sabato 25 maggio 2013

BEATO! domenica 26 maggio

Da “Avvenire”  25 maggio 2013
Premetto una mia opinione per timore che la pazienza di chi legge non resista, data la lunghezza dell’articolo:
I toni in cui si esprime ogni articolo di impronta ecclesiale sono i soliti. Condivido il giudizio sulla santità di don Puglisi, ma perché la proclamazione di BEATO??????????????? E perché ogni riferimento a persone ecclesiastiche di potere deve essere accompagnato da temini altisonanti????????
Una risposta me la do anche io: così impone lo stile mondano che assume sempre questa povera (di una povertà non materiale) chiesa cattolica, che di cattolicità (=universalità) non ha nulla. Tutto si corrode in questo mondo, ma la chiesa cattolica ritiene di opporsi alla corrosione attraverso le sue strutture che non potrebbero esere più di potere, di come sono.
Io mi piego al destino gridando come Giobbe, ma le teologhe che riportano articoli come quello di Avvenire da che parte stanno? Si piegano senza gridare?
Si notino l’uso dei caratteri in rosso e le sottolineature che mi appartengono.
Ausilia 

Don Puglisi è beato: «La mafia ha liberato il chicco di grano»

È beato il sacerdote ucciso dalla mafia. Padre Pino Puglisi, per il quale erano inscindibili la passione per Cristo e quella per l'uomo, è stato ammazzato su ordine dei boss Graviano il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56esimo compleanno, e Benedetto XVI ha riconosciuto che l'esecuzione fu "martirio", consumato "in odio alla fede". Oggi la proclamazione della Chiesa, dai toni semplici [!], sulla spinta di un popolo che ha partecipato in massa: almeno centomila persone sul grande prato verde del Foro Italico, davanti all'altare con alle spalle il mare. Si potrà adesso celebrare la sua festa ogni anno il 21 ottobre.
"Accogliendo la domanda del nostro venerabile fratello, il cardinale di
Santa Romana Chiesa Paolo Romeo, e di molti altri fratelli vescovi e di moltissimi fedeli - afferma la lettera apostolica letta dal rappresentato di papa Francesco, il cardinale Salvatore De Giorgi - concediamo che il venerabile Servo di Dio Giuseppe Puglisi, presbitero diocesano, martire, pastore secondo il cuore di Cristo, insigne testimone del suo regno di giustizia e pace, seminatore evangelico di perdono e riconciliazione, sia d'ora in poi chiamato Beato".
L'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, nella sua omelia ha detto che il sorriso e l'azione del parroco di Brancaccio, instancabile e gioioso educatore, che nelle strade degli uomini cercava l'incontro e il dialogo, hanno sconfitto Cosa nostra: "Più guardiamo il volto di don Pino Puglisi", di cui durante il rito è stata disvelata solennemente una grande foto, "più sentiamo che il suo sorriso ci unisce tutti. Sorride ancora don Pino. La Chiesa riconosce nella sua vita, sigillata dal martirio in odium fidei, un modello di imitare".  "La mano mafiosa che il 15 settembre 1993 lo ha barbaramente assassinato - ha aggiunto - ha liberato la vita vera di questo 'chiccho di grano', che nella sua opera di evangelizzazione moriva ogni giorno per portare frutto. Sottraeva alla mafia di Brancaccio consenso, manovalanza, controllo del territorio". L'azione "assassina,di prevaricazione e di morte" dei mafiosi "ne rivela la vera essenza". Così ha rilanciato l'anatema-scomunica di Papa Giovanni Paolo II dalla Valle dei Templi: "Convertitevi, uno giorno verrà il giudizio di Dio". Un sacerdote "esemplare, martire della fede e della carità educativa, in particolare verso i giovani: continui a suscitare nella comunità ecclesiale e civile risposte generose e coerenti", è l'auspicio del segretario di Stato del Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. L'eredità, la visione e il 'modello Puglisi', a quasi vent'anni dalla morte di questo prete della gente appaiono tutt'ora poco attraversati. Il cardinale Romeo ne sembra cosciente: "Il martirio di don Puglisi deve essere vissuto con grande responsabilità. Non può essere ridotto a una pietra di museo, ma deve trasformare, interpellare l'intero presbiterio, innanzitutto quello palermitano, tutto il popolo di Dio. Il nostro '3P' deve essere il nostro modello, colui con quale confrontarci per ispirare la nostra azione. È stato pienamente sacerdote. E di fronte a tutto quello che ha fatto nei suoi tre anni a Brancaccio, io mi sento piccolo e incapace. Lui oggi è ancora qui, è ancora con noi a mostrarci la via".
Il martirio del nuovo beato "ci interpella tutti, come comunità ecclesiale, a vincere ogni forma di male", agendo "secondo il binomio che in Puglisi sintetizzò insieme evangelizzazione e promozione umana. Beato martire Giuseppe, il tuo sangue continuerà a fecondare questa Chiesa". "Il giorno dell'omicidio Palermo pianse, oggi è nella gioia perché da quel sangue è nato un popolo nuovo", ha detto il postulatore della causa di beatificazione 
monsignore Vincenzo Bertolone. Don Pino "continua a rappresentare - ha scritto in un messaggio il capo dello Stato Giorgio Napolitano [ecco un ateo devoto DOC] - un esempio per tutti coloro che non intendono piegarsi alla prevaricazioni della criminalità organzzata. Un sacerdote il cui martirio costituisce una grande testimonianza di fede cristiana, di profonda generosità e di altissimo coraggio civile".
"Uno dei miracoli di 3P è stato quello, con il suo sorriso, di fare convertire due dei feroci killer che hanno dato un contributo per la verità e giustizia, anche recentemente, facendo riaprire indagini come quella della strage di via D'Amelio", ha riconosciuto il presidente del Senato Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, che ha aggiunto: "La conversione sincera di Spatuzza e Grigoli ha dato un contributo alla verità. Puglisi è morto per essere stato un punto di riferimento che toglieva aria e territorio ai mafiosi. Il suo omicidio come quello del piccolo Di Matteo sono delitti per i quali la mafia ha pagato e continua a pagare in termini di consenso". 

