giovedì 18 ottobre 2012

Il terrorismo finanziario


ILL TERRORISMO FINANZIARIO CHE DEVASTA L’EURO(PA), in www.confronti.net mercoledì, 17 ottobre 2012, di Tonino Perna (mio commento inviato alla fine)


Mario Margiocco sul «Sole 24 ore» ha recentemente denunciato «il favore di Moody’s a Wall Street e Obama» e ricordato che nel 2008 gli Usa hanno rischiato la catastrofe finanziaria, e solo gli oltre 3000 miliardi di dollari messi a disposizione dal Tesoro hanno salvato il sistema. E la storia si è ripetuta in tempi recenti, ma con una strategia diversa.Monti ha dichiarato recentemente che «siamo in guerra», ma non ha spiegato contro chi e, soprattutto, chi ha scatenato questa guerra. Per la maggior parte degli italiani la guerra che questo governo conduce è allo stato sociale, ai diritti dei lavoratori, alle conquiste di trent’anni di lotte. Poi, gli stessi italiani si dividono sulla necSiamo martellati ogni giorno da televisione, radio, giornali, internet: tutti sanno bene che «c’è la crisi», ma pochi hanno capito il perché. Da dove nasce? Quali sono i fattori che l’hanno scatenata e quali le responsabilità principali? Come uscirne?
essità o meno di portare avanti questa guerra in nome della salvezza dell’Italia e della sua permanenza nell’eurozona. Ma pochissimi hanno capito da dove sia partita questa guerra finanziaria e come siamo stati coinvolti e travolti. La verità è che non riusciamo più a vedere un film, ma solo una carrellata di trailer, su quello che sta accadendo a partire dalla crisi dei mutui subprime dell’estate del 2007 ed il crollo di Wall Street nel 2008. E non ci rendiamo conto della trama reale dello scontro in atto.

Poco più di un anno fa, infatti, nella seconda metà di luglio 2011, il dollaro perdeva ogni giorno terreno rispetto all’euro. Eravamo arrivati ad un rapporto di 1,45 dollari per un euro e molti scommettevano che si sarebbe superata la fatidica soglia di un dollaro e mezzo per un euro. Il mondo finanziario Usa, dove è localizzato il «cervello» dei principali hedge fund (fondi speculativi) su scala globale, era entrato in fibrillazione. Da Warren Buffett, il plurimiliardario che controlla Moody’s, a George Soros, il filantropo progressista e cinico speculatore finanziario, a Paulson e tanti altri paperoni, che dirigono questa orchestra che viene chiamata «i mercati», avevano tutti paura di vedere la svalorizzazione crescente ed inarrestabile dei loro asset in dollari. Non è un caso che proprio nel mese di luglio del 2011, in contemporanea con la caduta del dollaro sull’euro, è partita la campagna di rating negativi sui Paesi del Sud Europa, a cominciare dalla Grecia. Le tre oligopolistiche agenzie di rating – Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch – hanno fatto a gara a colpire i Paesi europei più deboli ottenendo un duplice effetto positivo per i loro padroni sopracitati: far guadagnare i fondi speculativi che scommettevano al ribasso sui titoli di Stato – di Grecia, Spagna, Portogallo e Italia – e far riprendere quota al dollaro e quindi al valore complessivo del patrimonio posseduto dai grandi gestori della finanza, derivati finanziari in testa, «made in Usa».
Il gioco delle parti ha funzionato: il dollaro si è rivalutato sull’euro e nessuno più parla di una nuova moneta di scambio internazionale, come insistentemente avevano posto nell’agenda politica del G 20 i leader dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) dopo il crollo finanziario del 2008. Le tre agenzie di rating, a comando, hanno continuato il loro lavoro «sporco», decidendo di colpire ora uno ora l’altro Paese europeo, e i gestori dei fondi speculativi hanno aumentato il valore dei loro asset in dollari. Il Paese più indebitato al mondo, il Paese che ha inventato il «debito infinito», non poteva permettersi di vedere crollare il dollaro, moneta fiduciaria per eccellenza, bene rifugio nei momenti di crisi. La caduta del dollaro, qualche volta auspicata dai governi nordamericani per rendere più competitive le loro merci, ha scarsi effetti sulla bilancia commerciale a stelle e strisce, perché il processo di deindustrializzazione negli Stati Uniti è partito negli anni Settanta del secolo scorso ed ha fatto registrare una forte accelerazione dalla Reaganomics in poi. Per chiunque governi gli States la tenuta del dollaro, come principale moneta di riserva internazionale, è sacra: in God Dollar we trust!
È da quarant’anni che il mondo finanzia il disavanzo crescente della bilancia commerciale nordamericana, che quest’anno viaggia verso un saldo negativo di 800 miliardi di dollari, un debito pubblico che ha superato il Pil, un debito globale – famiglie, imprese, Stati federali e Stato centrale – superiore di quattro volte al Prodotto nazionale lordo. Un’agenzia di rating che avesse un minimo di deontologia professionale assegnerebbe agli Usa una valutazione peggiore della Grecia.
Dunque siamo in guerra, ma non è la guerra di cui parla Monti. Siamo in guerra contro il popolo afghano, siamo in guerra contro i migranti che attraversano il Mediterraneo per salvarsi spesso da guerre locali a cui abbiamo dato un bel contributo, e siamo in guerra contro i fondi speculativi «made in Usa». Sono tutte guerre non dichiarate, clandestine, che si conducono spietatamente senza renderle visibili. È quasi penoso vedere Mario Monti spingersi fino a Sun Valley, nell’Idaho, nel tempio della tecnologia avanzata e della new economy, per chiedere a lorsignori di venire ad investire in Italia, nel Paese che sta facendo le grandi riforme strutturali, cioè organizzando una moderna macelleria sociale «d.o.p.». Il nostro presidente del Consiglio sembrava uno di quei capi di Stato del Sud del mondo che nel passato facevano il giro delle grandi capitali occidentali per chiedere di investire nel loro Paese che offriva bassi salari, grandi risorse naturali, niente tasse e possibilità di inquinare ad libitum.
Viceversa, la guerra ad alta intensità che gli hedge fund stanno conducendo contro l’euro è l’unica guerra che andava combattuta dall’insieme della Ue, cominciando con il tassare le transazioni speculative a breve ed allo scoperto, ricomprando i titoli di Stato europei che sono nelle mani dei fondi speculativi, ritrovando una forte spinta all’unità reale dell’Europa, proprio come risposta a questi attacchi dall’esterno. Ma questa guerra Monti non vuole e non può combatterla. Lui è espressione, alta e seria, di quello stesso mondo della finanza che ci sta portando alla rovina. Lui è l’ascaro della grande finanza internazionale e come tale è arrivato ad occupare la poltrona di primo ministro. E come tale rischia di continuare a governare finché reggerà il clima di paura con cui i mass media che l’appoggiano hanno terrorizzato gli italiani: l’alternativa al governo Monti è la Grecia, ovvero la catastrofe nazionale!
GIOVEDÌ, 18 OTTOBRE 2012 A 13:29 (UTC 2) IL MIO COMMENTO: Perfettamente d’accordo sull’analisi. Ma mi chiedo: che facciamo? Voteremo l’ammucchiatade pd, non si sa se col centro (ma quale?) Non nego di avere la tentazione di uscire dai partiti del SISTEMA.

