lunedì 11 novembre 2013

Prima Pagina Donne

UN PO’ DI TUTTO SULLE DONNE Du OGGI
Attraverso la news della REDAZIONE di NOIDONNE
Prima Pagina Donne (4-7 novembre 2013)
inserito da Paola Ortensi (09 Novembre 2013)
Tanti gli eventi e avvenimenti che in questi quasi due mesi di assenza per cause di forza maggiore, hanno riguardato le donne e le loro avventure in Italia e nel Mondo.
Fatti belli, brutti, interessanti, dolorosi o gioiosi e comunque significativi si sono presentati in questo tempo. Ci dispiace saltarli ma seguendo lo stile di questa piccola rubrica ci soffermiamo sulle notizie di questa settimana, o ancora presenti in questa settimana. Che dire allora delle informazioni che la stampa continua a rimandarci sulle giovanissime studentesse (14 -15 anni) che da diverso tempo si prostituivano. Una vicenda sconvolgente nel suo complesso per la quale è difficile trovare parole adeguate, tanto più se affianchiamo le giovani alle loro madri. Una di loro decisiva per arrivare a svelare la terribile realtà, addirittura facendo pedinare la figlia - con la quale non riusciva a comunicare - l’altra, pare definitivamente accertato, più che connivente (in quanto sobillatrice insistente). Le giovani oggi ”nascoste” in ambiente protetto giustamente non hanno voce per noi. Eppure è difficile negare che vorremmo ascoltarle, magari in silenzio, per capire come sia possibile un tale scempio inconsapevole della propria vita, e trovare le parole e le modalità per interloquire con tanti giovani, di fatto sempre più soli e che si sottraggono al mondo e al rapporto con gli adulti a loro vicini. E ancora la parola scempio è quella che si può affiancare alla vicenda di Simona la giovane trovata nel cortile della casa dove abitava a Roma e che non si riesce a stabilire se sia stata uccisa o si sia uccisa, buttata o buttandosi dal terrazzo della palazzina. La vicenda è insolita in quanto la ragazza all'Ospedale San Giovanni è arrivata ancora viva e di certo lì ha pronunciato parole pesanti come pietre: sono stata violentata e il fatto che “da un punto di vista medico” non ne siano state trovate le tracce non può bastare a negare la sua drammatica denuncia. Di certo giù dalla finestra pensando di scappare di casa e dai suoi genitori, scendendo attraverso la finestra, di fatto si è buttata giù, cadendo, la ragazzina di Roma che fortunatamente non ci ha lasciato la vita. Quali e quante ferite dell’anima attraversano queste creature? C’è da domandarsi se a questi temi si dedicherà un giorno Micaela Quintavalle che studia per divenire psichiatra ma nel frattempo guida gli autobus dell’ATAC (Azienda che gestisce il trasporto pubblico nella Capitale) ed è finita su tutti i giornali come leader del movimento degli autisti dipendenti ATAC appunto, che hanno aperto una seria vertenza col Comune per la riorganizzazione della gestione del personale viaggiante e che Micaela rappresenta con grinta e determinazione sin dall’inizio, quando attraverso facebook ha pensato di organizzare la protesta trovando moltissimi consensi a causa di una diffusa insoddisfazione nei confronti del sindacato.
Grinta e determinazione che non si può dire siano mancati alla Ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri martedì scorso, nel corso della sua arringa in difesa dei suoi comportamenti relativi alla vicenda oramai arcinota che riguarda gli arresti domiciliari di Giulia Ligresti. La Ministra a fronte della sua dichiarazione che se non avesse avuto l’unanimità nella comprensione della sua buona fede, si sarebbe dimessa, è rimasta al suo posto perché “assolta” dalla maggioranza di Governo. Ogni pensiero e giudizio su questa vicenda è lecito riguardando un comportamento e il non aver infranto la legge. Ma certo è un'amara vicenda che tocca quel limite sottile tra pubblico e privato che i politici Italiani sembrano troppo spesso travalicare con leggerezza a vantaggio del privato. Un privato, personale, famigliare che in maniera esagerata incrocia da sempre la vita di Berlusconi nella sua funzione di leader di un partito ma soprattutto rispetto ai ruoli istituzionali che lo hanno riguardato come Presidente del Consiglio.
La figlia, le figlie, i figli, Marina permanentemente indicata per la successione che nega e poi tace; Barbara sempre più in prima fila; la fidanzata che sembra costituire un punto discriminante nell’attuale rapporto fra le donne del PDL, oramai anche loro divise sulle strategie e che un giornale ha catalogate in tre gruppi: 1) senza poltrone, 2) terre di mezzo, 3)moderate in poltrona. Una divisione fra donne su cui, come da manuale, i media “sguazzano”.
Divisioni, quelle delle nostre, e piccoli inciuci su cui non ha certo tempo e voglia di soffermarsi chi il potere lo gestisce alla grande come la Cancelliera Angela Merkel, che proprio in questi giorni è alle prese con la formazione della sua nuova coalizione di governo con i socialdemocratici. Ed è in questa fase che la Merkel si va “allargando” a programmi che vanno verso ipotesi di incremento della spesa pubblica e a politiche definite di sinistra come da tempo va suggerendo o meglio sollecitando alla Germania l’amministrazione USA e in particolare il Presidente Obama.
Rimanendo negli USA e valutando le tante vie per cui la forza femminile si può esprimere è interessante sottolineare come il cognome italiano del nuovo sindaco di New York, Bill de Biasio, sia motivato dalla sua scelta anni fa di sostituire il cognome del padre con quello di sua madre, figlia di Italiani.
Tornando qui in Italia, un pensiero davvero solidale lo dobbiamo alle tante donne arrivate con orrendi barconi sulle coste di Lampedusa e di altre coste della Sicilia. Si è saputo che oltre alla sofferenza delle traversate hanno subito violenze e stupri da scafisti trafficanti di esseri umani che segnano le rotte del Mediterraneo, alcuni dei quali sono stati riconosciuti dai profughi sopravissuti.

