piazza a gridare (cosa che purtroppo io non posso fare)? o incatenarci di fronte alle porte dei palazzi del potere politico? o tanto altro ancora, come segno di disperazione?
Chi mi sa dire a quale partito dare la fiducia si faccia avanti.   

giovedì 6 dicembre 2012

Dopo il Vaticano II Una rivista


NEL VENTENNIO DELLA RIVISTA “PROSPETTIVA PERSONA
Oggetto: "Fede e cultura 50 anni dopo il concilio Vaticano II" attraverso le riviste cattoliche pre e post conciliari ( "Esprit", "La Civiltà cattolica", "Vita e Pensiero", "Il Regno", "Prospettiva Persona") - 5 dicembre 2012.
Presentato il Convegno che si terrà a Teramo il prossimo 11 dicembre 2012 dal titolo "Fede e Cultura 50 anni dopo il Concilio vaticano II", organizzato dalla diocesi di Teramo-Atri e dal Centro Ricerche Personaliste.
Prendendo lo spunto dalla ricorrenza dei 50 anni dall'inizio dall'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre del 1962-2012), nonché da altri anniversari concomitanti come gli ottant'anni della rivista "Esprit" (1932), i venti anni di "Prospettiva Persona" (1992), nonché il centenario della nascita del vescovo conciliare Mons. Abele Conigli (2013), la diocesi di Teramo-Atri e il Centro Ricerche Personaliste, nell'anno della fede, hanno voluto approfondire l'evento conciliare analizzandone soprattutto le premesse e le conseguenze legate all'antropologia personalista, ovvero raccogliere i fermenti sociali ed ecclesiali che hanno suggerito di indire il Concilio e verificare se e in che modo il mondo cattolico ha dato corpo alle linee guida dei documenti conciliari, come li ha interpretati nel dar vita al rinnovamento teologico ed ecclesiale nella questione antropologica, nella teologia trinitaria e nella ecclesiologia della comunione.
Avendo di mira tali dinamiche, il convegno non si sofferma tanto sulla ricostruzione storica degli eventi e del dibattito dei Padri - cosa che in questo anno anniversario è stata e sarà in diverse diocesi scandagliato, ma sul ruolo svolto dalle riviste culturali di ispirazione cattolica e personalista, che hanno coltivato prima e interpretato poi gli esperti del Concilio, che hanno dato voce ai fermenti di quegli anni, dalla prima metà del '900 ai primi del Duemila. Attraverso la ricostruzione del rapporto tra "fede e cultura" il Convegno intende contribuire a raccogliere le sollecitazioni e le ispirazioni che hanno guidato il dibattito pre e post conciliare attorno alla dignità della persona umana, orientato la stesura dei documenti conciliari e consentito di consegnare un'eredità ancora capace di fecondare nell'attuale contesto di cultura postmoderna nuove piste per il dialogo chiesa-mondo.
A tale scopo sono stati chiamati a Teramo, per molti versi affermatasi come "patria del personalismo", quanti sono stati protagonisti e si sono spesi nell'attività culturale ed editoriale, di ispirazione personalista collegata al Concilio (le riviste "Esprit", "La Civiltà cattolica", "Vita e Pensiero", "Il Regno", "Prospettiva Persona").
Il nutrito e qualificato gruppo dei relatori costituisce un evento in sé per la Diocesi e la città di Teramo. L'arcivescovo Ignazio Sanna, il redattore parigino di Esprit Guy Coq, l'intellettuale cattolico Giorgio Campanini, l'ex direttore di Civiltà Cattolica Salvini, il direttore della "Rivista di Teologia morale" don Lorenzetti, il giornalista culturale di Avvenire, nonché responsabile di "Vita e Pensiero", Righetto sono espressioni singolari del panorama culturale italiano e francese di tutto rispetto che incontrandosi a Teramo danno vita a un momento privilegiato di bilanci e riflessione su "Fede e cultura" utile alla comunità teramana, ma non solo, visto che si annunciano presenze anche da Messina, Firenze, Andria-Barletta, Isernia, Chieti, Roma.
Si è avvertito infine l'esigenza di calare l'analisi a livello locale diocesano perché l'attenzione alle dinamiche della evangelizzazione e alla pastorale realizzata in quegli anni costituisca un contributo alla sensibilizzazione degli operatori pastorali della diocesi nell'anno della Fede grazie alla rilettura attualizzata dei contenuti dal Concilio. A tale scopo si è affidato al sacerdote prof. Giovanni Giorgio il compito di presentare un bilancio sulla figura, il ruolo avuto nel Concilio e la concreta prassi pastorale del vescovo Padre Abele Conigli, venuto a Teramo nel 1967 e qui rimasto sino alla morte nel 2005, dando vita ad un'attività pastorale innovativa, talvolta percepita come "rivoluzionaria" per il minor peso dato agli aspetti devozionali e per il riconoscimento del ruolo del laicato, ma che ha indubbiamente segnato le generazioni successive.
Sempre a Padre Abele Conigli è dedicato il concerto di beneficenza di viola e pianoforte che concluderà il convegno e che è stato promosso e sostenuto dall'associazione "Assiste", dedita al sostegno di famiglie in difficoltà attraverso la concessione di piccoli prestiti e dalla Società per il teatro e per la musica "Riccitelli" , nonché dalla Libreria Cattolica, fortemente voluta dal vescovo Conigli.
La memoria di Padre Abele quindi si rinnova e si moltiplica con tutte le iniziative caritative e sociali prese di recente in questa direzione dal Vescovo Michele Seccia: "Un'ora per te" offerta alla Caritas, l'emporio della solidarietà, il mercato equo solidale, la partecipazione alla banca etica.
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Giulia Paola di Nicola & Attilio Danese Centro Ricerche Personaliste
Via T. Bruciata, 17 64100-Teramo tel. 0861244763, fax 0861245982
NB per gli abbonamenti ordinari basta effettuare un versamento di € 30* per l'Italia o € 40/$40 per l'estero
·         sul conto corrente postale CCP 10759645 intestato a: Centro Ricerche Personaliste, Via N. Palma, 37 - 64100 Teramo

