lunedì 20 agosto 2012

Non piangere solo se stessi


Strage di minatori in Sud Africa, oscurata dai media

Da La Voce d’Italia
In Italia solo poche righe, ma sono 34 morti -Milano – Ha avuto davvero poco risalto sui media nostrani, una risonanza quasi nulla, la dura repressione nel ‘democratico’ Sud Africa contro i lavoratori di miniera della compagnia britannica LonMin a Marikana, poco meno di 150 chilometri più a nord della capitale Johannesburg. Nelle miniere di platino della zona, grazie alle pericolose oscillazioni della Borsa, si lavora a pieno ritmo: le grotte e le gallerie, circondate da parchi nazionali e riserve naturali, sono colme di oro e diamanti, argento e platino, nel corso della crisi diventati veri e propri “beni rifugio” per investitori e speculatori d’Occidente.
L’occasione buona per i minatori, la maggioranza ‘colored’, di provare a giocarsela, e reclamare un aumento di salario: il livello attuale si attesta sui 300, massimo 400 dollari al mese. Ma la macchina capitalistica reclama la produzione a tutti i costi, e le multinazionali hanno imposto al Governo sudafricano ordini ben precisi, massima repressione degli scioperi e delle proteste, a qualunque costo. Un costo significativo,  più di 30 morti tra i minatori, a cui si aggiunge qualche poliziotto. La ribellione naturale di un proletariato giovane, che reclama i propri diritti e mette anima e corpo in quella lotta di classe che in tanti vorrebbero nascondere, così fastidiosa ai teorici della scomparsa della classe operaia, così insulsa per chi sostiene che nel mondo la parola d’ordine è concertazione, e di scioperi manco l’ombra.
I lavoratori italiani non possono che esprimere la loro massima solidarietà ai compagni del Sud Africa. Per l’occasione, una frase che non invecchia mai, del solito filosofo ed economista tedesco: “Il capitale non ha riguardo per la salute e per la durata della vita dell’operaio”. Alessandro Gatta alessandro.gatta@voceditalia.it

domenica 19 agosto 2012

Ultimissime dalla Siria

Dall'ANSA 19 agosto
BEIRUT - Sono immagini ormai sempre più rare quelle trasmesse oggi dalla tv di Stato siriana, che ha mostrato Bashar al Assad mentre prega in una moschea a Damasco in occasione della festività di Aid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan. E' la prima apparizione pubblica del presidente dal 18 luglio, giorno in cui quattro ufficiali della sicurezza furono uccisi da una bomba. Nelle settimane scorse la tv aveva infatti mostrato più volte Assad all'interno del suo palazzo mentre riceveva personalità del regime ma è la prima volta che i media ufficiali lo mostrano all'esterno tra la gente. 
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Seguo questi fatti con trepidazione: forse più temibile di ogni altro fattore è il gioco tra le grandi potenze, avide rispetto ad un Medio Oriente che vogliono tenere soggiogato e quindi disgregato. 

martedì 14 agosto 2012


Università degli studi “Roma 3″ Lecce 10 -14 settembre 2012
Organizzata in collaborazione con la Comunità delle Benedettine di Lecce
“Diamo corpo al futuro” è un invito a vedere che cosa c’è di nuovo senza lasciarsi abbagliare dai nuovismi, dalle false immagini e dalle idee stereotipate, che riconducono inevitabilmente a percorsi già visti e già sperimentati o al grottesco di un eccesso indecente che è altro dall’oltre del dicibile. Diamo corpo al futuro,  suggerisce invece un impegno in prima persona: anima e corpo, e suggerisce anche che il futuro ha bisogno di un corpus, fatto di tradizione, di genealogie ricostruite, di un metodo che sa farsi giustizia disdegnando tutto ciò che confonde il giudizio sulle cose e ritornando all’essenziale. Un futuro non come orizzonte imprecisato, ma nutrito come corpo generato. Abbiamo bisogno di questo futuro che si incarna, tanto più che in tempi di crisi sembra essere inghiottito nel vortice della sottomissione economica ogni altro interesse e prospettiva. E persino il futuro può sembrare asservito   e revocato, se diventa ipotesi astratta, tratta fuori dai corpi,  se è  misurato solo con il criterio dell’utile e del profitto. Vogliamo invece rendere il futuro meno astratto cominciando con il riconoscere quanto c’è già di nuovo, e come  le strategie di libertà e le vere e proprie riforme civili che le donne sanno attivare e che continuano a inventare di fronte a rapporti di forza, possono produrre cambiamenti epocali Vogliamo evidenziare quell’eccellenza femminile che ha saputo e sa costruire percorsi impensati di felicità anche ribaltando il consueto rapporto tra denaro, lavoro, benessere economico e politiche di inclusione\esclusione. Nella crisi che le società di mercato stanno attraversando, la relazione tra le generazioni di donne ha costruito una continuità di desiderio di politica contro il potere del denaro e contro la violenza dei rapporti che corrompono, le privatizzazioni che escludono, le precarizzazioni che rendono instabili, contro i ricatti dei facili guadagni. Sono temi che appartengono alla filosofia, alla politica, all’economia e alla religione, ma che sono profondamente trasformati da una “differenza” di sguardo e di esperienza e, pertanto, anche in grado di trasformare noi stesse\i e ciò che ci circonda, aprendo a un’azione politica radicale. E’ importante narrare questi percorsi per comprendere quello che accade a ciascuna\o di noi, ma che non riguarda solo noi, e che ci consente di agire con consapevolezza, fiducia e responsabilità politica. La scuola ha come metaquella di sperimentare in gruppo un itinerario che sia insieme culturale, politico, spirituale. Nelle ore pomeridiane, dalle 15 alle 17, prima dell’inizio dei lavori, saranno avviati dei laboratori: uno di discussione e scrittura dei temi affrontati e uno di meditazione e preghiera,  A chi, avendo frequentato tutte le 30 ore di lezioni e seminari, ne farà richiesta, verrà rilasciato un attestato di partecipazione valido per tutti gli usi consentiti dalla legge. Per gli\le studenti dell’Università del Salento che presenteranno anche un elaborato scritto,  l’attestato indicherà anche il numero di crediti che le singole Facoltà avranno deciso di riconoscere al percorso formativo offerto dalla scuola. La scuola è a numero chiuso: 30 posti sono riservati agli\le studenti dell’Università del Salento, 20 al personale docente o tecnico amministrativo dello stesso Ateneo Salentino, 20 agli\le studenti dell’Università di Roma Tre, 40 sono i posti per le\gli esterni.  L’iscrizione prevede un versamento di 150 euro e comprende la cartella dei lavori e le quote per  i pranzi dal 10 al 13 sett. La scuola si impegna a fornire indicazioni su B&B convenzionati per l’occasione al prezzo speciale di  25-30 euro a notte. Per gli\le studenti e per il personale dell’Università del Salento la quota di iscrizione ammonta solo a 30 euro. La comunità delle Benedettine collabora all’iniziativa offrendo la collaborazione editoriale e l’organizzazione degli incontri comuni. La presente edizione ha fruito del contributo FIDAPA  BPW Italy-Commissione Nazionale Donne Politiche Sociali e Pari Opportunità.