Al rito erano presenti anche il ministro dell'Interno e vicepremier, Angelino Alfano, il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, il ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D'Alia. Oltre al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, al presidente della Provincia. Giovanni Avanti e ai vertici delle Forse dell'ordine. Alla celebrazione eucaristica, presieduta dall'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, hanno preso parte 40 vescovi, 750 presbiteri e 70 diaconi. La liturgia era animata da un coro di circa 250 cantori.

venerdì 24 maggio 2013

I fatti sono tanti ed ingarbugliati: e perciò mi limito a pormi ed a porre delle domande.
a) IL LAVORO
Mi scervello di fronte ad un teorema, fin troppo lineare nella  insipienza con cui è posto.
Nei due malconci tronconi della Sinistra e della Destra che propongono leggi, fa testo, almeno a parole, il dover dare priorità al lavoro, con l'immancabile aggiunta: SOPRATTUTTO AI GIOVANI. Ma che? è meno grave la situazione dei meno giovani, ugualmente senza lavoro? e dove la mettiamo con le famiglie con figli in cui entrambi i genitori hanno perso la loro attività?
Il teorema risulta insolubile perché non ci si chiede: chi dovrebbe dare questo lavoro? lo stato?...... Ammesso e non concesso che i soldi si trovino e che con essi si finanzino opere di utilità sociale, si dimentica la cosa più importante: SENZA ACQUIRENTI NON CI PUO' ESSERE GUADAGNO, quindi stipendi: si tornerebbe subito al punto di partenza, se non accade di peggio......
Non possono essere acquirenti i benestanti se, secondo la miope logica pauperistica, dovranno essere maggiormente tassati; né gli appartenenti al ceto medio, ormai anch'essi costretti a chiudere i loro cantieri di lavoro.
Priva come è divenuta delle idee di un sano concetto di uguaglianza, la Sinistra non sa trovare la via di una social-democrazia di stampo nuovo; mentre la pesudo-destra bastonata per via dei fatti di Berlusconi, non sa ritrovare il vigore morale, nutrito di impegno nel rendere produttivo il danaro per gli interessi di tutti.
Per favore, non si ripeta inutilmente la parola LAVORO!
b) Due pretibreve flash
Mirabile don Gallo! simpaticone con la tua pipa in bocca, ghindato di color rosso, col pugno alzato, lo sguardo ammiccante e l'atteggiamento minaccioso. Sei un bonario maliardo, trascinatore di folle e di aristocratici sinistrorsi. Prete buono e ribelle, affascini  chi ha la tua fede politica e ti fai detestare da chi non la pensa come te.
Ma tu come la pensi? Semplicissimo lo slogan che ti rappresenta:"CRISTO E' DALLA PARTE DEGLI ULTIMI". Per i ricchi, per le strutture di potere, in primis la Chiesa gerarchica, le porte del Cielo sono chiuse.
Desta la mia benevolenza la macchietta che incarni, ma non approvo il tuo slogan, che non è evangelico: Cristo è per tutti, perché è colui che rivela il volto misericordioso di Dio.  Siamo chiamati a seguire le sue orme di donazione senza fragori di sorta, di pacificazione universale, di distacco dai beni della terra, di preghiera costante. 
Mite don Puglisi, sei l'anti-eroe, modesto parroco, instancabile  predicatore della NON-VIOLENZA, sconosciuto ai vicini che, alla tua uccisione, si chiedevano perché ti avessero ucciso dal momento che non facevi nulla di straordinario. Capì la valenza del tuo messaggio educativo la mafia: non bisogna mai rispondere con la violenza alla violenza. E fecero di te una vittima. Sulle orme di Cristo.

giovedì 23 maggio 2013

Per parlarne....


 
Dal blog di Lorenzo Fazio ne Il Fatto Quotidiano

Quando arrivava in casa era una festa. Io ero un ragazzino e lui raccontava di come la curia genovese gli facesse la guerra. Era stata mia nonna a informarci per prima di quel prete strano che faceva delle prediche molto dirette, nessuno ancora lo conosceva, lui diceva messa nella chiesa del Carmine in un quartiere popolare immediatamente sotto al quartiere dei ricchi di Castelletto a Genova. Parlava di poveri, di ingiustizie, di verità, di Gesù come se fosse un uomo tra tanti uomini, “non sembrava un prete”, così un giorno decidemmo con mio padre di andare ad ascoltarlo e rimanemmo fulminati, da quel giorno appena potevamo andavamo da lui e diventammo suoi amici.
Poi venne il giorno dell’anatema e i fulmini del cardinale Siri si abbatterono sul povero Andrea. Gli diedero del comunista e dell’anarchico. “Decidetevi”, diceva “o uno o l’altro”. Ci fu una reazione forte, ormai quel prete coraggioso aveva conquistato tante persone che magari a messa non sarebbero neanche andate. Stiamo parlando dei primi anni settanta quando c’era molto fermento e altri preti avevano osato criticare le gerarchie ecclesiastiche. Si aveva fame di verità e giustizia, come adesso. Finalmente un parroco timido, appartato ma coraggioso lo accolse nella chiesa di San Benedetto al porto e lì cominciò la sua avventura di uomo e prete al servizio di chi ha bisogno di aiuto.
Lui continuava a venire a casa e raccontava, sempre pronto a sorridere anche nei momenti più bui. Rideva del cardinal Siri, della inutile magniloquenza del potere politico, del linguaggio borioso di chi sta più in alto, aveva una passione per mio padre, giornalista de La Stampa, e solidarizzava con lui quando non gli pubblicavano un articolo cui teneva molto, tra loro c’era vera solidarietà. Lo ricordo il giorno di festa delle nozze di mia sorella e il giorno della morte di mio padre, le sue parole calde e fraterne, quelle di un amico caro. E lo ringrazio ancora.
Per me pubblicare i suoi ultimi libri è stato un modo per continuare quel rapporto, e fecondare le idee di quegli anni. Andrea fino all’ultimo ci ha creduto e allora anche io ci voglio credere fino all’ultimo giorno della mia vita in segno della nostra amicizia e fratellanza. Con le sue parole e la sua testimonianza sento che saremo ancora insieme a lottare per un mondo più bello.


martedì 21 maggio 2013

Opinione

OPINIONE ESPRESSA IN
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Quanto afferma la Menapace è interessante e denso come sempre.
Mi permetto soltanto di esprimere il mio forte dubbio che le donne, o almeno parecchie, oggi, non solo stanno perdendo la scienza della vita quotidiana, ma mostrano segni di debolezza nell'appellarsi ad essa, vantando un primato morale sulla parte maschile, rancoroso e vendicativo, che potrebbe degenerare fino al punto di fare smarrire i tesori cumulati. Non dico che debbano perpetuare l'apartheid, ma è ora - in tutti i campi - di smetterla di sostituire ad un primato un altro. Così facendo non si va da nessuna parte.


Il macellaio della porta accanto
Non lo vedevo dal tempo antecedente la formazione del governo Letta. Allora il macellaio della porta accanto era deciso a votare Grillo: i politici fanno tutti schifo, ecetera. Parlava con convinzione ragionata e anche informata, sempre munito di cautela nel voler sapere cosa ne pensi io.
Stamane ho tentato di fargli capire come non bastassie opporsi a tutto quello che di male fa la politica; bisogna, gli suggerivo, proporre un piano concreto di cambiamento; e gli ho fatto presente la critica di Renzi, che mi pare piuttosto convincente. Al che il mio amico sbotta ripetendo le frasi di rabbia che echeggiano nelle piazze: lui ha due figli sposati e senza lavoro e deve dar mangiare a loro e a relative nuore…….
Si sa: quando si ha di fronte l’esasperazione della gente, non ci sono parole che tengano.
Mah! io penso all’ultimo dopoguerra: non si stava meglio di oggi. Eppure non c’era il clima di sfiducia e di disfattismo attuale. Oggi c’è un’atmosfera pesante.
Sintomatico un fatto in apparenza insignificante: mai come ora in televisione ho visto tanti  e prolungati programmi sulla preparazione di cibi. Abbiamo bisogno di riempire lo stomaco vuoto, forse perché gli acidi sono in subbuglio….. E poi i gialli della realtà sembrano un rifugio contro i discorsi logori della politica…. Forse ben pochi hanno interesse per eventi interessanti nel campo della produzione artistica, per i programmi culturali del terzo programma alla rai. Intanto le interviste delle giornaliste (in questo campo le donne ci sono!), tutte faziose, accontentano le persone faziose come loro…. Si salva qualche programma della sera. Niente è davvero rassicurante in una comunicazione dai piedi di argilla. Forse lo è papa Francesco, almeno per le persone ancora non in preda al puritanesimo dei cattolici del dissenso.
Voglio il coraggio di cercare di capire! Di non fare come il Gervaso del Manzoni, il quale nella confusione prodotta nel momento in cui  fu impedito a don Abbondio di sposare i due promessi saltellava di qua e di là e non ricordo più cos’altro di i nsensato facesse.
Il macellaio ha concluso che lui sapeva di non sapere. Toh! Questa la sa.