Tralasciando altre notizie su cui sarà interessante tornare, un saluto per terminare lo rivolgo a Sabrina Ferilli che ha aperto e inaugurato il Festival del Cinema di Roma ancora in corso. Un evento che a latere di tanti problemi in cui il paese è coinvolto ci ricorda la ricchezza e molteplicità di fatti che la vita offre sempre e, nello specifico, pensando che anche un buon film potrà arricchirci e aprirci a nuove aspettative positive. 

sabato 9 novembre 2013

Ecco l’incipit della Lettera di
Giuliano Ferrara a Matteo Renzi
[Mi chiedo: è mai possibile che chi vuol tenersi aggiornato
debba pagare per leggere tutto, quando gli interessi sono molti?
Io non posso permettermi di appagarli tutti]
9 novembre 2013
Caro Renzi ti scrivo
Caro Leader, di’ la verità: vuoi un mandato per guidare il governo, e fare una cosa mai vista. Non farci vedere il film iraniano con l’erba che cresce, sai che palle, vogliamo un film americano. Sii autentico
Dice, ma che te ne importa? Tu sei preoccupato per Berlusconi, per il sigillo che sarà apposto al ventennio. Sì, è vero, caro Matteo, ma qui siamo abbastanza cresciutelli da capire che la palla è tonda, il paese è uno. Quando W. Veltroni fece un’operazione che assomigliava come una goccia d’acqua alla tua, affiancare e poi inevitabilmente distruggere il governo Prodi per ottenere alle elezioni del 2008, provocate dalla sua iniziativa politica e dal solito pm, la consacrazione della bella politica e di una riforma della sinistra italiana, con promesse sul partito liquido, l’uso non innocente ma ribaldo delle primarie, minacciose possibili rottamazioni dell’intenibile nel Pd, noi lo seguimmo con interesse passo passo.
Credo di aver capito l’essenziale, perfettamente da me intuito
quando la lettera non era stata scritta
e Renzi non si era espresso presso il poco-simpatico Santoro.
Non mi scandalizzo delle sue idee e delle sue ambizioni:
qualcuno ci dovrà provare ad esporsi
contro le rigidità dei vecchi partiti.
Dato che io  dedico tutto il tempo disponibile nello studio
del vangelo, me ne resta poco per la politica.
Eppure vorrei che un giovane anti-ideologico,
anti-bersaniamo e pragmatico come Renzi ce la facesse.
Per lui soprattutto faccio una cosa di cui tutti abbiamo bisogno:
essergli vicina con … la preghiera.
Vi sembro ingenua? o cretina? Fate voi.   




martedì 5 novembre 2013

Ho la convinzione

Ho la convinzione personale che nello spettro dei vari dibattiti giornalistici
sul rapporto tra politica e giustizia
le donne restano quasi tutte accodate al carro della politica settaria
 (denunciata dal M5stelle senza proposte serie)
Perciò caldeggio volentieri questo (dibattito) meno ipocrita - Ausilia Riggi
Nell’ambito del ciclo
‘Corruzione e illegalità. Il NO delle donne’
PAROLE E AZIONI DI DONNE
CONTRO LE MAFIE
Mercoledì 6 novembre 2013 ore 16.00
Roma, Via di S. Pantaleo, 66
(traversa di Corso Vittorio Emanuele, direzione Piazza Navona)
c/o Università Telematica PEGASO.
La prof.ssa Alessandra Schettino porterà i saluti
Esiste una specificità di genere nella legalità e nella illegalità, nella mafia e nell'antimafia? Questo ed altri interrogativi si pongono all'attenzione di chi intende esaminare con la necessaria attenzione il vasto e radicato fenomeno della corruzione e della illegalità nel nostro Paese. Nella specifica dimensione della criminalità organizzata emerge il ruolo, e talvolta il protagonismo, delle donne, ed emergono anche straordinarie figure di testimoni di giustizia. Il caso di Lea Garofalo è diventato un emblema, ma altre donne hanno pagato con la vita o con l’emarginazione la scelta di opporsi al sistema criminale e al contesto sociale e familiare. Nella narrazione pubblica, rispetto al ruolo delle donne nella criminalità organizzata, si è passati dal dato pittoresco all'assegnazione di un ruolo di manovratrici diaboliche. Vi sono, quindi, le condizioni per discutere ed approfondire il senso e la realtà di una specificità di genere nel contrasto alla illegalità e nella pratica della illegalità che sostanzi in modo specifico un dato politico. Su questi aspetti intende riflettere questo incontro, iniziativa che prosegue il percorso di approfondimenti avviato nel 2012 dal titolo: ‘Illegalità e corruzione. Il NO delle donne’.
Intervengono
ROSARIA CAPACCHIONE, giornalista e parlamentare, autrice di L'ORO DELLA CAMORRA (ed BUR)
LAURA CAPUTO, giornalista e autrice di  IL CASTELLO DI SAN MICHELE  (ed Leucotea)
PAOLA DI NICOLA, magistrata e autrice di LA GIUDICE  (ed Ghena)
ISA FERRAGUTI, già senatrice e Presidente Cooperativa Libera Stampa (editrice di NOIDONNE)
MARIA ROSARIA LANZETTA, già sindaca di Monasterace
SONIA MECENATE, Dirigente della Pubblica Amministrazione Centrale
MONICA SOLDANO, giornalista e direttora di Radio Cento Passi
Conducono
Marisa Rodano, Tiziana Bartolini, Daniela Carlà, Roberta Morroni

informazioni redazione@noidonne.org - cell 339 5364627

sabato 2 novembre 2013

Donne Chiesa papa Francesco

Tra gli articoli che leggo attraverso la news del sito delle teologhe,

vi propongo questo  [il mio commento alla fine]

 

FRANCESCO, LA CHIESA, LE DONNE:

COSA C’È DI NUOVO?

