mercoledì 26 dicembre 2012


Stralci interessanti per orientarsi in politica oggi
Minni Cavallone in TEMPI DI FRATERNITÀ http://www.facebook.com/tempidifraternita.tempidifraternita
BUONA POLITICA
a) Rocco Falivena è sindaco di Laviano (Salerno), che lui definisce con affettuosa ironia “un paese storto”. Ora fa il boscaiolo, ma ha vissuto molte esperienze di attivismo politico. Quando 32 anni fa il terremoto dell’Irpinia distrusse la sua famiglia e il suo paesino, causando 300 morti, decise di tornare ed impegnarsi lì, constatando che la ricostruzione purtroppo non ha portato benessere, ma corruzione e tante bruttissime costruzioni. Divenuto sindaco, sta attuando un modesto “piano di sviluppo sostenibile”: trasformare le casette di legno provvisorie in chalet popolari per vacanze a costo quasi zero (80/100 euro all’anno). Un piccolo villaggio antistress dove, volendo, si può vivere anche per tutto l’anno. Tra l’altro ciò consente anche un incontro tra mentalità differenti, tra gente di monte e gente di pianura o di mare. b) Giulio Cavalli, dal 2010 consigliere regionale della Lombardia, eletto come indipendente in una lista SEL-IdV, minacciato dalle cosche, vive sotto scorta dal 2006. In Sicilia faceva teatro civile; minacciato, decise di alzare il tiro parlando di criminalità organizzata al Nord. Nel 2009, mentre portava in scena lo spettacolo “A 100 passi dal duomo”, gli hanno fatto trovare 13 pallottole fuori dal teatro, in seguito un boss è arrivato a minacciarlo in un’aula di Tribunale. La cosa che gli fa però più male è che ora quelle persone dialogano con un assessore che siede in aula poco lontano da lui. Anche il centro-sinistra in Lombardia ha grandi responsabilità almeno sul piano culturale.
ALCUNE RIFLESSIONI SU VIOLENZA E NONVIOLENZA
Si fanno tante lodevoli iniziative per promuovere una cultura di pace, ricorderò ad esempio, l’assegnazione di un premio per la cinematografia nonviolenta -“Gli occhiali di Gandhi”nell’ambito di Torino Film Festival, ma questi eventi normalmente raggiungono un pubblico limitato. Invece la cultura della violenza permea tanti film, telefilm, cartoni animati, giochi elettronici e pagine di internet; questi spettacoli hanno un fascino sinistro, anche perché le più cruente vendette vengono “giustificate” da precedenti uccisioni di persone care e il “valore” dei combattenti viene esaltato. Si assiste con preoccupazione alle file soprattutto di giovanissimi che si formano davanti ai cinema che proiettano pellicole di questo tipo e non si può non pensare che esse abbiano un’influenza negativa sul comportamento di alcuni. Certi efferati fatti di cronaca dovuti, tra l’altro, a futili motivi, sembrano confermare questa ipotesi, a mio parere erroneamente giudicata semplicistica e “oscurantista”. Non so cosa si potrebbe fare, la censura non è mai una buona soluzione, tuttavia il problema non va sottovalutato anche perché l’arte non ha decisamente nulla a che vedere con queste produzioni.
PARLANDO DI ECONOMIA
Tornando al tema dell’economia connesso con l’ambiente, la salute (pensiamo alla drammaticità del caso ILVA!) e il lavoro (diritti, disoccupazione, precariato ecc.) parlerò di
alcune analisi e proposte alternative, che in varia misura mi sembrano valide. In un articolo intitolato “Euro, da sogno a incubo”, Guido Viale afferma in sintesi che i “veri europeisti sono coloro che sostengono che non si può procedere verso un’Europa dei popoli se non si ha innanzitutto il coraggio e poi la forza di imporre una revisione radicale di tutto l’assetto finanziario su cui si è retta finora la sua costruzione. Ma bisogna che le forze sociali che lo vogliono veramente si uniscano in un movimento comune”. L’articolo è ampio e merita di essere letto e meditato; io ricorderò solo due punti. I Paesi europei si accorgeranno dell’impossibilità di procedere sulla strada attuale quando dovranno far fronte al fiscal compact rastrellando con le tasse e l’assalto alla spesa sociale altri miliardi (50 per l’Italia, 40 per la Spagna) per ripagare la quota di debito oltre agli interessi che per l’Italia ammonteranno ad oltre 100 miliardi all’anno, mentre le stesse banche sono in difficoltà per gli obblighi imposti dall’accordo di Basilea. Dunque una ristrutturazione dei debiti dei principali paesi appare sempre piu inevitabile. Concludendo propone che in attesa della trasformazione degli accordi, si potrebbe almeno attuare una separazione netta tra banche commerciali e banche di investimento (concentrando i debiti di queste ultime in una o più bad bank con i costi a carico degli investitori) e imporre una seria limitazione della circolazione dei capitali anche introducendo una tassa consistente e generalizzata su tutte le transazioni finanziarie (cfr Il Manifesto del 27 novembre, pag. 15). Altri economisti propongono una road map diversa, che però sembra meno realistica dati gli atteggiamenti degli attuali governi europei. Qui si pone il problema politico di avere governi o almeno opposizioni diverse che sappiano camminare su questa strada, solo apparentemente utopistica. ALBA, le liste arancioni, la posizione di quanti si riconoscono nell’appello dei 70 “Cambiare si può” in qualche modo rappresentano queste analisi, queste esigenze e queste prospettive. L’Assemblea romana del 1°dicembre e le due giornate di incontri della metà dello stesso mese dislocati in diverse città sono stati vivaci e importanti e forse porteranno alla nascita di un nuovo soggetto politico, di cui i media non parlano, ma di cui, a mio parere, c’è un grande bisogno...
ALTRE DUE PROPOSTE:
1) Ripubblicizzare e gestire in modo partecipato la cassa depositi e prestiti. La Campagna è promossa da Attac Italia e considerata con interesse da Attac Francia. Recentemente c’è stato un interessante incontro a Torino, in cui Marco Bersani l’ha ampiamente illustrata. È stato distribuito anche un dossier che si può richiedere (tel. 3479443758) o in via telematica segreteria@attac.org oppure attactorino@libero.it. Brevemente, circa 12 milioni di risparmiatori affidano i loro depositi alle Poste; la cifra attualmente ammonta a più di 220 miliardi. La cassa dalla sua nascita nel 1850 fino al 2003 utilizzava i depositi per permettere agli Enti locali di fare investimenti con mutui a tasso agevolato. Nel 2003 è stata trasformata in S.p.A. ed ora il criterio delle scelte è la redditività, in chiara contraddizione rispetto alla qualifica, che pur conserva, di “servizio di primario interesse pubblico”: in questo momento di crisi occorre ripristinare il carattere originario della Cassa con maggior controllo dei cittadini e delle comunità territoriali. 2) "Sbilanciamoci" ha presentato a Roma, c/o la Fondazione L. Basso, un bilancio alternativo e cioè 94 proposte sostenibili su IRPEF, tassa sulle rendite, servizi pubblici, reddito minimo e disarmo. Il rapporto propone: taglio alle grandi opere (costo 2,7 mld) e agli F35 (5 miliardi) per finanziare la 14ma dei pensionati al minimo e assumere 4.000 giovani ricercatori o risanare tutto il trasporto ferroviario per i pendolari e abolizione dei CIE, costosi oltre che repressivi. Si propone anche, insieme alla Tavola della Pace, di inviare mail al Ministro Di Paola per protestare contro la sua politica di promozione della vendita di armamenti in tutto il mondo e di incremento delle spese militari. I tre pilastri su cui il bilancio si fonda, sono: a) la sostenibilità ambientale e sociale, b) i diritti di cittadinanza, del lavoro e del welfare, c) la conoscenza, la ricerca e l’innovazione orientata verso il bene comune (Rapporto 2013-www.sbilanciamoci.org 14ma edizione).
... Rinegoziare il debito si può, ma la partita è sempre aperta. Questo concetto era fino a poco tempo fa tabù ed è ancora tale; molti tuttavia ora ne parlano... persino il Fondo Monetario a proposito della Grecia e, in modo nebuloso... persino la Merkel. In Argentina, dopo la grande crisi del 2001-2002, la rinegoziazione è stata attuata in modo coraggioso e drastico con conseguenze positive non solo per la popolazione, ma anche per l’economia tradizionale (crescita all’8% e aumento dell’occupazione). Una gran parte dei creditori, cioè il 93%, ha accettato i termini della ristrutturazione. Tutto regolare, ma una parte dei creditori, i cosiddetti fondi-avvoltoio, che giocano d’azzardo in situazioni di crisi, non avevano accettato ed hanno presentato ricorso... ad un Tribunale. … Purtroppo se non si cambia modello di sviluppo (come si sarebbe detto una volta) anche i governi di “sinistra”, come appare quello di Hollande, appoggiano le grandi opere inutili e costose e quanto alle spese... ci si penserà. Basta allungare i tempi e ribadire che di quelle opere non si può fare a meno, con buona pace degli ambientalisti, degli esperti, delle popolazioni locali e persino della Corte dei Conti francese. Così ai primi di dicembre Monti e Hollande si sono incontrati in una Lione blindata per ribadire che la linea TAV si farà ed hanno fissato a grandi linee un calendario per la realizzazione. A noi restano l’amarezza per l’oggi e la speranza per il domani. Oltre agli arresti e alle denunce più o meno fondate e alla domanda: che fare in merito?, questi sono i fatti da registrare: sigillati due presidi a Chiomonte, le macchine della Cooperativa CMC di Ravenna hanno cominciato a perforare la montagna (tunnel geognostico del diametro di 7 metri), i NO TAV italiani e francesi insieme hanno scritto una lettera ad Hollande ribadendo le ragioni della ventennale opposizione all’opera e sottolineando il pericolo dei possibili gravi danni alle risorse idriche e gli altri rischi geologici, ma non hanno ricevuto risposta. Alcuni pullman diretti a Lione sono stati bloccati e respinti mentre nella città era vietato avvicinarsi alla “zona rossa” e per respingere chi lo ha tentato si sono usati anche spray urticanti. …..