domenica 5 agosto 2012

Il tormentone della Siria

Ho letto tanto per capire, ma ancora non saprei che riportare questo o quella posizione. Quel che possiamo affermare con certezza è che a) Kofi Annan alla fine di agosto non rinnoverà l'adesione al mandato di mediazione da parte delle Nazioni Unite e della Lega Araba; b) il terreno delle opposizioni è, come afferma Fiamma Nierenstein, minato dal prestito massiccio di armi delle potenze occidentali; c) è piena guerra civile; e dare mezzi alla parte che può sembrare vittima (et cetera) non è un modo di risolvere la questione di fondo: quel che l'Occidente sa fare è soltanto l'accelerazione del progetto della distruzione di un altro stato arabo, come è avvenuto per l'Iraq.
Le nostre lamentazioni (telegiornali e giornali) su ciò che avviene in Siria somiglia al chiacchierare tra comari piangenti e felici di avere qualcosa su cui piangere. Anche i nostri interventi su facebook basano il dire su opinioni desunte da questa o quella lettura. Ma lo vogliamo capire che i fatti sono altro da quel che significano????  

venerdì 3 agosto 2012

Comunità Papa Giov.XXXIII


 COMUNICATO STAMPA Rimini, 1 Agosto 2012

Venendo a conoscenza dell'improvviso trasferimento della sezione AS1 degli ergastolani di Spoleto, la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, esprime il proprio disappunto per tali spostamenti. - La nostra Comunità incontrava settimanalmente questi detenuti  da più anni, per un sostegno sia personale che nella lotta collettiva contro la pena dell'ergastolo. Questi trasferimenti tradiscono la funzione rieducativa della pena, stabilita dall'art. 27 della Costituzione, e appaiono come un segno del carattere punitivo-vendicativo della pena in Italia, perché provocano interruzioni forzate dei percorsi rieducativi iniziati e delle relazioni familiari createsi negli anni.  - Esprimiamo solidarietà alle persone detenute e alle loro famiglie che hanno subito questi trasferimenti, ci auspichiamo che tale interventi non vengano più applicati, crediamo invece che sia necessario riformare il sistema penitenziario per mettere al centro la persona e l'azione di recupero per il suo reinserimento nella società. - L'uomo non è il suo errore, come diceva Don Oreste Benzi: la società civile ed ecclesiale ha il dovere di fare tutto il possibile per realizzare il recupero della persona che ha sbagliato, perché solo così possiamo creare una società nuova che crede nell'uomo.
Per lAssociazione Comunità Papa Giovanni XXIII - Il Responsabile Generale Giovanni Paolo Ramonda

domenica 29 luglio 2012

AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESS0


Leggo da Franco Corbo, debitore di questo intervento a Concilium 5/2011 - 

…. Lo stato del benessere, del Welfare (attualmente in grave crisi da ogni parte) ha rappresentato uno sforzo positivo, anche se limitato, di approssimazione alla oikonomia, come un’eco profana dell’utopia sacra della comunità primitiva di Gerusalemme, nella quale nulla era chiamato proprio, tutto era comune e veniva distribuito a ciascuno secondo le sue necessità (At 2,44s.)…. Siamo chiamati perciò a parlare e a realizzare la oikonomia della salvezza, liberandoci dall’attuale concetto di economia del mercato. E da questo punto di vista, sempre più si va chiarendo che il mondo finanziario che ha partorito la crisi mondiale attuale è la negazione assoluta sia della Nuova ed eterna Alleanza sia della Oikonomia della salvezza, sia della Comunione di cui l’eucaristia è l’annuncio profetico.
E’ sempre più chiaro che la finanza ha scaricato su tutti noi i suoi errori e i suoi egoismi. E’ sempre più chiaro che la finanza, prima parla male della politica, poi ci fa governare dai suoi tecnici, poi ci regala la dittatura del suo governare.
Dalla Bibbia noi dobbiamo ricuperare il senso vero della politica, la oikonomia, dobbiamo mettere in grado la politica di governare il mercato, di tassare senza mezzi termini le rendite finanziare dei grandi manipolatori del mercato. Paolo ha cantato liricamente l’estensione cosmica della redenzione in Cristo e il vincolo indissolubile dell’umanità con l’universo: «La creazione infatti stata sottoposta alla caducità — non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta — nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi» (Rm 8,19-22). Tutta la terra geme quando l’essere umano la utilizza per soddisfare il proprio egoismo, quando la degrada mettendo in atto uno sfruttamento miope, o quando alcuni pochi se ne appropriano privandone molti e attentando in tal modo alla «gloriosa libertà dei figli di Dio». Qui sta il problema dell’umanità, oggi. Qui sta la qualità della fede cristiana. Nel frattempo vediamo moltiplicarsi i pellegrinaggi, la religiosità popolare nelle sue varie forme che servono ad alienare i “piccoli” dalla cause vere delle povertà del mondo. Qui sta l’impegno dei cattolici in politica. Parlare di ispirazione cristiana significa passare al vaglio della parola di Dio le scelte che si fanno nel campo politico, sociale, solidale. Dal concetto biblico di oikonomia della salvezza, dunque deve scaturire lo stile del nostro agire sul campo.