 [Questa voce è stata pubblicata in Factory Opimioni
e contrassegnata

'Chiesa, donne, Marinella Perroni, Mulieris dignitatem, papa Francesco'

Commento di Marinella Perroni

Soffro nel vedere le donne in Chiesa come servitù. Per i 25 anni della “Mulieris Dignitatem”, papa Francesco ha motivato e spiegato la necessità di una riflessione di tutta la Chiesa per valorizzare maggiormente la presenza delle donne.
1. Queste uscite, ormai regolari, sul tema delle donne da parte del Papa mi sembra denotino la volontà politica di tenere aperto il tema e di non liquidarlo con una o due battute. Come è nel suo stile, però, Francesco propone sprazzi di sapienza e non un discorso articolato che, mi pare di poter sperare, preferisce lasciare a espressioni collegiali di chiesa (come nel caso del prossimo Sinodo sulla questione dei risposati). E credo lo faccia, prima di tutto, perché sta interpretando il suo ruolo come continuo coinvolgimento del corpo ecclesiale ai suoi diversi livelli, da quello più popolare a quelli più istituzionali. Vuole, insomma, essere un Papa che rappresenta una chiesa e non se stesso, lancia semi di dialogo-discussione e non proclami o definizioni.
2. Le cose più importanti le dice “fuori testo”: se per esuberanza caratteriale o per strategia comunicativa o ancora per tattica che gli consente di sfuggire ai controlli previ imposti dalle procedure vaticane non lo sappiamo o, almeno, io non lo saprei dire.
3. Quanto ha detto in questa ultima occasione va più a fondo, ma non si discosta in modo rilevante da quanto già affermato in precedenza. Certamente, Francesco sa molto bene che dal magistero di Giovanni Paolo II sulle donne non si può prescindere. Piaccia o no. L’occasione poi, cioè il venticinquesimo della Mulieris Dignitatem, lo richiedeva in modo evidente. Francesco ha dato però una sua versione della retorica wojtiliana imponendo di trarre alcune conseguenze concrete da enfatiche affermazioni di principio. Impone quindi di spostare il discorso e di valutare quindi la questione delle donne nella chiesa sulla realtà dei fatti e non sulle affermazioni. L’apologetica sul “genio femminile” può anche essere inutile o perfino pericolosa, se poi nei fatti si continuano a considerare le donne come serve, a volte al limite della schiavitù. Il discorso qui si fa molto stringente. E, ne sono assolutamente convinta, bisognerebbe ora ascoltare le risonanze che queste parole di Francesco hanno ingenerato nel cuore di infinite schiere di suore, ammesso che fosse possibile accedere al segreto del loro cuore.
4. D’altra parte, Francesco resta totalmente “dentro la”, che può significare anche “chiuso nella”, considerazione del proprium della maternità come mistero che da sempre turba e affascina profondamente l’immaginario maschile. Una maternità che appare quasi come autonoma dal concepimento, cioè dalla dimensione partecipativa anche maschile. In fondo, è quanto espresso nel racconto mitico delle origini che apre la Bibbia: di fronte alla donna, Adam non sa fare altro che chiamarla con il nome di “madre di tutti i viventi” (non Eva, che è pura invenzione di un traduttore fantasioso!!!). La visione di Francesco è però scevra da riduzionismi: appare chiaro che non riduce la maternità delle donne a quella di altri mammiferi! Gli manca ancora il passaggio fondamentale a un’antropologia della differenza sessuale non finalizzata necessariamente alla procreazione, gli mancano cioè gli ultimi cinquanta anni di studi teologici sul tema.
5. Colpisce fortemente poi che, forse anche a causa di una (ricercata?) occasionalità delle sue dichiarazioni, Francesco non scivoli mai nella formalizzazione ideologica: dice cose, afferma, manda messaggi, non propone teorizzazioni. Da questo punto di vista, lascia in sospeso il suo uditorio: i tradizionalisti possono restare sconcertati, ma non troppo; i progressisti possono plaudire, ma non troppo forte. Una cosa è certa: mai c’è un punto fermo. E questo, forse, aiuta a far uscire da quella impasse contrappositiva nella quale la chiesa, almeno in Italia, rischiava di essere stritolata.
Mio commento