lunedì 17 dicembre 2012


Ho commentato così quanto ho trovato nella news di www.noidonne.org:
Il 18 Dicembre 2012 Riggi Ausilia ha scritto:
Tutto bene. ma mi chiedo: è mai possibile che noi donne non riusciamo a rompere il guscio che ci avviluppa e rigenerarci? Da chi aspettiamo aiuto? Abbiamo il coraggio storico di dare una sferzata a quasi-tutti i maschi che detengono il potere, di sgomitare e farci spazio 'opportune et importune'?
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Siena / Suggerimenti per la “cura” dell’economia:
Dalla proposta alle fondamenta nella costruzione della città della cura. In convegno “L’Economia della cura” organizzato dall'Archivio Udi di Siena
inserito da Maria Alessandra Soleti
Al riparo dalla intemperie meteorologiche e politiche, quelle più volgari che animano negli ultimi giorni lo scenario nazionale, si è assistito nella incantevole Sala Storica della Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena ad un Convegno sulle modalità per “produrre BenEssere e una vita sostenibile”, mettendo al centro “le donne come soggetto intellettuale collettivo”. Una mattinata “senza intervalli” perché densa di interventi, proposte e suggerimenti, organizzata dall’Archivio dell'UDI, con il patrocinio della Provincia di Siena e della Regione Toscana: dal 2009 annualmente è stato rinnovato l’invito a ritrovarsi per riflettere sulle attività realizzate e su quelle in cantiere, il quarto incontro si è svolto lo scorso sabato 15 dicembre e “L’Economia della cura” è stata oggetto di una serie di interventi che hanno coinvolto la platea e attirato l’attenzione sul valore di progetti in corso d’opera. La coordinazione del tavolo dei lavori è stata affidata a Christiel Radica, una studentessa di storia e socia collaboratrice dell’Archivio UDI, che ha sintetizzato le tappe del cammino effettuato negli anni precedenti, dalle iniziative del 2009, una mostra “Le carte parlano” e un convegno sulla “Memoria è generativa” (cfr. articolo su NoiDonne di Elettra Lorini http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=02804), a quella del 2010 sulla “soggettività delle donne nel mondo e nella storia”, fino alla proposta avanzata nel convegno del 2011 con la presentazione di un “Manifesto” per costruire la città della cura in un confronto diretto con le istituzioni e le forze politiche che operano nel territorio senese. L’idea della “cura” esce dunque dalla sfera privata e si affaccia nel pubblico, per giungere oggi a dialogare su un terreno da cui è stata spesso esclusa, invitata coraggiosamente a fare il proprio ingresso nell’universo dell’economia, ma nel rispetto dei tempi della riflessione e del ragionamento. 
Non si intende inseguire un’utopia: è quanto tiene a precisare nel suo intervento introduttivo la Presidente dell’Archivio UDI della Provincia di Siena, Tommasina Materozzi, che prova a riprendere il filo della tessitura di una trama dipanata in questi anni dalle donne dell’Associazione e da tutte/i coloro che hanno creduto in questo progetto, che si nutre di memoria storica ma avanza nella edificazione di una città della cura. Luoghi eletti d’azione sono innanzitutto le scuole, dove sono stati sperimentati progetti per far conoscere la storia delle donne (fra il pubblico presente in sala si riconoscono gli alunni delle classi che vi hanno partecipato); ma attori di tale rivoluzione condivisa che si vuole operare nel quotidiano sono i corpi, che non vagano in un non-luogo ma occupano uno spazio. La forza propulsiva del progetto è il desiderio e l’idea unificante è la con-divisione, messa al centro del Manifesto, che non insegue più la conciliazione – considerato un termine negativo - in nome di una autentica mediazione sociale tra produzione e riproduzione. A dispetto di un’economia consumistica, si intende porre la qualità del vivere e del convivere come metro di valutazione – per i richiami teorici viene evocata l’economista Antonella Picchio; per un uso condiviso delle risorse, occorre puntare dunque sulla crescita della cultura. Insomma, con il Manifesto non s’intende compilare una cifra di bilancio, ma far risuonare un grido di volontà ragionato che giunga a oltrepassare le mura della provincia, perché venga ascoltato è indispensabile la stessa unità con cui le donne dell’UDI hanno portato avanti in passato tante battaglie. La solidarietà deve restare il collante di questo soggetto culturale collettivo, solo così si potrà dare sostanza con la concretezza a tale utopia, perché in tempi di crisi alle donne sembra aprirsi un varco proprio a partire dalla ri-costruzione della città. 
Alla presentazione del progetto, seguono le testimonianze di chi lo ha vissuto in prima persona: prendono la parola due studentesse (Irene Terzuoli del Liceo della Formazione “S. Caterina da Siena” e Viola Scalacci del Liceo “A. Volta” di Colle Val d’Elsa), che espongono la loro esperienza di studio dietro la guida di insegnanti che hanno saputo trasmettere con passione il senso della partecipazione al progetto su “La storia delle donne”. Nasce così per esempio lo scritto “Eva racconta” letto da una di loro, storia di una donna incinta che subisce violenza, di paure e di botte, ma anche storia di amore per quella innocente creatura che porta in grembo, l’unica autorizzata a tirarle calci.
Le relazioni proseguono con l’intervento di Riccardo Burresi, Presidente del Consiglio della Provincia di Siena, che compie un’assunzione di responsabilità nei confronti delle politiche di pari opportunità: parte da una vicenda realmente accaduta per esporre le azioni concrete messe in atto a livello territoriale per contrastare il fenomeno delle dimissioni in bianco; quindi ricorda il concorso fotografico bandito per sensibilizzare e contrastare la violenza sulle donne, fenomeno in drammatica ascesa che anche quest’anno ha già mietuto 118 vittime. La parola passa quindi all’Assessora per le pari opportunità della Provincia di Siena,Simonetta Pellegrini, che riprende alcuni concetti chiave, quelli di condivisione e di trasversalità, per illustrare l’importanza del Bilancio di Genere come strumento di analisi delle attività istituzionali, che però dipende dall’intenzionalità attribuitagli. La lettura del bilancio comprende essenzialmente tre voci: le azioni positive, come per esempio il sostegno finanziario ai Centri antiviolenza; azioni rivolte a entrambi, uomini e donne, come per esempio i congedi parentali; le spese neutre, che comprendono cultura, sociale, trasporti... Questa è però definita una voce opaca, perché in realtà non esistono “spese neutre”, come tali non sono le scelte, di qui l’importanza di un Bilancio di Genere che persegua un’economia della cura nel senso più ampio del termine. Neanche il sapere è neutro, affermazione ribadita con enfasi dalla Dirigente scolastica del Liceo “A. Volta” di Colle Val d’Elsa, Sabrina Pirri, che ricorda con amarezza e rammarico di aver insegnato per anni la storia su libri di testo dove la presenza femminile traspariva soltanto in raffigurazioni artistiche come statue o dipinti. Questa è una delle ragioni che l’hanno indotta a promuovere nella sua scuola il progetto sulla “Storia delle donne”, come rinnovamento nello studio della storia. 
A seguire, le letture di alcune delle donne intervistate lo scorso anno danno voce a esperienze professionali e personali distanti eppur convergenti per certi aspetti – le interviste sono riportate negli Atti del Convegno del 2011, un lavoro corposo realizzato allo scopo di confrontare le elaborazioni dell’Associazione con il vissuto quotidiano di donne molto diverse tra loro. Sono intervenute Anna Cigni, mezzadra poi infermiera psichiatrica che ha trasmesso al pubblico un’amara commozione nella narrazione del proprio vissuto all’interno dei manicomi, Marta Fusai, insegnante impegnata a combattere qualsiasi forma di competizione e a porre l’accento sulla collaborazione, quindi ha letto la propria intervista la decoratrice d’interni Giorgia Kirchner, a lungo ignara di incarnare un caso di lavoro femminile in un mondo maschile. Non può mancare uno sguardo alle politiche regionali a sostegno dei giovani ricercatori, se ne fa portavoce Marco Masi, responsabile del settore promozione e sostegno della ricerca della Regione Toscana: al centro della sua interessante relazione la necessità di accorciare le distanze fra università e impresa. A partire da una situazione ormai tristemente nota a tutti - la scarsità di investimenti nella ricerca del nostro paese – si è tentato di indagare come intervenire per avvicinare il mondo accademico, spesso arroccato su posizioni autoreferenziali, all’impresa, intensificando i canali di scambio a livello europeo, già rilevanti per la piccola imprenditoria toscana. Aspetto fondamentale per la crescita della ricerca è la sua trasferibilità, i bandi devono essere diffusi e i progetti agiti. Inoltre è indispensabile garantire ai ricercatori un ambiente di lavoro congruo. Con orgoglio Masi comunica quindi la vittoria di sei su otto cluster nazionali da parte della Regione Toscana, per poi cedere la parola ad una ricercatrice, Francesca Gallina, che ha esposto il progetto da lei seguito. Non solo l’Università per Stranieri di Siena ha promosso corsi di lingua italiana prevalentemente rivolti alle straniere, ma da ottobre ha creato uno spin-off cioè un’impresa a prevalenza femminile che opera in un settore inesplorato come quello linguistico: l’obiettivo è mettere in relazione il mondo delle imprese, dell’economia e delle lingue. Per la giovane ricercatrice l’esperienza si è tradotta nella prova che “di cultura si può ancora mangiare” anche nel nostro paese, senza dover cedere alla fuga all’estero – casi rari ma fonte di preziose speranze. È il turno di Paola Rosignoli, già Assessora all’urbanistica e alle pari opportunità del Comune di Siena, che nel suo lavoro dice di non aver mai tralasciato due aspetti, l’unione e la capacità di cogliere l’altro. Con la stessa propensione ha dato vita al tavolo di genere che si è costituito dopo la consegna del Manifesto alle forze politiche della città, dove si è scelto di lavorare – e di continuare a farlo anche dopo la caduta della giunta - non a maggioranza ma secondo il principio della condivisione. Definito un vero e proprio gioiello, il tavolo procede secondo due linee di azione: la salute e la cura degli spazi, per cui sono stati finanziati due progetti con l’intento di fare di valli e orti un bacino di imprenditorialità femminile. 
Altre letture ampliano l’orizzonte delle professioni incarnate da donne del territorio:Simonetta Cresti racconta con orgoglio la scelta di fare la geometra e Biancamaria Rossi quella di direttrice amministrativa dell’A.S.P. di Siena, entrambe le interviste in versione integrale sono custodite nella suddetta raccolta di atti.
In conclusione, la Parlamentare PD dal 2005 alla guida dell’assessorato regionale all’agricoltura, foreste, caccia, pesca e pari opportunità, Susanna Cenni, ha il compito di chiudere i lavori di questa intensa giornata. Non può fare a meno di partire dalla crisi, così prendendo in prestito un’espressione (da Giampaolo Fabris, sociologo e editorialista morto di recente) definisce la situazione attuale pari ad una gaia apocalisse su un vulcano. Una condizione accentuata dal divario crescente fra economia e società: allora come intervenire per modificare questo sistema economico in crisi? L’Ilva può essere preso come simbolo di una crisi al tempo stesso di natura economica, etica e ambientale, che ha messo in discussione le certezze acquisite, lavoro, pensione, etc…
Segni che preannunciano il fallimento di un intero sistema: ecco che con rinnovato vigore si affaccia il lavoro di cura come nuova declinazione. Oltre allo spread, si sta guardando ad altri indicatori – frequenti sono i richiami agli studi di Roberta Carlini. Il declino dell’individualismo ha fatto emergere con forza la necessità di un’economia della conoscenza: non si tratta più soltanto di arrangiarsi in un momento di difficoltà, ma si può iniziare col fare tesoro degli insegnamenti di Vandana Shiva, che si batte per la “manutenzione del mondo con rispetto per l’ambiente”. In tal modo la cura diviene una leva importante per poter esercitare dominio (con un’esclamazione di stupore che fu della regina Elisabetta d’Inghilterra, si potrebbe chiedere “come mai nessuno se ne era accorto”). Senz’altro il primo passo per un possibile superamento della crisi è smettere di tenere separata la crescita economica dallo sviluppo umano: una sfida per le forze politiche, oltre che un suggerimento prezioso per la costruzione della città della cura.
(16 Dicembre 2012)