sabato 13 ottobre 2012

Messaggio alla Chiesa e mia risposta


Messaggio delle donne alla Chiesa a conclusione del Convegno riguardante il cinquantenario del Vaticano II di M. Perroni
“Ed è ora a te che ci rivolgiamo, amata Chiesa di cui siamo figlie e amiche, perché ci riconosciamo parte consapevole della tua tradizione di amore. E’ in quella consapevolezza che si innesta la nostra assunzione di memoria, oggi forte e necessaria come prima.
La memoria che abbiamo scelto di assumere non ha rigidità alcune. Né confini: in ogni luogo sono le donne e in ogni tempo e modo vogliamo ricordarle. La nostra sarà memoria multiforme, come molte siamo noi e siamo state, fuori o dentro il tuo abbraccio.
Assumiamo la memoria della fede delle donne, ma custodiremo come nostro anche il loro rifiuto; avremo memoria della loro nostalgia, ma non dimenticheremo il loro sdegno; saremo memoria della loro passione di vita, ma non lasceremo indietro il loro dolore e tutte le sue genesi.
La memoria che assumiamo è quella delle vecchie, quelle che c’erano da prima e hanno visto, che hanno compreso e ricordato, lottato e sopportato, e spesso hanno dovuto distinguere cosa mettere in discussione e cosa proteggere per chi sarebbe venuta dopo. Ma è nel palmo delle nostre mani anche la memoria delle giovani, il dono prezioso della continuità di sorellanza che attraversa le generazioni e appartiene a tutte, anche a quelle che ancora si immaginano sole, figlie uniche della propria storia.
La memoria che assumiamo è quella delle credenti e della loro testimonianza, che sia trascorsa nel silenzio e nella parola, quando parola hanno potuto pronunciare. La loro fede ci ha generate e la loro scelta ci ha confermate. Ma oggi deliberiamo di assumere come nostra anche la memoria delle altre donne, le non credenti che per anni ci hanno camminato affianco senza che mai potessimo, le une e le altre, incrociare gli sguardi per riconoscerci sorelle. Assumiamo la comune memoria di aver abitato lo stesso presente e di averlo fecondato insieme.
La nostra memoria sarà ecclesiale, perché inclusiva e plurale come lo Spirito ci ha chiamato a essere in te, amata Chiesa. Sia dunque una memoria di mille e mille nomi e volti, voci e mani, sguardi e corpi, perché delle donne, di tutte le donne, avvenga come dei passeri nel cielo: neppure un gesto, una parola o un battito di vita siano considerati perduti e inutili. Sarà una
memoria teologica, perché si alimenterà dalle nostre domande e dall’impegno comune di mantenerle vive, trovando i modi di pronunciarle più decise ogni volta che il silenzio cercherà di farsi norma. Anche questo significa essere teologhe e questo saremo, da cristiane e da donne. La nostra memoria in questo presente sarà sacrario e semenza:custodirà il passato che siamo state e germoglierà il futuro che vogliamo essere, senza più lasciare indietro nessuna.
Noi non dimenticheremo più, né lasceremo dimenticare”.
LA MIA RISPOSTA in www.teologhe.org/
Leggo il più possibile quello che si produce nella teologia al femminile. Ma mi chiedo insistentemente se ci rivolgiamo soprattutto direttamente alle donne: in varie forme e modi. Le conquiste si hanno quando i soggetti in merito sanno assumersi le responsabilità connesse alla libertà, di cui spesso, molto spesso, si appropriano le donne in modo monco perché unilaterale e PERNICIOSO per l'arbitrio con il quale la libertà vien confusa. Spesso anche DENTRO la chiesa le 'rivendicazioni non sono accompagnate da una 'terapia' spirituale, morale e quant'altro.... Ad esempio, cosa facciamo per non sprecare le grandi acquisizioni dovute proprio al (funesto) silenzio a cui le donne state relegate??? Da mezzo secolo combatto accanto (per il pochissimo.. che le stesse mi concedono DI NASCOSTO)alle donne silenziose circa i problemi legati alla loro esperienza pregressa di religiose o di donne 'legate' per amore ad un prete. Le mie conclusioni sono queste: ci vogliono donne, teologhe o non, in grado di dare un indirizzo mistico all'interpretazione del patriarcalismo ereditato nella società e consacrato dall'impianto gerarchico maschile celibatario della chiesa cattolica... Mi fermo qui... Ausilia

domenica 7 ottobre 2012

Date celebrative nella Chiesa


Date di celebrazioni nella Chiesa, che vorrei meno celebrative…., meno solenni, meno calate dall’alto. Dobbiamo rallegrarci per avere un ‘dottore’ femminile? Io accetto i limiti del percorso storico della chiesa, che mescola il vecchio al nuovo per accontentare tutti, ma sopporto poco l’entusiasmo delle donne, compreso quello delle teologhe. Sogno uno slancio verso la riscoperta della rivelazione di Dio in Gesù nell’interiorità, perché il Regno di Dio è in noi. E in questa direzione dovremmo aiutare la chiesa….

Dall'ANSA: 07 ottobre 2012 - IL PAPA APRE IL SINODO DEI VESCOVI E PROCLAMA DUE NUOVI 'DOTTORI DELLA CHIESA'. Benedetto XVI, prima della messa in Piazza San Pietro per l'apertura del Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, ha solennemente proclamato i santi Giovanni d'Avila (1499-1569), spagnolo, e Ildegarda di Bingen (1098-1179), tedesca, nuovi ''dottori della Chiesa''. Dopo la lettura delle biografie dei sue santi, guidata dal cardinale Angelo Amato, prefetto per le Cause dei Santi, il Papa ha pronunciato la solenne formula: ''Noi accogliendo il desiderio di molti Fratelli nell'episcopato e di molti fedeli del mondo intero, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, dopo aver lungamente riflettuto e avendo raggiunto un pieno e sicuro convincimento, con la pienezza dell'autorita' apostolica dichiariamo San Giovanni d'Avila, sacerdote diocesano, e Santa Ildegarda di Bingen, monaca professa dell'Ordine di San Benedetto, Dottori della Chiesa universale''. Con Giovanni d'Avila e Ildegarda di Bingen, i ''dottori della Chiesa'' sono ora 35, tra cui quattro donne… Cosi' Benedetto XVI ha iniziato l'omelia della messa da lui presieduta in Piazza San Pietro per l'apertura del Sinodo. ''E tale prospettiva - ha aggiunto - viene rafforzata dalla coincidenza con l'inizio DELL'ANNO DELLA FEDE, CHE AVVERRA' GIOVEDI' PROSSIMO 11 OTTOBRE, NEL 50/O ANNIVERSARIO DELL'APERTURA DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II''…

 Santa Ildegarda di Bingen, ''importante figura femminile del secolo XII, ha offerto il suo prezioso contributo per la crescita della Chiesa del suo tempo, valorizzando i doni ricevuti da Dio e mostrandosi donna di vivace intelligenza, profonda sensibilità e riconosciuta autorità spirituale. Il Signore la doto' di spirito profetico e di fervida capacita' di discernere i segni dei tempi''. ''Ildegarda - ha aggiunto il Papa - nutrì uno spiccato amore per il creato, coltivo' la medicina, la poesia e la musica. Soprattutto conservo' sempre un grande e fedele amore per Cristo e per la Chiesa''. 

mercoledì 19 settembre 2012

Ho pubblicato in facebbok


Massimo Di Forti, il Messaggero, lunedì, 17 settembre 2012

GLOBALIZZAZIONE DEL POTERE E CRISI DELLA POLITICA. INTERVISTA A ZYGMUNT BAUMAN: [[Buona l’analisi, ma si arresta al non saper individuare ossibilità di uscita: tutti così! Io, Ausilia dico no. Ci sono reazioni della gente che vanno convogliate anziché ignorate o disprezzate. Saper individuare il nuovo che c’è e aiutarlo sarebbe nostro dovere]]. Ecco l’intervista:

«La ragione di questa crisi, che da almeno cinque anni coinvolge tutte le democrazie e le istituzioni e che non si capisce quando e come finirà, è il divorzio tra la politica e il potere». Zygmunt Bauman riesce subito ad andare al dunque senza perdersi in giri di frase. Non a caso possiede il dono di quella che Charles Wright Mills chiamava l’immaginazione sociologica, la capacità di fissare in una frase, in un’idea, la realtà di un’intera epoca, e il grande studioso polacco lo ha fatto con la sua metafora della “Vita liquida” e della “Modernità liquida” (cosa è più imprendibile e sfuggente dell’acqua e dei suoi flussi?) per descrivere con geniale chiarezza la precarietà e l’instabilità della società contemporanea. Lui, liquido, non lo è affatto anzi è un uomo di ferro, un ottantasettenne che gira il mondo senza sosta (viaggia almeno cento giorni all’anno tra conferenze e dibattiti!) e a Mantova è intervenuto a Festivaletteratura per un dibattito sull’educazione. Non c’è traccia di stanchezza nel suo fisico asciutto o nel volto scarno e autorevole ravvivato da occhiate scintillanti, mentre parla in una sala della Loggia del Grano pochi giorni dopo aver pubblicato un nuovo libro, Cose che abbiamo in comune (220 pagine, 15 euro) sempre per Laterza, editore dei celebri saggi come Vita liquida, La società sotto assedio, Modernità liquida, Dentro la globalizzazione e altri ancora.
PROFESSOR BAUMAN, È PER QUESTO CHE I POLITICI SEMBRANO GIRARE A VUOTO DI FRONTE ALLA CRISI?
«Sì. Il potere è la capacità di esercitare un comando. E la politica quella di prendere decisioni, di orientarle in un senso o nell’altro. Gli stati-nazione avevano il potere di decidere e una sovranità territoriale. Ma questo meccanismo è stato completamente travolto dalla globalizzazione. Perché la globalizzazione ha globalizzato il vero potere scavalcando la politica. I governi non hanno più un potere o un controllo dei loro paesi perché il potere è ben al di là dei territori. Sono attraversati dal potere globale della finanza, delle banche, dei media, della criminalità, della mafia, del terrorismo… Ogni singolo potere si fa beffe facilmente delle regole e del diritto locali. E anche dei governi. La speculazione e i mercati sono senza un controllo, mentre assistiamo alla crisi della Grecia o della Spagna o dell’Italia…».
È L’ETÀ DELLA PROPRIETÀ ASSENTEISTA, COME LA CHIAMAVA VEBLEN, DELLA FINANZA: ERA MEGLIO PRIMA?
«Il capitalismo di oggi è un grande parassita. Cerca ancora di appropriarsi della ricchezza di territori vergini, intervenendo con il suo potere finanziario dove è possibile accumulare i maggiori profitti. E’ la chiusura di un cerchio, di un potere autoreferenziale, quello delle banche e del grande capitale. Naturalmente questi interessi hanno sempre spinto, anche con le carte di credito, ad alimentare il consumismo e il debito: spendi subito, goditela e paga domani o dopo. La finanza ha creato un’economia immaginaria, virtuale, spostando capitali da un posto all’altro e guadagnando interessi. Il capitalismo produttivo era migliore perché funzionava sulla creazione di beni, mentre ora non si fanno affari producendo cose ma facendo lavorare il denaro. L’industria ha lasciato il posto alla speculazione, ai banchieri, all’immagine»
NON CI SONO REGOLE, DOVREMMO CREARLE. AVREMMO BISOGNO FORSE DI UNA NUOVA BRETTON WOODS…
«Il guaio è che oggi la politica internazionale non è globale mentre lo è quella della finanza. E quindi tutto è più difficile rispetto ad alcuni anni fa. Per questo i governi e le istituzioni non riescono a imporre politiche efficaci. Ma è chiaro che non riusciremo a risolvere i problemi globali se non con mezzi globali, restituendo alle istituzioni la possibilità di interpretare la volontà e gli interessi delle popolazioni. Però, questi mezzi non sono stati ancora creati».
A PROPOSITO DELLA CRISI EUROPEA, NON CREDE CHE I PAESI DELL’UNIONE SIANO ANCORA DIVISI DA INTERESSI NAZIONALISTICI E DA VECCHI TRUCCHI CHE IMPEDISCONO UNA REALE INTEGRAZIONE POLITICA E CULTURALE?
«È vero, ma è anche il risultato di un circolo vizioso che l’attuale condizione di incertezza favorisce. La mancanza di decisioni e l’impotenza dei governi attivano atteggiamenti nazionalistici di popolazioni che si sentivano meglio tutelate dal vecchio sistema. Viviamo in una condizione di vuoto, paragonabile all’idea di interregnum di cui parlava Gramsci: c’è un vecchio sistema che non funziona più ma non ne abbiamo ancora uno alternativo, che ne prenda il posto».
LA GLOBALIZZAZIONE HA PRODOTTO ANCHE ASPETTI POSITIVI. VENT’ANNI FA, IN EUROPA NON C’ERA UN AFRICANO, UN ASIATICO UN RUSSO. ERAVAMO TUTTI BIANCHI, FRANCESI, TEDESCHI, ITALIANI, INGLESI… ORA POTREMMO FINALMENTE CONFRONTARCI: RIUSCIREMO A FARLO SU UN TERRENO COMUNE?
«È un compito difficile, molto difficile. L’obiettivo dev’essere quello di vivere insieme rispettando le differenze. Da una parte ci sono governi che cercano di frenare o bloccare l’immigrazione, dall’altra ce ne sono più tolleranti che cercano, però, di assimilare gli immigrati. In tutti e due i casi si tratta di atteggiamenti negativi. Le diaspore di questi anni debbono essere accettate senza cancellare le tradizioni e le identità degli immigrati. Dobbiamo crescere insieme, in pace e con un comune beneficio, senza cancellare la diversità che rappresenta invece una grande ricchezza».

lunedì 17 settembre 2012

Stragi-lavoro - senzalavoro


da www.noidonne.org

Stragi sul lavoro - di Giancarla Codrignani

CHE IL “PANE” CHE LASCEREMO AI NOSTRI FIGLI SIA DURO IL GIUSTO, MA NON ABBIA IL SAPORE DI UN FUTURO GIÀ ANDATO A MALE...
289 operai (per lo più donne e alcuni bambini) sono morti tra le fiamme in una fabbrica tessile a Karachi, in Pakistan, dove, nelle stesse ore, bruciava, questa volta a Lahore, un altro stabilimento, in cui perdevano la vita altri 25 lavoratori. Un conteggio infernale, cui si devono aggiungere le 14 donne vietnamite morte avantieri in un piccolo laboratorio tessile a Egorevsk (Mosca). Sempre a causa di un incendio.
Stragi su stragi, di cui oramai abbiamo perso il conto e su cui sventola da sempre un’unica bandiera, quella del (mancato) diritto al lavoro. Perché non può certo chiamarsi diritto quello che ti uccide mentre tenti di guadagnarti da vivere.
Tutte e tutti intrappolati in luoghi da cui era impossibile scappare, perché non si può fuggire da un lavoro che si è trasformato in dovere, un dovere di schiavo, costretto a stare dentro casermoni e scantinati, con grate alle finestre e cancelli chiusi da lucchetti. Come accadde nel (certo più famoso) incendio del 1911, a New York, in cui a morire, chiuse a chiave dentro l’edificio in fiamme, furono 146 lavoratrici, per lo più immigrate.
Scrivemmo, il 6 ottobre dell’anno scorso, nella newsletter che raccontava delle quattro operaie di Barletta morte abbracciate sotto le macerie, che viviamo in «un mondo capovolto, in cui le ingiustizie sociali sono diventate il pane quotidiano che si mette sulla tavola e di cui non si riconosce la durezza, il sapore andato a male». Ci hanno insegnato, sin da bambine, che il pane non si disprezza, non si butta. E noi così continuiamo a tramandare ai nostri figli e figlie… ma non è di questo “pane” che possiamo vivere, non è a questo “pane” che dobbiamo abituarci. Vogliamo altre fragranze nella nostra vita, che sappiano del buono di un diritto che possa ancora definirsi tale. Sappiamo quanto ne abbiamo bisogno e quanto non siamo disposte ad abituarci al silenzio dei media, dei governi. Perché il “pane” che lasceremo ai nostri figli sia duro il giusto, ma non abbia il sapore di un futuro già andato a male. (17 Settembre 2012)
Ma io aggiungo: e chi il pane non ce l'ha già oggi anche in Italia???