lunedì 20 maggio 2013

Imbrogli

Premetto ancora una volta che le opinioni da me espresse sono frutto di ascolto attento di quanto si dice nella giornata nei mezzi di comunicazione, sforzandomi di capire almeno qualche cosa.
Ecco la situazione che mi pare emerga:
a) Ci sono, nel governo Letta, molte ambiguità, distribuite, in ambedue le parti principali in gioco, in maniera equivalente.
b) La questione si complica col fenomeno del mov.5stelle e col fenomeno Renzi, che dovrebbero intersecarsi anziché contrapporsi, come invece avviene:
Il movimento mi era apparso attento a monitorare la falsità sistematica dei partiti nel nascondere la verità nell'uso della politica come strumento di potere economico, legato alla questione "uso criptato del guadagno personale attraverso la mediazione delle banche o dell fondazioni, in cui depositare le "offerte" di finanziamento". Renzi potrebbe costituire una speranza sia per liberare lo schieramento di sinistra dall'ossessione antiberlusconiana, sia per dare una mano allo schieramento della Casa della libertà, dove in un primo momento lo stesso Berlusconi, che ieri affermava di stimare la sua posizione di una sinistra social-liberale e che ora forse ha paura di lui (leggi: pericolo sondaggi altamente favorevoli a lui. Forse oggi, senza quelle maledette primarie, non saremmo arrivati dove siamo: la sinistra avrebbe potuto dare una svolta alla sua variegata formazione e Berlusconi si sarebbe potuto "ammansire".
Niente di tutto questo. Il terzo incomodo della politica attuale, costituito dal movimento che rischia di arrotolarsi su se stesso, e lo stesso nuovo personaggio politico sembano non avvedersi delle potenzialità di uno scambio, goffamente tentato da Bersani, complice la sua banda.
Mi ha meravigliato la Gabanelli che, in Report di ieri sera, si è limitata a citare la proposta di Renzi che ha sperimentato l'uso del web come mezzo di trasparenza del finanziamento (registrazione delle entrate con nome e cognome, e della destinazione delle uscite). La brava giornalista ha solo smascherato alcune simulazioni adottate dai partiti nell'affidare le somme ricevute in offerta (!) a fondazioni o banche di copertura, ma nessun progetto di COME FARE.
Quindi per ora buio pesto: si può arrivare a capire ed  a far capire ciò che è marcio, ma ci si arresta qui. Più facile mettere a tacere il movimento ed ignorare Renzi. 
Cosa ne pensate?  

sabato 18 maggio 2013

Il terribile oggi


Ieri, durante la trasmissione “In onda” su la Sette, la mia confusione sulle questioni di oggi si è addensata: una pentecoste all’inverso, cioè la torre di Babele.
Stamane leggo dalla News del sito delle teologhe un articolo sulla  proposta di legge avanzata da Silvana Amati del PD sulla cancellazione di Miss Italia dal palinsesto della Rai e un altro sull’invito rivolto a papa Francesco alle suore: “siate madri, non zitelle”.
Non ho voglia di addentrarmi nell’oscuro mondo della politica di oggi, né di rispondere come si deve al contenuto degli articoli e alle critiche che subito oscurano la fonte della notizia.
Ma mi resta la chiave di lettura di tutto ciò che si agita giorno dopo giorno: TENER PRESENTE CHE ignoramus et semper ignorabimus la realtà (dei fatti e della lettura di essi). Anche perché sullo sfondo incombe sempre il guazzabuglio dell’opinione della gente, la quale purtroppo occupa il posto dell’atroce condizione di chi si suicida o è sull’orlo di farlo. Vorrei riflettere su questo sfondo, ma come si può ricavare una riflessione seria dalla manipolazione dei mestatori di tutto? Come distinguere, in seno all’urlo disperato di chi vive la disperazione, l’urlo provocato dai mestatori? E’ credibile il santo protettore degli oppressi di ogni categoria e la santa protettrice per eccellenza, la comunicazione?
Per chi non si vuole rassegnare come me ad avere un lumicino di comprensione della realtà, non resterebbe da fare altro che fuggire lontano da quella che chiamiamo realtà, correndo nel deserto come hanno fatto gli eremiti in ogni situazione storica emergenziale. Sennonché l’ultima sponda della mia fede religiosa e laica resta ancora CHI SOFFRE.
Nel concreto della politica e dell’antipolitica odierna crolla per me a) la fede nell’utopia grillina, b) quella nella ideologia della Sinistra, c) quella del più che malandato capitalismo che in Italia si rifugia nella comoda maschera dietro la quale si nasconde-difende Berlusconi e gli antiberlusconiani i quali lo onorano della loro contrapposizione.
E così mi faccio vanto di uscire dallo schermo dell’ignoranza, assumendola totalmente: da pazza illusa e in qualche modo veggente.

mercoledì 15 maggio 2013

14 maggio


Quasi una pagina di diario
Di ritratti molteplici e variegati, disgustosi e tempestosi, è sminuzzata, oggi 14 maggio, l’offerta della comunicazione di chi cerca di informarsi.
Potrebbe bastare illustrarne uno qualsiasi per vederlo riprodotto in altre facce dell’unico caleidoscopio.
Ascolto la trasmissione radiofonica in diretta dei lavori del Parlamento nel tardo pomeriggio. La Boldrini sottopone a votazione l’elaborazione di proposte di legge compilate dai gruppi di lavoro e poi riviste dai membri della convenzione. Ciascuna delle proposte viene animosamente rintuzzata da interventi ben articolati da parte degli appartenenti al mov.5stelle. Chiedono che siano evidenziate le modifiche, precedentemente da loro avanzate, per contrastare la chiara impostazione proveniente dai gruppi, interessati a difendere i benefici personali. I movimentisti pretendono che siano rese possibili modifiche atte a rendere tutto trasparente. Subito bloccati! una volta di brutto; ma alle proteste clamorose la Boldrini deve cedere per far finire, almeno, l’esposizione della loro proposta. L’impedimento? Nella fedeltà scrupolosa alle procedure…
Mi invade lo stesso nervosismo degli accaniti utopisti.
Intanto mi balza nella memoria, chissà perché, un rammaricato leit motiv del fondatore dell’Istituto religioso al quale un tempo appartenevo con tutto la slancio della mia gioventù: “non si possono raddrizzare le gambe ai cani”.
Allora mi rifugio nel mio lavoro esegetico sul Vangelo della domenica.
Ahimé! Ritrovo analoghi schemi umani, troppo umani. Ma almeno in questo campo trovo lo spazio per farmi cantare in cuore la preghiera…