sabato 15 dicembre 2012

parlare di politica oggi

E' difficile parlare di politica oggi. in Italia come nel mondo. Ma, fermandoci un po' all'Italia, vi chiedo un parere sulla mia esperienza personale. Nonostante le mie pochissime risorse fisiche per consultarmi in ogni modo sui fatti del giorno, resto mestamente delusa della sinistra, del centro e della destra. In essi non vedo i segni del cambiamento, quando tutti vogliono accaparrarsi di Monti.
Il giudizio che trovo più autentico su di lui mi proviene dai dati di fatto: c'è una moria dell'economia reale che è DEVASTANTE QUANTO MAI. E non si tratta di aspettare i frutti della sua strategia di accodarsi alla realtà di un capitalismo europeo, a cui fare questo o quell'appunto, se non si sa giungere al nodo della questione. Che è tutta nell'assenteismo dalla politica da parte della maggioranza assoluta dei cittadini. In questa maggioranza reale non ci sono solo i 'deficienti con la pancia vuota' (!); c'è anche una miriade di piccoli e medi imprenditori che licenziano, chiudono, in una parola falliscono.
Ieri è venuta a trovarmi una coppia fin a poco fa benestante, che sta arrivando all'orlo dell'impotenza a sopportare il peso dell'imu sui suoi immobili, Ebbene, l'unica figlia trentasettenne, impiegata presso un'azienda di informatica, nella quale era stata assunta da specialista a tempo pieno, è fallita, e lei per sopravvivere alla previsione di un futuro cieco, si dà ad insegnare a casa, evadendo così la morsa del fisco. La stessa cosa che fa la mia vicina di casa, prima impiegata come estetista, che ora presta il suo servizio a domicilio... Un'altra donna mi ha dichiarato di essere pronta a ricorrere alla mafia pur di aiutare le figlie, pluri-laureate vicine alla quarantina, a trovare o a crearsi un'occuoazione. E potrei continuare molto nell'elenco, anche limitandomi a risultati desunti dai miei contatti personali.
Dobbiamo continuare così? o scendere in piazza a gridare (cosa che purtroppo io non posso fare)? o incatenarci di fronte alle porte dei palazzi del potere politico? o tanto altro ancora, come segno di disperazione?
Chi mi sa dire a quale partito dare la fiducia si faccia avanti.   

