mercoledì 19 settembre 2012

Ho pubblicato in facebbok


Massimo Di Forti, il Messaggero, lunedì, 17 settembre 2012

GLOBALIZZAZIONE DEL POTERE E CRISI DELLA POLITICA. INTERVISTA A ZYGMUNT BAUMAN: [[Buona l’analisi, ma si arresta al non saper individuare ossibilità di uscita: tutti così! Io, Ausilia dico no. Ci sono reazioni della gente che vanno convogliate anziché ignorate o disprezzate. Saper individuare il nuovo che c’è e aiutarlo sarebbe nostro dovere]]. Ecco l’intervista:

«La ragione di questa crisi, che da almeno cinque anni coinvolge tutte le democrazie e le istituzioni e che non si capisce quando e come finirà, è il divorzio tra la politica e il potere». Zygmunt Bauman riesce subito ad andare al dunque senza perdersi in giri di frase. Non a caso possiede il dono di quella che Charles Wright Mills chiamava l’immaginazione sociologica, la capacità di fissare in una frase, in un’idea, la realtà di un’intera epoca, e il grande studioso polacco lo ha fatto con la sua metafora della “Vita liquida” e della “Modernità liquida” (cosa è più imprendibile e sfuggente dell’acqua e dei suoi flussi?) per descrivere con geniale chiarezza la precarietà e l’instabilità della società contemporanea. Lui, liquido, non lo è affatto anzi è un uomo di ferro, un ottantasettenne che gira il mondo senza sosta (viaggia almeno cento giorni all’anno tra conferenze e dibattiti!) e a Mantova è intervenuto a Festivaletteratura per un dibattito sull’educazione. Non c’è traccia di stanchezza nel suo fisico asciutto o nel volto scarno e autorevole ravvivato da occhiate scintillanti, mentre parla in una sala della Loggia del Grano pochi giorni dopo aver pubblicato un nuovo libro, Cose che abbiamo in comune (220 pagine, 15 euro) sempre per Laterza, editore dei celebri saggi come Vita liquida, La società sotto assedio, Modernità liquida, Dentro la globalizzazione e altri ancora.
PROFESSOR BAUMAN, È PER QUESTO CHE I POLITICI SEMBRANO GIRARE A VUOTO DI FRONTE ALLA CRISI?
«Sì. Il potere è la capacità di esercitare un comando. E la politica quella di prendere decisioni, di orientarle in un senso o nell’altro. Gli stati-nazione avevano il potere di decidere e una sovranità territoriale. Ma questo meccanismo è stato completamente travolto dalla globalizzazione. Perché la globalizzazione ha globalizzato il vero potere scavalcando la politica. I governi non hanno più un potere o un controllo dei loro paesi perché il potere è ben al di là dei territori. Sono attraversati dal potere globale della finanza, delle banche, dei media, della criminalità, della mafia, del terrorismo… Ogni singolo potere si fa beffe facilmente delle regole e del diritto locali. E anche dei governi. La speculazione e i mercati sono senza un controllo, mentre assistiamo alla crisi della Grecia o della Spagna o dell’Italia…».
È L’ETÀ DELLA PROPRIETÀ ASSENTEISTA, COME LA CHIAMAVA VEBLEN, DELLA FINANZA: ERA MEGLIO PRIMA?
«Il capitalismo di oggi è un grande parassita. Cerca ancora di appropriarsi della ricchezza di territori vergini, intervenendo con il suo potere finanziario dove è possibile accumulare i maggiori profitti. E’ la chiusura di un cerchio, di un potere autoreferenziale, quello delle banche e del grande capitale. Naturalmente questi interessi hanno sempre spinto, anche con le carte di credito, ad alimentare il consumismo e il debito: spendi subito, goditela e paga domani o dopo. La finanza ha creato un’economia immaginaria, virtuale, spostando capitali da un posto all’altro e guadagnando interessi. Il capitalismo produttivo era migliore perché funzionava sulla creazione di beni, mentre ora non si fanno affari producendo cose ma facendo lavorare il denaro. L’industria ha lasciato il posto alla speculazione, ai banchieri, all’immagine»
NON CI SONO REGOLE, DOVREMMO CREARLE. AVREMMO BISOGNO FORSE DI UNA NUOVA BRETTON WOODS…
«Il guaio è che oggi la politica internazionale non è globale mentre lo è quella della finanza. E quindi tutto è più difficile rispetto ad alcuni anni fa. Per questo i governi e le istituzioni non riescono a imporre politiche efficaci. Ma è chiaro che non riusciremo a risolvere i problemi globali se non con mezzi globali, restituendo alle istituzioni la possibilità di interpretare la volontà e gli interessi delle popolazioni. Però, questi mezzi non sono stati ancora creati».
A PROPOSITO DELLA CRISI EUROPEA, NON CREDE CHE I PAESI DELL’UNIONE SIANO ANCORA DIVISI DA INTERESSI NAZIONALISTICI E DA VECCHI TRUCCHI CHE IMPEDISCONO UNA REALE INTEGRAZIONE POLITICA E CULTURALE?
«È vero, ma è anche il risultato di un circolo vizioso che l’attuale condizione di incertezza favorisce. La mancanza di decisioni e l’impotenza dei governi attivano atteggiamenti nazionalistici di popolazioni che si sentivano meglio tutelate dal vecchio sistema. Viviamo in una condizione di vuoto, paragonabile all’idea di interregnum di cui parlava Gramsci: c’è un vecchio sistema che non funziona più ma non ne abbiamo ancora uno alternativo, che ne prenda il posto».
LA GLOBALIZZAZIONE HA PRODOTTO ANCHE ASPETTI POSITIVI. VENT’ANNI FA, IN EUROPA NON C’ERA UN AFRICANO, UN ASIATICO UN RUSSO. ERAVAMO TUTTI BIANCHI, FRANCESI, TEDESCHI, ITALIANI, INGLESI… ORA POTREMMO FINALMENTE CONFRONTARCI: RIUSCIREMO A FARLO SU UN TERRENO COMUNE?
«È un compito difficile, molto difficile. L’obiettivo dev’essere quello di vivere insieme rispettando le differenze. Da una parte ci sono governi che cercano di frenare o bloccare l’immigrazione, dall’altra ce ne sono più tolleranti che cercano, però, di assimilare gli immigrati. In tutti e due i casi si tratta di atteggiamenti negativi. Le diaspore di questi anni debbono essere accettate senza cancellare le tradizioni e le identità degli immigrati. Dobbiamo crescere insieme, in pace e con un comune beneficio, senza cancellare la diversità che rappresenta invece una grande ricchezza».

lunedì 17 settembre 2012

Stragi-lavoro - senzalavoro


da www.noidonne.org

Stragi sul lavoro - di Giancarla Codrignani

CHE IL “PANE” CHE LASCEREMO AI NOSTRI FIGLI SIA DURO IL GIUSTO, MA NON ABBIA IL SAPORE DI UN FUTURO GIÀ ANDATO A MALE...
289 operai (per lo più donne e alcuni bambini) sono morti tra le fiamme in una fabbrica tessile a Karachi, in Pakistan, dove, nelle stesse ore, bruciava, questa volta a Lahore, un altro stabilimento, in cui perdevano la vita altri 25 lavoratori. Un conteggio infernale, cui si devono aggiungere le 14 donne vietnamite morte avantieri in un piccolo laboratorio tessile a Egorevsk (Mosca). Sempre a causa di un incendio.
Stragi su stragi, di cui oramai abbiamo perso il conto e su cui sventola da sempre un’unica bandiera, quella del (mancato) diritto al lavoro. Perché non può certo chiamarsi diritto quello che ti uccide mentre tenti di guadagnarti da vivere.
Tutte e tutti intrappolati in luoghi da cui era impossibile scappare, perché non si può fuggire da un lavoro che si è trasformato in dovere, un dovere di schiavo, costretto a stare dentro casermoni e scantinati, con grate alle finestre e cancelli chiusi da lucchetti. Come accadde nel (certo più famoso) incendio del 1911, a New York, in cui a morire, chiuse a chiave dentro l’edificio in fiamme, furono 146 lavoratrici, per lo più immigrate.
Scrivemmo, il 6 ottobre dell’anno scorso, nella newsletter che raccontava delle quattro operaie di Barletta morte abbracciate sotto le macerie, che viviamo in «un mondo capovolto, in cui le ingiustizie sociali sono diventate il pane quotidiano che si mette sulla tavola e di cui non si riconosce la durezza, il sapore andato a male». Ci hanno insegnato, sin da bambine, che il pane non si disprezza, non si butta. E noi così continuiamo a tramandare ai nostri figli e figlie… ma non è di questo “pane” che possiamo vivere, non è a questo “pane” che dobbiamo abituarci. Vogliamo altre fragranze nella nostra vita, che sappiano del buono di un diritto che possa ancora definirsi tale. Sappiamo quanto ne abbiamo bisogno e quanto non siamo disposte ad abituarci al silenzio dei media, dei governi. Perché il “pane” che lasceremo ai nostri figli sia duro il giusto, ma non abbia il sapore di un futuro già andato a male. (17 Settembre 2012)
Ma io aggiungo: e chi il pane non ce l'ha già oggi anche in Italia???