domenica 12 maggio 2013


Forse ho ‘afferrato’ l’essenziale per capire il movimento 5stelle attraverso l’intervista a Crimi, condotta dall’Annunziata, la quale è rimasta allibita per le sue risposte: segnale che anche lei, come tanti, non aveva capito:

a) Il movimento si muove in un campo posto fuori dalla logica partitica: è contro OGNI tipo di organizzazione [e direi che a rigor di logica il movimento non avrebbe dovuto nemmeno protestare contro lo sproloquio di stampo elettorale di Berlusconi, dallo stesso Crimi definito ‘contro le istituzioni’]. Dunque via governo fondato sui partiti e, non potendo fare altro, vigiliamo.
b) E’ importante solo il metodo per operare a vantaggio di tutti. Al momento, dato che sussistono partiti, parlamento, senato, gruppi di lavoro eccetera, il movimento si propone di fare la sua rivoluzione, sia mantenendo il vivo contatto tra la gente, sia controllando, monitorando ogni proposta condotta in seno al parlamento, in senato, in ogni altro gruppo di lavoro, sia sottoponendosi ad una estenuante partecipazione ai lavori, sia con l’esemplarità di una condotta ispirata al principio dell’evitazione del pericolo numero uno: la trappola del potere. Tale TRAPPOLA si traduce in trasformazione del servizio in moneta guadagnata e cumulata.

MIA OSSERVAZIONE
Siamo di fronte all’utopia pura. La più utopica delle utopie finora costruite, e cioè la ricostruzione della convivenza sociale sull’unica alternativa: o muoversi sul solco della storia e cercare volta per volta aggiustamenti dei guasti inevitabili in ogni costruzione ideologica (ogni schieramento è di sua natura ideologico: quello dell’interesse personale che ha creato il capitalismo con i suoi continui trasformismi e quello dell’anticapitalismo che ha avuto il suo epilogo nello stalinismo e nel maoismo).
Il forte richiamo di Grillo al radicalismo nell’uso del danaro, è di impronta pauperistica. E proprio il pauperismo fa paura a tutti. Ma potrà DURARE un pauperismo esasperato di fronte ad un mondo ormai globalizzato in mano al potere di questo o di quel paese; che è destinato a vivere conflitti sempre più inevitabili; che omologa e divide tutti e rende, a fin dei conti, inevitabili le guerre? E abbiamo dimenticato che proprio il marxismo con la sua utopia di uguaglianza assoluta contro la meritocrazia liberale ha determinato quello che chiamiamo progresso e dal quale non è esente uno solo dei più rigorosi osservanti dell’idea di uguaglianza [ad eccezione dei mistici autentici, i quali attingono ad una Fonte soprannaturale]? E contraddizioni sono presenti nel grillismo (lasciatemelo definire così): non tanto a causa delle defezioni e relative espulsioni, quanto a causa di quel mostro dalle sette teste ed un solo cervello evocato da Grillo. L’unico cervello!!!! Si può continuare a crederne di averne uno proprio quando l’unico cervello ispiratore si è incorporato nel proprio.
Detto questo, torniamo ai nostri dubbi sul da-fare-oggi……. Cerchiamo di coltivarli senza ripiegare passivamente nelle nostre ideologie, nei nostri scoraggiamenti e quant’altro non offre soluzioni di sorta. 

venerdì 10 maggio 2013

Che fare?

Finisco con l'invidiare chi ci capisce con i fatti del giorno.
Io mi dimeno nel seguente dilemma e appartengo alla terza categoria, dubitando di ogni categoria: 
Prima categoria: Letta sì: per gli iper-realisti, opportunisti, antipolitici, berlusconiani-dentro?
Seconda categoria: Letta no: per i giusti, incorrotti (!!!!!), legati all'ideologia di sinistra, grillini da strapazzo?
Terza categoria: Letta forse: per chi soffre l'atroce sofferenza della crisi e non sa più che farsene di ogni schema? Non sarà la cosa giusta, ma è la cosa di chi darebbe l'anima al diavolo per chi soffre.  

lunedì 6 maggio 2013


DAL SITO NOI DONNE

VALDESI / FERITE, A VOLTE UCCISE: LA CAMPAGNA 8 PER MILLE
È destinato anche a contrastare la violenza di genere l’8 per mille che i contribuenti assegnano alla Tavola Valdese. Intervista a Eugenio Bernardini
inserito da Tiziana Bartolini
Non è la prima volta che abbiamo un’attenzione particolare verso le donne, e quest’anno i fondi derivanti dall’8 per mille dell’Irpef sono destinati a progetti dedicati al contrasto della violenza contro le donne”. A Torino abbiamo incontrato Eugenio Bernardini, Moderatore della Tavola Valdese, in occasione della presentazione della Campagna dell’8 per mille, e gli abbiamo chiesto le ragioni di questa scelta. “Ogni anno scegliamo un tema sentito nella società e che ben illustri l’impegno delle nostre Chiese. L’anno scorso abbiamo affrontato la disoccupazione giovanile e la difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro e quest’anno, con la violenza di genere, poniamo l’accento su un problema assai delicato e di tragica attualità, un problema che attraversa tutto il pianeta e gli strati sociali, e che richiede interventi pressanti”. Non si può non essere d’accordo ed è inevitabile osservare che lo sguardo femminile è ben presente nelle Chiese Metodiste e Valdesi visto che un terzo dei pastori sono donne.
Una vostra decisione assai significativa è quella di destinare il 50% dei fondi raccolti attraverso l’8 per mille a progetti per l’Italia e il 50% a progetti che si realizzano all’estero. Qual è la ragione di questa scelta?
È un criterio che abbiamo assunto sin dall’origine quello di pensare agli altri limitando le risorse destinate al nostro Paese. Il prossimo è colui che incontriamo quotidianamente, però c’è un prossimo più lontano che non va dimenticato. Destinare la metà dei fondi che i contribuenti ci affidano per progetti destinati a realtà disagiate e lontane rappresenta, dal nostro punto di vista, un voler ricordare chi non incontriamo quotidianamente, qualcuno a cui dobbiamo pensare ugualmente con responsabilità anche se non lo vediamo. Queste risorse sono un aiuto alle associazioni che lavorano su gravi problemi, ma sono anche una sollecitazione alla società italiana a guardare oltre, più lontano, di porgere l’attenzione a chi vive in condizioni di difficoltà assai più pressanti rispetto a quelle che viviamo in Italia.
Ci sembra una scelta coraggiosa, anche in considerazione dell’emotività che troppo spesso contraddistingue la generosità degli italiani. Non è scomodo andare contro corrente?
Siamo riusciti a comunicare abbastanza chiaramente nel tempo sia le nostre scelte sia il modo in cui operiamo, e le risposte dei contribuenti sono notevoli: ogni anno cresce il numero di coloro che affidano alle Chiese Valdesi e Metodiste il loro 8 per mille. Il fatto che il numero dei contribuenti sia aumentato di più di 20 volte è diventato un caso di studio. Abbiamo anche un fondo emergenze che risponde a situazioni o calamità improvvise, ma nella maggior parte dei casi cerchiamo di sostenere le associazioni che fanno un lavoro molto profondo verso le popolazioni bisognose nell’intento di renderle indipendenti. Il primo obiettivo che ci diamo è il sostegno a piccoli gruppi di donne, uomini o giovani che vogliono studiare e i riscontri spesso sono positivi. In alcuni contesti, in cui le condizioni sociali e strutturali sono particolarmente difficili, i risultati arrivano con maggiore difficoltà se non si costruisce costantemente, se non si semina ripetutamente. In quei casi occorre evitare interventi episodici e la costanza è la formula vincente. In questi anni ci siamo resi conto della necessità del controllo attento di quello che viene fatto, per evitare dispersione di risorse preziose. Perché la buona volontà è importante, ma bisogna anche verificare che ci sia competenza, professionalità, onestà nella realizzazione del progetto.
Competenza, onestà, professionalità: parole dense di significati. Ma non sono anche chiavi di lettura della sempre rinnovata fiducia dei contribuenti nei vostri confronti?