lunedì 23 luglio 2012

Se è vero che "la storia siamo noi"


Ho trovato in questa intervista riportata da poco ne ‘Il Fatto’, quasi la sintesi di quanto da tempo cerco di capire sul ‘mistero-dalla Chiesa’. Oggi si celebrano Borsellino e Falcone, su dalla Ciesa silenzio. Come mai?

L’ultima intervista del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di Giorgio Bocca, da La Repubblica del 10 agosto 1982: "Come combatto contro la mafia”. - PALERMO –
La Mafia non fa vacanza, macina ogni giorno i suoi delitti; tre morti ammazzati giovedì 5 fra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia, altri trevenerdì, un morto e un sequestrato sabato, ancora un omicidio domenica notte, sempre lì, alle porte di Palermo, mondo arcaico e feroce che ignora la Sicilia degli svaghi, del turismo internazionale, del "wind surf" nel mare azzurrodi Mondello. Ma è soprattutto il modo che offende, il "segno" che esso dà al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e allo Stato: i killer girano su potenti motociclette, sparano nel centro degli abitati, uccidono come gli pare, a distanza di dieci minuti da un delitto all’altro. Dalla Chiesa è nero:
"Da oggi la zona sarà presidiata, manu militari. Non spero certo di catturare gli assassini ad un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l’arroganza mafiosa deve cessare".
Che arroganza generale?
"A un giornalista devo dirlo? uccidono in pieno giorno, trasportano i cadaveri, li mutilano, ce li posano fra questura e Regione, li bruciano alle tre del pomeriggio in una strada centrale di Palermo".
Questo Dalla Chiesa in doppio petto blu prefettizio vive con un certo disagio la sua trasformazione: dai bunker catafratti di Via Moscova, in Milano, guardati da carabinieri in armi, a questa villa Wittaker, un po lasciata andare, un poleziosa, fra alberi profumati, poliziotti assonnati, un vecchio segretario che arriva con le tazzine del caffè e sorride come a dire: ne ho visti io di prefetti che dovevano sconfiggere la Mafia.
Generale, vorrei farle una domanda pesante. Lei è qui per amore o per forza? Questa quasi impossibile scommessa contro la Mafia è sua o di qualcuno altro che vorrebbe bruciarla? Lei cosa è veramente, un proconsole o un prefetto nei guai?
"Beh, sono di certo nella storia italiana il primo generale dei carabinieri che ha detto chiaro e netto al governo: una prefettura come prefettura, anche se di prima classe, non mi interessa. Mi interessa la lotta contro la Mafia, mi possono interessare i mezzi e i poteri per vincerla nell’interesse dello Stato".
Credevo che il governo si fosse impegnato, se ricordo bene il Consiglio dei Ministri del 2 aprile scorso ha deciso che lei deve "coordinare sia sul piano nazionale che su quello locale" la lotta alla Mafia.
"Non mi risulta che questi impegni siano stati ancora codificati".
Vediamo un po’, generale, lei forse vuol dirmi che stando alla legge il potere di un prefetto è identico a quello di un altro prefetto ed è la stessa cosa di quello di un questore. Ma è implicito che lei sia il sovrintendente, il coordinatore.
"Preferirei l’esplicito".
Se non ottiene l’investitura formale che farà? Rinuncerà alla missione?
"Vedremo a settembre. Sono venuto qui per dirigere la lotta alla Mafia, non per discutere di competenze e di precedenze. Ma non mi faccia dire di più".
No, parliamone, queste faccende all’italiana vanno chiarite. Lei cosa chiede? Una sorta di dittatura antimafia? I poteri speciali del prefetto Mori?
"Non chiedo leggi speciali, chiedo chiarezza. Mio padre al tempo di Mori comandava i carabinieri di Agrigento. Mori poteva servirsi di lui ad Agrigento e di altri a Trapani a Enna o anche Messina, dove occorresse. Chiunque pensasse di combattere la Mafia nel "pascolo" palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo".
Lei cosa chiede? L’autonomia e l’ubiquità di cui ha potuto disporre nella lotta al terrorismo?
"Ho idee chiare, ma capirà che non è il caso di parlarne in pubblico. Le dico: so lo che le ho già, e da tempo, convenientemente illustrate nella sede competente. Spero che si concretizzino al più presto. Altrimenti non si potranno attendere sviluppi positivi".
Ritorna con la Mafia il modulo antiterrorista? Nuclei fidati, coordinati intutte le città calde?
Il generale fa un gesto con la mano, come a dire, non insista, disciplina giovinetto: questo singolare personaggio scaltro e ingenuo, maestro di diplomazie italiane ma con squarci di candori risorgimentali. Difficile da capire.
Generale, noi ci siamo conosciuti qui negli anni di Corleone e di Liggio, lei è stato qui fra il 66 e il 73 in funzione antimafia, il giovane ufficiale nordista de "Il giorno della civetta". Che cosa ha capito allora della Mafia e che cosa capisce oggi, 1982?
"Allora ho capito una cosa, soprattutto: che l’istituto del soggiorno obbligatorio era un boomerang, qualcosa superato dalla rivoluzione tecnologica, dalle informazioni, dai trasporti. Ricordo che i miei corleonesi, i Liggio, i Collura, i Criscione si sono tutti ritrovati stranamente a Venaria Reale, alle porte di Torino, a brevissima distanza da Liggio con il quale erano stati da me denunziati a Corleone per più omicidi nel 1949. Chiedevo notizie sul loro conto e mi veniva risposto: "Brave persone". Non disturbano. Firmano regolarmente. Nessuno si era accorto che in giornata magari erano venuti qui a Palermo o che tenevano ufficio a Milano o, chi sa, erano stati a Londra o a Parigi".
E oggi?
"Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in Sicilia, e questa è davvero una svolta storica. E finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a Catania, anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le quattro maggiori imprese edili catanesi oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?".
Scusi la curiosità, generale. Ma quel Ferlito mafioso, ucciso nell’agguato sull’autostrada, quando si ammazzarono anche i carabinieri di scorta, non era il cugino dell’assessore ai lavori pubblici di Catania?
"Sì".
E come andiamo, generale, con i piani regolatori delle grandi città? E’ vero che sono sempre nel cassetto dell’assessore al territorio e all’ambiente?