venerdì 14 settembre 2012


Bella Addormentata:
“Tu sei libera di ammazzarti e io di non farti ammazzare”.
 Bella Addormentata è un film universale sull’individuo, sull’amore, sulla morte, sulla politica e soprattutto sui sentimenti umani. Un film sull’amore che ci cambia modo di vedere la vita e sulla vita e la morte che così indissolubili ci cambiano il modo di vedere l’amore.
di Sarah De Pietro
Bella Addormentata è un po’ la storia di un’ Italia che vive con una passione contrapposta l’atto finale della vita di Eluana Englaro, che di li a pochi giorni morirà.
Questo atto finale viene vissuto attraverso personaggi inventati che però nella loro esperienza di vita hanno tutti qualcosa in comune con il dramma di Eluana Englaro e di suo padre Beppino. Ogni storia fa infatti capo a quella di Eluana che viene sottilmente ripercorsa attraverso clip tratti dai telegiornali di quei giorni.
Il caso Englaro funge quindi da sfondo di cronaca: in realtà poi le storie sono storie di personalità e di equilibri diversi, di pura fantasia dove però ognuno di noi ha la possibilità di ritrovarsi, e di trovare dei punti in comune con il suo modo di vivere questa vicenda e di sentire nel suo profondo questa grande problematica.
E’ una storia inventata ma molto interna alla storia vera, alla storia italiana che si è conclusa il 9 febbraio 2009. Si accentua dall’inizio alla fine del film uno smarrimento e una progressiva deligittimazione della classe al potere da parte del popolo ma anche dei “potenti” stessi. Si finisce per capire che la solitudine non appartiene solo ai votanti (popolo elettore) coinvolti direttamente in questa (in)sofferenza, ma anche dei votati, spesso troppo coinvolti personalmente e allo stesso tempo troppo soli politicamente per esprimersi davvero.E allora il peso della (in)Decisione.
Non è quindi un film di presa di posizione di Bellocchio sull’eutanasia ma è un film universale sull’individuo, sull’amore, sulla morte, sulla politica e soprattutto sui sentimenti umani. Un film sull’amore che ci cambia modo di vedere la vita e sulla vita e la morte che così indissolubili ci cambiano il modo di vedere l’amore.
Il film all’inizio intrecciato riesce ad avere poco dopo un architettura solida ed essenziale.Essenziale come i dialoghi dei personaggi, come i dettagli mai eccessivi e mai tralasciati.Nessuno dei personaggi ne esce sacrificato, ne risulta schematico e burattinesco nonostante sia percepibile una posizione dell’autore non sfumata ma diffusa.Il film è un inno alla vita consapevole, all’importanza del libero arbitrio e al rischio di prendere delle decisioni giuste o sbagliate che siano con determinazione, coraggio e consapevolezza nel rispetto di se stessi e del prossimo.

domenica 9 settembre 2012

Contestare: 'si deve'!