Non un euro che ci deriva dall’otto per mille è usato dalle Chiese Valdesi e Metodiste per il loro funzionamento, e questo è stato ben compreso. Inoltre comunichiamo e rendiamo conto di tutti i denari che riceviamo fino all’ultimo euro: è possibile tracciare il denaro che entra nelle nostre casse, controllarea chi va e per quali progetti. Questo processo di trasparenza dovrebbe essere un costume per tutti e che molti non hanno, anche nel mondo del no profit. Riteniamo che questa sia una delle chiavi di lettura della fiducia che ci è data e rinnovata. Del resto la nostra Chiesa ha conservato un rigore e una sobrietà che ci è riconosciuta: la nostra è una gestione morigerata e con dignità riusciamo a fare tutto. È una scelta che viene da lontano e che nel tempo abbiamo mantenuto, pur nei cambiamenti evidenti dei costumi e delle abitudini. Se una Chiesa cristiana non è povera, nel senso dello stretto indispensabile e della sobrietà, non è una Chiesa che può servire gli altri. Non è stata una scelta facile, l’abbiamo anche sofferta, ma è condivisa: ogni anno facciamo il punto della situazione e sottoponiamo alle nostre chiese la linea di utilizzo dei nostri fondi e ogni anno abbiamo questa verifica. Questa è un’altra delle nostre caratteristiche: controllo e verifica interna di ogni passo che compiamo.

Oggi la crisi ci impone una revisione profonda degli stili di vita. Come vede il futuro?

Ci auguriamo che insieme alla fuoriuscita da una situazione di impoverimento generale ci sia anche la comprensione che nuovi e diversi valori possono essere un aiuto per tutti, anche per chi è abituato ad avere a disposizione tante risorse economiche. Il futuro lo vedo con preoccupazione. Speriamo di essere all’altezza delle sfide che abbiamo davanti, tutti. Soprattutto in Europa abbiamo grandi responsabilità e dobbiamo ricostruire una speranza basata su una maggiore responsabilità e solidarietà. Il tipo di sviluppo che abbiamo conosciuto sin qui ha mostrato le sue carenze - e dal nostro punto di vista anche i suoi peccati - di cui ora stiamo pagando i prezzi. In futuro speriamo ci sia maggiore equità e attenzione ai valori che contano, valori durevoli della nostra vita: le relazioni umane, il rispetto reciproco, il costruire insieme e l’avere fiducia negli altri. Perché insieme si sbaglia di meno che da soli.

(06 Maggio 2013)

Cattolici e la Bonino


Dal sito delle teologhe
Cattolici divisi sul ministro Emma Bonino
Il giudizio complessivo dei vertici della Conferenza episcopale italiana sul nuovo governo italiano guidato da Enrico Letta è positivo, anche per quanto riguarda le scelte sui singoli ministeri, tranne che nel caso del titolare della Farnesina, Emma Bonino, la cui designazione è stata accolta con fredda sorpresa. La nomina del
nuovo ministro degli Esteri è stata invece definita una «scelta positiva» dai microfoni di Radio Vaticana, che ha intervistato il politologo Antonio Maria Baggio, docente all’Università Sophia di Loppiano (Firenze) e vicino al movimento dei Focolari.
Questo il commento di Baggio sulla presenza dell'esponente radicale: «Vorrei sottolineare, per esempio, l’inserimento della signora Bonino nel governo, posta in un luogo come gli Esteri, che lei ha sempre vissuto in chiave soprattutto di diritti umani e di diritti dei popoli piuttosto che di rapporti tra gli Stati. Anche questa, vorrei sottolineare, è una scelta che a me sembra positiva». Per il politologo cattolico il governo «nell’insieme è un’equipe efficiente che ha saputo mettere le persone giuste nel posto dove possono rendere».
Di tutt'altro avviso è invece Stefano Fontana, direttore dell'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa che in un editoriale pubblicato su la nuova Bussola quotidiana ha scritto: «Va bene (Emma Bonino) è stata Commissaria dell’Unione Europea, dove si occupava dei profughi.
Ma non sembra una cosa sufficiente ad accreditarla agli Esteri. Va bene, a suo tempo i radicali avevano lanciato la famosa campagna contro la fame nel mondo. Ma nemmeno questo sembra sufficiente. La sua carriera politica l’ha fatta in Italia e su tutt’altri temi. È esperta in abolizione delle droghe, in campagne per il suicidio assistito, in aborti aperti a tutte». «E’ vero – continua Fontana – che la Bonino non è a capo di un ministero in cui avrebbe potuto fare devastazioni, come per esempio quello della Salute. Però il ministero degli Esteri ha anche molte competenze in fatto di collaborazione internazionale con risvolti etici molto delicati e importanti. Si sa che l’Europa è la maggiore finanziatrice dell’aborto nel mondo. Si sa che le agenzie ONU stanno promuovendo aborto e ideologia del gender nei Paesi in via di sviluppo.
Sappiamo che spesso i programmi internazionali per lo sviluppo contemplano pianificazione forzata delle nascite compresi sterilizzazione e aborto. Al ministero degli Affari esteri Emma Bonino può dare impulso a queste politiche internazionali disumane ed appoggiare significativamente le già tristemente attive ong e le stesse agenzie delle Nazioni Unite».

venerdì 3 maggio 2013

Messaggio ad Emma


Sono molto speranzosa per la tua elezione.
Il paese attraversa uno dei momenti più difficili della nostra storia: ci si incretinisce tra diatribe, meglio tra contrapposizioni dissennate, e anche i governo Letta rischia di inceppare, anzi di crollare da un momento all’altro.
Non so, Emma, cosa potrai fare, perché è più facile affrontare questioni terribili, ma serie, mentre l’insensatezza è poco curabile. Non sto a privilegiare il tuo incarico perché sei donna capacissima, ma perché conto sul tuo ESSERE AL DI SOPRA delle contingenze. Semmai l’essere donna è valore aggiunto.
Tieni duro, durissimo. Faccela!!!!!
Ausilia Riggi 

lunedì 29 aprile 2013

Ultimi fatt

Il mio punto di vista sugli ultimi fatti, con l'ausilio di due  analisi, tratte da "NOI DONNE" qualche giorno fa:

No, non ci sono vincitori né nella destra 'democratica' di Berlusconi né nella sinistra dell'attuale PD. Siamo tutti SCONFITTI, nonostante il barlume di speranza che nasce dalla formazione del governo Letta.