"Così mi viene denunziato dai sindaci costretti da anni a tollerare l’abusivismo".
II L CASO MATTARELLA. Senta generale, lei ed io abbiamo la stessa età e abbiamo visto, sia pure da ottiche diverse, le stesse vicende italiane, alcune prevedibili, altre assolutamente no. Per esempio che il figlio di Bernardo Mattarella venisse ucciso dalla Mafia. Mattarella junior è stato riempito di piombo mafioso. Cosa è successo, generale?"
E’ accaduto questo: che il figlio, certamente consapevole di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, tutto ha fatto perché la sua attività politica e l’impegno del suo lavoro come pubblico amministratore fossero esenti da qualsiasi riserva. E quando lui ha dato chiara dimostrazione di questo suo intento, ha trovato il piombo della Mafia. Ho fatto ricerche su questo fatto nuovo: la Mafia che uccide i potenti, che alza il mirino ai signori del "palazzo".Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato".
Mi spieghi meglio.
"Il caso di Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi. Forse aveva intuito che qualche potere locale tendeva a prevaricare la linearità dell’amministrazione. Anche nella DC aveva più di un nemico. Ma l’esempio più chiaro è quello del procuratore Costa, che potrebbe essere la copia conforme del caso Coco".
Lei dice che fra filosofia mafiosa e filosofia brigatista esistono affinità elettive?
"Direi di si. Costa diventa troppo pericoloso quando decide, contro la maggioranza della procura, di rinviare a giudizio gli Inzerillo e gli Spatola. Ma è isolato, dunque può essere ucciso, cancellato come un corpo estraneo. Così è stato per Coco: magistratura, opinione pubblica e anche voi garantisti eravate favorevoli al cambio fra Sossi e quelli della XXII ottobre. Coco disse no. E fu ammazzato".
Generale, mi sbaglio o lei ha una idea piuttosto estesa dei mandanti morali e dei complici indiretti? No, non si arrabbi, mi dica piuttosto perché fu ucciso il comunista Pio La Torre.
"Per tutta la sua vita. Ma, decisiva, per la sua ultima proposta di legge, di mettere accanto alla "associazione a delinquere" la associazione mafiosa". Non sono la stessa cosa? Come si può perseguire una associazione mafiosa se non si hanno le prove che sia anche a delinquere? E materia da definire. Magistrati, sociologi, poliziotti, giuristi sanno benissimo che cosa è l’associazione mafiosa. La definiscono per il codice e sottraggono i giudizi alle opinioni personali”.
Come si vede lei generale Dalla Chiesa, di fronte al padrino del "Giorno della civetta"?
"Stiamo studiandoci, muovendo le prime pedine. La Mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascolta, ti verifica alla lontana. Un altro non se ne accorgerebbe, ma io questo mondo lo conosco".
Mi faccia un esempio.
"Certi inviti. Un amico con cui hai avuto un rapporto di affari, di ufficio, ti dice, come per combinazione: perché non andiamo a prendere il caffè dai tali. Il nome è illustre. Se io non so che in quella casa l’eroina corre a fiumi ci vado e servo da copertura. Ma se io ci vado sapendo, è il segno che potrei avallare con la sola presenza quanto accade".
Che mondo complicato. Forse era meglio l’antiterrorismo.
"In un certo senso sì, allora avevo dietro di me l’opinione pubblica, l’attenzione dell’Italia che conta. I gambizzati erano tanti e quasi tutti negli uffici alti, giornalisti, magistrati, uomini politici. Con la Mafia è diverso, salvo rare eccezioni: la Mafia uccide i malavitosi, l’Italia per bene può disinteressarsene. E sbaglia".
Perché sbaglia, generale?
"La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. Vede, a me interessa conoscere questa "accumulazione primitiva" del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti à la page. Ma mi interessa ancora di più la rete mafiosa di controllo, che, grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere".
E deposita nelle banche coperte dal segreto bancario, no, generale?
"Il segreto bancario. La questione vera non è lì. Se ne parla da due anni e ormai i mafiosi hanno preso le loro precauzioni. E poi che segreto di Pulcinella è? Le banche sanno benissimo da anni chi sono i loro clienti mafiosi. La lotta alla Mafia non si fa nelle banche o a Bagheria o volta per volta, ma in modo globale".
Generale Dalla Chiesa, da dove nascono le sue grandissime ambizioni? - Mi guarda incuriosito - . Voglio dire, generale: questa lotta alla Mafia l’hanno persa tutti, da secoli, i Borboni come i Savoia, la dittatura fascista come le democrazie pre e post fasciste, Garibaldi e Petrosino, il prefetto Mori e il bandito Giuliano, l’ala socialista dellEvis indipendente e la sinistra sindacale dei Rizzotto e dei Carnevale, la Commissione parlamentare d’inchiesta e Danilo Dolci. Ma lei Carlo Alberto Dalla Chiesa si mette il doppio petto blu prefettizio e ci vuole riprovare.
"Ma si, e con un certo ottimismo, sempre che venga al più presto definito il carattere della specifica investitura con la quale mi hanno fatto partire. Io, badi, non dico di vincere, di debellare, ma di contenere. Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".
Si va a pranzo in un ristorante della Marina con la signora Dalla Chiesa, oggetto misterioso della Palermo del potere. Milanese, giovane, bella. Mah! In apparenza non ci sono guardie, precauzioni. Il generale assicura che non c’erano neppure negli anni dell’antiterrorismo. Dice che è stata la fortuna a salvarlo le tre o quattro volte che cercarono di trasferirlo a un mondo migliore.
"Doveva uccidermi Piancone la sera che andai al convegno dei Lyons. Ma ci andai in borghese e mi vide troppo tardi. Peci, quando lo arrestai, aveva in tasca l’elenco completo di quelli che avevano firmato il necrologio per la mia prima moglie. Di tutti sapevano indirizzo, abitudini, orari. Nel caso mi fossi rifugiato da uno di loro, per precauzione. Ma io precauzioni non ne prendo. Nonle ho prese neppure nei giorni in cui su "Rosso" appariva la mia faccia al centro del bersaglio da tirassegno, con il punteggio dieci, il massimo. Se non è istigazione ad uccidere questa?".
Generale, sinceramente, ma a lei i garantisti piacciono?
Dagli altri tavoli ci osservano in tralice. Quando usciamo qualcuno accenna uninchino e mormora: "Eccellenza".