Tratto dal blog di Beppe Grillo! IN NOME DELLA FEDE NON SI DEVE STARE A GUARDARE di fronte alla disperazione della gente (non mi convince la sicumera del metodo Monti a qualsiasi costo):
IL COLPO DI STATO SOBRIO DI MARIO MONTI
Il governo degli spettri che espropria la sovranità dei popoli
MESSORA: Paolo Becchi, docente di filosofia del diritto all'Università di Genova, autore, tra gli altri, del libro “Il principio 'dignità umana'” che verrà presentato al Festival di Filosofia del 20 giugno a Brescia. Paolo Becchi, buongiorno.
BECCHI: buongiorno a te. 
MESSORA: lei il 12 di gennaio ha scritto un interessantissimo articolo su Libero dal titolo “Il colpo di Stato sobrio di Mario Monti”. Ci vuole spiegare in che senso intendeva un colpo di Stato? 
BECCHI: si potrebbe aggiungere, appunto, un colpo di Stato sobrio, perché noi siamo abituati a pensare a colpi di Stato con i carri armati, con la violenza e con il terrore, invece qui è stato tutto preparato a tavolino dai banchieri di Bruxelles a cui non andava bene il governo eletto democraticamente dal popolo italiano e quindi era necessario sostituirlo da un rappresentante dei tecnici, di quei tecnici di Bruxelles e Mario Monti era la persona ideale per ricoprire questo ruolo. I partiti non hanno potuto far altro che legalizzare questo stato di cose, ma un conto è la legalità, che è stata sicuramente rispettata, un conto è la legittimità di un governo, quello attuale, che non ne ha nessuna. È per quello che si è trattato di un colpo di Stato, diciamo così, sobrio, ma in ogni caso questo governo non esprime la volontà del popolo italiano così come era stata rappresentata dalle ultime elezioni politiche. Questo mi sembra il dato di fatto. Che si insista sul fatto che comunque tutto è avvenuto nell'ambito della legalità, da un punto di vista giuridico è corretto, da un punto di vista politico non conta solo la legalità ma conta la legittimità e sul tema della legittimità credo che ci siano forti dubbi su un governo che ci è stato imposto dall'estero, ci è stato imposto da un gruppo di potere che sta alla base delle decisioni che sono state poi prese; questo gruppo di potere è un gruppo di potere finanziario potentissimo e anche, se vogliamo, invisibile, che comunque non ha a che fare con la volontà del popolo italiano.
MESSORA: sì, perché si può dire che tutto sia avvenuto nel solco della Costituzione, come dicono, però sta di fatto che nel giro di 48 ore due governi, democraticamente eletti, sono stati ribaltati, in Italia e in Grecia - in Grecia addirittura volevano fare un referendum – sostituiti da due uomini che si possono dire dei poteri forti, perché entrambi espressione, a parte del mondo bancario, ma di un'organizzazione internazionale molto potente, che rappresenta le lobby americane, che tra l'altro aveva nel suo DNA un documento stilato nel '73 che professava il superamento delle burocrazie farraginose delle democrazie. Si diceva addirittura in questo documento, “The crisis of democracy”, che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove la maggior parte delle persone stanno apnea. Ecco, questa organizzazione è la trilaterale, Mario Monti ne era una delle più alte tre cariche e Lucas Papademos era un membro. Quindi si può dire che fossero espressione dei poteri forti. Che in solo 48 ore due governi siano stati ribaltati con due membri della stessa organizzazione perlomeno doveva far nascere il sospetto che qualcosa non andava. Tu nel tuo articolo parli addirittura di spread aumentato ad arte. Che cosa intendevi dire?
BECCHI: intendevo dire che chiaramente la situazione era stata diciamo guidata in un certo modo, affinché, diciamo così, il governo precedente fosse messo in condizioni tali da dover lasciare il campo ad un altro tipo di governo. È per quello che ci hanno provato in tutti i modi, ci hanno provato con Gianfranco Fini, ci hanno poi provato con la vita sentimentale del Presidente del Consiglio e poi alla fine, vedendo che non c'era niente da fare, si è cominciato ad intervenire direttamente su che cosa? Su questo strumento finanziario per cercare di far capire che ormai bisognava assolutamente cambiare, come hai detto tu, giustamente, nel giro di due giorni la situazione si è ribaltata per essere nominato senatore a vita nella vecchia Repubblica, quella che – ahimè – adesso ci fanno un po' rimpiangere. Ci volevano mesi di ricerca, addirittura anni per essere nominato senatore a vita. Il nostro Presidente della Repubblica ha nominato Senatore a vita, per parargli il culo a vita, Mario Monti nel giro di un pomeriggio.
MESSORA: si può dire che si pensava, e la scusa era che c'era una grande urgenza. Mi ricordo i titoli dei giornali “fate presto”, perché lo spread era molto elevato. Ma adesso lo spread sta tornando ai livelli di prima e dunque se c'era urgenza prima c'è urgenza anche adesso. Cosa facciamo? Sostituiamo di nuovo il governo?
BECCHI: sì, ma era tutta una manovra, perché non era necessario nominarlo Senatore a vita. Questo Senatore a vita è stato richiesto espressamente da Mario Monti per appunto pararsi da qualsiasi possibile accusa. Perché lui poteva fare tranquillamente il Presidente del Consiglio da un punto di vista costituzionale, senza per questo essere senatore. Quindi è stata soltanto, diciamo così, una richiesta implicita da parte di Mario Monti per poter avere comunque la tranquillità di non essere indagato, tranquillità sotto tutti i profili per il futuro anche come senatore a vita, perché è una carica che non perderà per tutta la vita, indipendentemente dal fatto che poi finirà il suo mandato, se mai finirà. Cioè, voglio dire, le prossime elezioni possono verificarsi uno scenario tipo quello greco e a quel punto il terrorismo naturalmente aiuterà, lo sappiamo, nel nostro paese, come ho cercato di spiegare oggi su Libero e a quel punto governo di unità nazionale. Chi potrà esprimere meglio questo governo di unità nazionale se non il banchiere di Bruxelles? Ne abbiamo due di banchieri, uno è Draghi, che adesso è lì, e un altro qui. E il casino resta perché, come dicevi tu prima, lo spread ha ripreso a salire. Questo non è il problema. Il problema reale non è continuare ad aumentare le tasse e metterle da tutte le parti, il problema reale è che questo euro è stato costruito male. Era uno strumento. Cosa ne vogliamo fare? Una divinità? Ne stiamo facendo una divinità. Perché se l'euro è soltanto uno strumento e questo strumento ci si rende conto che non va più bene, basta. Stop. Chiuso. Invece no. Noi stiamo facendo fare sacrifici enormi ad intere popolazioni: i greci, gli spagnoli, ci saremo poi noi. Per cosa? Per salvare una moneta che hanno deciso di costruire a tavolino 10-12 anni fa un gruppo limitatissimo di persone di un potere invisibile? E in questo potere c'era ovviamente Mario Monti che adesso è dovuto intervenire appunto per salvare la sua creatura. Questo non è accettabile, non è assolutamente accettabile. Ecco che io, diciamo così, dopo aver scritto quell'articolo su Mario Monti e aver scritto un articolo dopo da un taglio un pochettino più filosofico apparso qualche tempo fa su Libero, oggi ho fatto uscire un pezzo, cioè mi hanno lasciato pubblicare un pezzo che è forse più politico ma che fa ben capire che se vogliamo un'alternativa allo stato di cose attuale, prima di trovarci con l'acqua alla gola, come si trovano purtroppo i greci, l'Italia non ha che una possibilità, quella di recuperare la propria sovranità monetaria. Non soltanto la sovranità politica, la sovranità monetaria. Che sia l'Italia a decidere sulla situazione attuale monetaria, non un gruppo limitatissimo di banchieri di Bruxelles che impone a noi le scelte.
MESSORA: si dice che la storia insegna e quindi dalla storia bisognerebbe imparare. Cito un brano che tu hai pubblicato a gennaio: “Strane corrispondenze della storia, quando Marx descrive i poteri della Francia di Luigi Filippo, in cui l’indebitamento dello Stato era l’interesse diretto della frazione della borghesia che governava e legiferava per mezzo delle Camere. Il disavanzo dello Stato era infatti il vero e proprio oggetto della sua speculazione. Dopo quattro o cinque anni un nuovo prestito offriva all’aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare lo Stato che, mantenuto artificiosamente sull’orlo della bancarotta, era costretto a contrattare coi banchieri alle condizioni più sfavorevoli”. Ma è agghiacciante!