Quando ci accorgeremo che permangono contrapposte due logiche: a) quella degli interessi personali, b) quella ideologica?
Quale risulterà, anziché migliore, più conveniente?
NON CONTRAPPORRE PRINCIPI E DATI DI FATTO.
Lo impone la piazza in cui si danno sfogo agli istinti fondamentali di sopravvivenza.

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Ecco le due analisi in Noi Donne

I tanti significati del secondo mandato al Quirinale per Giorgio Napolitano ...

Tiziana Bartolini

 C’è sempre una prima volta. E il secondo mandato al Quirinale per Giorgio Napolitano inaugura la possibilità di rielezione del Presidente della Repubblica, possibilità che la Costituzione non prevede ma neppure impedisce. Indipendentemente dalle regole sancite nella Carta un esercizio di veto lo avrebbe certo dettato il buon senso, in considerazione degli 88 anni del Presidente e della richiesta di un cambio di passo emersa chiaramente dalle recenti elezioni. Poiché la politica si esprime anche attraverso i simboli, è incontestabile che questa riconferma è la certificazione della paralisi della classe dirigente italiana, quella politica e quella che abita i palazzi dei vari poteri che compongono il sistema-paese nel suo complesso. Non immaginiamo un pressing di banchieri e industriali sul PdL (che ha proposto da subito il settennato-bis di Napolitano) e neppure una lobby che ha imposto al PD di affondare Marini e Prodi e di non proporre Rodotà. Non è immune dalla critica neppure il M5S, inchiodato ad un pugno di nomi da un misterioso sondaggio sul web. Sembra piuttosto che un così tanto rinnovato Parlamento si sia immediatamente adeguato ai criptici rituali del Palazzo, ai tempi lunghi della peggiore politica, ai rinvii defatiganti, alle continue prove tecniche di cambiamenti che o sono di facciata non arrivano proprio, insomma all’eterno gioco delle parti in commedia affinché nulla cambi se non con il placet dei poteri forti. Il più giovane Parlamento d’Europa, composto per circa un terzo da donne, si è impantanato al primo passaggio istituzionale, incapace di gesti di autonomia, senza orgoglio, timoroso di infrangere consuetudini, prigioniero di faide antiche o contrasti recenti che non hanno alcuna relazione con l’Italia viva e le sue gravi emergenze economiche e sociali. Senza dubbio il PD ha il primato delle colpe avendo irresponsabilmente coinvolto l’intero Paese nella sua irrisolta crisi di identità e dando prova di una arroganza indigeribile persino per i suoi più fedeli militanti ed elettori. Come potrà, ragionevolmente, riproporsi alla guida del Paese una sommatoria squallida di personalismi ed egocentrismi che non è stata in grado di auto-governarsi in un passaggio così delicato e decisivo? Cosa ha impedito la polarizzazione delle tante e positive forze rigeneratrici che pure ci sono in Parlamento e nel PD intorno ad un nome da scegliere quale simbolo (Rodotà o altro di analoga caratura e forza istituzionale) per accompagnare una nuova fase di autentico e profondo mutamento? L’occasione perduta accentua solchi già profondi e vi aggiunge l’amarezza di assistere ad una scelta imposta a Giorgio Napolitano da un’emergenza fabbricata in laboratorio con una miscela di silenzio, pavidità e cinismo. Abbiamo assistito ad una lotta i cui protagonisti - vincitori e vittime - sono stati uomini che hanno agito con logiche maschili e machiste. Per costoro la Repubblica e la Democrazia, che avevano (e hanno) urgenza di cura e manutenzione, possono aspettare. Aspettare che maturino i tempi per una Politica propositivamente dialettica e condivisa quando necessario. Aspettare che arrivi da chissà chi il via libera per mutare equilibri e occupare spazi decisionali. Aspettare che 290 tra senatrici e deputate elaborino strategie alternative alle regole dominanti e sbagliate. Aspettare…. il contrario esatto dell’abusato slogan ‘se non ora quando’. Il femminile legato all’idea di Rinascita e di Rigenerazione anche questa volta ha passato la mano. Il prossimo giro non tarderà molto. Conviene attrezzarci per tempo.

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO
Silvio Berlusconi vuole garanzie sulla giustizia. Questo l'argomento numero uno delle trattative con Enrico Letta, altro che Imu. Secondo ILEANA MILELLA SU REPUBBLICA, Berlusconi vorrebbe innanzi tutto la nomina a senatore a vita, che gli permetterebbe l'immunità, e poi un'aminstia o indulto condito con qualche legge o provvedimento che gli evitino il carcere. Per non parlare del fatto che punta a mettere un suo fedelissimo al ministero. Perché il rischio che ci vada veramente, questa volta, c'è: sono a rischio sentenza rapida i processi Mediaset, Ruby, Unipol, De Gregorio. 
Lo scambio con Enrico Letta ma anche con Giorgio Napolitano sarebbe questo: io (Berlusconi) vi appoggio un governo di salute pubblica, voi mi tutelate contro la magistratura. Anche perché una condanna o peggio ancora un arresto durante la vita (già non semplice) di questo governo di larghe intese sarebbe una catastrofe. Dopo il ragionamento le richieste: la nomina di senatore a vita, per lui ma anche per Romano Prodi (anche per farla apparire meno "sporca") e un'amnistia o indulto. Le posizioni come si vede sono inconciliabili per ora, visto che in tema di giustizia, il Pd invece chiede la legge anticorruzione, il processo lungo, il falso in bilancio. 

sabato 27 aprile 2013


Mio commento all'articolo di I. Montini ne Il Paese delle donne
Osservo che il titolo non nasconde l'opinione di parte. Lo schieramento in nome del 'contro l'altro', fatto di odio, è segnale dello sfacelo di una Sinistra impotente a reggere il cambiamento di cui ambirebbe ergersi a motore.
Io spero in una Sinistra che usi altri parametri, senza dimenticare che la politica fondata sull'ideologia dovrebbe cedere di fronte alle urgenze del momento storico. E spero in una Destra in grado di andare oltre Berlusconi.
Forse il vecchio Napolitano è più esperto tra gli antichi capostipiti della Sinistra.
Ma sia la Sinistra sia la Destra dovrebbero, anche attraverso le sguaiate performance di Grillo, che è ora di una svolta: all'insegna, non del 'nuovismo', bensì del saper misurarsi con i trapassi culturali. Peccato che ci sia stato bisogno di un vecchio, sia pure venerando, per misurarsi con la concreta realtà della storia.