venerdì 14 settembre 2012


Bella Addormentata:
“Tu sei libera di ammazzarti e io di non farti ammazzare”.
 Bella Addormentata è un film universale sull’individuo, sull’amore, sulla morte, sulla politica e soprattutto sui sentimenti umani. Un film sull’amore che ci cambia modo di vedere la vita e sulla vita e la morte che così indissolubili ci cambiano il modo di vedere l’amore.
di Sarah De Pietro
Bella Addormentata è un po’ la storia di un’ Italia che vive con una passione contrapposta l’atto finale della vita di Eluana Englaro, che di li a pochi giorni morirà.
Questo atto finale viene vissuto attraverso personaggi inventati che però nella loro esperienza di vita hanno tutti qualcosa in comune con il dramma di Eluana Englaro e di suo padre Beppino. Ogni storia fa infatti capo a quella di Eluana che viene sottilmente ripercorsa attraverso clip tratti dai telegiornali di quei giorni.
Il caso Englaro funge quindi da sfondo di cronaca: in realtà poi le storie sono storie di personalità e di equilibri diversi, di pura fantasia dove però ognuno di noi ha la possibilità di ritrovarsi, e di trovare dei punti in comune con il suo modo di vivere questa vicenda e di sentire nel suo profondo questa grande problematica.
E’ una storia inventata ma molto interna alla storia vera, alla storia italiana che si è conclusa il 9 febbraio 2009. Si accentua dall’inizio alla fine del film uno smarrimento e una progressiva deligittimazione della classe al potere da parte del popolo ma anche dei “potenti” stessi. Si finisce per capire che la solitudine non appartiene solo ai votanti (popolo elettore) coinvolti direttamente in questa (in)sofferenza, ma anche dei votati, spesso troppo coinvolti personalmente e allo stesso tempo troppo soli politicamente per esprimersi davvero.E allora il peso della (in)Decisione.
Non è quindi un film di presa di posizione di Bellocchio sull’eutanasia ma è un film universale sull’individuo, sull’amore, sulla morte, sulla politica e soprattutto sui sentimenti umani. Un film sull’amore che ci cambia modo di vedere la vita e sulla vita e la morte che così indissolubili ci cambiano il modo di vedere l’amore.
Il film all’inizio intrecciato riesce ad avere poco dopo un architettura solida ed essenziale.Essenziale come i dialoghi dei personaggi, come i dettagli mai eccessivi e mai tralasciati.Nessuno dei personaggi ne esce sacrificato, ne risulta schematico e burattinesco nonostante sia percepibile una posizione dell’autore non sfumata ma diffusa.Il film è un inno alla vita consapevole, all’importanza del libero arbitrio e al rischio di prendere delle decisioni giuste o sbagliate che siano con determinazione, coraggio e consapevolezza nel rispetto di se stessi e del prossimo.

domenica 9 settembre 2012

Contestare: 'si deve'!