BECCHI: sì, è agghiacciante. Però è agghiacciante anche soprattutto, direi, che autori che come Carl Marx hanno veramente capito il loro tempo e hanno anche prefigurato il futuro, oggi siano dimenticati e paradossalmente siano dimenticati proprio anche da coloro che si ispirano, si ispiravano vagamente alle idee socialiste o comuniste. Cioè Marx l'ho citato in quel contesto, Marx ritorna in un articolo che ho citato, dove si fa capire di nuovo che insomma le merci stanno prendendo, il mercato finanziario sta assumendo un potere straordinario rispetto anche al semplice sviluppo capitalistico come è stato nelle prime fasi. Io credo che le analisi di Marx andrebbero oggi ripensate, non soltanto le analisi economiche ma anche le analisi politiche. Ci può dire ancora molto. Noi lo trattiamo come un cane morto ma un cane morto non è. Del resto alcuni economisti avveduti si rendono sempre più conto che il capitale finanziario, nella fase che sta attualmente attraversando, era già stato previsto da Marx nelle sue analisi di fine '800; quindi grande capacità di previsione. Quello che oggi manca, quello che oggi manca completamente, perché le capacità di previsione di analisi lucida che esisteva allora oggi manca, non si trova da nessuna parte. Lo si vede molto bene, gli economisti brancolano nel buio e quei pochi che adesso cominciano a vedere chiaro che l'alternativa è soltanto l'uscita dall'euro per salvare i popoli europei, sono pochissimi al momento, però cominciano ad esserci; non nel nostro paese, perché nel nostro paese con la decisione di questo governo e con la stampa, le televisioni, i mezzi di informazioni, questo grande martellamento che ci viene fatto costantemente in testa che senza l'euro noi non riusciremo più a vivere è tale per cui qualsiasi discussione, discussione neutrale anche, se vogliamo, viene bloccata. Viene bloccata perché c'è una propaganda messa in atto dal regime attuale che non lascia spazio ad un vero autentico dibattito se non in luoghi così limitati come quello che possiamo fare noi oggi, un articolo sul giornale apparso su Libero di cui meglio non parlarne, assolutamente evitare di parlarne: è un professore che è andato fuori di testa. 
MESSORA: ma il concetto di democrazia su cui è nata l'Europa è molto aleatorio, basti pensare a tutti i referendum che o non sono stati proposti, come in Italia, siamo entrati col Trattato di Lisbona, era il 15 agosto 2008 e la gente era in spiaggia ad ubriacarsi e loro ratificavano un trattato europeo senza la pur minima consultazione. Oppure come in Irlanda quando sullo stesso trattato fecero una consultazione referendaria e vinsero i no, l'Europa li costrinse a ripeterlo fino a che non vinsero i sì. Come dice Nigel Farage, l'Europa è un posto dove i referendum si fanno e prevedono solo due risposte: “sì” e “sì, per favore”. Oppure basti pensare al referendum sulla Costituzione Europea che i francesi hanno bocciato ma gli è stato rinfilato con il Trattato di Lisbona. Basti pensare al referendum in Grecia che appena Papandreou si è permesso di dire “facciamo un referendum per chiedere al popolo – perché siamo in democrazia – se vogliono le misure di austerity o vogliono un'altra soluzione” è stato ribaltato il governo. Insomma, l'Europa è una costruzione elitaria di poche persone che hanno deciso che così dovevano andare le cose. Del resto l'ammissione di Monti alla Trilaterale era proprio quella di costruire l'integrazione europea. Poi lui ammise in un video che questo avviene per il vantaggio materiale delle lobby americane, ma questa è una cosa che non fa scalpore. Tu parli addirittura di “governo di spettri”, “un governo di spettri che si legittima non attraverso il consenso democratico ma attraverso la difesa di una fantomatica moneta che non è la nostra, ma semplicemente l'unica. Quello che conta è salvare l'euro, anche a costo – come sta avvenendo – di ridurre alla miseria intere popolazioni”. Ma tu che sei professore di filosofia del diritto, ma c'è un qualche diritto che può essere superiore alla felicità dei popoli?
BECCHI: sì, la felicità è uno degli aspetti fondamentali, il diritto alla ricerca libera e propria della felicità che ritroviamo nei primi documenti delle costituzioni americane. Io più che il principio “felicità” metterei a quel posto, nella nostra tradizione continentale, il principio “dignità”, il principio della dignità umana. Ma ora non è tanto... Non vorrei portare la discussione su questo aspetti così radicali, così di principio quali sono i principi fondanti, eccetera, qui il problema fondamentale è che, come tu hai detto giustamente, da un lato la moneta è stata imposta, dall'altro lato le scelte politiche decisive, come per esempio la Costituzione Europea, è stata bocciata dai popoli europei. Ora questo è un fatto gravissimo. La costituzione nasce, pensiamo alla nostra Costituzione, dalla volontà, è espressione della volontà del popolo. Quando la Costituzione, sotto forma adesso di Trattato di Lisbona, viene addirittura imposta ai popoli contro la loro volontà, perché tu hai citato la Francia e io nell'articolo di oggi riprendo questa cosa e per i Paesi Bassi vale la stessa cosa, per l'Olanda. Quindi qui si tratta chiaramente di una costruzione artificiale che è stata imposta ai popoli. I popoli non lo volevano questo tipo di costruzione artificiale, né politica né economica. Il dato di fatto è questo. Oggi dobbiamo ripensare ad una rimessa in discussione complessiva dell'ordine politico che si è costruito negli ultimi venti anni. È questo il grosso problema che abbiamo di fronte. Probabilmente si apre lo spazio per un diversissimo ordine politico. Potrà essere una catastrofe? Non lo so. Nella catastrofe ci viviamo già. Questa idea che non si possa uscire dall'euro perché se no sarà la fine del mondo, vuoi la mia risposta? Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine. 
MESSORA: perché in effetti l'alternativa che si prospetta è quella di un'austerity senza fine.
BECCHI: esatto!
MESSORA: se dobbiamo essere vessati, tassati, affamati! A questo punto ci sono dei paesi, come l'Argentina, che sono falliti ma adesso viaggiano al 5, 6, 7, qualcuno dice 8% del PIL. 
BECCHI: esatto. Ma io mi domando e dico: perché non si apre una discussione politica su questi temi? Perché tutti ad adorare questo governo? E cosa sta facendo questo governo? Cosa ha fatto finora? Ha aumentato discriminatamente le tasse. È questo il modo secondo loro per favorire la crescita? Rendendo il popolo in condizioni tali da non comprare più niente, disagiati in tutti i modi? Questo secondo me è impensabile. Il grosso problema è che questo Stato ha ormai obnubilato la mente degli italiani, anche se io ho l'impressione... Prendiamo le ultime elezioni amministrative. Insomma, voglio dire, c'è stato uno scombussolamento totale. Sì, potranno dire “sono amministrative. Le amministrative è una cosa e le politiche sono un'altra”. Ma insomma, Forza Italia è sparita. Praticamente una forza del genere... il Popolo delle Libertà dov'è? Non c'è. La Lega? Insomma, in stato vegetativo permanente. Sì, mancherà, sarà arroccata in quei quattro o cinque posti, ma chi è che ci crede più? Ecco l'esplosione dall'altra parte di un movimento di protesta che ha avuto grande successo. Ma non soltanto questo, c'è anche una grandissima astensione. Secondo me c'è un vuoto, oggi in Italia un vuoto di rappresentanza politica. Cioè i partiti attuali... Il terzo polo, cioè – tra virgolette, perché non voglio offendere nessuno – i traditori dei diversi poli che dovevano costituire la novità politica del futuro. Inesistenti. Qui ci sarebbe bisogno di una nuova forza politica innovativa, come del resto è stato, perché questo non possiamo negarlo, che è finito miseramente, che non ha avuto nessun successo, che è stato venti anni di sofferenze; Berlusconi però all'inizio era questo, qualcosa di nuovo.
MESSORA: come la Lega?
BECCHI: come Berlusconi e la Lega. Queste sono state le grandi novità del panorama politico italiano. È finito tutto in merda. D'accordo, è vero. Niente da dire. È stata un'illusione. Però, ecco, ci vorrebbe di nuovo qualcosa di nuovo, che uscisse qualcosa di nuovo dal letamaio in cui siamo caduti.
MESSORA: forse la gente è così arrabbiata con i partiti perché, come tu dici quando parli del manuale di Curzio Malaparte “Tecnica del colpo di Stato”, hanno concesso la legalità ad un governo che legittimo non era, tu dici “ed è così che il Parlamento diventa complice necessario del colpo di Stato”. 
BECCHI: certo.
MESSORA: accetta il fatto compiuto e lo legalizza formalmente. Quando dicono “ma è tutto regolare”, è tutto regolare perché qualcuno lo ha fatto diventare regolarBECCHI: ma certamente. I partiti si può dire che hanno avuto le mani legate. Tu facevi prima l'esempio dell'euro. I partiti in Italia hanno avuto le mani legate e hanno dovuto votare per questo governo. Ma l'euro? Come mai è stato creato questo meccanismo irreversibile? Cioè abbiamo creato la moneta e non ne puoi uscire dalla moneta. Ma quando mai? Ma cosa è l'euro? Qualcosa di a tal punto intoccabile che non si può tornare indietro, che non si può dire ad un certo punto “noi non lo vogliamo”? Ma per quale motivo? Cioè se un singolo Stato si riprende la propria sovranità, sovranità monetaria, certo che può farlo. Il fatto che la moneta sia stata costruita pensandola irreversibile, pensando che non si potesse tornare indietro, è un errore di coloro che l'hanno pensato, che lo hanno voluto imporre in questo modo ai popoli. Ma i popoli nella loro sovranità possono sempre, in qualsiasi momento, ricontrattare la cosa e dire “non stiamo più a quel patto”.
MESSORA: pensa che stanno spingendo questo principio alle estreme conseguenze, perché stiamo per ratificare un Trattato che si chiama MES, il famoso Trattato europeo sulla stabilizzazione, il fondo salva-stati, che prevede che i 17 super governatori possono imporre agli Stati il pagamento di quote che decideranno loro, via via potranno essere sempre maggiori, e non prevede in alcun modo che uno stato possa sottrarsi a quest'obbligo e prevede addirittura l'impegno che i governi, anche successivi a quelli che lo ratificano, non possano recedere mai più da questo Trattato. Siamo alla follia. Siamo alla schiavitù. Tu dici una cosa nell'articolo di oggi: “occorre inoltre la fine di questo sistema parassitario ed usuraio di economia monetaria e finanziaria. Sono gli Stati ad essere i creditori dell'Europa, sono i popoli che anticipano ai banchieri i capitali di cui essi hanno bisogno e soltanto con un gioco di prestigio questi stessi popoli e Stati ne divengono improvvisamente i debitori costantemente insolventi”. Cioè hanno inventato una nuova tassa occulta dalla quale non si può assolutamente recedere e che non si può neanche negoziare.