giovedì 6 dicembre 2012

Dopo il Vaticano II Una rivista


NEL VENTENNIO DELLA RIVISTA “PROSPETTIVA PERSONA
Oggetto: "Fede e cultura 50 anni dopo il concilio Vaticano II" attraverso le riviste cattoliche pre e post conciliari ( "Esprit", "La Civiltà cattolica", "Vita e Pensiero", "Il Regno", "Prospettiva Persona") - 5 dicembre 2012.
Presentato il Convegno che si terrà a Teramo il prossimo 11 dicembre 2012 dal titolo "Fede e Cultura 50 anni dopo il Concilio vaticano II", organizzato dalla diocesi di Teramo-Atri e dal Centro Ricerche Personaliste.
Prendendo lo spunto dalla ricorrenza dei 50 anni dall'inizio dall'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre del 1962-2012), nonché da altri anniversari concomitanti come gli ottant'anni della rivista "Esprit" (1932), i venti anni di "Prospettiva Persona" (1992), nonché il centenario della nascita del vescovo conciliare Mons. Abele Conigli (2013), la diocesi di Teramo-Atri e il Centro Ricerche Personaliste, nell'anno della fede, hanno voluto approfondire l'evento conciliare analizzandone soprattutto le premesse e le conseguenze legate all'antropologia personalista, ovvero raccogliere i fermenti sociali ed ecclesiali che hanno suggerito di indire il Concilio e verificare se e in che modo il mondo cattolico ha dato corpo alle linee guida dei documenti conciliari, come li ha interpretati nel dar vita al rinnovamento teologico ed ecclesiale nella questione antropologica, nella teologia trinitaria e nella ecclesiologia della comunione.
Avendo di mira tali dinamiche, il convegno non si sofferma tanto sulla ricostruzione storica degli eventi e del dibattito dei Padri - cosa che in questo anno anniversario è stata e sarà in diverse diocesi scandagliato, ma sul ruolo svolto dalle riviste culturali di ispirazione cattolica e personalista, che hanno coltivato prima e interpretato poi gli esperti del Concilio, che hanno dato voce ai fermenti di quegli anni, dalla prima metà del '900 ai primi del Duemila. Attraverso la ricostruzione del rapporto tra "fede e cultura" il Convegno intende contribuire a raccogliere le sollecitazioni e le ispirazioni che hanno guidato il dibattito pre e post conciliare attorno alla dignità della persona umana, orientato la stesura dei documenti conciliari e consentito di consegnare un'eredità ancora capace di fecondare nell'attuale contesto di cultura postmoderna nuove piste per il dialogo chiesa-mondo.
A tale scopo sono stati chiamati a Teramo, per molti versi affermatasi come "patria del personalismo", quanti sono stati protagonisti e si sono spesi nell'attività culturale ed editoriale, di ispirazione personalista collegata al Concilio (le riviste "Esprit", "La Civiltà cattolica", "Vita e Pensiero", "Il Regno", "Prospettiva Persona").
Il nutrito e qualificato gruppo dei relatori costituisce un evento in sé per la Diocesi e la città di Teramo. L'arcivescovo Ignazio Sanna, il redattore parigino di Esprit Guy Coq, l'intellettuale cattolico Giorgio Campanini, l'ex direttore di Civiltà Cattolica Salvini, il direttore della "Rivista di Teologia morale" don Lorenzetti, il giornalista culturale di Avvenire, nonché responsabile di "Vita e Pensiero", Righetto sono espressioni singolari del panorama culturale italiano e francese di tutto rispetto che incontrandosi a Teramo danno vita a un momento privilegiato di bilanci e riflessione su "Fede e cultura" utile alla comunità teramana, ma non solo, visto che si annunciano presenze anche da Messina, Firenze, Andria-Barletta, Isernia, Chieti, Roma.
Si è avvertito infine l'esigenza di calare l'analisi a livello locale diocesano perché l'attenzione alle dinamiche della evangelizzazione e alla pastorale realizzata in quegli anni costituisca un contributo alla sensibilizzazione degli operatori pastorali della diocesi nell'anno della Fede grazie alla rilettura attualizzata dei contenuti dal Concilio. A tale scopo si è affidato al sacerdote prof. Giovanni Giorgio il compito di presentare un bilancio sulla figura, il ruolo avuto nel Concilio e la concreta prassi pastorale del vescovo Padre Abele Conigli, venuto a Teramo nel 1967 e qui rimasto sino alla morte nel 2005, dando vita ad un'attività pastorale innovativa, talvolta percepita come "rivoluzionaria" per il minor peso dato agli aspetti devozionali e per il riconoscimento del ruolo del laicato, ma che ha indubbiamente segnato le generazioni successive.
Sempre a Padre Abele Conigli è dedicato il concerto di beneficenza di viola e pianoforte che concluderà il convegno e che è stato promosso e sostenuto dall'associazione "Assiste", dedita al sostegno di famiglie in difficoltà attraverso la concessione di piccoli prestiti e dalla Società per il teatro e per la musica "Riccitelli" , nonché dalla Libreria Cattolica, fortemente voluta dal vescovo Conigli.
La memoria di Padre Abele quindi si rinnova e si moltiplica con tutte le iniziative caritative e sociali prese di recente in questa direzione dal Vescovo Michele Seccia: "Un'ora per te" offerta alla Caritas, l'emporio della solidarietà, il mercato equo solidale, la partecipazione alla banca etica.
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Giulia Paola di Nicola & Attilio Danese Centro Ricerche Personaliste
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·         sul conto corrente postale CCP 10759645 intestato a: Centro Ricerche Personaliste, Via N. Palma, 37 - 64100 Teramo

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mercoledì 28 novembre 2012

Da Il Paese delle donne


Per abitare diversamente il mondo. Essere donne oggi

VENERDÌ 7 DICEMBRE 2012
UNIVERSITÀ ROMA TRE, AULA MAGNA DEL RETTORATO
VIA OSTIENSE 169, ROMA

Programma

Ore 15.00
Saluti di apertura
Guido Fabiani, Rettore Università di Roma Tre
Francesca Brezzi, Presidente Osservatorio interuniversitario di genere, parità e pari opportunità
Orlando Corsetti, Presidente Municipio Roma Centro Storico
Patrizia De Rose, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Pari opportunità

Ore 15.30
Lorella Zanardo,  “Senza chiedere  il permesso”
Dialogo con la realtà universitaria

Ore 16.30

Contro la violenza sulle donne: metodi, strumenti e buone pratiche
Idee e proposte
MAurizio Mosca, European Institute for Gender Equality
Elisabetta Strickland, Università degli Studi Roma Tor Vergata
Laura Moschini, Osservatorio interuniversitario di genere, parità e pari opportunità
Mariella Nocenzi, Osservatorio interuniversitario di genere, parità e pari opportunità


Ore 17.30
Riflessioni e Testimonianze
Antonella Polimeni, Sapienza Università di Roma
Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, Presidente Telefono Rosa
Benedetta Balducci, Maresciallo istruttore Arma dei Carabinieri
Donatella Caramia, Università di Roma Tor Vergata

modera
Lucia Goracci, Rai Tg3


Lancio di Campagna di sensibilizzazione IO NO

Consegna attestati del Corso “Donne Politica e Istituzioni”

giovedì 22 novembre 2012


TREGUE POSSIBILI, TREGUE IMPOSSIBILI
Tutti parlano di cessate il fuoco ma esso si può avere quando ambedue le parti vogliono realmente la pace. Diversamente esso è una tregua di cui una delle due parti vuole avvantaggiarsi (per esempio per ricevere nuovi rifornimenti, per produrre nuove armi, per acquistare nuovi alleati) perché al momento sul terreno le sorti del conflitto non volgono a suo favore. Questo punto va ribadito: l’interesse a cessare le ostilità deve essere assolutamente vero e concreto, in ambedue i contraenti: perché se una delle due parti non vuole la pace, con la tregua l’altra parte le concede soltanto il vantaggio di riprendere fiato.
Ecco perché in Palestina non si giunge ad un cessate il fuoco. Con l’operazione “Cast Lead” (dicembre 2008/gennaio 2009) Israele inflisse una severa punizione a Gaza e per mesi e mesi ottenne più o meno di essere lasciata in pace. Ora sarebbe lieta di sapere che Hamas e i palestinesi di Gaza non abbiano dimenticato quella lezione e non la costringano a ripetergliela. Purtroppo Hamas e la Jihad Islamica Palestinese in questo campo soffrono di due invalicabili handicap, se così vogliamo chiamarli.
Il primo è che nella loro logica i morti palestinesi, pur provocati dall’aver posto le rampe di lancio dove ci sono dei civili, pur provocati dall’avere costretto Israele a reagire e perfino ad invadere Gaza, non sono “costi”, sono “ricavi”. Ogni morto in più, ogni bambino ferito da esibire, sono altrettanti assegni esigibili su tutti i media del mondo. Nessuno ha dimenticato che Golda Meir, tanti anni fa, ha detto che la pace si sarebbe ottenuta “Quando le madri palestinesi avrebbero amato i loro figli quanto le madri israeliane amavano i loro”. 
L’interesse alla tregua è autentico in Israele, perché qui il governo non vuole che i suoi cittadini corrano neppure il rischio di essere uccisi. Viceversa Hamas accetta non solo il rischio, ma anche la certezza che i suoi cittadini moriranno in gran numero. La politica di morte prevale perfino sull’interesse umano per i propri connazionali, considerati spendibili. Animali da macello. Che tali sono anche per gli antisemiti europei.
Il secondo handicap è che i capi di Gaza, per decenni, hanno predicato che bisogna giungere all’eliminazione fisica di Israele. Dunque la morte di qualunque ebreo - anche vecchio, anche donna, anche bambino - è solo un acconto sui sei milioni che si conta di sterminare. Infatti non è questione di lottare contro l’oppressore: Gaza non è invasa. Avendo un simile programma, per loro è impossibile mantenere la promessa di astenersi, in futuro, dal lanciare razzi, compiere attentati, cercare di ammazzare quanti più ebrei è possibile. Semplicemente non possono farlo.
O – per essere più precisi – possono farlo: nella loro mentalità mentire agli infedeli non è peccato. Purtroppo questo principio lo conoscono anche gli israeliani e in generale gli occidentali: sicché la loro parola, in occasione di un negoziato, non vale nulla. Sono nella posizione del bugiardo notorio. E allora l’unico sistema per “farli smettere” è invadere quel fazzoletto di terra, facendo pagare caro alla popolazione il sostegno ad Hamas: così si possono cercare personalmente i razzi e distruggerli. L’alternativa è che un terzo affidabile si impegni ad una risoluta sorveglianza capace di assicurare che dal territorio di Gaza non siano compiuti atti di terrorismo nei confronti di Israele. Ma chi può farlo? Non certo l’Egitto dominato dai Fratelli Musulmani. E neppure gli Stati Uniti, che hanno tanta voglia di tirare i remi in barca. Ecco perché il gran parlare che si fa di cessate il fuoco imminente è stupefacente. A smettere non ci vuol molto. Ma gli israeliani chiedono: e dopo?
La speranza è l’ultima a morire. Sicuro è tuttavia che Israele non può accettare di far da bersaglio per il tiro a segno dei palestinesi.
Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
21 novembre 2012