Non si può non essere d’accordo; semmai si può aggiungere qualche precisazione. Cosa significa la frase: il papa va aiutato?; che deleghiamo tutto a lui e facciamo ANCHE noi? Sarò una marziana, ma io [e non aggiungo l’eufemismo ‘poveramente’] credo, che ogni attesa riposta in qualcuno posto in alto sia significativa di una cultura del visibile. Nella storia sono stati disseminati semi di sapienza intramontabili da parte di personaggi per lo più ignorati. Noi donne meditabonde, più ancora che studiose, dobbiamo lavorare per una cultura in mano a chiunque. Io che scrivo so di dover restare ignota (e quasi me ne rallegro). Ma quando avvicino le persone non-erudite, e vedo che afferrano anche da me concetti culturalmente alti, ho la conferma che nulla è perduto di ciò che siamo. Ecco un bel progetto di cambiamento culturale: inseguire piste umili, ignote, percorse dall’impronta divina. L’aiuto da dare a papa Francesco potrebbe consistere nel dargli la possibilità di vedere queste piste; come? Lanciando, ed invitando chiunque a lanciare, il proprio seme al vento dello Spirito.

venerdì 1 novembre 2013

Utilizzo da più parti le notizie del giorno

Utilizzo da più parti le notizie del giorno
Non capisco nulla, ma voglio capire assieme a voi
La politica italiana invade il campo della politica mondiale,
o forse ne è il microcosmo
[Alcune notizie sono solo accennate]
1) Tra Rosy Bindi e Renato Brunetta, da sempre tra i più accesi esponenti dei due fronti politici, è scoppiata la pace, o almeno, è stata siglata una tregua. Il terreno di scontro più duro, tra i due, era stato - almeno recentemente - l'elezione della deputata Pd alla presidenza della commissione parlamentare antimafia. Una designazione avvenuta senza intesa bipartisan, anzi contro le furiose proteste del Pdl. E il presidente dei deputati Pdl, Brunetta, era stato il più veemente nelle proteste, tanto da pronunciare la famosa frase: O si dimette, o sarà guerriglia. Oggi però i due si sono incontrati in pieno Transatlantico, a Montecitorio. Ed è stata leia prendere l'iniziativa: Scusa presidente Brunetta, posso chiederti una cosa? Ed è cominciata una conversazione cordiale, accompagnata da molti sorrisi. Brunetta alla fine ha confermato il suo punto di vista: "ll Pd avrebbe dovuto favorire un'intesa all'antimafia che coinvolgesse anche il pdl… E chissà se nella vicenda avrà avuto un peso il giudizio della neopresidente sulla scelta fatta dal Pd sulla decadenza di Berlusconi; Bindi non ha gradito, infatti, la decisione di dire sì al voto palese: Questa volta non avrei forzato il regolamento.
2) Berlusconi risponde a Bruno Vespa che lo ha interpellato per il suo ultimo libro “Sale zucchero e caffè”: La partita è ben lontana dal fischio finale. Mi pare tutto chiaro. Come dice una vecchia canzone di De Gregori, non c’è niente da capire. L’atteggiamento della sinistra, e non solo, è ormai sotto gli occhi di chiunque abbia anche soltanto un minimo di onestà intellettuale… Ma hanno commesso un autogol, gli italiani hanno capito che vogliono eliminarmi per sempre dalla vita politica perché mi considerano l’ultimo ostacolo alla loro definitiva presa del potere… Ho solo un’altra osservazione da fare: troppi giornali hanno titolato l’ira di Berlusconi. io posso essere preoccupato, deluso, amareggiato ma l'ira proprio non mi ha mai posseduto.
3) Matteo Renzi, nel suo discorso conclusivo alla Stazione Leopolda di Firenze, ha detto, molto opportunamente, che è di sinistra, ma non c’è uno che parla dell'occupazione, ma uno che, con i suoi comportamenti, consente che si crei almeno un posto di lavoro». Aggiunge [estraggo da Sergio Luciano, giornalista economico]: l'esercito israeliano costa la metà di quello italiano, avendo il doppio degli aerei e dei carri armati. in Italia, per ogni soldato col fucile (fortunatamente molto più pochi, cioè solo quelli che mandiamo nei nostri contingenti di missione) ce ne sono 4,2 nelle retrovie. Un esercito di retrovie. È chiaro che sono assurdità che vanno ribaltate. Ma andrebbero ribaltate da sempre, almeno da quando a metà degli anni 90 si decise che l'Italia dovesse entrare nell'euro fin dalla ‘fase uno’, eppure mai nessun governo è riuscito a fare nemmeno il solletico a queste e tantissime altre incrostazioni di spreco, sperpero e abuso.
Se l'approccio con cui Renzi e i suoi affronteranno -ammesso che riescano mai ad andare al governo– il dramma della spesa pubblica sarà finalmente capace di ribaltare questi moloch… I renziani, almeno a parole, mostrano di aver ben chiaro in mente qual è il vero nodo della sfida del risanamento finanziario pubblico: la tecnostruttura burocratica dei ministeri, immobile come una sfinge, refrattaria a qualunque intervento dispositivo della politica (che peraltro, neanche ci prova, a farne di veri, a parte questi giocherelli di spending review che hanno appena intaccato la superficie degli sprechi). Secondo Renzi è questione di personale governativo: se ogni dicastero importante avrà un suo sottosegretario delegato a realizzare risparmi di spesa, non ci sarà direttore generale frenatore che tenga.
4) Alfano [estraggo da Mattia Feltri, editorialista de LA STAMPA] non ha strategie: non è la prima volta che dà l'impressione di volersi ribellare al capo per poi fare delle vistose giravolte: sul finire del 2012 si fece paladino delle primarie, al punto da pronunciare il famoso «basta con i barzellettieri», per poi incassare in silenzio la decisione di Berlusconi di candidarsi ancora una volta. C'era da attenderselo. Ciò non significa che sia a tutti gli effetti dentro il partito. Di sicuro, per il momento, continuerà a non riuscire a smarcarsi dall'ex premier; tuttavia, potrebbe prima o poi potrebbe decidere che il rapporto gli crea più problemi che vantaggi. Questo potrebbe dipendere anche, in gran parte, da ciò che gli consiglierà Napolitano. Alfano ha compiuto, del resto, alcuni grandi errori: il due ottobre, quando ebbe successo nell'operazione che costrinse Berlusconi a votare la fiducia al governo, avrebbe dovuto immediatamente costruire un gruppo parlamentare autonomo. Certo, avrebbe corso il rischio di fare la fine di Fini e di Monti, ma avrebbe avuto il tempo per rendere Berlusconi inutile per le sorti del governo e, quindi, per emarginarlo. Invece, titubando, si è lasciato fagocitare. Ha difettato di fantasia e di coraggio.