BECCHI: certamente! È questo il gioco di prestigio che è stato creato. Un gioco di prestigio tale per cui noi perderemo sempre di più. Perché? Perché i nostri debiti non faranno che crescere, e stanno crescendo, lo spread che di nuovo aumenta. Quindi il nostro debito aumenta. Ma il debito lo hanno creato loro, non lo abbiamo creato noi. Certo, è vero, ci sarebbero state da ridurre delle spese nella nostra attività dello Stato, eccetera. Però pensa alla Spagna. La Spagna non aveva questo problema, il forte debito pubblico la Spagna non ce l'aveva ed è nella merda come siamo nella merda noi oggi. Come mai? 
MESSORA: oppure pensa al Giappone che ha un debito pubblico elevatissimo e questo problema non ce l'ha.
BECCHI: eppure questo problema non ce l'ha. Quindi il problema non è questo. Il problema, ripeto, è la costruzione di una moneta e di un'Europa, perché le cose vanno insieme, questo tipo di moneta e questo tipo di Europa politica che è fondata esclusivamente sul controllo di quello che io ho definito un potere invisibile. Perché noi sappiamo chi è il Ministro, sappiamo chi è il Presidente, ma questo grande centro di potere che prende le decisioni sulla testa di ogni singolo popolo noi non sappiamo chi sia, questo gruppo limitato di persone che sta decidendo sulla vita e la morte di migliaia di persone. Noi non lo sappiamo. Non abbiamo i mandanti, abbiamo gli esecutori materiali. Gli esecutori materiali oggi si chiamano in Italia Monti e alla Banca Centrale Europea Draghi. Questo noi sappiamo, vediamo visibilmente. Quello che c'è dietro noi non lo vediamo. Ma il tema del potere invisibile è un tema che certamente contrasta con l'idea di democrazia, ma è quello che noi oggi stiamo sperimentando. È proprio questo che si sta verificando. Le decisioni vengono prese al di sopra delle nostre teste complessivamente. Non possiamo farci niente. L'unica cosa che al momento si può fare – io non vedo altra alternativa – è lottare, è remare contro e remare contro significa cosa? Recuperare quegli spazi di sovranità che gli Stati non hanno avuto. Però questo può avvenire, a mio avviso, soltanto come? Se all'interno della società civile questo bisogno effettivamente è sentito, se nell'opinione pubblica comincia ad esprimersi. È chiaro che, guarda, qui “Libero” non c'è, vedi? “Repubblica”, “il Corriere”. Cioè da una parte l'organo dello stalinismo, non esiste più lo stalinismo ma esiste il giornale. Repubblica rappresenta questo, è l'organo dello stalinismo istituzionalizzato. Prendiamo un giornale neutrale, un giornale che è considerato il giornale per eccellenza, che tutti dovrebbero leggere perché ti dà il piano, è equilibrato, eccetera: il Corriere della Sera. Non è un numero nuovo, a caso. Io sono convinto che se noi dovessimo sfogliare qualsiasi giornale troveremmo immediatamente un articolo che “Madonna! L'euro non si può toccare! L'Europa è fuori discussione!”, eccetera. Vediamo. Sfogliamone uno a caso. “Dalla finanza all'antipolitica”, “i nemici della moneta unica”, “bisogna fermarli prima che la loro azione nefasta agisca sui nervi scoperti dei governi e della politica. Un fallimento dell'euro segnerebbe sia la fine del progetto storico cui generazioni di governo hanno lavorato indefessamente...” Ma vi rendete conto che è pura, vuota retorica? Generazioni intere? Ma se sono dieci anni che c'è l'euro, cazzo! Ma scusate, ma quali generazioni? Io mi ricordo ancora della lira e mi ricordo che un milione di lire, un milione di vecchie lire una persona viveva dignitosamente. Con due milioni di vecchie lire una famiglia era benestante. Con duemila euro oggi muori di fame. È questa la realtà. È questa la realtà che viene costantemente smentita. Come si fa? “I sostenitori della fine dell'euro hanno torto marcio”. Ma me la porti una motivazione dove abbiamo torto marcio? Avete paura! Avete paura, per questo tutti i giorni – ora ho preso un giornale a caso, vecchio – tutti i giorni dobbiamo essere ripresi da questa continua manipolazione, per cui se parli contro l'euro è come se parlassi contro Dio. Uguale. Sei un ateo. Con tutto il rispetto che io posso avere per gli atei, sono credente. Ma porca miseria, è possibile che noi abbiamo fatto di una moneta una divinità? Come oggi ho detto, una divinità malvagia. Perché una divinità tu immagini ti darà del bene, ma questa sta annientando intere popolazioni. È come se fosse una guerra senza che ci spariamo a vicenda. Ma se la gente muore! Quanti sono? Io non ricordo, ma in Italia dall'inizio dell'anno quanta gente si è già ammazzata per problemi economici? Piccoli imprenditori che di fronte all'impossibilità di mantenere la famiglia, di fronte alla necessità di chiudere la fabbrica si sono ammazzati. È questo a cui noi vogliamo giungere? A questo livello di sacrifici? Della vita stessa sull'altare non di un'idea, la felicità, la dignità, eccetera, o anche l'onore, mettiamoceli tutti, l'identità nazionale, quello che volete. No. Quella bella moneta che campeggia a Bruxelles: l'euro. Possiamo farne a meno. Direi che sì, sarà difficile, sarà un cambiamento del modo di pensare, eccetera, ma io penso che sia venuto veramente il momento di dire basta con questo euro e basta con questa Europa. Io penso che sicuramente sia necessario recuperare la propria sovranità monetaria ma anche la propria sovranità politica. Io sono per la chiusura dell'accordo di Schengen. L'Italia deve uscire dall'accordo. Si riprenda la sovranità monetaria ma si riprenda anche la sovranità politica. Sul proprio territorio nazionale decide l'Italia. Il problema qual è? Il problema è che quello che io sto proponendo non è realizzabile, non è fattibile. Perché? Perché tutti i partiti politici attualmente presenti sono radicalmente favorevoli invece all'ipotesi contraria: la difesa dell'euro perché se no appunto il paese andrebbe a scatafascio e la difesa di questa Europa. Perché è chiaro che se dovesse... Noi dobbiamo però tener presente questo, nel 2013 ci saranno le elezioni politiche. Qui ritorno sull'idea mia precedente, posso sbagliarmi, ma c'è al momento in Italia un vuoto di rappresentanza politica. Se questo vuoto politico sarà riempito da una forza in grado di trascinare milioni di italiani allora si può vedere che cosa succederà.
MESSORA: Paolo, per venire ai fatti di cronaca, dell'attualità, tu oggi nell'articolo scrivi “La minaccia terroristica nella storia di questo paese prelude sempre alle retoriche dei governi di unità e solidarietà nazionale, di fatto alla neutralizzazione della critica politica ed alla repressione di ogni forma di dissenso”. Già ieri la Cancellieri, mi pare, ha usato l'argomento che la TAV era la madre di tutte le preoccupazioni e lo ha fatto all'interno di un contenitore dove si parlava di terrorismo, proprio di quello che è successo alla Ansaldo. Tu temi che possa verificarsi ancora, oggi, nel 2012, questo genere di strategia? 
BECCHI: io penso che è un'arma spuntata. Ma il fatto dell'attentato, della gambizzazione del dirigente della Ansaldo e il tentativo di utilizzare gruppi anarchici non ben definiti va in questa direzione. Nel nostro paese il terrorismo ha sempre avuto questa funzione di aiuto per lo Stato, fondamentalmente, è stato largamente un terrorismo...
MESSORA: ...di aiuto per il "governo".
BECCHI: ...di aiuto per il governo. Quindi può anche darsi che non avendo più altra carta a disposizione, si utilizzi di nuovo questo strumento come forma di coesione nazionale. Io penso però, d'altra parte, che gli italiani ormai sappiano riconoscere quello che è avvenuto nel passato, non hanno una memoria così corta. Se pensano di utilizzare questo sistema per poter creare maggiore coesione intorno a questo governo o per giungere a quello che io prevedo, prossime elezioni e un governo di unità nazionale si sbagliano. Lo cercheranno di fare, utilizzando anche questo strumento se non ne troveranno altro, ma si sbagliano. Perché io credo che se cominciano ad esserci giornali come Libero, perché è Libero effettivamente, o blog addirittura come il tuo dove si dà spazio e voce a un professore che non ne ha avuto mai e che sugli altri giornali non riesce a scrivere o non ha possibilità di esprimersi da altra parte, già è un segno, un piccolo segno che probabilmente all'interno della società c'è un bisogno, si sente il bisogno di questa critica radicale nei confronti dello stato di cose esistenti. Perché questa è chiaramente una crisi destra-sinistra, ma sono categorie del secolo scorso. Non esiste più un problema di destra o di sinistra, qui esiste un problema esclusivamente di sopravvivenza. Prima ancora della felicità abbiamo diritto a sopravvivere. Qualsiasi famiglia italiana ha diritto alla fine del mese di arrivarci. Con l'euro e con questa Europa, con questo governo non ci arriverà più.