Tratto dal blog di Beppe Grillo! IN NOME DELLA FEDE NON SI DEVE STARE A GUARDARE di fronte alla disperazione della gente (non mi convince la sicumera del metodo Monti a qualsiasi costo):
IL COLPO DI STATO SOBRIO DI MARIO MONTI
Il governo degli spettri che espropria la sovranità dei popoli
MESSORA: Paolo Becchi, docente di filosofia del diritto all'Università di Genova, autore, tra gli altri, del libro “Il principio 'dignità umana'” che verrà presentato al Festival di Filosofia del 20 giugno a Brescia. Paolo Becchi, buongiorno.
BECCHI: buongiorno a te. 
MESSORA: lei il 12 di gennaio ha scritto un interessantissimo articolo su Libero dal titolo “Il colpo di Stato sobrio di Mario Monti”. Ci vuole spiegare in che senso intendeva un colpo di Stato? 
BECCHI: si potrebbe aggiungere, appunto, un colpo di Stato sobrio, perché noi siamo abituati a pensare a colpi di Stato con i carri armati, con la violenza e con il terrore, invece qui è stato tutto preparato a tavolino dai banchieri di Bruxelles a cui non andava bene il governo eletto democraticamente dal popolo italiano e quindi era necessario sostituirlo da un rappresentante dei tecnici, di quei tecnici di Bruxelles e Mario Monti era la persona ideale per ricoprire questo ruolo. I partiti non hanno potuto far altro che legalizzare questo stato di cose, ma un conto è la legalità, che è stata sicuramente rispettata, un conto è la legittimità di un governo, quello attuale, che non ne ha nessuna. È per quello che si è trattato di un colpo di Stato, diciamo così, sobrio, ma in ogni caso questo governo non esprime la volontà del popolo italiano così come era stata rappresentata dalle ultime elezioni politiche. Questo mi sembra il dato di fatto. Che si insista sul fatto che comunque tutto è avvenuto nell'ambito della legalità, da un punto di vista giuridico è corretto, da un punto di vista politico non conta solo la legalità ma conta la legittimità e sul tema della legittimità credo che ci siano forti dubbi su un governo che ci è stato imposto dall'estero, ci è stato imposto da un gruppo di potere che sta alla base delle decisioni che sono state poi prese; questo gruppo di potere è un gruppo di potere finanziario potentissimo e anche, se vogliamo, invisibile, che comunque non ha a che fare con la volontà del popolo italiano.
MESSORA: sì, perché si può dire che tutto sia avvenuto nel solco della Costituzione, come dicono, però sta di fatto che nel giro di 48 ore due governi, democraticamente eletti, sono stati ribaltati, in Italia e in Grecia - in Grecia addirittura volevano fare un referendum – sostituiti da due uomini che si possono dire dei poteri forti, perché entrambi espressione, a parte del mondo bancario, ma di un'organizzazione internazionale molto potente, che rappresenta le lobby americane, che tra l'altro aveva nel suo DNA un documento stilato nel '73 che professava il superamento delle burocrazie farraginose delle democrazie. Si diceva addirittura in questo documento, “The crisis of democracy”, che le uniche democrazie che funzionano sono quelle dove la maggior parte delle persone stanno apnea. Ecco, questa organizzazione è la trilaterale, Mario Monti ne era una delle più alte tre cariche e Lucas Papademos era un membro. Quindi si può dire che fossero espressione dei poteri forti. Che in solo 48 ore due governi siano stati ribaltati con due membri della stessa organizzazione perlomeno doveva far nascere il sospetto che qualcosa non andava. Tu nel tuo articolo parli addirittura di spread aumentato ad arte. Che cosa intendevi dire?
BECCHI: intendevo dire che chiaramente la situazione era stata diciamo guidata in un certo modo, affinché, diciamo così, il governo precedente fosse messo in condizioni tali da dover lasciare il campo ad un altro tipo di governo. È per quello che ci hanno provato in tutti i modi, ci hanno provato con Gianfranco Fini, ci hanno poi provato con la vita sentimentale del Presidente del Consiglio e poi alla fine, vedendo che non c'era niente da fare, si è cominciato ad intervenire direttamente su che cosa? Su questo strumento finanziario per cercare di far capire che ormai bisognava assolutamente cambiare, come hai detto tu, giustamente, nel giro di due giorni la situazione si è ribaltata per essere nominato senatore a vita nella vecchia Repubblica, quella che – ahimè – adesso ci fanno un po' rimpiangere. Ci volevano mesi di ricerca, addirittura anni per essere nominato senatore a vita. Il nostro Presidente della Repubblica ha nominato Senatore a vita, per parargli il culo a vita, Mario Monti nel giro di un pomeriggio.
MESSORA: si può dire che si pensava, e la scusa era che c'era una grande urgenza. Mi ricordo i titoli dei giornali “fate presto”, perché lo spread era molto elevato. Ma adesso lo spread sta tornando ai livelli di prima e dunque se c'era urgenza prima c'è urgenza anche adesso. Cosa facciamo? Sostituiamo di nuovo il governo?
BECCHI: sì, ma era tutta una manovra, perché non era necessario nominarlo Senatore a vita. Questo Senatore a vita è stato richiesto espressamente da Mario Monti per appunto pararsi da qualsiasi possibile accusa. Perché lui poteva fare tranquillamente il Presidente del Consiglio da un punto di vista costituzionale, senza per questo essere senatore. Quindi è stata soltanto, diciamo così, una richiesta implicita da parte di Mario Monti per poter avere comunque la tranquillità di non essere indagato, tranquillità sotto tutti i profili per il futuro anche come senatore a vita, perché è una carica che non perderà per tutta la vita, indipendentemente dal fatto che poi finirà il suo mandato, se mai finirà. Cioè, voglio dire, le prossime elezioni possono verificarsi uno scenario tipo quello greco e a quel punto il terrorismo naturalmente aiuterà, lo sappiamo, nel nostro paese, come ho cercato di spiegare oggi su Libero e a quel punto governo di unità nazionale. Chi potrà esprimere meglio questo governo di unità nazionale se non il banchiere di Bruxelles? Ne abbiamo due di banchieri, uno è Draghi, che adesso è lì, e un altro qui. E il casino resta perché, come dicevi tu prima, lo spread ha ripreso a salire. Questo non è il problema. Il problema reale non è continuare ad aumentare le tasse e metterle da tutte le parti, il problema reale è che questo euro è stato costruito male. Era uno strumento. Cosa ne vogliamo fare? Una divinità? Ne stiamo facendo una divinità. Perché se l'euro è soltanto uno strumento e questo strumento ci si rende conto che non va più bene, basta. Stop. Chiuso. Invece no. Noi stiamo facendo fare sacrifici enormi ad intere popolazioni: i greci, gli spagnoli, ci saremo poi noi. Per cosa? Per salvare una moneta che hanno deciso di costruire a tavolino 10-12 anni fa un gruppo limitatissimo di persone di un potere invisibile? E in questo potere c'era ovviamente Mario Monti che adesso è dovuto intervenire appunto per salvare la sua creatura. Questo non è accettabile, non è assolutamente accettabile. Ecco che io, diciamo così, dopo aver scritto quell'articolo su Mario Monti e aver scritto un articolo dopo da un taglio un pochettino più filosofico apparso qualche tempo fa su Libero, oggi ho fatto uscire un pezzo, cioè mi hanno lasciato pubblicare un pezzo che è forse più politico ma che fa ben capire che se vogliamo un'alternativa allo stato di cose attuale, prima di trovarci con l'acqua alla gola, come si trovano purtroppo i greci, l'Italia non ha che una possibilità, quella di recuperare la propria sovranità monetaria. Non soltanto la sovranità politica, la sovranità monetaria. Che sia l'Italia a decidere sulla situazione attuale monetaria, non un gruppo limitatissimo di banchieri di Bruxelles che impone a noi le scelte.
MESSORA: si dice che la storia insegna e quindi dalla storia bisognerebbe imparare. Cito un brano che tu hai pubblicato a gennaio: “Strane corrispondenze della storia, quando Marx descrive i poteri della Francia di Luigi Filippo, in cui l’indebitamento dello Stato era l’interesse diretto della frazione della borghesia che governava e legiferava per mezzo delle Camere. Il disavanzo dello Stato era infatti il vero e proprio oggetto della sua speculazione. Dopo quattro o cinque anni un nuovo prestito offriva all’aristocrazia finanziaria una nuova occasione di truffare lo Stato che, mantenuto artificiosamente sull’orlo della bancarotta, era costretto a contrattare coi banchieri alle condizioni più sfavorevoli”. Ma è agghiacciante!
BECCHI: sì, è agghiacciante. Però è agghiacciante anche soprattutto, direi, che autori che come Carl Marx hanno veramente capito il loro tempo e hanno anche prefigurato il futuro, oggi siano dimenticati e paradossalmente siano dimenticati proprio anche da coloro che si ispirano, si ispiravano vagamente alle idee socialiste o comuniste. Cioè Marx l'ho citato in quel contesto, Marx ritorna in un articolo che ho citato, dove si fa capire di nuovo che insomma le merci stanno prendendo, il mercato finanziario sta assumendo un potere straordinario rispetto anche al semplice sviluppo capitalistico come è stato nelle prime fasi. Io credo che le analisi di Marx andrebbero oggi ripensate, non soltanto le analisi economiche ma anche le analisi politiche. Ci può dire ancora molto. Noi lo trattiamo come un cane morto ma un cane morto non è. Del resto alcuni economisti avveduti si rendono sempre più conto che il capitale finanziario, nella fase che sta attualmente attraversando, era già stato previsto da Marx nelle sue analisi di fine '800; quindi grande capacità di previsione. Quello che oggi manca, quello che oggi manca completamente, perché le capacità di previsione di analisi lucida che esisteva allora oggi manca, non si trova da nessuna parte. Lo si vede molto bene, gli economisti brancolano nel buio e quei pochi che adesso cominciano a vedere chiaro che l'alternativa è soltanto l'uscita dall'euro per salvare i popoli europei, sono pochissimi al momento, però cominciano ad esserci; non nel nostro paese, perché nel nostro paese con la decisione di questo governo e con la stampa, le televisioni, i mezzi di informazioni, questo grande martellamento che ci viene fatto costantemente in testa che senza l'euro noi non riusciremo più a vivere è tale per cui qualsiasi discussione, discussione neutrale anche, se vogliamo, viene bloccata. Viene bloccata perché c'è una propaganda messa in atto dal regime attuale che non lascia spazio ad un vero autentico dibattito se non in luoghi così limitati come quello che possiamo fare noi oggi, un articolo sul giornale apparso su Libero di cui meglio non parlarne, assolutamente evitare di parlarne: è un professore che è andato fuori di testa. 
MESSORA: ma il concetto di democrazia su cui è nata l'Europa è molto aleatorio, basti pensare a tutti i referendum che o non sono stati proposti, come in Italia, siamo entrati col Trattato di Lisbona, era il 15 agosto 2008 e la gente era in spiaggia ad ubriacarsi e loro ratificavano un trattato europeo senza la pur minima consultazione. Oppure come in Irlanda quando sullo stesso trattato fecero una consultazione referendaria e vinsero i no, l'Europa li costrinse a ripeterlo fino a che non vinsero i sì. Come dice Nigel Farage, l'Europa è un posto dove i referendum si fanno e prevedono solo due risposte: “sì” e “sì, per favore”. Oppure basti pensare al referendum sulla Costituzione Europea che i francesi hanno bocciato ma gli è stato rinfilato con il Trattato di Lisbona. Basti pensare al referendum in Grecia che appena Papandreou si è permesso di dire “facciamo un referendum per chiedere al popolo – perché siamo in democrazia – se vogliono le misure di austerity o vogliono un'altra soluzione” è stato ribaltato il governo. Insomma, l'Europa è una costruzione elitaria di poche persone che hanno deciso che così dovevano andare le cose. Del resto l'ammissione di Monti alla Trilaterale era proprio quella di costruire l'integrazione europea. Poi lui ammise in un video che questo avviene per il vantaggio materiale delle lobby americane, ma questa è una cosa che non fa scalpore. Tu parli addirittura di “governo di spettri”, “un governo di spettri che si legittima non attraverso il consenso democratico ma attraverso la difesa di una fantomatica moneta che non è la nostra, ma semplicemente l'unica. Quello che conta è salvare l'euro, anche a costo – come sta avvenendo – di ridurre alla miseria intere popolazioni”. Ma tu che sei professore di filosofia del diritto, ma c'è un qualche diritto che può essere superiore alla felicità dei popoli?
BECCHI: sì, la felicità è uno degli aspetti fondamentali, il diritto alla ricerca libera e propria della felicità che ritroviamo nei primi documenti delle costituzioni americane. Io più che il principio “felicità” metterei a quel posto, nella nostra tradizione continentale, il principio “dignità”, il principio della dignità umana. Ma ora non è tanto... Non vorrei portare la discussione su questo aspetti così radicali, così di principio quali sono i principi fondanti, eccetera, qui il problema fondamentale è che, come tu hai detto giustamente, da un lato la moneta è stata imposta, dall'altro lato le scelte politiche decisive, come per esempio la Costituzione Europea, è stata bocciata dai popoli europei. Ora questo è un fatto gravissimo. La costituzione nasce, pensiamo alla nostra Costituzione, dalla volontà, è espressione della volontà del popolo. Quando la Costituzione, sotto forma adesso di Trattato di Lisbona, viene addirittura imposta ai popoli contro la loro volontà, perché tu hai citato la Francia e io nell'articolo di oggi riprendo questa cosa e per i Paesi Bassi vale la stessa cosa, per l'Olanda. Quindi qui si tratta chiaramente di una costruzione artificiale che è stata imposta ai popoli. I popoli non lo volevano questo tipo di costruzione artificiale, né politica né economica. Il dato di fatto è questo. Oggi dobbiamo ripensare ad una rimessa in discussione complessiva dell'ordine politico che si è costruito negli ultimi venti anni. È questo il grosso problema che abbiamo di fronte. Probabilmente si apre lo spazio per un diversissimo ordine politico. Potrà essere una catastrofe? Non lo so. Nella catastrofe ci viviamo già. Questa idea che non si possa uscire dall'euro perché se no sarà la fine del mondo, vuoi la mia risposta? Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine. 