Il femminicidio ne 'Il Paese delle donne'

Mio commento all'articolo sul femminicidio nel sito Il Paese delle donne:


Buona la messa a punto delle due autrici.
Faccio una sola osservazione: è cosa giusta affermare che gli uomini stessi dovrebbero ‘indagare’ la propria sessualità. Ma le donne dovrebbero altrettanto ‘indagare’ la propria. Se lo facessero, si accorgerebbero che la loro rivendicazione di soggettività libera si serve di armi più terribili di quelle usate con la violenza muscolare. Le donne rischiano di logorare il meglio che restava nell’antica posizione di sudditanza; il loro uso (talvolta improvviso dopo una vita trascorsa assieme) di armi fatte di silenzi rancorosi, di piccole quotidiane vendette, a volte di tradimenti, di quant’altro inasprisce il maschio e non lo guarisce, sostituisce all’antica sudditanza il suo perfetto contrario….. 

sabato 20 aprile 2013

E' stato eletto ANCORA Napolitano!

Siamo una massa di deficienti, tra i quali io sono collocata in prima fila anche se, come spero, nel settore-outsider.
I signori maschi figurano da stupidi per antonomasia. Le donne figurano sotto il duplice aspetto a ) di pecorelle (giovanissime) stupidette accodate, b) di incallite controfigure dei maschi.
Ci voleva tanto, o ineffabile Napolitano, per capire che Bersani, arrogante rappresentante de "L'Italia  giusta",  non avrebbe mai rinunziato all'ambito progetto della sua vita politica di alimentarsi della contrapposizione allo stupidone di Berlusconi?
Berlusconi! L'incapace preda della smania a contare nella società: una società che ha ricevuto la sua impronta assieme a quella che non può fare a a meno di averlo a bersaglio della propria IMPOTENZA. 
Caro vecchio, forse tu hai un po' di furbizia in più rispetto a Bersani ed al mondo che rappresenta: appartieni anche tu alla razza dei GIUSTI e tenti di esibire un'imparzialità, che è ombra della meno-sciocca imparzialità. Quella che non è concessa a nessuno in questa esperienza di temporalità umana; di cui c'è qualche barlume soltanto in chi la attinge alla Fonte Misteriosa...
Comunque il destino umano è per sua natura fatto di errori. Chi vi si riconosce si erge sulla massa anonima come rudere che resiste all'inevitabile corrosione, propria di ogni ente che esiste, ma non E'.
Il rudere consapevole, associato a tutti gli stupidi, si sottopone all'umiliante destino di quella consapevolezza, che è strumento di una sofferenza tanto atroce quanto oltre-umana.
Grazie, Zarathustra, mio profeta, di avermela fatto scoprire,
Ausilia 

sabato 6 aprile 2013

Commento a mezzora dellìAnnunziata

Avevo scritto il mio commento [alla sfuriata di Lucia Annunziata, una giornalista che prima stimavo], ma, messo a revisione, non è passato. Evviva la democrazia!
Cosa non delude in questo vecchio mondo della politica (e della vita....)?
Ebbene oggi, dopo l'incontro della stessa fanatica e faziosa Annunziata, anche Franceschini la delude: alla dolciastra mezzora di domenica scorsa, segue una domenica che ha caratteri davvero preoccupanti; e non saranno i giornalisti a fare testo.........
Ma non canto vittoria su di lei, perché vorrei avesse la prevalenza il buon senso, nutrito di una certa conoscenza della storia. E' dura la constatazione che la storia non abbia quello sviluppo lineare che si immaginavano i progressisti di un tempo, compresa me. Tutto muta, ma per non cambiare (la lezione del Gattopardo!).
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Lo vogliamo capire che solo i mistici-profeti hanno scoperto quale è l'unica verità? La Verità non è di questo mondo. I miei, quando qualcuno moriva ripetevano: "è passato nel mondo della verità". Non pretendo un mondo genuflesso, ma aspiro ad un mondo che riscopra la Mistica come l'unica in grado a far risplendere un barlume di verità in questo mondo. E' stato profetizzato: IL TERZO MILLENNIO O SARA' MISTICO O NON SARA'.

sabato 9 marzo 2013

Nel dopo voto


Il mio commento all'articolo pubblicato nella news de "Il Paese delle donne": Mai tante donne.... in http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article11398

L'articolo pone in rilievo aspetti interessanti della questione
Da parte mia questa considerazione: nessun processo di trasformazione fa storia in senso alto se non è accompagnato da uno sguardo - da parte degli agenti attivi della trasformazione - attento ai processi in atto; non ci sono forzature che resistono alla 'necessità' della storia. E qui forse è il caso di ricordare il vecchio motto: historia docet.

Mi chiedo se in questo momento delicatissimo della storia d'Italia (e non solo) l'urgenza immediata non sia
a) il fattore economia-reale: se si muore di fame, non c'è discorso di genere che tenga. Detto questo, non bisogna dimenticare che la società patriarcale è la più dura a morire; infatti le donne che contano hanno un comportamento analogo a quelli degli uomini maschi;
b) il fattore 'giovanilismo ignorante', che non si accorge come i e le giovani siano pappagalli dei più anziani;
c) se un sano ritorno alla sapienza popolare e non, non possa essere più promettente di tutti gli appelli populisti alla 'pancia' della gente;
d) se l'arroganza storica dei presunti vincitori - ti pica quella della sinistra italiana - non sia altrettanto perniciosa quanto la pigra consuetudine di coloro che aspettano di rifarsi della sconfitta dei primi;
e) se non sia il caso, non di voltare pagina frettolosamente, bensì di cogliere i semi di novità che ci sono SEMPRE nel vecchio per dare sviluppo positivo al nuovo che si annuncia.

domenica 3 marzo 2013

Grillo e gli altri

Dunque ce l'hai fatto, Grilloooooooooooooooooo
Chi sei?????
So quello che non sei. Non sei uno sciocco. Non sei afferrabile. Non sei un comico amabile. E non ami nessuno........
Ma con te bisogna fare i conti e i babbei della vecchia guardia, TUTTI, tranne qualche mosca bianca isolata, non capiscono la portata dei tuoi propositi determinati, lucidi, demolitori et cetera..
Timidamente affermo - ma chi osa spiegarlo? e poi a chi?-  che ci vuole ben altro che criticarti e volerti annullare. Per evitare il ciclone che stroncherà le resistenze dei vecchi, ma finirà con lo stroncare anche te - historia docet -  ci vorrebbe un po' di resipiscenza nelle vecchie guardie, che hanno aggiunto anche nuovi adepti giovani, ma non sanno mettersi da parte. a) Se Berlusconi cedesse DEL TUTTO il passo ai pochi giovani sani  della coalizione e SCOMPARISSE, non farebbe vincere la destra, ma preparerebbe un suo futuro, a beneficio di tutti. b) Se Bersani la finisse con i suoi noiosi ritornelli sulla preminenza etica della sinistra (son sempre loro i migliori!!!) e scomparisse pure lui, cedendo il posto a Renzi, ci azzeccherebbe finalmente. c) Se Monti scomparisse tout court, sarebbe una benedizione: ritorni in cattedra ad annoiare chi lo ascolta!
Tutti parlano di società civile. Ma questa non coincide con quella indicata dai partiti. So dov'è: nel poco spazio occupato dai saggi...... "o Dio, illuminaci".   


sabato 23 febbraio 2013

domani si vota!