martedì 4 settembre 2012

Ho pubblicato in face book una riflessione sulla dispersione dei partiti e movimenti attuali:
 Mi hanno mandato la seguente segnalazione dalla segreteria degli ecologisti di Venezia in www.venezia2012.it - C’è davvero una dispersione di impostazione nei partiti e nei movimenti che, se uniti organicamente, costituirebbero un partito v
incente alle prossime (?) elezioni. Cerchiamo di capire assieme! Ecco, leggete:

PROSPERITÀ SENZA CRESCITA - Tutti noi vorremmo uno “sviluppo armonico”, ma il problema per l’idea di sviluppo consiste in questo: di fatto, e soprattutto negli ultimi decenni, per “sviluppo” quasi tutti hanno inteso principalmente la crescita economica, la crescita del PIL, ritenendo l’economia la struttura basilare su cui poi sviluppare tutto il resto… IL PICCO DEL PETROLIO - L’impegno delle compagnie petrolifere, tutte le tecnologie dispiegate e il prezzo del barile (che nel decennio 1998-2008 è aumentato di un fattore 10 e oggi oscilla su valori non lontani dai 100 USD/barile) hanno permesso di impedire il declino della produzione di liquidi combustibili, ma lo hanno fatto attingendo a risorse assai più costose energeticamente ed economicamente, bilanciando il calo di produzione del petrolio convenzionale che, come previsto dagli stessi geologi citati nell’articolo di Pinna, ha avuto il suo picco attorno al 2005

domenica 2 settembre 2012

Anche in carcere c'è l'essere umano


Senato della Repubblica  Palazzo Bologna Via Santa Chiara, 4
Roma, martedì 2 ottobre 2012
Assoc. Comunità Papa Giovanni XXIII              Assoc. Antigone                 Scuola di Filosofia fuori le mura      
Dipartimento di Teorie e Metodi delle Scienze e Umane Sociali Univ. di Napoli

invitano al Convegno
"ERGASTOLO E DEMOCRAZIA"

lunedì 20 agosto 2012

Non piangere solo se stessi


Strage di minatori in Sud Africa, oscurata dai media

Da La Voce d’Italia
In Italia solo poche righe, ma sono 34 morti -Milano – Ha avuto davvero poco risalto sui media nostrani, una risonanza quasi nulla, la dura repressione nel ‘democratico’ Sud Africa contro i lavoratori di miniera della compagnia britannica LonMin a Marikana, poco meno di 150 chilometri più a nord della capitale Johannesburg. Nelle miniere di platino della zona, grazie alle pericolose oscillazioni della Borsa, si lavora a pieno ritmo: le grotte e le gallerie, circondate da parchi nazionali e riserve naturali, sono colme di oro e diamanti, argento e platino, nel corso della crisi diventati veri e propri “beni rifugio” per investitori e speculatori d’Occidente.
L’occasione buona per i minatori, la maggioranza ‘colored’, di provare a giocarsela, e reclamare un aumento di salario: il livello attuale si attesta sui 300, massimo 400 dollari al mese. Ma la macchina capitalistica reclama la produzione a tutti i costi, e le multinazionali hanno imposto al Governo sudafricano ordini ben precisi, massima repressione degli scioperi e delle proteste, a qualunque costo. Un costo significativo,  più di 30 morti tra i minatori, a cui si aggiunge qualche poliziotto. La ribellione naturale di un proletariato giovane, che reclama i propri diritti e mette anima e corpo in quella lotta di classe che in tanti vorrebbero nascondere, così fastidiosa ai teorici della scomparsa della classe operaia, così insulsa per chi sostiene che nel mondo la parola d’ordine è concertazione, e di scioperi manco l’ombra.
I lavoratori italiani non possono che esprimere la loro massima solidarietà ai compagni del Sud Africa. Per l’occasione, una frase che non invecchia mai, del solito filosofo ed economista tedesco: “Il capitale non ha riguardo per la salute e per la durata della vita dell’operaio”. Alessandro Gatta alessandro.gatta@voceditalia.it

domenica 19 agosto 2012

Ultimissime dalla Siria

Dall'ANSA 19 agosto
BEIRUT - Sono immagini ormai sempre più rare quelle trasmesse oggi dalla tv di Stato siriana, che ha mostrato Bashar al Assad mentre prega in una moschea a Damasco in occasione della festività di Aid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan. E' la prima apparizione pubblica del presidente dal 18 luglio, giorno in cui quattro ufficiali della sicurezza furono uccisi da una bomba. Nelle settimane scorse la tv aveva infatti mostrato più volte Assad all'interno del suo palazzo mentre riceveva personalità del regime ma è la prima volta che i media ufficiali lo mostrano all'esterno tra la gente. 
..........
Seguo questi fatti con trepidazione: forse più temibile di ogni altro fattore è il gioco tra le grandi potenze, avide rispetto ad un Medio Oriente che vogliono tenere soggiogato e quindi disgregato. 

martedì 14 agosto 2012


Università degli studi “Roma 3″ Lecce 10 -14 settembre 2012
Organizzata in collaborazione con la Comunità delle Benedettine di Lecce
“Diamo corpo al futuro” è un invito a vedere che cosa c’è di nuovo senza lasciarsi abbagliare dai nuovismi, dalle false immagini e dalle idee stereotipate, che riconducono inevitabilmente a percorsi già visti e già sperimentati o al grottesco di un eccesso indecente che è altro dall’oltre del dicibile. Diamo corpo al futuro,  suggerisce invece un impegno in prima persona: anima e corpo, e suggerisce anche che il futuro ha bisogno di un corpus, fatto di tradizione, di genealogie ricostruite, di un metodo che sa farsi giustizia disdegnando tutto ciò che confonde il giudizio sulle cose e ritornando all’essenziale. Un futuro non come orizzonte imprecisato, ma nutrito come corpo generato. Abbiamo bisogno di questo futuro che si incarna, tanto più che in tempi di crisi sembra essere inghiottito nel vortice della sottomissione economica ogni altro interesse e prospettiva. E persino il futuro può sembrare asservito   e revocato, se diventa ipotesi astratta, tratta fuori dai corpi,  se è  misurato solo con il criterio dell’utile e del profitto. Vogliamo invece rendere il futuro meno astratto cominciando con il riconoscere quanto c’è già di nuovo, e come  le strategie di libertà e le vere e proprie riforme civili che le donne sanno attivare e che continuano a inventare di fronte a rapporti di forza, possono produrre cambiamenti epocali Vogliamo evidenziare quell’eccellenza femminile che ha saputo e sa costruire percorsi impensati di felicità anche ribaltando il consueto rapporto tra denaro, lavoro, benessere economico e politiche di inclusione\esclusione. Nella crisi che le società di mercato stanno attraversando, la relazione tra le generazioni di donne ha costruito una continuità di desiderio di politica contro il potere del denaro e contro la violenza dei rapporti che corrompono, le privatizzazioni che escludono, le precarizzazioni che rendono instabili, contro i ricatti dei facili guadagni. Sono temi che appartengono alla filosofia, alla politica, all’economia e alla religione, ma che sono profondamente trasformati da una “differenza” di sguardo e di esperienza e, pertanto, anche in grado di trasformare noi stesse\i e ciò che ci circonda, aprendo a un’azione politica radicale. E’ importante narrare questi percorsi per comprendere quello che accade a ciascuna\o di noi, ma che non riguarda solo noi, e che ci consente di agire con consapevolezza, fiducia e responsabilità politica. La scuola ha come metaquella di sperimentare in gruppo un itinerario che sia insieme culturale, politico, spirituale. Nelle ore pomeridiane, dalle 15 alle 17, prima dell’inizio dei lavori, saranno avviati dei laboratori: uno di discussione e scrittura dei temi affrontati e uno di meditazione e preghiera,  A chi, avendo frequentato tutte le 30 ore di lezioni e seminari, ne farà richiesta, verrà rilasciato un attestato di partecipazione valido per tutti gli usi consentiti dalla legge. Per gli\le studenti dell’Università del Salento che presenteranno anche un elaborato scritto,  l’attestato indicherà anche il numero di crediti che le singole Facoltà avranno deciso di riconoscere al percorso formativo offerto dalla scuola. La scuola è a numero chiuso: 30 posti sono riservati agli\le studenti dell’Università del Salento, 20 al personale docente o tecnico amministrativo dello stesso Ateneo Salentino, 20 agli\le studenti dell’Università di Roma Tre, 40 sono i posti per le\gli esterni.  L’iscrizione prevede un versamento di 150 euro e comprende la cartella dei lavori e le quote per  i pranzi dal 10 al 13 sett. La scuola si impegna a fornire indicazioni su B&B convenzionati per l’occasione al prezzo speciale di  25-30 euro a notte. Per gli\le studenti e per il personale dell’Università del Salento la quota di iscrizione ammonta solo a 30 euro. La comunità delle Benedettine collabora all’iniziativa offrendo la collaborazione editoriale e l’organizzazione degli incontri comuni. La presente edizione ha fruito del contributo FIDAPA  BPW Italy-Commissione Nazionale Donne Politiche Sociali e Pari Opportunità.

domenica 5 agosto 2012

Il tormentone della Siria

Ho letto tanto per capire, ma ancora non saprei che riportare questo o quella posizione. Quel che possiamo affermare con certezza è che a) Kofi Annan alla fine di agosto non rinnoverà l'adesione al mandato di mediazione da parte delle Nazioni Unite e della Lega Araba; b) il terreno delle opposizioni è, come afferma Fiamma Nierenstein, minato dal prestito massiccio di armi delle potenze occidentali; c) è piena guerra civile; e dare mezzi alla parte che può sembrare vittima (et cetera) non è un modo di risolvere la questione di fondo: quel che l'Occidente sa fare è soltanto l'accelerazione del progetto della distruzione di un altro stato arabo, come è avvenuto per l'Iraq.
Le nostre lamentazioni (telegiornali e giornali) su ciò che avviene in Siria somiglia al chiacchierare tra comari piangenti e felici di avere qualcosa su cui piangere. Anche i nostri interventi su facebook basano il dire su opinioni desunte da questa o quella lettura. Ma lo vogliamo capire che i fatti sono altro da quel che significano????  