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mercoledì 28 novembre 2012

Da Il Paese delle donne


Per abitare diversamente il mondo. Essere donne oggi

VENERDÌ 7 DICEMBRE 2012
UNIVERSITÀ ROMA TRE, AULA MAGNA DEL RETTORATO
VIA OSTIENSE 169, ROMA

Programma

Ore 15.00
Saluti di apertura
Guido Fabiani, Rettore Università di Roma Tre
Francesca Brezzi, Presidente Osservatorio interuniversitario di genere, parità e pari opportunità
Orlando Corsetti, Presidente Municipio Roma Centro Storico
Patrizia De Rose, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Pari opportunità

Ore 15.30
Lorella Zanardo,  “Senza chiedere  il permesso”
Dialogo con la realtà universitaria

Ore 16.30

Contro la violenza sulle donne: metodi, strumenti e buone pratiche
Idee e proposte
MAurizio Mosca, European Institute for Gender Equality
Elisabetta Strickland, Università degli Studi Roma Tor Vergata
Laura Moschini, Osservatorio interuniversitario di genere, parità e pari opportunità
Mariella Nocenzi, Osservatorio interuniversitario di genere, parità e pari opportunità


Ore 17.30
Riflessioni e Testimonianze
Antonella Polimeni, Sapienza Università di Roma
Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, Presidente Telefono Rosa
Benedetta Balducci, Maresciallo istruttore Arma dei Carabinieri
Donatella Caramia, Università di Roma Tor Vergata

modera
Lucia Goracci, Rai Tg3


Lancio di Campagna di sensibilizzazione IO NO

Consegna attestati del Corso “Donne Politica e Istituzioni”