lunedì 16 luglio 2012

Informarsi correttamente sulla SIRIA oggi


lunedì 16 luglio 2012 da www.ilsussidiario.it 

SIRIA/ Mastou (Al Arabiya): vi racconto l’orrore nelle segrete di Assad

E’ stato rinchiuso per due mesi nelle segrete di Assad, dopo essere stato arrestato per avere seguito come giornalista le manifestazioni in Siria. Mohamad Zaid Mastou è una star della tv satellitare Al Arabiya e si trovava in vacanza a Damasco quando un anno e mezzo fa è scoppiata la rivolta. Intervistato da Ilsussidiario.net nel suo appartamento ad Amman, in Giordania, dove è tornato dopo essere stato scarcerato, racconta tutto ciò che ha osservato in presa diretta. E spiega perché l’Occidente non deve temere il nuovo modello di democrazia che sta nascendo nei Paesi arabi, basato sulla laicità e sulla libertà religiosa come in Europa, ma nel quale le diverse fedi non saranno escluse dalla vita pubblica come avviene nel Vecchio Continente.
Quanto tempo ha trascorso in Siria dall’inizio delle rivolte?
Quando la rivoluzione è iniziata mi trovavo in vacanza in Siria, e vi sono rimasto da metà febbraio a luglio. Una volta uscito dal carcere ho dovuto lasciare il Paese.
Che cosa ha visto nelle prigioni siriane?
Ho trascorso un mese in una cella d’isolamento, era una stanza molto piccola e senza luce, e un altro mese insieme agli altri carcerati. Ciò che so è che trasferivano delle persone dall’ospedale alla prigione, per interrogarle e picchiarle.
Come lo sa?
Ho incontrato delle persone ferite e con delle grandi bende, che mi hanno raccontato queste cose. Ogni notte inoltre ero svegliato di soprassalto dalle voci di persone che gridavano perché qualcuno le picchiava durante gli interrogatori. Non ho assistito di persona alle esecuzioni, perché essendo un giornalista le autorità del carcere avevano ordinato di non farmi vedere certe cose.
Lei è stato anche presente alle manifestazioni contro Assad?
Sì, mi trovavo a Douma (vicino a Damasco, Ndr) quando le forze di sicurezza hanno sparato contro dei manifestanti pacifici. Trenta persone sono rimaste uccise, e hanno sparato anche a me. Mi hanno chiesto che cosa stessi facendo e ho risposto che vivevo lì. Sono stato fortunato perché l’ufficiale non sapeva l’inglese, quando ha aperto il mio portafogli ha trovato la mia tessera da giornalista ma non è stato in grado di leggerla, quindi mi ha lasciato andare. Mi trovavo con mio fratello e mio cugino, quest’ultimo è stato ucciso due settimane fa.
In quali circostanze?
Fin dall’inizio della rivoluzione il regime ha affermato che quanto stava avvenendo era opera di gruppi terroristici, ma il vero obiettivo di Assad è spaventare l’Occidente con la minaccia di una rivoluzione islamica. Questo però non è assolutamente vero, la rivolta ha riguardato l’intera nazione, vi hanno preso parte tutti i gruppi e ciò che volevano era la fine della dittatura. Le forze governative hanno attaccato l’area in cui vive la mia famiglia, l’Esercito Siriano Libero è intervenuto per difendere il quartiere e ha subito 15 perdite da parte dei cecchini. Anche mio cugino è morto per le ferite da arma da fuoco.
Da chi è composto il braccio armato dei ribelli, l’Esercito Siriano Libero?
L’Esercito Siriano Libero non è un gruppo a sé stante giunto chissà da dove. E’ composto da cittadini siriani, dalla mia famiglia, dai miei fratelli e dai miei amici. Sono parte della rivoluzione, è gente che protesta contro il regime e che a un certo punto ha deciso di imbracciare le armi perché il governo uccideva i civili ed era necessario che qualcuno li difendesse.