venerdì 3 agosto 2012

Comunità Papa Giov.XXXIII


 COMUNICATO STAMPA Rimini, 1 Agosto 2012

Venendo a conoscenza dell'improvviso trasferimento della sezione AS1 degli ergastolani di Spoleto, la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, esprime il proprio disappunto per tali spostamenti. - La nostra Comunità incontrava settimanalmente questi detenuti  da più anni, per un sostegno sia personale che nella lotta collettiva contro la pena dell'ergastolo. Questi trasferimenti tradiscono la funzione rieducativa della pena, stabilita dall'art. 27 della Costituzione, e appaiono come un segno del carattere punitivo-vendicativo della pena in Italia, perché provocano interruzioni forzate dei percorsi rieducativi iniziati e delle relazioni familiari createsi negli anni.  - Esprimiamo solidarietà alle persone detenute e alle loro famiglie che hanno subito questi trasferimenti, ci auspichiamo che tale interventi non vengano più applicati, crediamo invece che sia necessario riformare il sistema penitenziario per mettere al centro la persona e l'azione di recupero per il suo reinserimento nella società. - L'uomo non è il suo errore, come diceva Don Oreste Benzi: la società civile ed ecclesiale ha il dovere di fare tutto il possibile per realizzare il recupero della persona che ha sbagliato, perché solo così possiamo creare una società nuova che crede nell'uomo.
Per lAssociazione Comunità Papa Giovanni XXIII - Il Responsabile Generale Giovanni Paolo Ramonda

domenica 29 luglio 2012

AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESS0


Leggo da Franco Corbo, debitore di questo intervento a Concilium 5/2011 - 

…. Lo stato del benessere, del Welfare (attualmente in grave crisi da ogni parte) ha rappresentato uno sforzo positivo, anche se limitato, di approssimazione alla oikonomia, come un’eco profana dell’utopia sacra della comunità primitiva di Gerusalemme, nella quale nulla era chiamato proprio, tutto era comune e veniva distribuito a ciascuno secondo le sue necessità (At 2,44s.)…. Siamo chiamati perciò a parlare e a realizzare la oikonomia della salvezza, liberandoci dall’attuale concetto di economia del mercato. E da questo punto di vista, sempre più si va chiarendo che il mondo finanziario che ha partorito la crisi mondiale attuale è la negazione assoluta sia della Nuova ed eterna Alleanza sia della Oikonomia della salvezza, sia della Comunione di cui l’eucaristia è l’annuncio profetico.
E’ sempre più chiaro che la finanza ha scaricato su tutti noi i suoi errori e i suoi egoismi. E’ sempre più chiaro che la finanza, prima parla male della politica, poi ci fa governare dai suoi tecnici, poi ci regala la dittatura del suo governare.
Dalla Bibbia noi dobbiamo ricuperare il senso vero della politica, la oikonomia, dobbiamo mettere in grado la politica di governare il mercato, di tassare senza mezzi termini le rendite finanziare dei grandi manipolatori del mercato. Paolo ha cantato liricamente l’estensione cosmica della redenzione in Cristo e il vincolo indissolubile dell’umanità con l’universo: «La creazione infatti stata sottoposta alla caducità — non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta — nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi» (Rm 8,19-22). Tutta la terra geme quando l’essere umano la utilizza per soddisfare il proprio egoismo, quando la degrada mettendo in atto uno sfruttamento miope, o quando alcuni pochi se ne appropriano privandone molti e attentando in tal modo alla «gloriosa libertà dei figli di Dio». Qui sta il problema dell’umanità, oggi. Qui sta la qualità della fede cristiana. Nel frattempo vediamo moltiplicarsi i pellegrinaggi, la religiosità popolare nelle sue varie forme che servono ad alienare i “piccoli” dalla cause vere delle povertà del mondo. Qui sta l’impegno dei cattolici in politica. Parlare di ispirazione cristiana significa passare al vaglio della parola di Dio le scelte che si fanno nel campo politico, sociale, solidale. Dal concetto biblico di oikonomia della salvezza, dunque deve scaturire lo stile del nostro agire sul campo.

lunedì 23 luglio 2012

Se è vero che "la storia siamo noi"


Ho trovato in questa intervista riportata da poco ne ‘Il Fatto’, quasi la sintesi di quanto da tempo cerco di capire sul ‘mistero-dalla Chiesa’. Oggi si celebrano Borsellino e Falcone, su dalla Ciesa silenzio. Come mai?