Berlusconi, dal momento in cui ha pronunciato il discorso di sostegno al governo, ha iniziato a ragionare su come riprendersi il partito; è stato molto in dubbio se scegliere la linea di Alfano o quella di Fitto. Alla fine, ha scelto quella del secondo. … C'è poco da fare: l'erede del pentapartito, nonostante i pezzi persi per strada, è tuttora Berlusconi. Finché c'è lui, il centro non esiste.
5) Il nome  del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri,compare nell’inchiesta di Torino sul caso Ligresti. [Estraggo da M.Brambilla, su ‘La Stampa’]: Sarà certamente vero, come assicura la Procura di Torino, che se Giulia Maria Ligresti è stata scarcerata, non lo è stata per l’intervento del ministro Cancellieri. Però la storia non è bella. E soprattutto non è una di quelle storie di cui abbiamo bisogno in questo momento di – come si usa dire – disaffezione alla politica. I fatti sono questi. Nel luglio scorso, praticamente l’intera famiglia Ligresti finisce agli arresti nell’inchiesta sulla compagnia assicurativa Fonsai. Agli arresti Salvatore Ligresti, il capostipite e tre suoi figli, tra cui Giulia Maria. Per quest’ultima ci sono parecchie preoccupazioni, perché in passato ha sofferto di anoressia. Come potrà reggere al carcere? Il 17 agosto Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti, parla al telefono con Antonino, il cognato, e dice che il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, sua vecchia amica, ‘potrebbe fare qualcosa per Giulia’. Il 28 agosto le porte del carcere, per Giulia, si aprono. Grazie a un intervento dall’alto? Alcune telefonate tra la Fragni e il ministro lo fanno sospettare. Lei, Annamaria Cancellieri, viene interrogata dai magistrati torinesi e conferma di essersi interessata, di avere ‘sensibilizzato i due vice capi dipartimento del Dap (…) perché facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati’. È stato, spiega ancora, ‘un intervento umanitario’. E senza alcuna violazione di legge. Certamente sarà così, nessuna violazione della legge. Ma la storia è brutta lo stesso. O almeno imbarazzante. Perché? Annamaria Cancellieri è una specie di incarnazione di quel che gli italiani chiedono, anzi pretendono, dopo tanti anni di malcostume politico: una figura super partes, al servizio delle istituzioni e non di una parte politica.
7) L’ansia dell’antieuropeismo serpeggia a Bruxelles e nelle segreterie dei partiti tradizionali. Il primo è quel 60 per cento di europei che ha dichiarato all’Eurobarometro
 di non avere alcuna fiducia nell’Ue. L’altro è il 24 per cento di consensi che un recente sondaggio attribuisce al Front national di Marine Le Pen, alle elezioni per il Parlamento europeo del maggio prossimo: un francese su quattro voterebbe per chi ha affermato che “l’Ue è un’anomalia mondiale destinata a sprofondare come l’Unione Sovietica.
8) Mons. Tosi, in occasione del confronto con Massimo D'Alema su “L'utopia di Papa Francesco”, promosso da Limes e dall’Opera Roma Pellegrinaggi: L’utopia di cui parla Bergoglio non è un ideale irraggiungibile, che non si può realizzare in nessun luogo. egli non desidera neanche proporre una finzione mentale senza luogo né tempo, ovvero un utopismo o un perfettismo del tutto immaginari, e nemmeno un mero ideale contemplativo… Ogni ideale, infatti, non è mai perfettamente uguagliabile nella realtà concreta e storica, ma neanche del tutto irraggiungibile. Esso è gradualmente attuabile, approssimabile e perfettibile… La democrazia compiuta è rappresentativa e partecipativa insieme. I cittadini, sia come singoli sia come associati, recano il loro contributo, non solo eleggendo dei rappresentanti per essere governati, ma anzitutto con le loro attività ed iniziative, armonizzando i loro interessi particolari col bene comune, elevandoli a momenti o a elementi di esso. Ebbene, va rilevato che, proprio rispetto a questi importanti snodi della vita democratica, oggi si registra una crisi talmente profonda da apparire difficilmente superabile. Tornano ciclicamente, infatti, movimentismi con rivendicazioni particolaristiche e pretese di auto-rappresentanza. Le cause di questi fenomeni sono molteplici. Tra di esse, si possono annoverare le seguenti: la metamorfosi dei partiti, diventati via via sempre più personali, ossia strumenti in mano a leader carismatici o a lobbies che di fatto cooptano e pilotano candidati ed eletti, ostacolando i cittadini nel loro compito di proporli e di controllarli; forme di gestione verticistica e non democratica degli stessi partiti che perdono, correlativamente, l’originaria funzione di mediazione tra società civile ed istituzioni; degrado morale, congiunto, come già accennato, a carenza di visione e di capacità strategiche delle classi dirigenti e dei rappresentanti, con conseguente calo di fiducia e disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni democratiche… Oggi si parla di democrazia liquida, un modello di democrazia recente che ha ravvicinato alla politica soprattutto le giovani generazioni (I risultati sono noti: nel 2011 migliaia di giovani danno vita al movimento degli Indignados in Spagna; nel 2011 nasce il movimento Occupy Wall Street negli Usa; nel 2012 il Movimento Cinque Stelle, in Italia….). Ma la democrazia liquida, rischia di cadere in quegli stessi mali che vuole combattere, anzi, più precisamente, di rendere ancora più precaria la salute della democrazia.