Secondo il regime l’Esercito Siriano Libero utilizzerebbe i civili come scudi umani …
 Considero queste affermazioni come uno scherzo. L’Esercito Siriano Libero è composto dagli stessi civili che secondo Assad sarebbero usati come scudi umani. Quando il regime combatte contro i ribelli, attacca le aree abitate da civili. Ma ciò non avviene perché l’Esercito Siriano Libero sceglie queste zone come quartier generale, bensì perché il governo vuole uccidere il maggior numero possibile di persone per impaurire la popolazione.
Lei ha assistito alle manifestazioni contro Assad. Gli slogan inneggiavano alla Sharia e prendevano di mira i cristiani?
Quando sono stato arrestato mi sono reso conto che i primi a protestare in Siria erano stati i drusi, una minoranza religiosa non musulmana. Nella prigione con me c’erano cristiani, sunniti e alawiti, ciò la stessa setta cui appartiene il presidente Assad. Posso quindi garantire al 100 per cento che non si è trattato di una rivoluzione islamista, ma di una insurrezione nazionale cui hanno preso parte tutti i gruppi religiosi presenti nel Paese. Tutto ciò che chiedevano era la fine della dittatura e la nascita di un regime democratico.
Eppure i cristiani siriani sono preoccupati …
Comprendo che chi vive in Italia, o in altri Paesi occidentali, sia in apprensione per la sorte dei cristiani siriani. Ma ciò avviene perché non si conosce la storia della Siria. In passato nel nostro Paese non si sono mai verificati problemi tra musulmani e cristiani, perché entrambi sono radicati nell’area da molti secoli e sono abituati a convivere senza problemi.
Fin dall’inizio della rivoluzione il regime ha affermato che quanto stava avvenendo era opera di gruppi terroristici, ma il vero obiettivo di Assad è spaventare l’Occidente con la minaccia di una rivoluzione islamica. Questo però non è assolutamente vero, la rivolta ha riguardato l’intera nazione, vi hanno preso parte tutti i gruppi e ciò che volevano era la fine della dittatura.
In Egitto il primo presidente eletto in modo democratico è stato Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Anche in Siria andrà a finire così?
Assolutamente no. In Egitto i Fratelli musulmani sono stati attivi a lungo nella vita politica e hanno lasciato la loro impronta nella società. In Siria invece non hanno potuto fare nulla, perché esiste una legge secondo cui chiunque vi appartiene deve essere condannato a morte. I Fratelli musulmani in Siria non sono quindi popolari come in Egitto. La Primavera araba creerà piuttosto un nuovo movimento, che definirei “islamico-liberale”, l’orientamento politico con il quale mi identifico.
Di che cosa si tratta?
L’Islam si limita a fornire dei principi, nella nostra religione non è indicato uno specifico modello politico. La forma dello Stato, composta dalle leggi, dal Parlamento, dal governo e dalla magistratura, deve andare bene ai cittadini, e non si deve adeguare a specifici dettami religiosi.
Eppure sempre più spesso si parla di “Islam politico” …
L’Islam interviene a livello morale, spiegando come le persone possono essere buone. Personalmente per esempio sono un fautore della libertà di stampa e della separazione tra i poteri dello Stato, e nello stesso tempo sono un musulmano praticante. Non ritengo che vi sia un’opposizione tra le due cose. La Primavera araba creerà quindi un nuovo modello di Stato, che per un occidentale potrà apparire strano perché si tratta di una novità.
E’ l’Occidente a non capire o il mondo arabo ad avere intrapreso una strada pericolosa?
L’Occidente purtroppo è convinto che la democrazia sia il massimo traguardo cui possa arrivare l’umanità. Mentre è più logico pensare che anche la democrazia sia un modello da migliorare ogni volta. Del resto il modello di Stato in America è diverso da quella in Francia o nel Regno Unito. In quanto arabi e musulmani possiamo quindi creare la nostra forma di Stato diversa da qualsiasi altra. L’Occidente non deve esserne impaurito, perché non esiste nessuna opposizione tra l’Islam e la democrazia. (Pietro Vernizzi)

domenica 8 luglio 2012

Alcuni spunti di riflessione attraverso quest’articolo dell’editoriale di oggi in www.womens.net, in cui si afferma, di fronte alla crescita della violenza sulle donne: “L’Europa serve solo per le pensioni e la ‘riforma del mercato del lavoro’. Sempre per togliere e mai per dare? Dobbiamo prendere atto che ignorare il femminicidio sia sintomo di incapacità ad assolvere il proprio ruolo istituzionale?”.
Aggiungo: questo problema irrisolto dall’alto non ci ammonisce a tentare un’azione dal basso PER TUTTI I CASI DI VIOLENZA, di cui quella sulla donna è 

UNO DEI SINTOMI evidenti, a tentare di costruire dal basso? Ma - ripeto ciò a cui il buon senso doverbbe far giungere tutti – si sa che in Alto c’è un muro invalicabile, dato il DOMMATISMO SU CUI SI REGGONO TUTTE LE ISTITUZIONI SENZA IL CONTROLLO DELLA BASE. Penso che… il momento della fine del capitalismo sia da accelerare con un’altra (non scandalizzatevi!) ideologia-maggiormente-monitorata. [pubblicato in www.facebook.com.au.riggi in seno allo spazio riservato al gruppo di Donne-contro-il-silenzio].