sabato 17 novembre 2012

A Beppe Grillo

Ho scritto così a Beppe Grillo.
"Tutto bene per la pars destruens. Urge una visione d'insieme che dia consistenza partecipativa ai cittadini, ma li renda consapevoli delle possibilità concrete: ci muoviamo in un mondo capitalistico che stenta a morire. E' necessaria una proposta CHE TENGA CONTO DELLE FORZE VIVE sia dentro i partiti in sfacelo, sia tra i cittadini ignari delle dinamiche della storia. La rivoluzione marxiana costituisce un precedente interessante; tutto nel tempo degenera e quel che resta da fare oggi è, non la ricaduta in ideologie pronte a cristallizzarsi, ma la creazione di SISTEMI IN GRADO DI CREARE CONTINUAMENTE ANTICORPI  alla decadenza, sempre a passo con le mutazioni..... " 

sabato 10 novembre 2012

 10 alberi piantati in Israele dalle teologhe
Per capire il senso dell'omaggio potrebbe essere utile leggere questo equilibrato articolo de il giornale 01 settembre 2012:
È stato lui, anni fa, a definirsi in Conversazioni notturne a Gerusalemme un Ante-Papa, e cioè «un precursore e preparatore per il Santo Padre», uno insomma che prepara il terreno al Papa e gli indica i problemi da affrontare.
Uno, in sostanza, che detta la linea al capo della Chiesa, che gli dice come e in che modo muoversi e agire.
E, in effetti, questo è stato il cardinale Carlo Maria Martini, negli anni in cui ha svestito i panni del gesuita biblista e dell’esegeta e ha indossato, dal 1980 al 2002, quelli di arcivescovo della diocesi più ricca d’Italia e, forse, più prestigiosa del mondo: Milano. Un vescovo di peso, un cardinale candidato per anni al papato, e insieme, che piaccia o meno, una spina nel fianco per il suo principale alter ego ecclesiale: Giovanni Paolo II. Il Papa polacco che alla propria profetica e dottrinalmente cristallina predicazione (una predicazione supportata dal contributo teologico di Joseph Ratzinger) vedeva contrapporsi metodicamente pagine di interventi e interviste sui principali quotidiani italiani e internazionali ricolme di dubbi e «zone grigie» da parte del porporato ambrosiano. Pagine che Wojtyla non ha mai dichiarato di non digerire. Anzi: come nel 1978, una volta salito al soglio di Pietro, egli scelse come suo principale collaboratore in segreteria di Stato una personalità diversa da sé e cioè Agostino Casaroli, così lasciò che Martini a tratti gli si contrapponesse giudicando il contributo del suo «avversario» prezioso perché diverso, utile perché non allineato.
Certo, non sempre furono rose e fiori. A volte, le prese di posizione di Martini che facevano esultare la classe politica di sinistra e il mondo progressista, una qualche irritazione oltre il Tevere la provocavano. In special modo quando in ballo c’erano i temi della vita, del nascere e del morire, Martini interveniva lanciando idee-manifesto che dai più erano giudicate come una presa di posizione politica volutamente forte.
Difficile però dire se era lui che si schierava a sinistra o se era la sinistra politica che faceva divenire le sue parole cosa sua. Di certo la sua Chiesa tutta del ritorno alla «purezza e l’umiltà del Vangelo», la Chiesa che un giorno dovrà essere in grado di portare avanti riforme «necessarie come è quella dell’abolizione del celibato dei preti», una Chiesa «che sta morendo perché manca la passione e la sofferenza», la Chiesa del ritiro nelle sagrestie, di retrovia, e che insieme sa osare aperture importanti per i divorziati risposati e le coppie di fatto, era a sinistra che lanciava messaggi, non certo al mondo politico più conservatore.
Eppure, ultimamente, Martini aveva preso posizioni più morbide, meno schierate. Il 30 agosto 2010, ad esempio, stupisce quando sulla sua rubrica mensile sul Corriere della Sera dedicata ai «divorziati e all’amore coniugale», non risponde a una precisa domanda di un lettore in merito usando le medesime parole pronunciate anni prima in una conversazione con Armando Torno e don Luigi Verzé a Milano: qui chiese un Concilio per ridiscutere il «no» all’eucaristia per queste persone. Sul Corriere scrive invece che «bisogna fare di tutto per salvare anche i naufraghi». Come? «Tocca alla Chiesa deciderlo. Noi possiamo solo pregare, soffrire e attendere». Ma, insieme, puntualizza che è «importante anzitutto non favorire in nulla né la leggerezza né l’infedeltà, promuovere la perseveranza, difendere l’amore coniugale dai pericoli che ne minacciano la perennità». Insomma, parole diverse, queste ultime, meno di battaglia, meno interpretabili politicamente.
Se c’è un martiniano doc, questi è don Giovanni Nicolini. Mantovano, fu a Bologna che conobbe e frequentò Giuseppe Dossetti. Quindi la lunga amicizia con Martini che l’ha sostenuto nel progetto di fondazione della comunità le Famiglie della Visitazione. Ha detto don Nicolini al Foglio qualche mese fa che Martini, prima di inaugurare la sua rubrica di lettere al Corriere, «ha cercato di svolgere interventi di audacia spirituale ma mai duri». E che ora, in questa sua terza età, «continua con questa linea seppure sia maggiormente la sapienza dell’anziano a venire fuori. Mi pare che riesce a vedere tutto come da una pace superiore. Riesce a offrire un giudizio realistico sulla vita della Chiesa al di là delle polemiche».



martedì 6 novembre 2012

Nella stessa barca...

Mai come ora mi sono trovata nelle condizioni di non sapere quale notizia meriti la priorità per essere pubblicata: l'ingorgo tra politica ed antipolitica, le politiche del momento insufficienti a reggere il peso di cambiamenti che si curano con metodi i quali non tengono conto del senso di impotenza che invade, più che le 'fisime', la concretezza del vivere quotidiano di chi manca del necessario, le prediche ecclesiali il cui contenuto coincide con quello parolaio di ogni Casini di turno, eccetera.
Come dare spazio alla mia sete di spargere, sulla scia di Gesù, un messaggio di speranza e di fede attraverso l'ascolto interiore? non rischio anch'io di associarmi a chi non vuole vedere lo strazio di chi 'non ce la fa'? Allora sula stessa preghiera che mi canta costantemente in cuore si spande una nube di dolore senza via di uscita. Penso che davvero ci avviciniamo con Gesù al luogo dove Gesù consumerà la sua partecipazione al dolore umano. Ma forse proprio nello scoprirci nella stessa barca con lui, non è poca cosa.....

domenica 4 novembre 2012

Non si uccide mai la speranza!