mercoledì 30 ottobre 2013

Ricevo e trasmetto

[interessante il plurale ‘mafie’.
Puntualizzo: è quanto resta da fare a noi donne]

Roma, Via di S. Pantaleo, 66
(traversa di Corso Vittorio Emanuele, direzione Piazza Navona)
c/o Università Telematica PEGASO
con
ALESSANDRA SCHETTINO, professoressa dell’Università Telematica PEGASO
ROSARIA CAPACCHIONE, giornalista e parlamentare, autrice di L'ORO DELLA CAMORRA (ed BUR)
LAURA CAPUTO, giornalista e autrice di  IL CASTELLO DI SAN MICHELE  (ed Leucotea)
PAOLA DI NICOLA, magistrata e autrice di LA GIUDICE  (ed Ghena)
ISA FERRAGUTI, già senatrice e Presidente Cooperativa Libera Stampa (editrice di NOIDONNE)
MARIA ROSARIA LANZETTA, già sindaca di Monasterace
SONIA MECENATE, Dirigente della Pubblica Amministrazione Centrale
MONICA SOLDANO, giornalista e direttora di Radio Cento Passi

dialogano e conducono
Marisa Rodano, Roberta Morroni, Tiziana Bartolini, Daniela Carlà
informazioni redazione@noidonne.org - cell 339 5364627

domenica 27 ottobre 2013

Donne chiesa mondo-laico

Ricevo dall’amica Giulia Paola Di Nicola,
co-direttrice con il marito Attilio Danese
della rivista Prospettiva Persona
un articolo di Nicoletta Dentico su
ROCCA 15 OTTOBRE 2013
Lo riporto passim e con ricuciture: chi volesse l’originale potrà chiedermelo.
[Aggiungo di seguito  altri riferimenti
sullo stesso argomento]
Alla fine di questo post una mia mota personale