sabato 7 luglio 2012


Nel sito www.carmelomusumeci.com è presente una Proposta di iniziativa popolare per l'abolizione dell'ergastolo, è possibile aderire cliccando su "FIRMA CONTRO L'ERGASTOLO"  e compilando l'apposito modulo. Per vedere chi ha già firmato: http://www.carmelomusumeci.com/pg.lista.appello.php
Proposta di iniziativa popolare
per l’abolizione della pena dell’ergastolo (art.22 Codice Penale)

La nostra Costituzione stabilisce: 
Articolo 27- Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Articolo 50 - Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alla Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

L’ergastolo è più atroce che qualsiasi altra pena perché ti ammazza lasciandoti vivo ed è una pena molto più lunga, dolorosa e disumana, della normale pena di morte. Spesso un ergastolano, un uomo ombra, pensa di essere morto pur essendo vivo, perché vive una vita senza vita. Nessun essere umano dovrebbe tenere un altro uomo chiuso in una gabbia per tutta la vita. Ad una persona puoi levare la libertà, ma non lo puoi fare per sempre, per questo l’ergastolo,  “La Pena di Morte Viva”, è più atroce e inumana di tutte le altri morti.
Poi in Italia esiste l’ergastolo ostativo ai benefici penitenziari (art. 4 bis O.P.) che esclude l’accesso alle misure alternative al carcere, rendendo questa pena un effettivo “fine pena mai” e t’impone di scegliere fra due mali: o stai dentro fino alla morte o metti un altro al posto tuo.
E ci vuole tanta disumanità e cattiveria per far marcire una persona in cella per sempre, perché quando non si ha nessuna speranza è come non avere più vita. Continuare a tenere dentro una persona quando non è più necessario è un crimine contro l’umanità. Ogni persona dovrebbe avere diritto ad una speranza e per tutti ce n’è una, ma non per gli uomini ombra.

Se tu sei d’accordo che un ergastolano debba uscire perché lo merita e non perché usa la legge per uscire dal carcere e che una pena senza fine è una vera e propria tortura che umilia la giustizia, la vita e Dio,

se tu pensi che un uomo non possa essere considerato cattivo e colpevole per sempre e che una pena per essere giusta debba avere un inizio e una fine,  perché una condanna che non finisce mai non potrà mai rieducare nessuno,

se tu credi che dopo tanti anni di carcere non si punisca più quell’uomo che ha commesso il crimine, ma si finisca per punire un’altra persona che con quel crimine non c’entra più nulla, perché la persona è cambiata, e che il perdono faccia più male della vendetta, perché il perdono costringe un uomo a non trovare dentro di sé nessuna giustificazione per quello che ha fatto,

se tu sai che in Italia ci sono giovani ergastolani che al momento del loro arresto erano adolescenti e che ora invecchieranno e moriranno in carcere -senza nessun’altra possibilità di rimediare al male che hanno fatto- e che solo in Italia, non in nessun altro Paese del mondo, esiste la pena dell’ergastolo ostativo,

se tu sei d’accordo con tutto questo, lascia la tua adesione a questa Proposta di iniziativa popolare per l’abolizione della pena dell’ergastolo

Per firmare collegati al sito
clicca su
FIRMA CONTRO L’ERGASTOLO
e compila il modulo.

martedì 26 giugno 2012


In Politica siamo sulle corde..... Crollano le certezze e non possiamo inventare un futuro diverso, dato che fili invisibili ci legano a poteri che guardano le cose dalle loro poltrone. Almeno noi credenti, non dimentichiamo che, se la fede coincide con la vita, la partecipazione con tutti gli interrogativi, è un obbligo di coscienza, Ausilia

Brevi

giovedì 14 giugno 2012

Appuntamenti interessanti


FIRENZE - Scuole Pie Fiorentine
via Cavour 94
15 giugno, alle ore: 21.15

La Parola di Dio nella storia
presentazione del libro di Rosario Giué
“Ernesto Balducci. La Parola di Dio nella storia”
di don Rosario Giué
Prefazione di Raniero La Valle
edizioni Paoline, 2012.
Si parte dal libro di don Rosario Giué "La Parola di Dio nella storia" condotto sui testi delle omelie svolte dal padre scolopio che rappresenta, in questo contesto, una documentazione ricca di sollecitazioni e interesse.
All'evento parteciperanno l'autore e don Luigi Ciotti.

ventennalebalducci@gmail.com
ROSATE
Cascina Contina
17 giugno, alle ore: 09.30

Assemblea annuale di “Noi Siamo Chiesa”

L'incontro inizierà alle 9.30 e si concluderà alle 17; per il programma fare riferimento ai recapiti sotto indicati.

"I nostri incontri sono aperti a tutti gli amici e simpatizzanti di “Noi Siamo Chiesa”. Le decisioni formali sulle iniziative e l’organizzazione di NSC sono di competenza di chi partecipa alla vita del movimento mediante l’adesione a pieno titolo. Infatti l’incontro ha anche funzione di assemblea annuale dell’associazione “Noi Siamo Chiesa” con cui da sei anni organizziamo formalmente il nostro movimento.

Ti faccio presente, se non sei mai venuto, che questo nostro incontro è una occasione di conoscenza reciproca, di fraternità, di amicizia e di preghiera comunitaria in un luogo accogliente (nel parco del Ticino) ed espressione di una iniziativa di impegno e di solidarietà sociale molto importante a favore degli “ultimi”, quella della cascina Contina.
Se non puoi partecipare per favore scrivi o telefona per dirci quello che pensi, lo comunicheremo in assemblea."