Fine pena mai, firme contro l’ergastolo
MARCO DEL CIELLO
Lo statista democristiano Aldo Moro, l’oncologo di fama internazionale Umberto Veronesi e l’ergastolano-scrittore Carmelo Musumeci: tre uomini diversi per formazione e cultura, ma accomunati dalla convinzione che il fine principale della pena sia la rieducazione del condannato e dal proposito di eliminare l’ergastolo dal nostro ordinamento giuridico.
LO STATISTA ALDO MORO. Nel 1976, due anni prima della sua tragica scomparsa, Moro spiegava ai suoi studenti dell’università La Sapienza la pena dell’«ergastolo, che priva com’è di qualsiasi speranza, di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione al pentimento e al ritrovamento del soggetto, appare crudele e disumana non meno di quanto lo sia la pena di morte» (Aldo Moro, Lezioni di Istituzioni di diritto e procedura penale, Cacucci, 2005). Il suo impegno però risaliva agli anni dell’Assemblea Costituente, quando l’allora giovane politico si batteva per abrogare la legislazione penale fascista.
LO SCIENZIATO UMBERTO VERONESI.Veronesi ha invece affidato le sue riflessioni in materia al settimanale Panorama, in un’intervista rilasciata alla giornalista Annalisa Chirico: «L’ergastolo ostativo è di fatto una pena di morte civile o una pena fino alla morte» sostiene l’ex ministro della Sanità del secondo governo Amato. «Una persona, che entra in cella sapendo di essere destinata a morirvi, è condannata a un’agonia lenta e spietata». Non solo, ma l’ergastolo è anche una pena contraria alla scienza: «il nostro sistema di neuroni non è immutabile, ma si rinnova perché il cervello è dotato di cellule staminali in grado di generare nuove cellule. Quindi la persona che abbiamo chiuso in un carcere non è la stessa vent’anni più tardi. Per ogni uomo esiste la possibilità di cambiare ed evolversi» («No all’ergastolo, lo dice la scienza», Panorama, 17 ottobre 2012).


L’ERGASTOLANO CARMELO MUSUMECI. Infine, Carmelo Musumeci. Musumeci è un ergastolano attualmente recluso nel carcere di Padova, ma nel corso dei lunghi anni della sua detenzione ha conseguito una laurea in giurisprudenza e ha pubblicato alcuni libri di narrativa che descrivono in modo metaforico e poetico la condizione degli ergastolani, che lui chiama significativamente «uomini ombra». Il suo lavoro più recente è una raccolta di racconti intitolata Zanna Blu. Le avventure (Gabrielli Editori, 2012). Con l’aiuto dei volontari dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII tiene inoltre un diario in rete della sua esperienza e dei suoi pensieri.
UNA PETIZIONE CONTRO L’ERGASTOLO. E proprio la Comunità Papa Giovanni XXIII, insieme al movimento Science for Peace di Umberto Veronesi, ha lanciato a giugno di quest’anno una raccolta firme con la prospettiva di presentare una proposta di legge di iniziativa popolare che abroghi l’articolo 22 del Codice Penale, che prevede appunto la pena dell’ergastolo. Si tratta di un obiettivo ambizioso e sempre mancato da quei politici che nei decenni passati hanno promosso disegni di legge, referendum abrogativi (nel 1981) e ricorsi alla Corte Costituzionale su questo tema.
15 MILA FIRME, IL SOSTEGNO DELLA SOCIETÀ CIVILE. Dal 2007 però gli ergastolani, constatato il crescente disinteresse della politica ufficiale nei loro confronti, hanno preso direttamente l’iniziativa, prima chiedendo provocatoriamente al Presidente della Repubblica di commutare la loro detenzione nella pena di morte e poi con questa petizione che ha già raccolto più di 15.000 firme. Nomi noti della società civile come l’astrofisica Margherita Hack e il chirurgo Gino Strada, politici da sempre impegnati per i diritti dei detenuti come la deputata radicale Rita Bernardini o il senatore pidiellino Luigi Compagna, ma anche tanti semplici cittadini.
QUANTI SONO E COME VIVONO. Si sono anche raccontati in un volume collettivo curato dalla giornalista Francesca de Carolis (Urla a bassa voce. Dal buio del 41 bis e del fine pena mai, Stampa Alternativa, 2012) per spiegare a un pubblico spesso ignaro e prevenuto chi sono e come vivono: gli ergastolani sono oggi in Italia, dati di fine 2011, 1.528 (ma erano solo 408 nel 1992). Di questi circa 1.200 rientrano nelle categorie di reato indicate dall’articolo 4 bis dell’Ordinamento Penitenziario e non possono quindi godere di nessuno dei benefici previsti dalla legge per gli altri detenuti.
GLI ERGOSTOLANI OSTATIVI. Sono i cosiddetti ergastolani ostativi, condannati a finire i loro giorni in carcere senza nessuna possibilità di liberazione anticipata, privi di «qualsiasi speranza, di qualsiasi prospettiva, di qualsiasi sollecitazione al pentimento ed al ritrovamento del soggetto», per tornare alle parole di Aldo Moro. La loro condizione si pone, secondo molti giuristi, in aperto contrasto con il dettato dell’articolo 27 della Costituzione che vede nella rieducazione il fine principale, se non esclusivo, della pena. Che senso ha, infatti, rieducare chi in ogni caso non rientrerà mai più nella società? Carmelo Musumeci risponde a questo interrogativo invitando a firmare per l’abolizione dell’ergastolo sul suo sito www.carmelomusumeci.com, perché «ogni persona dovrebbe avere diritto ad una speranza e per tutti ce n’è una, ma non per gli uomini ombra».
FIRMA CONTRO L'ERGASTOLO:

lunedì 29 ottobre 2012

da www.noidonne.org


Volevo parlare del Sinodo chiusosi ieri sera, ma preferisco per ora riportare questo articolo della Prima pagina Donne / 5 (22-28 ottobre), a cura di Paola Ortensi [Aggiungerei: e chi pensa a chi appartiene ad un genere indefinito?]

Guardando la televisione Venerdì sera, all’interno delle notizie di un TG sul pauroso terremoto del Pollino, una notizia veniva commentata mostrando l’immagine di una donna molto anziana in carrozzella. La donna, che abitava da sola in una casa pericolante veniva trasferita. Dove? Nella notizia non era precisato. A lei dedico la Prima Pagina di questa settimana. A lei, doloroso simbolo di tante donne che stanno vivendo questi terribili giorni di un nuovo terremoto le cui scosse fin ora lievi scopriamo come durino da due anni. Un periodo di paura e preoccupazione fortissima vissuto in solitudine e senza condivisione fino ad oggi.
Spesso le donne come notizia nelle Prime Pagine sono citate come Genere per i loro diritti inesauditi o come gruppo per le loro caratteristiche da approfondire etc..Nello specifico ci fa indubbiamente piacere sottolineare l’elezione negata (per principio e non per le capacità riconosciute del candidato) a Lussemburgo, sia dalla Commissione che dal Parlamento, al candidato Mersch per il vertice della Bce (Banca Centrale Europea), in quanto si reclama un riequilibrio di Genere, in generale, e nello specifico per la Bce il cui consiglio è costituito da 23 membri tutti maschi. La bocciatura, per quanto il Parlamento abbia nel caso specifico, solo un parere consultivo ha un forte valore simbolico e consideriamo costituisca una notizia importante e da seguire nei suoi sviluppi. 
Continuando, non sono mancati avvenimenti e storie di donne citate o evidenziate o intervistate e annunciate in Prima Pagina. Marina Berlusconi, per sceglierne “una a caso”, è scesa in difesa di suo padre di cui elogia capacità, serietà, democrazia e ci spiega come non sia stato compreso per le grandi doti messe a disposizione del Paese. Comprendiamo la figlia ma certo è difficile condividerne le idee della cittadina/imprenditrice. Spesso le donne arrivano agli onori della cronaca purtroppo in rapporto “ai loro uomini” ecco allora alla figlia, nei giorni passati, affiancarsi la segretaria, nello specifico pensiamo alla segretaria di Bersani: Zoia Veronesi. Sarebbe indagata per truffa per avere lavorato, per Bersani appunto, in orario d’altro ufficio. Zoia - che oltre che segretaria è figlia di un ex parlamentare del Pci - e che viene raccontata, da chi la conosce, con una sua forte personalità e professionalità non sembra impressionarsi molto delle accuse e dichiara di non avere nulla da temere e che ciò che rimarrà della vicenda sarà solo il fango che le hanno gettato addosso. All’inizio di questa settimana una notizia terribile, che raccontava di una ragazza nera bruciata in America dal redivivo Ku Klux Klan, è stata poi riconsiderata dicendo come sia stata la stessa giovane ad auto danneggiarsi. Se da una parte ciò ha fatto tirare un sospiro di sollievo sul rischio di veder rivivere il razzismo nella sua forma peggiore, c’è da interrogarsi su quanto, se le cose stanno così, doveva stare male una giovane per arrivare a costruire un avvenimento così doloroso e contorto ..il razzismo che comunque sappiamo bene come non sia certo morto, a Roma ha visto svolgersi un episodio che indigna . Carla Di Veroli assessora di un Municipio Romano e nipote di Settimia Spizzichino, simbolo della brutalità nazista vissuta in un campo di concentramento ma anche della sua energia per la pace esplicata in migliaia d’incontri allo scopo di non dimenticare l'olocausto, è stata fatta segno di pesanti insulti antisemiti su di un sito nazista. Con un giusto riserbo da alcuni giorni è calato il silenzio su Lucia, ferita gravemente la settimana passata dal suo ex ragazzo che ha ucciso contemporaneamente sua sorella. Speriamo sia migliorata davvero, aspettiamo sue notizie e vorremmo comunicarle un po’ della nostra forza per affrontare il dolore o è meglio dire la disperazione per la perdita di sua sorella Carmela. Mi sono soffermata quasi per nulla sulle donne della politica ma ci torneremo prestissimo.