MESSORA: perché in effetti l'alternativa che si prospetta è quella di un'austerity senza fine.
BECCHI: esatto!
MESSORA: se dobbiamo essere vessati, tassati, affamati! A questo punto ci sono dei paesi, come l'Argentina, che sono falliti ma adesso viaggiano al 5, 6, 7, qualcuno dice 8% del PIL. 
BECCHI: esatto. Ma io mi domando e dico: perché non si apre una discussione politica su questi temi? Perché tutti ad adorare questo governo? E cosa sta facendo questo governo? Cosa ha fatto finora? Ha aumentato discriminatamente le tasse. È questo il modo secondo loro per favorire la crescita? Rendendo il popolo in condizioni tali da non comprare più niente, disagiati in tutti i modi? Questo secondo me è impensabile. Il grosso problema è che questo Stato ha ormai obnubilato la mente degli italiani, anche se io ho l'impressione... Prendiamo le ultime elezioni amministrative. Insomma, voglio dire, c'è stato uno scombussolamento totale. Sì, potranno dire “sono amministrative. Le amministrative è una cosa e le politiche sono un'altra”. Ma insomma, Forza Italia è sparita. Praticamente una forza del genere... il Popolo delle Libertà dov'è? Non c'è. La Lega? Insomma, in stato vegetativo permanente. Sì, mancherà, sarà arroccata in quei quattro o cinque posti, ma chi è che ci crede più? Ecco l'esplosione dall'altra parte di un movimento di protesta che ha avuto grande successo. Ma non soltanto questo, c'è anche una grandissima astensione. Secondo me c'è un vuoto, oggi in Italia un vuoto di rappresentanza politica. Cioè i partiti attuali... Il terzo polo, cioè – tra virgolette, perché non voglio offendere nessuno – i traditori dei diversi poli che dovevano costituire la novità politica del futuro. Inesistenti. Qui ci sarebbe bisogno di una nuova forza politica innovativa, come del resto è stato, perché questo non possiamo negarlo, che è finito miseramente, che non ha avuto nessun successo, che è stato venti anni di sofferenze; Berlusconi però all'inizio era questo, qualcosa di nuovo.
MESSORA: come la Lega?
BECCHI: come Berlusconi e la Lega. Queste sono state le grandi novità del panorama politico italiano. È finito tutto in merda. D'accordo, è vero. Niente da dire. È stata un'illusione. Però, ecco, ci vorrebbe di nuovo qualcosa di nuovo, che uscisse qualcosa di nuovo dal letamaio in cui siamo caduti.
MESSORA: forse la gente è così arrabbiata con i partiti perché, come tu dici quando parli del manuale di Curzio Malaparte “Tecnica del colpo di Stato”, hanno concesso la legalità ad un governo che legittimo non era, tu dici “ed è così che il Parlamento diventa complice necessario del colpo di Stato”. 
BECCHI: certo.
MESSORA: accetta il fatto compiuto e lo legalizza formalmente. Quando dicono “ma è tutto regolare”, è tutto regolare perché qualcuno lo ha fatto diventare regolarBECCHI: ma certamente. I partiti si può dire che hanno avuto le mani legate. Tu facevi prima l'esempio dell'euro. I partiti in Italia hanno avuto le mani legate e hanno dovuto votare per questo governo. Ma l'euro? Come mai è stato creato questo meccanismo irreversibile? Cioè abbiamo creato la moneta e non ne puoi uscire dalla moneta. Ma quando mai? Ma cosa è l'euro? Qualcosa di a tal punto intoccabile che non si può tornare indietro, che non si può dire ad un certo punto “noi non lo vogliamo”? Ma per quale motivo? Cioè se un singolo Stato si riprende la propria sovranità, sovranità monetaria, certo che può farlo. Il fatto che la moneta sia stata costruita pensandola irreversibile, pensando che non si potesse tornare indietro, è un errore di coloro che l'hanno pensato, che lo hanno voluto imporre in questo modo ai popoli. Ma i popoli nella loro sovranità possono sempre, in qualsiasi momento, ricontrattare la cosa e dire “non stiamo più a quel patto”.
MESSORA: pensa che stanno spingendo questo principio alle estreme conseguenze, perché stiamo per ratificare un Trattato che si chiama MES, il famoso Trattato europeo sulla stabilizzazione, il fondo salva-stati, che prevede che i 17 super governatori possono imporre agli Stati il pagamento di quote che decideranno loro, via via potranno essere sempre maggiori, e non prevede in alcun modo che uno stato possa sottrarsi a quest'obbligo e prevede addirittura l'impegno che i governi, anche successivi a quelli che lo ratificano, non possano recedere mai più da questo Trattato. Siamo alla follia. Siamo alla schiavitù. Tu dici una cosa nell'articolo di oggi: “occorre inoltre la fine di questo sistema parassitario ed usuraio di economia monetaria e finanziaria. Sono gli Stati ad essere i creditori dell'Europa, sono i popoli che anticipano ai banchieri i capitali di cui essi hanno bisogno e soltanto con un gioco di prestigio questi stessi popoli e Stati ne divengono improvvisamente i debitori costantemente insolventi”. Cioè hanno inventato una nuova tassa occulta dalla quale non si può assolutamente recedere e che non si può neanche negoziare.
BECCHI: certamente! È questo il gioco di prestigio che è stato creato. Un gioco di prestigio tale per cui noi perderemo sempre di più. Perché? Perché i nostri debiti non faranno che crescere, e stanno crescendo, lo spread che di nuovo aumenta. Quindi il nostro debito aumenta. Ma il debito lo hanno creato loro, non lo abbiamo creato noi. Certo, è vero, ci sarebbero state da ridurre delle spese nella nostra attività dello Stato, eccetera. Però pensa alla Spagna. La Spagna non aveva questo problema, il forte debito pubblico la Spagna non ce l'aveva ed è nella merda come siamo nella merda noi oggi. Come mai? 
MESSORA: oppure pensa al Giappone che ha un debito pubblico elevatissimo e questo problema non ce l'ha.
BECCHI: eppure questo problema non ce l'ha. Quindi il problema non è questo. Il problema, ripeto, è la costruzione di una moneta e di un'Europa, perché le cose vanno insieme, questo tipo di moneta e questo tipo di Europa politica che è fondata esclusivamente sul controllo di quello che io ho definito un potere invisibile. Perché noi sappiamo chi è il Ministro, sappiamo chi è il Presidente, ma questo grande centro di potere che prende le decisioni sulla testa di ogni singolo popolo noi non sappiamo chi sia, questo gruppo limitato di persone che sta decidendo sulla vita e la morte di migliaia di persone. Noi non lo sappiamo. Non abbiamo i mandanti, abbiamo gli esecutori materiali. Gli esecutori materiali oggi si chiamano in Italia Monti e alla Banca Centrale Europea Draghi. Questo noi sappiamo, vediamo visibilmente. Quello che c'è dietro noi non lo vediamo. Ma il tema del potere invisibile è un tema che certamente contrasta con l'idea di democrazia, ma è quello che noi oggi stiamo sperimentando. È proprio questo che si sta verificando. Le decisioni vengono prese al di sopra delle nostre teste complessivamente. Non possiamo farci niente. L'unica cosa che al momento si può fare – io non vedo altra alternativa – è lottare, è remare contro e remare contro significa cosa? Recuperare quegli spazi di sovranità che gli Stati non hanno avuto. Però questo può avvenire, a mio avviso, soltanto come? Se all'interno della società civile questo bisogno effettivamente è sentito, se nell'opinione pubblica comincia ad esprimersi. È chiaro che, guarda, qui “Libero” non c'è, vedi? “Repubblica”, “il Corriere”. Cioè da una parte l'organo dello stalinismo, non esiste più lo stalinismo ma esiste il giornale. Repubblica rappresenta questo, è l'organo dello stalinismo istituzionalizzato. Prendiamo un giornale neutrale, un giornale che è considerato il giornale per eccellenza, che tutti dovrebbero leggere perché ti dà il piano, è equilibrato, eccetera: il Corriere della Sera. Non è un numero nuovo, a caso. Io sono convinto che se noi dovessimo sfogliare qualsiasi giornale troveremmo immediatamente un articolo che “Madonna! L'euro non si può toccare! L'Europa è fuori discussione!”, eccetera. Vediamo. Sfogliamone uno a caso. “Dalla finanza all'antipolitica”, “i nemici della moneta unica”, “bisogna fermarli prima che la loro azione nefasta agisca sui nervi scoperti dei governi e della politica. Un fallimento dell'euro segnerebbe sia la fine del progetto storico cui generazioni di governo hanno lavorato indefessamente...” Ma vi rendete conto che è pura, vuota retorica? Generazioni intere? Ma se sono dieci anni che c'è l'euro, cazzo! Ma scusate, ma quali generazioni? Io mi ricordo ancora della lira e mi ricordo che un milione di lire, un milione di vecchie lire una persona viveva dignitosamente. Con due milioni di vecchie lire una famiglia era benestante. Con duemila euro oggi muori di fame. È questa la realtà. È questa la realtà che viene costantemente smentita. Come si fa? “I sostenitori della fine dell'euro hanno torto marcio”. Ma me la porti una motivazione dove abbiamo torto marcio? Avete paura! Avete paura, per questo tutti i giorni – ora ho preso un giornale a caso, vecchio – tutti i giorni dobbiamo essere ripresi da questa continua manipolazione, per cui se parli contro l'euro è come se parlassi contro Dio. Uguale. Sei un ateo. Con tutto il rispetto che io posso avere per gli atei, sono credente. Ma porca miseria, è possibile che noi abbiamo fatto di una moneta una divinità? Come oggi ho detto, una divinità malvagia. Perché una divinità tu immagini ti darà del bene, ma questa sta annientando intere popolazioni. È come se fosse una guerra senza che ci spariamo a vicenda. Ma se la gente muore! Quanti sono? Io non ricordo, ma in Italia dall'inizio dell'anno quanta gente si è già ammazzata per problemi economici? Piccoli imprenditori che di fronte all'impossibilità di mantenere la famiglia, di fronte alla necessità di chiudere la fabbrica si sono ammazzati. È questo a cui noi vogliamo giungere? A questo livello di sacrifici? Della vita stessa sull'altare non di un'idea, la felicità, la dignità, eccetera, o anche l'onore, mettiamoceli tutti, l'identità nazionale, quello che volete. No. Quella bella moneta che campeggia a Bruxelles: l'euro. Possiamo farne a meno. Direi che sì, sarà difficile, sarà un cambiamento del modo di pensare, eccetera, ma io penso che sia venuto veramente il momento di dire basta con questo euro e basta con questa Europa. Io penso che sicuramente sia necessario recuperare la propria sovranità monetaria ma anche la propria sovranità politica. Io sono per la chiusura dell'accordo di Schengen. L'Italia deve uscire dall'accordo. Si riprenda la sovranità monetaria ma si riprenda anche la sovranità politica. Sul proprio territorio nazionale decide l'Italia. Il problema qual è? Il problema è che quello che io sto proponendo non è realizzabile, non è fattibile. Perché? Perché tutti i partiti politici attualmente presenti sono radicalmente favorevoli invece all'ipotesi contraria: la difesa dell'euro perché se no appunto il paese andrebbe a scatafascio e la difesa di questa Europa. Perché è chiaro che se dovesse... Noi dobbiamo però tener presente questo, nel 2013 ci saranno le elezioni politiche. Qui ritorno sull'idea mia precedente, posso sbagliarmi, ma c'è al momento in Italia un vuoto di rappresentanza politica. Se questo vuoto politico sarà riempito da una forza in grado di trascinare milioni di italiani allora si può vedere che cosa succederà.
MESSORA: Paolo, per venire ai fatti di cronaca, dell'attualità, tu oggi nell'articolo scrivi “La minaccia terroristica nella storia di questo paese prelude sempre alle retoriche dei governi di unità e solidarietà nazionale, di fatto alla neutralizzazione della critica politica ed alla repressione di ogni forma di dissenso”. Già ieri la Cancellieri, mi pare, ha usato l'argomento che la TAV era la madre di tutte le preoccupazioni e lo ha fatto all'interno di un contenitore dove si parlava di terrorismo, proprio di quello che è successo alla Ansaldo. Tu temi che possa verificarsi ancora, oggi, nel 2012, questo genere di strategia? 
BECCHI: io penso che è un'arma spuntata. Ma il fatto dell'attentato, della gambizzazione del dirigente della Ansaldo e il tentativo di utilizzare gruppi anarchici non ben definiti va in questa direzione. Nel nostro paese il terrorismo ha sempre avuto questa funzione di aiuto per lo Stato, fondamentalmente, è stato largamente un terrorismo...
MESSORA: ...di aiuto per il "governo".
BECCHI: ...di aiuto per il governo. Quindi può anche darsi che non avendo più altra carta a disposizione, si utilizzi di nuovo questo strumento come forma di coesione nazionale. Io penso però, d'altra parte, che gli italiani ormai sappiano riconoscere quello che è avvenuto nel passato, non hanno una memoria così corta. Se pensano di utilizzare questo sistema per poter creare maggiore coesione intorno a questo governo o per giungere a quello che io prevedo, prossime elezioni e un governo di unità nazionale si sbagliano. Lo cercheranno di fare, utilizzando anche questo strumento se non ne troveranno altro, ma si sbagliano. Perché io credo che se cominciano ad esserci giornali come Libero, perché è Libero effettivamente, o blog addirittura come il tuo dove si dà spazio e voce a un professore che non ne ha avuto mai e che sugli altri giornali non riesce a scrivere o non ha possibilità di esprimersi da altra parte, già è un segno, un piccolo segno che probabilmente all'interno della società c'è un bisogno, si sente il bisogno di questa critica radicale nei confronti dello stato di cose esistenti. Perché questa è chiaramente una crisi destra-sinistra, ma sono categorie del secolo scorso. Non esiste più un problema di destra o di sinistra, qui esiste un problema esclusivamente di sopravvivenza. Prima ancora della felicità abbiamo diritto a sopravvivere. Qualsiasi famiglia italiana ha diritto alla fine del mese di arrivarci. Con l'euro e con questa Europa, con questo governo non ci arriverà più.