Che confusione! Non so se ricordo male, ma  stavolta la matassa mi pare più imbrogliata.
E' stancante la coazione a ripetere di tutti. Il che crea un martellamento sul cervello davvero controproducente. Eppure la tendenza di un Monti a voler galleggiare su tutto stando sopra le parti e restando da una parte, mi pare la più insidiosa.
L'arcobaleno che sogno è quello che non confonde i colori ma li armonizza. E per fare questo non riesco a vedere la persona giusta tra coloro che si fanno avanti.... Forse la trovo in qualcuno/a che non sgomita, ma c'è. 
Io l'ho trovata la persona giusta, ma questa sarà inghiottita dai pescecani. Nonostante ciò, la voterò. 
.

venerdì 15 febbraio 2013

sceneggiate della politica

Il papa tecnico che ci aspettiamo....
Anche io mi unisco al coro dei dissacratori, anche se questo non è il mio stile. Ma non ne posso più di tutte le sceneggiate della POLITICA DILEGGIANTE del TUTTI CONTRO TUTTI. La lentezza che prediligo del "dire dopo aver pensato" mi fa rimandare ad una mia dichiarazione posteriore: pensata, appunto

sabato 9 febbraio 2013

Il monologo di Pericle

08.02.2013
Risposta a E. Miragoli in facebook
Conosco bene questo monologo. Ma su tale reboante dichiarazione di democrazia [di Pericle] ricordo che a) si tratta di un momento particolarmente felice nella storia di Atene, ma che si dimostrerà storicamente solo un momento di “esaltazione democratica”, riguardante la cittadinanza aristocratica, dalla quale erano esclusi molti, e non solo gli schiavi; b) è ora che guardiamo la nostra realtà in maniera meno utopistica e più attenta a fenomeni di trapasso culturale, quale è quello odierno, avviato decisamente a nuove sponde, come quella pericolosa ma inevitabile, di un mondo globalizzato e reso più inintelligibile proprio da una devastante COMUNICAZIONE. Davvero il berlusconismo non è che un aspetto di questa fase storica, e per giunta imitato da…… tutti….

lunedì 4 febbraio 2013

La campagna elettorale

Sento di avere il dovere di dire la mia in seno all'odierna spietata campagna elettorale.
Tutti, e dico tutti, si sottopongono a vicenda al torchio della critica dell'altro, sempre SCONTATA.
a) La sinistra resta chiusa nella sicurezza di incarnare (non solo di dire) l'unica idea giusta, attraverso il concetto di una giustizia perfetta.
b) La destra di Monti è sfacciatamente altrettanto sicura di essere il baluardo del sistema liberale (immortale!), con l'appoggio dei poteri forti CREATI su un copione ormai stantio, ma da difendere con accanimento terapeutico e con la benedizione della chiesa cattolica... et cetera.
c) La destra di Berlusconi, ormai definitivamente classificata populista, 'pallonara' e quant'altro, fa quasi pietà....
d) Grillo e i partiti fuori-sistema si dimenano come mulini a vento. Mi fanno un po' di simpatia per pietà.
Quando c'è qualcuno con la testa sul collo, come un Renzi o un Vendola.... lo vogliono intruppare forzatamente. Io credo un po' di più a Vendola, solo perché spero sia la spina al fianco di Bersani.
Ausilia
 

venerdì 1 febbraio 2013

Le donne e la politica


Riporto dal sito Noi donne (assieme al mio commento)

ll complesso di Penelope di Laura Cima

L’incontro (mancato) delle donne con il potere di Marisa Rodano 

Il complesso di Penelope di Laura Cima (ed Il Poligrafo) è un libro complesso, che ricompensa largamente l’impegno nella lettura:

Un libro complesso, che ricompensa largamente l’impegno nella lettura. Con esso Laura Cima intende passare il testimone di una vita bella e piena, del modo di fare politica quando si era certi di stare cambiando il mondo, alle giovani donne di oggi. Non solo un’autobiografia: un affresco storico dei movimenti delle donne, intrecciato alle vicende politiche, agli sconvolgimenti economici, ai mutamenti culturali, un quadro lucido della crisi economica e delle sue conseguenze sui regimi democratici, letto dall’angolo visuale del rapporto delle donne con il potere. Dal potere maschile obsoleto, sopraffattore delle donne, sarebbero derivate bancarotta economica, svuotamento della democrazia, dissesto ecologico. Per l’autrice si potrà uscire dalla crisi solo se le donne, le sole capaci di individuare nuovi paradigmi di armonia con la natura e di convivenza sociale, irromperanno nei luoghi in cui si decidono tutte le politiche, a partire da quelle finanziarie ed economiche. Laura Cima ripercorre la storia italiana, valorizza l’azione delle donne Costituenti e di quelle impegnate in politica, ma individua un limite di fondo nella loro attività: non aver contribuito a disegnare l’ordinamento dello Stato, le regole della gestione del potere, rinunciando a introdurvi un segno di genere nella illusione di poter cambiare, giorno dopo giorno, la realtà ingiusta e discriminante col proprio impegno individuale. L’ordinamento, disegnato solo dagli uomini è rimasto connotato dalla visione monosessuata maschile. 
COMMENTI (1)
 Il 02 Febbraio 2013 Riggi Ausilia ha scritto:
..."non aver contribuito a disegnare l’ordinamento dello Stato, le regole della gestione del potere, rinunciando a introdurvi un segno di genere nella illusione di poter cambiare, giorno dopo giorno, la realtà ingiusta e discriminante col proprio impegno individuale. L’ordinamento, disegnato solo dagli uomini è rimasto connotato dalla visione monosessuata maschile".
Mi fermo a commentare brevemente almeno questo passo (e so di essere mosca bianca).
Ma non ci accorgiamo che i tempi vanno maturando, nonostante tutto, nella direzione di un concetto nuovo di comunità umana? L'aveva intuito Simon Weil, la quale dilata la sua analisi politica verso un mutamento culturale profondo, tale che intacca l'essenza su cui riposa. Nel suo famoso saggio 'Prima condizione di un lavoro non servile', l’autrice individua nella dimensione religiosa quella cornice valoriale che permette al lavoro di trovare significato, di trasformarsi e articolarsi come parte decisiva di un’esperienza spirituale.
La donna? Se non resta impegolata nella critica al mondo maschile assieme a tutte le sue creazioni standardizzate, può farsi promotrice, grazie alle esclusioni, di una spiritualità che si faccia cardine di una convivenza umana meno aggressiva,  più rappacificata.