mercoledì 24 ottobre 2012

Dalle comunità di base


Ricevo dalla segreteria nazionale delle cdb d'Italia - segreteria@cdbitalia.it - www.cdbitalia.it  - il verbale della riunione di collegamento delle CdB a Roma il 20 e 21 ottobre 2012  che si è svolto a Roma il 20 e 21 ottobre scorso. [chi desiderasse conoscere gli allegati me lo chieda: temo che piaccia avere la pappa in bocca; preferisco il pane della ricerca del pane duro di un'informazione desiderata].
IO HO RISPOSTO COSI':

Con vivi partecipi sentimenti ringrazio delle informazioni. Mi auguro che dal vostro impegno scaturisca un’efficace azione di NUOVA EVANGELIZZAZIONE, quale la chiesa vuole promuovere, ma restando nel suo immobilismo dottrinale e affiancando il nuovo al vecchio. Giunta ad un’età vicina agli ottanta anni, sono costretta a non partecipare ad un’azione concreta assieme a voi. Mia preoccupazione è, ormai, il modo di mettermi in comunicazione con le realtà intese a promuovere una conoscenza della realtà di Cristo meno legata alla legge, più da scavare dentro le coscienze: vi assicuro, pur nel minimo che posso fare, che la gente meno qualificata intellettualmente è CAPACE di percorrere la via mistica dell’esperienza del Dio-in-noi; e perciò sono in contatto con ‘gente di chiesa’  che ne nutre il segreto desiderio. Sì, le parole di Gesù “Chi non è contro di noi è con noi”, è per me illuminante.
Auguro luce di verità, Ausilia Riggi  

giovedì 18 ottobre 2012

Il terrorismo finanziario


ILL TERRORISMO FINANZIARIO CHE DEVASTA L’EURO(PA), in www.confronti.net mercoledì, 17 ottobre 2012, di Tonino Perna (mio commento inviato alla fine)


Mario Margiocco sul «Sole 24 ore» ha recentemente denunciato «il favore di Moody’s a Wall Street e Obama» e ricordato che nel 2008 gli Usa hanno rischiato la catastrofe finanziaria, e solo gli oltre 3000 miliardi di dollari messi a disposizione dal Tesoro hanno salvato il sistema. E la storia si è ripetuta in tempi recenti, ma con una strategia diversa.Monti ha dichiarato recentemente che «siamo in guerra», ma non ha spiegato contro chi e, soprattutto, chi ha scatenato questa guerra. Per la maggior parte degli italiani la guerra che questo governo conduce è allo stato sociale, ai diritti dei lavoratori, alle conquiste di trent’anni di lotte. Poi, gli stessi italiani si dividono sulla necSiamo martellati ogni giorno da televisione, radio, giornali, internet: tutti sanno bene che «c’è la crisi», ma pochi hanno capito il perché. Da dove nasce? Quali sono i fattori che l’hanno scatenata e quali le responsabilità principali? Come uscirne?
essità o meno di portare avanti questa guerra in nome della salvezza dell’Italia e della sua permanenza nell’eurozona. Ma pochissimi hanno capito da dove sia partita questa guerra finanziaria e come siamo stati coinvolti e travolti. La verità è che non riusciamo più a vedere un film, ma solo una carrellata di trailer, su quello che sta accadendo a partire dalla crisi dei mutui subprime dell’estate del 2007 ed il crollo di Wall Street nel 2008. E non ci rendiamo conto della trama reale dello scontro in atto.

Poco più di un anno fa, infatti, nella seconda metà di luglio 2011, il dollaro perdeva ogni giorno terreno rispetto all’euro. Eravamo arrivati ad un rapporto di 1,45 dollari per un euro e molti scommettevano che si sarebbe superata la fatidica soglia di un dollaro e mezzo per un euro. Il mondo finanziario Usa, dove è localizzato il «cervello» dei principali hedge fund (fondi speculativi) su scala globale, era entrato in fibrillazione. Da Warren Buffett, il plurimiliardario che controlla Moody’s, a George Soros, il filantropo progressista e cinico speculatore finanziario, a Paulson e tanti altri paperoni, che dirigono questa orchestra che viene chiamata «i mercati», avevano tutti paura di vedere la svalorizzazione crescente ed inarrestabile dei loro asset in dollari. Non è un caso che proprio nel mese di luglio del 2011, in contemporanea con la caduta del dollaro sull’euro, è partita la campagna di rating negativi sui Paesi del Sud Europa, a cominciare dalla Grecia. Le tre oligopolistiche agenzie di rating – Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch – hanno fatto a gara a colpire i Paesi europei più deboli ottenendo un duplice effetto positivo per i loro padroni sopracitati: far guadagnare i fondi speculativi che scommettevano al ribasso sui titoli di Stato – di Grecia, Spagna, Portogallo e Italia – e far riprendere quota al dollaro e quindi al valore complessivo del patrimonio posseduto dai grandi gestori della finanza, derivati finanziari in testa, «made in Usa».
Il gioco delle parti ha funzionato: il dollaro si è rivalutato sull’euro e nessuno più parla di una nuova moneta di scambio internazionale, come insistentemente avevano posto nell’agenda politica del G 20 i leader dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) dopo il crollo finanziario del 2008. Le tre agenzie di rating, a comando, hanno continuato il loro lavoro «sporco», decidendo di colpire ora uno ora l’altro Paese europeo, e i gestori dei fondi speculativi hanno aumentato il valore dei loro asset in dollari. Il Paese più indebitato al mondo, il Paese che ha inventato il «debito infinito», non poteva permettersi di vedere crollare il dollaro, moneta fiduciaria per eccellenza, bene rifugio nei momenti di crisi. La caduta del dollaro, qualche volta auspicata dai governi nordamericani per rendere più competitive le loro merci, ha scarsi effetti sulla bilancia commerciale a stelle e strisce, perché il processo di deindustrializzazione negli Stati Uniti è partito negli anni Settanta del secolo scorso ed ha fatto registrare una forte accelerazione dalla Reaganomics in poi. Per chiunque governi gli States la tenuta del dollaro, come principale moneta di riserva internazionale, è sacra: in God Dollar we trust!
È da quarant’anni che il mondo finanzia il disavanzo crescente della bilancia commerciale nordamericana, che quest’anno viaggia verso un saldo negativo di 800 miliardi di dollari, un debito pubblico che ha superato il Pil, un debito globale – famiglie, imprese, Stati federali e Stato centrale – superiore di quattro volte al Prodotto nazionale lordo. Un’agenzia di rating che avesse un minimo di deontologia professionale assegnerebbe agli Usa una valutazione peggiore della Grecia.
Dunque siamo in guerra, ma non è la guerra di cui parla Monti. Siamo in guerra contro il popolo afghano, siamo in guerra contro i migranti che attraversano il Mediterraneo per salvarsi spesso da guerre locali a cui abbiamo dato un bel contributo, e siamo in guerra contro i fondi speculativi «made in Usa». Sono tutte guerre non dichiarate, clandestine, che si conducono spietatamente senza renderle visibili. È quasi penoso vedere Mario Monti spingersi fino a Sun Valley, nell’Idaho, nel tempio della tecnologia avanzata e della new economy, per chiedere a lorsignori di venire ad investire in Italia, nel Paese che sta facendo le grandi riforme strutturali, cioè organizzando una moderna macelleria sociale «d.o.p.». Il nostro presidente del Consiglio sembrava uno di quei capi di Stato del Sud del mondo che nel passato facevano il giro delle grandi capitali occidentali per chiedere di investire nel loro Paese che offriva bassi salari, grandi risorse naturali, niente tasse e possibilità di inquinare ad libitum.
Viceversa, la guerra ad alta intensità che gli hedge fund stanno conducendo contro l’euro è l’unica guerra che andava combattuta dall’insieme della Ue, cominciando con il tassare le transazioni speculative a breve ed allo scoperto, ricomprando i titoli di Stato europei che sono nelle mani dei fondi speculativi, ritrovando una forte spinta all’unità reale dell’Europa, proprio come risposta a questi attacchi dall’esterno. Ma questa guerra Monti non vuole e non può combatterla. Lui è espressione, alta e seria, di quello stesso mondo della finanza che ci sta portando alla rovina. Lui è l’ascaro della grande finanza internazionale e come tale è arrivato ad occupare la poltrona di primo ministro. E come tale rischia di continuare a governare finché reggerà il clima di paura con cui i mass media che l’appoggiano hanno terrorizzato gli italiani: l’alternativa al governo Monti è la Grecia, ovvero la catastrofe nazionale!
GIOVEDÌ, 18 OTTOBRE 2012 A 13:29 (UTC 2) IL MIO COMMENTO: Perfettamente d’accordo sull’analisi. Ma mi chiedo: che facciamo? Voteremo l’ammucchiatade pd, non si sa se col centro (ma quale?) Non nego di avere la tentazione di uscire dai partiti del SISTEMA.