giovedì 22 novembre 2012


TREGUE POSSIBILI, TREGUE IMPOSSIBILI
Tutti parlano di cessate il fuoco ma esso si può avere quando ambedue le parti vogliono realmente la pace. Diversamente esso è una tregua di cui una delle due parti vuole avvantaggiarsi (per esempio per ricevere nuovi rifornimenti, per produrre nuove armi, per acquistare nuovi alleati) perché al momento sul terreno le sorti del conflitto non volgono a suo favore. Questo punto va ribadito: l’interesse a cessare le ostilità deve essere assolutamente vero e concreto, in ambedue i contraenti: perché se una delle due parti non vuole la pace, con la tregua l’altra parte le concede soltanto il vantaggio di riprendere fiato.
Ecco perché in Palestina non si giunge ad un cessate il fuoco. Con l’operazione “Cast Lead” (dicembre 2008/gennaio 2009) Israele inflisse una severa punizione a Gaza e per mesi e mesi ottenne più o meno di essere lasciata in pace. Ora sarebbe lieta di sapere che Hamas e i palestinesi di Gaza non abbiano dimenticato quella lezione e non la costringano a ripetergliela. Purtroppo Hamas e la Jihad Islamica Palestinese in questo campo soffrono di due invalicabili handicap, se così vogliamo chiamarli.
Il primo è che nella loro logica i morti palestinesi, pur provocati dall’aver posto le rampe di lancio dove ci sono dei civili, pur provocati dall’avere costretto Israele a reagire e perfino ad invadere Gaza, non sono “costi”, sono “ricavi”. Ogni morto in più, ogni bambino ferito da esibire, sono altrettanti assegni esigibili su tutti i media del mondo. Nessuno ha dimenticato che Golda Meir, tanti anni fa, ha detto che la pace si sarebbe ottenuta “Quando le madri palestinesi avrebbero amato i loro figli quanto le madri israeliane amavano i loro”. 
L’interesse alla tregua è autentico in Israele, perché qui il governo non vuole che i suoi cittadini corrano neppure il rischio di essere uccisi. Viceversa Hamas accetta non solo il rischio, ma anche la certezza che i suoi cittadini moriranno in gran numero. La politica di morte prevale perfino sull’interesse umano per i propri connazionali, considerati spendibili. Animali da macello. Che tali sono anche per gli antisemiti europei.
Il secondo handicap è che i capi di Gaza, per decenni, hanno predicato che bisogna giungere all’eliminazione fisica di Israele. Dunque la morte di qualunque ebreo - anche vecchio, anche donna, anche bambino - è solo un acconto sui sei milioni che si conta di sterminare. Infatti non è questione di lottare contro l’oppressore: Gaza non è invasa. Avendo un simile programma, per loro è impossibile mantenere la promessa di astenersi, in futuro, dal lanciare razzi, compiere attentati, cercare di ammazzare quanti più ebrei è possibile. Semplicemente non possono farlo.
O – per essere più precisi – possono farlo: nella loro mentalità mentire agli infedeli non è peccato. Purtroppo questo principio lo conoscono anche gli israeliani e in generale gli occidentali: sicché la loro parola, in occasione di un negoziato, non vale nulla. Sono nella posizione del bugiardo notorio. E allora l’unico sistema per “farli smettere” è invadere quel fazzoletto di terra, facendo pagare caro alla popolazione il sostegno ad Hamas: così si possono cercare personalmente i razzi e distruggerli. L’alternativa è che un terzo affidabile si impegni ad una risoluta sorveglianza capace di assicurare che dal territorio di Gaza non siano compiuti atti di terrorismo nei confronti di Israele. Ma chi può farlo? Non certo l’Egitto dominato dai Fratelli Musulmani. E neppure gli Stati Uniti, che hanno tanta voglia di tirare i remi in barca. Ecco perché il gran parlare che si fa di cessate il fuoco imminente è stupefacente. A smettere non ci vuol molto. Ma gli israeliani chiedono: e dopo?
La speranza è l’ultima a morire. Sicuro è tuttavia che Israele non può accettare di far da bersaglio per il tiro a segno dei palestinesi.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
21 novembre 2012