022664753 - 3331309765 - vi.bel@iol.it
(ricevuto tramite G. Saglietti di "Tempi di fraternità"

martedì 12 giugno 2012

Le donne negli enti locali


Pari o Dispare ed Edenred sono liete di invitarvi al secondo appuntamento su Welfare, Servizi e occupazione femminile.
Lunedì 18 giugno, a Salerno, a partire dalle ore 15.45, presso la Sala dei Marmi, Piazza Palazzo di Città, ci sarà un importante incontro dedicato agli enti locali dal titolo:
Quale welfare per gli enti locali? Quali possibilità per le donne nel Mezzogiorno?
Gli ospiti saranno molti e prestigiosi, come da programma (in basso) (tra cui la Vice Presidente del Senato Emma Bonino, il Senatore Pasquale Giuliano,  Linda Laura Sabbadini (ISTAT), Severino Nappi Assessore al Lavoro  Regione Campania, Giovanni Savastano, Assessore al lavoro e alle politiche sociali di Salerno, Maria Lucia Galdieri, Assessore al lavoro e politiche sociali di Napoli e molti altri…
Vi preghiamo di confermare la vostra presenza a: segretariapod@gmail.com o al numero 342 17 62 202
 Programma:
Emma Bonino, Vice Presidente del Senato Pasquale Giuliano, Senatore, Presidente Comm. Lavoro* Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno*
Relazione introduttiva
Mezzogiorno: una emergenza chiamata donne, occupazione e servizi
Linda Laura Sabbadini, Direttore del Dipartimento delle Statistiche Sociali e Ambientali ISTAT

mercoledì 30 maggio 2012

Assemblea nazionale a 50 anni dal Concilio


Chiesa tutti chiesa dei poveri. Assemblea nazionale a 50 anni dal Concilio

Chiesa di tutti chiesa dei poveri. Assemblea nazionale a 50 anni dal Concilio
sabato 15 settembre 2012 (10-18) a Roma presso l’Auditorium dell’Istituto “Massimo” (zona Eur)
Nella consapevolezza dei promotori è ben presente il fatto che ricordare gli eventi non CONSISTE nel portare indietro gli orologi, ma NEL RIELABORARNE LA MEMORIA PER CAPIRNE PIÙ A FONDO IL SIGNIFICATO E FARNE SCATURIRE EREDITÀ NUOVE ED ANTICHE E IMPEGNI PER IL FUTURO.
In questo spirito i promotori invitano alla preparazione e alla celebrazione del convegno romano di settembre, che parteciperà in tal modo a un programma di iniziative analoghe che si stanno già realizzando, in diverse forme, in Europa e nel mondo e che si concluderanno nel dicembre 2015 con un’assemblea mondiale a Roma a cinquant’anni dalla conclusione del Concilio.
Vittorio BellaviteEmma CavallaroGiovanni CeretiFranco FerrariRaniero La ValleAlessandro MaggiEnrico PeyrettiFabrizio Truini
Promotori: Agire politicamente; Associazione “Cercasi un fine” (Ba); Associazione Cresia (Ca); Associazione Esodo (Ve); Associazione Mounier (Cr) (Rete dei Viandanti); Associazione nazionale Maurizio Polverari (Rm); Assemblea permanente S. Francesco Saverio (Pa); Associazione Sulla Strada – Attigliano (Vt); Associazione Viandanti (Pr); Beati i costruttori di pace (Pd); Casa della Solidarietà – Quarrata (Pt) (Rete dei Viandanti); Centro internazionale Helder Camara (Mi); Chicco di Senape (To) (Rete dei Viandanti); Chiesa-Città (Pa); Chiesa Oggi (Pr) (Rete dei Viandanti); Cipax (Rm); Città di Dio – Invorio (No) (Rete dei Viandanti); Comunità cristiana di base di S.Paolo (Rm); Comunità Cristiane di Base italiane; Comunità del Villaggio artigiano (Mo); Comunità di base delle Piagge (Fi); Comunità di Mambre – Busca (Cn); Comunità di S.Benedetto (Ge); Comunità di S. Rocco (Ca); Comunità ecclesiale di S. Angelo (Mi); Comunità La Collina (Ca); Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza); Fine Settimana (Vb) (Rete dei Viandanti); Fraternità degli Anavim (Rm); Galilei (Pd) (Rete dei Viandanti); Gruppo ecumenico donne (Vb) (Rete dei Viandanti); Gruppo Promozione Donna (Mi); Il Concilio Vaticano II davanti a noi (Pr) (Rete dei Viandanti); Il Dialogo – Monteforte Irpino (Av); Il filo (Na) (Rete dei Viandanti); Il Guado – Gruppo di riflessione su fede e omosessualità (Mi); Koinonia (Pt) (Rete dei Viandanti; La Rosa Bianca; Le radici e frutti (Ca); Lettera alla chiesa fiorentina (Fi) (Rete dei Viandanti); MIR- Movimento Internazionale per la Riconciliazione; Noi Siamo Chiesa; Nuove Generazioni (Rn); Oggi la parola – Camaldoli (Ar) (Rete dei Viandanti); Ore Undici (Rm); Parrocchia S. Maria Immacolata e San Torpete (Ge); Piccola Comunità Nuovi Orizzonti (Me); Preti del Friuli-Venezia Giulia della Lettera di Natale; Preti operai della Lombardia; Progetto Continenti – Roma; Progetto Gionata su Fede e omosessualità (Fi); Scuola popolare Oscar Romero (Ca); Vasti – scuola di ricerca e critica delle antropologie (Rm); Vocatio – Movimento dei preti sposati. Riviste: Adista; Cem mondialità; Combonifem; Confronti; Dialoghi; Esodo; Il Foglio; Il Gallo; Il Tetto; L’Altrapagina; Missioni Consolata; Missione oggi; Mosaico di pace; Nigrizia; Orientamenti sociali sardi; Popoli; Preti operai; Qol; Segno; Sulla Strada; Tempi di fraternità; Viottoli.
Che bella schiera! Rassodiamola con la nostra partecipazione nel possibile e nell’impossibile! Ausilia