martedì 4 settembre 2012

Ho pubblicato in face book una riflessione sulla dispersione dei partiti e movimenti attuali:
 Mi hanno mandato la seguente segnalazione dalla segreteria degli ecologisti di Venezia in www.venezia2012.it - C’è davvero una dispersione di impostazione nei partiti e nei movimenti che, se uniti organicamente, costituirebbero un partito v
incente alle prossime (?) elezioni. Cerchiamo di capire assieme! Ecco, leggete:

PROSPERITÀ SENZA CRESCITA - Tutti noi vorremmo uno “sviluppo armonico”, ma il problema per l’idea di sviluppo consiste in questo: di fatto, e soprattutto negli ultimi decenni, per “sviluppo” quasi tutti hanno inteso principalmente la crescita economica, la crescita del PIL, ritenendo l’economia la struttura basilare su cui poi sviluppare tutto il resto… IL PICCO DEL PETROLIO - L’impegno delle compagnie petrolifere, tutte le tecnologie dispiegate e il prezzo del barile (che nel decennio 1998-2008 è aumentato di un fattore 10 e oggi oscilla su valori non lontani dai 100 USD/barile) hanno permesso di impedire il declino della produzione di liquidi combustibili, ma lo hanno fatto attingendo a risorse assai più costose energeticamente ed economicamente, bilanciando il calo di produzione del petrolio convenzionale che, come previsto dagli stessi geologi citati nell’articolo di Pinna, ha avuto il suo picco attorno al 2005

domenica 2 settembre 2012

Anche in carcere c'è l'essere umano


Senato della Repubblica  Palazzo Bologna Via Santa Chiara, 4
Roma, martedì 2 ottobre 2012
Assoc. Comunità Papa Giovanni XXIII              Assoc. Antigone                 Scuola di Filosofia fuori le mura      
Dipartimento di Teorie e Metodi delle Scienze e Umane Sociali Univ. di Napoli

invitano al Convegno
"ERGASTOLO E DEMOCRAZIA"