L’ultima intervista del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di Giorgio Bocca, da La Repubblica del 10 agosto 1982: "Come combatto contro la mafia”. - PALERMO –
La Mafia non fa vacanza, macina ogni giorno i suoi delitti; tre morti ammazzati giovedì 5 fra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia, altri trevenerdì, un morto e un sequestrato sabato, ancora un omicidio domenica notte, sempre lì, alle porte di Palermo, mondo arcaico e feroce che ignora la Sicilia degli svaghi, del turismo internazionale, del "wind surf" nel mare azzurrodi Mondello. Ma è soprattutto il modo che offende, il "segno" che esso dà al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e allo Stato: i killer girano su potenti motociclette, sparano nel centro degli abitati, uccidono come gli pare, a distanza di dieci minuti da un delitto all’altro. Dalla Chiesa è nero:
"Da oggi la zona sarà presidiata, manu militari. Non spero certo di catturare gli assassini ad un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l’arroganza mafiosa deve cessare".
Che arroganza generale?
"A un giornalista devo dirlo? uccidono in pieno giorno, trasportano i cadaveri, li mutilano, ce li posano fra questura e Regione, li bruciano alle tre del pomeriggio in una strada centrale di Palermo".
Questo Dalla Chiesa in doppio petto blu prefettizio vive con un certo disagio la sua trasformazione: dai bunker catafratti di Via Moscova, in Milano, guardati da carabinieri in armi, a questa villa Wittaker, un po lasciata andare, un poleziosa, fra alberi profumati, poliziotti assonnati, un vecchio segretario che arriva con le tazzine del caffè e sorride come a dire: ne ho visti io di prefetti che dovevano sconfiggere la Mafia.
Generale, vorrei farle una domanda pesante. Lei è qui per amore o per forza? Questa quasi impossibile scommessa contro la Mafia è sua o di qualcuno altro che vorrebbe bruciarla? Lei cosa è veramente, un proconsole o un prefetto nei guai?
"Beh, sono di certo nella storia italiana il primo generale dei carabinieri che ha detto chiaro e netto al governo: una prefettura come prefettura, anche se di prima classe, non mi interessa. Mi interessa la lotta contro la Mafia, mi possono interessare i mezzi e i poteri per vincerla nell’interesse dello Stato".
Credevo che il governo si fosse impegnato, se ricordo bene il Consiglio dei Ministri del 2 aprile scorso ha deciso che lei deve "coordinare sia sul piano nazionale che su quello locale" la lotta alla Mafia.
"Non mi risulta che questi impegni siano stati ancora codificati".
Vediamo un po’, generale, lei forse vuol dirmi che stando alla legge il potere di un prefetto è identico a quello di un altro prefetto ed è la stessa cosa di quello di un questore. Ma è implicito che lei sia il sovrintendente, il coordinatore.
"Preferirei l’esplicito".
Se non ottiene l’investitura formale che farà? Rinuncerà alla missione?
"Vedremo a settembre. Sono venuto qui per dirigere la lotta alla Mafia, non per discutere di competenze e di precedenze. Ma non mi faccia dire di più".
No, parliamone, queste faccende all’italiana vanno chiarite. Lei cosa chiede? Una sorta di dittatura antimafia? I poteri speciali del prefetto Mori?
"Non chiedo leggi speciali, chiedo chiarezza. Mio padre al tempo di Mori comandava i carabinieri di Agrigento. Mori poteva servirsi di lui ad Agrigento e di altri a Trapani a Enna o anche Messina, dove occorresse. Chiunque pensasse di combattere la Mafia nel "pascolo" palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo".
Lei cosa chiede? L’autonomia e l’ubiquità di cui ha potuto disporre nella lotta al terrorismo?
"Ho idee chiare, ma capirà che non è il caso di parlarne in pubblico. Le dico: so lo che le ho già, e da tempo, convenientemente illustrate nella sede competente. Spero che si concretizzino al più presto. Altrimenti non si potranno attendere sviluppi positivi".
Ritorna con la Mafia il modulo antiterrorista? Nuclei fidati, coordinati intutte le città calde?
Il generale fa un gesto con la mano, come a dire, non insista, disciplina giovinetto: questo singolare personaggio scaltro e ingenuo, maestro di diplomazie italiane ma con squarci di candori risorgimentali. Difficile da capire.
Generale, noi ci siamo conosciuti qui negli anni di Corleone e di Liggio, lei è stato qui fra il 66 e il 73 in funzione antimafia, il giovane ufficiale nordista de "Il giorno della civetta". Che cosa ha capito allora della Mafia e che cosa capisce oggi, 1982?
"Allora ho capito una cosa, soprattutto: che l’istituto del soggiorno obbligatorio era un boomerang, qualcosa superato dalla rivoluzione tecnologica, dalle informazioni, dai trasporti. Ricordo che i miei corleonesi, i Liggio, i Collura, i Criscione si sono tutti ritrovati stranamente a Venaria Reale, alle porte di Torino, a brevissima distanza da Liggio con il quale erano stati da me denunziati a Corleone per più omicidi nel 1949. Chiedevo notizie sul loro conto e mi veniva risposto: "Brave persone". Non disturbano. Firmano regolarmente. Nessuno si era accorto che in giornata magari erano venuti qui a Palermo o che tenevano ufficio a Milano o, chi sa, erano stati a Londra o a Parigi".
E oggi?
"Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in Sicilia, e questa è davvero una svolta storica. E finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a Catania, anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le quattro maggiori imprese edili catanesi oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?".
Scusi la curiosità, generale. Ma quel Ferlito mafioso, ucciso nell’agguato sull’autostrada, quando si ammazzarono anche i carabinieri di scorta, non era il cugino dell’assessore ai lavori pubblici di Catania?
"Sì".
E come andiamo, generale, con i piani regolatori delle grandi città? E’ vero che sono sempre nel cassetto dell’assessore al territorio e all’ambiente?
"Così mi viene denunziato dai sindaci costretti da anni a tollerare l’abusivismo".
II L CASO MATTARELLA. Senta generale, lei ed io abbiamo la stessa età e abbiamo visto, sia pure da ottiche diverse, le stesse vicende italiane, alcune prevedibili, altre assolutamente no. Per esempio che il figlio di Bernardo Mattarella venisse ucciso dalla Mafia. Mattarella junior è stato riempito di piombo mafioso. Cosa è successo, generale?"
E’ accaduto questo: che il figlio, certamente consapevole di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, tutto ha fatto perché la sua attività politica e l’impegno del suo lavoro come pubblico amministratore fossero esenti da qualsiasi riserva. E quando lui ha dato chiara dimostrazione di questo suo intento, ha trovato il piombo della Mafia. Ho fatto ricerche su questo fatto nuovo: la Mafia che uccide i potenti, che alza il mirino ai signori del "palazzo".Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato".
Mi spieghi meglio.
"Il caso di Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi. Forse aveva intuito che qualche potere locale tendeva a prevaricare la linearità dell’amministrazione. Anche nella DC aveva più di un nemico. Ma l’esempio più chiaro è quello del procuratore Costa, che potrebbe essere la copia conforme del caso Coco".
Lei dice che fra filosofia mafiosa e filosofia brigatista esistono affinità elettive?
"Direi di si. Costa diventa troppo pericoloso quando decide, contro la maggioranza della procura, di rinviare a giudizio gli Inzerillo e gli Spatola. Ma è isolato, dunque può essere ucciso, cancellato come un corpo estraneo. Così è stato per Coco: magistratura, opinione pubblica e anche voi garantisti eravate favorevoli al cambio fra Sossi e quelli della XXII ottobre. Coco disse no. E fu ammazzato".
Generale, mi sbaglio o lei ha una idea piuttosto estesa dei mandanti morali e dei complici indiretti? No, non si arrabbi, mi dica piuttosto perché fu ucciso il comunista Pio La Torre.
"Per tutta la sua vita. Ma, decisiva, per la sua ultima proposta di legge, di mettere accanto alla "associazione a delinquere" la associazione mafiosa". Non sono la stessa cosa? Come si può perseguire una associazione mafiosa se non si hanno le prove che sia anche a delinquere? E materia da definire. Magistrati, sociologi, poliziotti, giuristi sanno benissimo che cosa è l’associazione mafiosa. La definiscono per il codice e sottraggono i giudizi alle opinioni personali”.
Come si vede lei generale Dalla Chiesa, di fronte al padrino del "Giorno della civetta"?
"Stiamo studiandoci, muovendo le prime pedine. La Mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascolta, ti verifica alla lontana. Un altro non se ne accorgerebbe, ma io questo mondo lo conosco".
Mi faccia un esempio.
"Certi inviti. Un amico con cui hai avuto un rapporto di affari, di ufficio, ti dice, come per combinazione: perché non andiamo a prendere il caffè dai tali. Il nome è illustre. Se io non so che in quella casa l’eroina corre a fiumi ci vado e servo da copertura. Ma se io ci vado sapendo, è il segno che potrei avallare con la sola presenza quanto accade".
Che mondo complicato. Forse era meglio l’antiterrorismo.
"In un certo senso sì, allora avevo dietro di me l’opinione pubblica, l’attenzione dell’Italia che conta. I gambizzati erano tanti e quasi tutti negli uffici alti, giornalisti, magistrati, uomini politici. Con la Mafia è diverso, salvo rare eccezioni: la Mafia uccide i malavitosi, l’Italia per bene può disinteressarsene. E sbaglia".
Perché sbaglia, generale?
"La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. Vede, a me interessa conoscere questa "accumulazione primitiva" del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti à la page. Ma mi interessa ancora di più la rete mafiosa di controllo, che, grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere".
E deposita nelle banche coperte dal segreto bancario, no, generale?
"Il segreto bancario. La questione vera non è lì. Se ne parla da due anni e ormai i mafiosi hanno preso le loro precauzioni. E poi che segreto di Pulcinella è? Le banche sanno benissimo da anni chi sono i loro clienti mafiosi. La lotta alla Mafia non si fa nelle banche o a Bagheria o volta per volta, ma in modo globale".
Generale Dalla Chiesa, da dove nascono le sue grandissime ambizioni? - Mi guarda incuriosito - . Voglio dire, generale: questa lotta alla Mafia l’hanno persa tutti, da secoli, i Borboni come i Savoia, la dittatura fascista come le democrazie pre e post fasciste, Garibaldi e Petrosino, il prefetto Mori e il bandito Giuliano, l’ala socialista dellEvis indipendente e la sinistra sindacale dei Rizzotto e dei Carnevale, la Commissione parlamentare d’inchiesta e Danilo Dolci. Ma lei Carlo Alberto Dalla Chiesa si mette il doppio petto blu prefettizio e ci vuole riprovare.
"Ma si, e con un certo ottimismo, sempre che venga al più presto definito il carattere della specifica investitura con la quale mi hanno fatto partire. Io, badi, non dico di vincere, di debellare, ma di contenere. Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".
Si va a pranzo in un ristorante della Marina con la signora Dalla Chiesa, oggetto misterioso della Palermo del potere. Milanese, giovane, bella. Mah! In apparenza non ci sono guardie, precauzioni. Il generale assicura che non c’erano neppure negli anni dell’antiterrorismo. Dice che è stata la fortuna a salvarlo le tre o quattro volte che cercarono di trasferirlo a un mondo migliore.
"Doveva uccidermi Piancone la sera che andai al convegno dei Lyons. Ma ci andai in borghese e mi vide troppo tardi. Peci, quando lo arrestai, aveva in tasca l’elenco completo di quelli che avevano firmato il necrologio per la mia prima moglie. Di tutti sapevano indirizzo, abitudini, orari. Nel caso mi fossi rifugiato da uno di loro, per precauzione. Ma io precauzioni non ne prendo. Nonle ho prese neppure nei giorni in cui su "Rosso" appariva la mia faccia al centro del bersaglio da tirassegno, con il punteggio dieci, il massimo. Se non è istigazione ad uccidere questa?".
Generale, sinceramente, ma a lei i garantisti piacciono?
Dagli altri tavoli ci osservano in tralice. Quando usciamo qualcuno accenna uninchino e mormora: "Eccellenza".