sabato 13 ottobre 2012

Messaggio alla Chiesa e mia risposta


Messaggio delle donne alla Chiesa a conclusione del Convegno riguardante il cinquantenario del Vaticano II di M. Perroni
“Ed è ora a te che ci rivolgiamo, amata Chiesa di cui siamo figlie e amiche, perché ci riconosciamo parte consapevole della tua tradizione di amore. E’ in quella consapevolezza che si innesta la nostra assunzione di memoria, oggi forte e necessaria come prima.
La memoria che abbiamo scelto di assumere non ha rigidità alcune. Né confini: in ogni luogo sono le donne e in ogni tempo e modo vogliamo ricordarle. La nostra sarà memoria multiforme, come molte siamo noi e siamo state, fuori o dentro il tuo abbraccio.
Assumiamo la memoria della fede delle donne, ma custodiremo come nostro anche il loro rifiuto; avremo memoria della loro nostalgia, ma non dimenticheremo il loro sdegno; saremo memoria della loro passione di vita, ma non lasceremo indietro il loro dolore e tutte le sue genesi.
La memoria che assumiamo è quella delle vecchie, quelle che c’erano da prima e hanno visto, che hanno compreso e ricordato, lottato e sopportato, e spesso hanno dovuto distinguere cosa mettere in discussione e cosa proteggere per chi sarebbe venuta dopo. Ma è nel palmo delle nostre mani anche la memoria delle giovani, il dono prezioso della continuità di sorellanza che attraversa le generazioni e appartiene a tutte, anche a quelle che ancora si immaginano sole, figlie uniche della propria storia.
La memoria che assumiamo è quella delle credenti e della loro testimonianza, che sia trascorsa nel silenzio e nella parola, quando parola hanno potuto pronunciare. La loro fede ci ha generate e la loro scelta ci ha confermate. Ma oggi deliberiamo di assumere come nostra anche la memoria delle altre donne, le non credenti che per anni ci hanno camminato affianco senza che mai potessimo, le une e le altre, incrociare gli sguardi per riconoscerci sorelle. Assumiamo la comune memoria di aver abitato lo stesso presente e di averlo fecondato insieme.
La nostra memoria sarà ecclesiale, perché inclusiva e plurale come lo Spirito ci ha chiamato a essere in te, amata Chiesa. Sia dunque una memoria di mille e mille nomi e volti, voci e mani, sguardi e corpi, perché delle donne, di tutte le donne, avvenga come dei passeri nel cielo: neppure un gesto, una parola o un battito di vita siano considerati perduti e inutili. Sarà una
memoria teologica, perché si alimenterà dalle nostre domande e dall’impegno comune di mantenerle vive, trovando i modi di pronunciarle più decise ogni volta che il silenzio cercherà di farsi norma. Anche questo significa essere teologhe e questo saremo, da cristiane e da donne. La nostra memoria in questo presente sarà sacrario e semenza:custodirà il passato che siamo state e germoglierà il futuro che vogliamo essere, senza più lasciare indietro nessuna.
Noi non dimenticheremo più, né lasceremo dimenticare”.
LA MIA RISPOSTA in www.teologhe.org/
Leggo il più possibile quello che si produce nella teologia al femminile. Ma mi chiedo insistentemente se ci rivolgiamo soprattutto direttamente alle donne: in varie forme e modi. Le conquiste si hanno quando i soggetti in merito sanno assumersi le responsabilità connesse alla libertà, di cui spesso, molto spesso, si appropriano le donne in modo monco perché unilaterale e PERNICIOSO per l'arbitrio con il quale la libertà vien confusa. Spesso anche DENTRO la chiesa le 'rivendicazioni non sono accompagnate da una 'terapia' spirituale, morale e quant'altro.... Ad esempio, cosa facciamo per non sprecare le grandi acquisizioni dovute proprio al (funesto) silenzio a cui le donne state relegate??? Da mezzo secolo combatto accanto (per il pochissimo.. che le stesse mi concedono DI NASCOSTO)alle donne silenziose circa i problemi legati alla loro esperienza pregressa di religiose o di donne 'legate' per amore ad un prete. Le mie conclusioni sono queste: ci vogliono donne, teologhe o non, in grado di dare un indirizzo mistico all'interpretazione del patriarcalismo ereditato nella società e consacrato dall'impianto gerarchico maschile celibatario della chiesa cattolica... Mi fermo qui... Ausilia

domenica 7 ottobre 2012

Date celebrative nella Chiesa


Date di celebrazioni nella Chiesa, che vorrei meno celebrative…., meno solenni, meno calate dall’alto. Dobbiamo rallegrarci per avere un ‘dottore’ femminile? Io accetto i limiti del percorso storico della chiesa, che mescola il vecchio al nuovo per accontentare tutti, ma sopporto poco l’entusiasmo delle donne, compreso quello delle teologhe. Sogno uno slancio verso la riscoperta della rivelazione di Dio in Gesù nell’interiorità, perché il Regno di Dio è in noi. E in questa direzione dovremmo aiutare la chiesa….

Dall'ANSA: 07 ottobre 2012 - IL PAPA APRE IL SINODO DEI VESCOVI E PROCLAMA DUE NUOVI 'DOTTORI DELLA CHIESA'. Benedetto XVI, prima della messa in Piazza San Pietro per l'apertura del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, ha solennemente proclamato i santi Giovanni d'Avila (1499-1569), spagnolo, e Ildegarda di Bingen (1098-1179), tedesca, nuovi ''dottori della Chiesa''. Dopo la lettura delle biografie dei sue santi, guidata dal cardinale Angelo Amato, prefetto per le Cause dei Santi, il Papa ha pronunciato la solenne formula: ''Noi accogliendo il desiderio di molti Fratelli nell'episcopato e di molti fedeli del mondo intero, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, dopo aver lungamente riflettuto e avendo raggiunto un pieno e sicuro convincimento, con la pienezza dell'autorita' apostolica dichiariamo San Giovanni d'Avila, sacerdote diocesano, e Santa Ildegarda di Bingen, monaca professa dell'Ordine di San Benedetto, Dottori della Chiesa universale''. Con Giovanni d'Avila e Ildegarda di Bingen, i ''dottori della Chiesa'' sono ora 35, tra cui quattro donne… Cosi' Benedetto XVI ha iniziato l'omelia della messa da lui presieduta in Piazza San Pietro per l'apertura del Sinodo. ''E tale prospettiva - ha aggiunto - viene rafforzata dalla coincidenza con l'inizio DELL'ANNO DELLA FEDE, CHE AVVERRA' GIOVEDI' PROSSIMO 11 OTTOBRE, NEL 50/O ANNIVERSARIO DELL'APERTURA DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II''…

 Santa Ildegarda di Bingen, ''importante figura femminile del secolo XII, ha offerto il suo prezioso contributo per la crescita della Chiesa del suo tempo, valorizzando i doni ricevuti da Dio e mostrandosi donna di vivace intelligenza, profonda sensibilità e riconosciuta autorità spirituale. Il Signore la doto' di spirito profetico e di fervida capacita' di discernere i segni dei tempi''. ''Ildegarda - ha aggiunto il Papa - nutrì uno spiccato amore per il creato, coltivo' la medicina, la poesia e la musica. Soprattutto conservo' sempre un grande e fedele amore per Cristo e per la Chiesa''.