lunedì 20 agosto 2012

Non piangere solo se stessi


Strage di minatori in Sud Africa, oscurata dai media

Da La Voce d’Italia
In Italia solo poche righe, ma sono 34 morti -Milano – Ha avuto davvero poco risalto sui media nostrani, una risonanza quasi nulla, la dura repressione nel ‘democratico’ Sud Africa contro i lavoratori di miniera della compagnia britannica LonMin a Marikana, poco meno di 150 chilometri più a nord della capitale Johannesburg. Nelle miniere di platino della zona, grazie alle pericolose oscillazioni della Borsa, si lavora a pieno ritmo: le grotte e le gallerie, circondate da parchi nazionali e riserve naturali, sono colme di oro e diamanti, argento e platino, nel corso della crisi diventati veri e propri “beni rifugio” per investitori e speculatori d’Occidente.
L’occasione buona per i minatori, la maggioranza ‘colored’, di provare a giocarsela, e reclamare un aumento di salario: il livello attuale si attesta sui 300, massimo 400 dollari al mese. Ma la macchina capitalistica reclama la produzione a tutti i costi, e le multinazionali hanno imposto al Governo sudafricano ordini ben precisi, massima repressione degli scioperi e delle proteste, a qualunque costo. Un costo significativo,  più di 30 morti tra i minatori, a cui si aggiunge qualche poliziotto. La ribellione naturale di un proletariato giovane, che reclama i propri diritti e mette anima e corpo in quella lotta di classe che in tanti vorrebbero nascondere, così fastidiosa ai teorici della scomparsa della classe operaia, così insulsa per chi sostiene che nel mondo la parola d’ordine è concertazione, e di scioperi manco l’ombra.
I lavoratori italiani non possono che esprimere la loro massima solidarietà ai compagni del Sud Africa. Per l’occasione, una frase che non invecchia mai, del solito filosofo ed economista tedesco: “Il capitale non ha riguardo per la salute e per la durata della vita dell’operaio”. Alessandro Gatta alessandro.gatta@voceditalia.it

domenica 19 agosto 2012

Ultimissime dalla Siria

Dall'ANSA 19 agosto
BEIRUT - Sono immagini ormai sempre più rare quelle trasmesse oggi dalla tv di Stato siriana, che ha mostrato Bashar al Assad mentre prega in una moschea a Damasco in occasione della festività di Aid al-Fitr, che segna la fine del Ramadan. E' la prima apparizione pubblica del presidente dal 18 luglio, giorno in cui quattro ufficiali della sicurezza furono uccisi da una bomba. Nelle settimane scorse la tv aveva infatti mostrato più volte Assad all'interno del suo palazzo mentre riceveva personalità del regime ma è la prima volta che i media ufficiali lo mostrano all'esterno tra la gente. 
..........
Seguo questi fatti con trepidazione: forse più temibile di ogni altro fattore è il gioco tra le grandi potenze, avide rispetto ad un Medio Oriente che vogliono tenere soggiogato e quindi disgregato. 

martedì 14 agosto 2012


Università degli studi “Roma 3″ Lecce 10 -14 settembre 2012
Organizzata in collaborazione con la Comunità delle Benedettine di Lecce
“Diamo corpo al futuro” è un invito a vedere che cosa c’è di nuovo senza lasciarsi abbagliare dai nuovismi, dalle false immagini e dalle idee stereotipate, che riconducono inevitabilmente a percorsi già visti e già sperimentati o al grottesco di un eccesso indecente che è altro dall’oltre del dicibile. Diamo corpo al futuro,  suggerisce invece un impegno in prima persona: anima e corpo, e suggerisce anche che il futuro ha bisogno di un corpus, fatto di tradizione, di genealogie ricostruite, di un metodo che sa farsi giustizia disdegnando tutto ciò che confonde il giudizio sulle cose e ritornando all’essenziale. Un futuro non come orizzonte imprecisato, ma nutrito come corpo generato. Abbiamo bisogno di questo futuro che si incarna, tanto più che in tempi di crisi sembra essere inghiottito nel vortice della sottomissione economica ogni altro interesse e prospettiva. E persino il futuro può sembrare asservito   e revocato, se diventa ipotesi astratta, tratta fuori dai corpi,  se è  misurato solo con il criterio dell’utile e del profitto. Vogliamo invece rendere il futuro meno astratto cominciando con il riconoscere quanto c’è già di nuovo, e come  le strategie di libertà e le vere e proprie riforme civili che le donne sanno attivare e che continuano a inventare di fronte a rapporti di forza, possono produrre cambiamenti epocali Vogliamo evidenziare quell’eccellenza femminile che ha saputo e sa costruire percorsi impensati di felicità anche ribaltando il consueto rapporto tra denaro, lavoro, benessere economico e politiche di inclusione\esclusione. Nella crisi che le società di mercato stanno attraversando, la relazione tra le generazioni di donne ha costruito una continuità di desiderio di politica contro il potere del denaro e contro la violenza dei rapporti che corrompono, le privatizzazioni che escludono, le precarizzazioni che rendono instabili, contro i ricatti dei facili guadagni. Sono temi che appartengono alla filosofia, alla politica, all’economia e alla religione, ma che sono profondamente trasformati da una “differenza” di sguardo e di esperienza e, pertanto, anche in grado di trasformare noi stesse\i e ciò che ci circonda, aprendo a un’azione politica radicale. E’ importante narrare questi percorsi per comprendere quello che accade a ciascuna\o di noi, ma che non riguarda solo noi, e che ci consente di agire con consapevolezza, fiducia e responsabilità politica. La scuola ha come metaquella di sperimentare in gruppo un itinerario che sia insieme culturale, politico, spirituale. Nelle ore pomeridiane, dalle 15 alle 17, prima dell’inizio dei lavori, saranno avviati dei laboratori: uno di discussione e scrittura dei temi affrontati e uno di meditazione e preghiera,  A chi, avendo frequentato tutte le 30 ore di lezioni e seminari, ne farà richiesta, verrà rilasciato un attestato di partecipazione valido per tutti gli usi consentiti dalla legge. Per gli\le studenti dell’Università del Salento che presenteranno anche un elaborato scritto,  l’attestato indicherà anche il numero di crediti che le singole Facoltà avranno deciso di riconoscere al percorso formativo offerto dalla scuola. La scuola è a numero chiuso: 30 posti sono riservati agli\le studenti dell’Università del Salento, 20 al personale docente o tecnico amministrativo dello stesso Ateneo Salentino, 20 agli\le studenti dell’Università di Roma Tre, 40 sono i posti per le\gli esterni.  L’iscrizione prevede un versamento di 150 euro e comprende la cartella dei lavori e le quote per  i pranzi dal 10 al 13 sett. La scuola si impegna a fornire indicazioni su B&B convenzionati per l’occasione al prezzo speciale di  25-30 euro a notte. Per gli\le studenti e per il personale dell’Università del Salento la quota di iscrizione ammonta solo a 30 euro. La comunità delle Benedettine collabora all’iniziativa offrendo la collaborazione editoriale e l’organizzazione degli incontri comuni. La presente edizione ha fruito del contributo FIDAPA  BPW Italy-Commissione Nazionale Donne Politiche Sociali e Pari Opportunità.

domenica 5 agosto 2012

Il tormentone della Siria

Ho letto tanto per capire, ma ancora non saprei che riportare questo o quella posizione. Quel che possiamo affermare con certezza è che a) Kofi Annan alla fine di agosto non rinnoverà l'adesione al mandato di mediazione da parte delle Nazioni Unite e della Lega Araba; b) il terreno delle opposizioni è, come afferma Fiamma Nierenstein, minato dal prestito massiccio di armi delle potenze occidentali; c) è piena guerra civile; e dare mezzi alla parte che può sembrare vittima (et cetera) non è un modo di risolvere la questione di fondo: quel che l'Occidente sa fare è soltanto l'accelerazione del progetto della distruzione di un altro stato arabo, come è avvenuto per l'Iraq.
Le nostre lamentazioni (telegiornali e giornali) su ciò che avviene in Siria somiglia al chiacchierare tra comari piangenti e felici di avere qualcosa su cui piangere. Anche i nostri interventi su facebook basano il dire su opinioni desunte da questa o quella lettura. Ma lo vogliamo capire che i fatti sono altro da quel che significano????