ROCCA 15 OTTOBRE 2013
Nel 1981 IL CARDINALE MARTINI AL CONVEGNO LA DONNA NELLA CHIESA OGGI,  esordiva così:
Dalle donne emergono domande sofferte e sincere, cercando di interpretare il disagio di un mondo femminile plurale di fronte alla iconografia della donna cristiana nella quale le donne fanno fatica a rispecchiarsi e riconoscersi. E sciorinava una sfilza di questioni decisive per il futuro della Chiesa: perché identificare l’immagine di Dio con quella trasmessaci da una cultura maschilista? Quale annuncio kerigmatico per lei, non rinchiuso in una visione moralistica? Quali indicazioni per un cammino spirituale e di santità che stimolino la donna adeguatamente? Quali indicazioni per una rinnovata prassi pastorale, per un cammino vocazionale per il matrimonio, per la consacrazione religiosa, la famiglia, in considerazione della nuova coscienza di sé che la donna ha acquisito? ... Perché la pur grande presenza delle donne nella Chiesa non ha inciso nelle sue strutture? E nella prassi pastorale perché attribuire alla donna solo quei compiti che lo schema ideologico e culturale della società le attribuiva, e perché non esplicitare i suoi carismi ‘opera dello Spirito Santo’?
Leggere a distanza di trent’anni l’incalzante catalogo degli interrogativi di Martini, con la sua sollecitazione alla Chiesa di porsi in ascolto e lasciar esprimere le donne da protagoniste, di svolgere un’urgente attenta rilettura dei ministeri dei carismi e dei servizi, illumina e scoraggia a un tempo.
Noi donne siamo state considerate a lungo le garanti della dottrina, coloro che lungo il processo di secolarizzazione hanno assicurato il radicamento della tradizione cristiana nell’infanzia, nelle famiglie, nella società. Spesso lo abbiamo fatto con il limite di dover incarnare qualcosa di trasmesso, un limite
che è in larga misura da addebitare a un ordine ecclesiale che, le donne, le ha volutamente tenute fuori. Percorriamo linguaggi nella maggioranza dei casi già codificati, e non ci sentiamo ancora del tutto legittimate a far agire, nel presente nostro e delle nostre chiese, quella forza che trasforma e trascina, scandalizza e provoca, rendendo possibili nuovi orizzonti.
Oggi più che mai le riflessioni di Martini sono a nostra disposizione, forti di un’immutata tensione creativa, se vogliamo prendere sul serio le parole di papa Francesco di ritorno dal Brasile, e recentemente riformulate nell’intervista a Civiltà Cattolica, sulle donne. L’iterazione dell’argomento segnala un’attenzione che lascia ben sperare. La dirompente parabola del pontificato di papa Francesco – gli audaci richiami alla pace contro ogni volgare interesse guerrafondaio, l’esigente pastorale missionaria che rifugge la «moltitudine di dottrine da imporre con insistenza», il desiderio di una giustizia riconoscibile nella ridistribuzione delle ricchezze (suggestiva l’immagine della «teologia dello scarto» coniata da Raniero La Valle), la postura di prossimità fisica agli ultimi, siano essi nelle carceri, a Lampedusa o fra i disoccupati della Sardegna, a partire dalle stesse forme di una nuova povertà della Chiesa – trascina con sé un’ondata di entusiasmo incredulo e contagioso. L’inusitata simbologia dei gesti e i messaggi dal centro ultramillenario di Roma provengono davvero «dall’altra parte del mondo», con una brezza che rinfresca l’aria e apre indispensabili orizzonti. In un mondo sfigurato dalla disuguaglianza e dall’idolatria del profitto, in una Chiesa appesantita da contraddizioni e decenni di clericalismo, Dio solo sa quanto benefica sia questa folata di vento nuovo.
Un confronto necessario con
a) LE dirette PAROLE
DI PAPA FRANCESCO
Una Chiesa senza le donne è come il Collegio Apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non è soltanto la maternità, la mamma di famiglia, ma è più forte: è proprio l’icona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa! Ma pensate che la Madonna è più importante
degli Apostoli! È più importante! La Chiesa è femminile: è Chiesa, è sposa, è madre.
b) L’ORIZZONTE DI GIOVANNI XXIII
Giovanni XXIII nella Pacem in Terris (1963) si riferiva alla DONNA SEGNO DEI TEMPI,
presenza storica nella nuova scena mondiale che faceva il suo ingresso nella vita pubblica, con un’influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto, e una coscienza sempre più chiara ed operante della sua dignità. Quella coscienza di sé, pur sotto costante assedio, è un dato sociologico consolidato ormai dall’esperienza di generazioni. Non si può non tenerne conto nella CRISI DEL MODELLO ANDROCENTRICO.
c) donne teologhe dalla visione laica
Marinella Perroni, teologa biblista, fa notare:
non si può cadere nella trappola di considerare e far considerare il sacerdozio femminile come l’unica questione rilevante per la ricerca teologica delle donne. La posta in palio è l’altro e la sua differenza. L’altra che, con la sua differenza, consente alla comunità dei credenti di crescere in consapevolezza e comprendere il profilo della propria identità. I racconti evangelici lo spiegano bene. Nei Vangeli non c’è un discorso sulla donna, ci sono individualità femminili che, con storie diverse e spesso contrastate, incontrano Gesù nella materialità della propria esistenza … Eccola qui la ‘teologia della donna’ come l’abbiamo vista fin qui, noi donne credenti. Non ci esalta la prospettiva di farne una nuova. Soprattutto se a determinarla saranno, ancora una volta, gli uomini. … Se Francesco è risultato di questa sapienza [femminile], a lui chiediamo il coraggio di «scelte rischiose, come Chiesa: di uomini e donne.
Katie Grimes, teologa statunitense [ci trasportiamo in un articolo da ADISTA n° 33 del 28/9/2013]:
Io non biasimo la mancanza di questa “teologia delle donne”, ma il fatto che tanti rappresentanti della Chiesa la considerino necessaria … Gli autori del Magistero hanno anche utilizzato la parola “uomini” per indicare l’intera specie umana: le donne possono essere uomini, ma gli uomini non possono mai essere donne. Le donne non sono mai il metro di paragone, rappresentano l'eccezione. Ciò vale per tutti i gruppi socialmente potenti. Ad esempio, negli Stati Uniti, i tradizionali opinionisti hanno sempre fatto riferimento alla costante supremazia bianca nel Paese non come al “problema bianco”, ma come al “problema nero”, o alla “questione razziale”. Allora come oggi, il fatto di essere bianco appare normativo, scontato e subliminale. Solo i neri devono spiegarsi. Invece di chiedere una «vera e profonda teologia delle donne», avrei preferito che il papa invocasse una critica più incisiva del sessismo, della misoginia e dell’androcentrismo. Invece di una teologia più profonda delle donne, avrei voluto che riconoscesse la necessità di più teologia fatta dalle donne. … Le autorità cattoliche non hanno mai trovato questo problema così complicato. Tommaso d'Aquino ha dedicato una sola quaestio (ST 92 I.) in tutta la sua Summa alla discussione esplicita sulle donne. Ha parlato più spesso degli angeli che della “donna”. Nel suo libro del 2010, In cielo e in terra, l’allora cardinal Bergoglio ha descritto perfettamente questa linea di pensiero:
La tradizione fondata teologicamente vuole che ciò che è sacerdotale passi per l'uomo. La donna ha un'altra funzione nel cristianesimo, riflessa nella figura di Marta. È colei che accoglie, colei che contiene, la madre della comunità. La donna ha il dono della maternità, della tenerezza: se tutte queste ricchezze non si integrano, una comunità religiosa si trasforma in una società non solo maschilista, ma anche austera, dura ed erroneamente sacralizzata. Il fatto che la donna non possa esercitare il sacerdozio non significa che valga meno dell'uomo. Nella nostra concezione, in realtà, la Vergine Maria è superiore agli apostoli. Secondo un monaco del II secolo, tra i cristiani esistono tre dimensioni femminili: Maria, come madre del Signore, la Chiesa e l'Anima. La presenza femminile nella Chiesa non è stata sottolineata molto perché la tentazione del maschilismo non ha permesso di dare visibilità al ruolo che spetta alle donne nella comunità.
d) donne di mentalità laica
(29 Settembre 2013) Nel FESTIVALFILOSOFIA hanno preso la parola:
a) Chiara Saraceno, sociologa:
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non sempre la famiglia standard coincide con la famiglia delle relazioni e che ormai AMARE oggi pone nuove domande, nuove richieste e richieste di nuovi spazi…. gli studi antropologici ci hanno rivelato che la storia umana presenta un grande repertorio di costruzione della famiglia. Innanzitutto la famiglia non esiste in natura, esiste nella società rappresentata nelle varie culture e nei vari gruppi. La famiglia costituisce anche un parametro per la “misurazione” del mutamento della società che è passata dalla necessità fisiologica della riproduzione all’idea dell‘individuo fondante la famiglia. I modi di fare famiglia in Occidente pongono con forza l’esigenza di definire e di ri-definire la famiglia e i modi di riconoscerla specie in Italia dove vige l’ETERONORMATIVA … Un altro fenomeno legato all’assunzione del valore dell’amore fondante famiglia è la messa in discussione dell’eterosessualità - che determina l’eteronormalità alla base della famiglia - perché sostituendosi a quello della riproduzione ne modifica sostanzialmente le regole … Non la Natura, quindi, ma la regola…. la famiglia non si esaurisce nella coppia.
b) Silvia Vegetti Finzi sul tema La famiglia e l'Occidente
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Se l’amore eterno non esiste più perché è meglio giocare per non perdere, perché rifiutare l’atto formale? E’ solo l’ottica consumistica che per sentirci vivi ci ha fatto sostituire l’erotismo all’amore, il piacere alla sessualità? Eros è solo secrezione ormonale? Chi sa parlare d’amore? Se il partner è come un pezzo meccanico e si sostituisce quando la meccanica ormai non funziona perché i ritmi personali non parlano all’unisono, i sentimenti non detti rimangono nell’anima e l’incapacità di vivere l’amore è direttamente legata all’incapacità di accettarne la fine.
La psicanalisi aiuta a riflettere, perciò se la relazione tra i sessi è possesso e potere, allora la violenza nasce dal vuoto di pensiero. Perché la maggior parte della persone finge di essere felice e accetta di parlare solamente dei mali fisici tacendo quelli dell’animo? Eppure il desiderio d’amore nasce e rinasce ad ogni generazione e ad ogni generazione cambia linguaggio. Eppure per crescere sicuri i figli hanno bisogno dell’amore dei genitori. Ecco perché occorre recuperare il senso che fare famiglia comporta anche il dolore della separazione. Se l’amore ci spaventa perché è passione e la radice di passione è pathos, dolore, allora l’indifferenza è il nuovo disumano.
Michelle A. Gonzalez, suora tologa [ci trasportiamo in ncronline.org” del 26 settembre 2013]
…
Usando la parola machismo, Francesco non sta solo assumendo un atteggiamento critico nei  confronti della gerarchia sociale; ci sta anche ricordando le sue radici latinoamericane. Sta rifiutando tale modo patriarcale ed essenzialista di intendere le donne, che limita la loro piena umanità, così come la piena umanità degli uomini, riducendoli a stereotipi di genere. Francesco non assume un atteggiamento sprezzante verso il coro delle donne che a livello popolare, pastorale ed  accademico hanno per anni implorato la chiesa di essere più aperta alla nozione di autorità femminile nella chiesa. Rifiutare il machismo significa rifiutare il patriarcato e la sua struttura limitata relativamente all'autorità e alla voce delle donne. Francesco ci chiama ad un dialogo più profondo sull'autorità femminile basata su una teologia della donna. Questo porterà, sembra suggerire, a trovare un ruolo di autorità per le donne … L'altra sera discutevo dell'intervista del papa con alcuni amici, in particolare tenendo conto delle mie opinioni teologiche. Ho chiesto: “Che cosa deve fare una teologa cattolica femminista quando è d'accordo col papa sul genere?” Ho ricevuto una serie di risposte, la maggior parte in tono umoristico. Tuttavia, scherzi a parte, ciò che mi è rimasto è la speranza. Posso sperare che questo sia un nuovo principio nella storia della chiesa, una chiesa in cui tutti siamo invitati a dialogare insieme. Si tratta di un dialogo tra teologi, laici, vescovi, papa, nonne e giovani, perché siamo il popolo di Dio.
Con quest’ultima frase mi introduco anch’io
non senza sussiego
NOTA PERSONALE
Sarà vero: le fonti a cui attingiamo nel nostro Occidente, non riescono a prescindere dal confronto con la chiesa, e chiedo scusa se parlo in particolare di quella cattolica. Come fare altrimenti, soprattutto oggi, quando papa Francesco è presenza incontrastata, grazie alla sua disponibilità -a tutto tondo- al dialogo a livello globale?
Proprio or ora, in questa GIORNATA DELLA FAMIGLIA, piazza San Pietro ha visto radunate famiglie di ogni luogo e anche di fedi diverse.
Forse aveva ragione Benedetto Croce: non possiamo non dirci cristiani [con la variante cattolici?].
Ma la cosa ad una marziana come me, costretta a vivere nel pianeta terra almeno per un altro po’, può non andare giù del tutto.
Se lo spirito di Giovani XXIII aleggia in papa Francesco, c’è da aver fiducia che il parlare di noi donne-di-qualsiasi-risma possa tenere in conto la possibilità di un trapasso ad un’epoca di CRISI DEL MODELLO ANDROCENTRICO, al di là di quello che si propone lo stesso papa attuale. Perché non diamo mano noi stesse alla questione femminile nel suo complesso sotto questa angolatura?
Sono lontana le mille miglia dal pretendere che ciò debba essere fatto dalle donne soltanto. La rivista Prospettiva Persona realizza già questa sinergia uomo-donna nella visione delle cose.
Ne parleremo ancora.


  

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