lunedì 23 luglio 2012

Se è vero che "la storia siamo noi"


Ho trovato in questa intervista riportata da poco ne ‘Il Fatto’, quasi la sintesi di quanto da tempo cerco di capire sul ‘mistero-dalla Chiesa’. Oggi si celebrano Borsellino e Falcone, su dalla Ciesa silenzio. Come mai?

L’ultima intervista del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di Giorgio Bocca, da La Repubblica del 10 agosto 1982: "Come combatto contro la mafia”. - PALERMO –
La Mafia non fa vacanza, macina ogni giorno i suoi delitti; tre morti ammazzati giovedì 5 fra Bagheria, Casteldaccia e Altavilla Milicia, altri trevenerdì, un morto e un sequestrato sabato, ancora un omicidio domenica notte, sempre lì, alle porte di Palermo, mondo arcaico e feroce che ignora la Sicilia degli svaghi, del turismo internazionale, del "wind surf" nel mare azzurrodi Mondello. Ma è soprattutto il modo che offende, il "segno" che esso dà al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e allo Stato: i killer girano su potenti motociclette, sparano nel centro degli abitati, uccidono come gli pare, a distanza di dieci minuti da un delitto all’altro. Dalla Chiesa è nero:
"Da oggi la zona sarà presidiata, manu militari. Non spero certo di catturare gli assassini ad un posto di blocco, ma la presenza dello Stato deve essere visibile, l’arroganza mafiosa deve cessare".
Che arroganza generale?
"A un giornalista devo dirlo? uccidono in pieno giorno, trasportano i cadaveri, li mutilano, ce li posano fra questura e Regione, li bruciano alle tre del pomeriggio in una strada centrale di Palermo".
Questo Dalla Chiesa in doppio petto blu prefettizio vive con un certo disagio la sua trasformazione: dai bunker catafratti di Via Moscova, in Milano, guardati da carabinieri in armi, a questa villa Wittaker, un po lasciata andare, un poleziosa, fra alberi profumati, poliziotti assonnati, un vecchio segretario che arriva con le tazzine del caffè e sorride come a dire: ne ho visti io di prefetti che dovevano sconfiggere la Mafia.
Generale, vorrei farle una domanda pesante. Lei è qui per amore o per forza? Questa quasi impossibile scommessa contro la Mafia è sua o di qualcuno altro che vorrebbe bruciarla? Lei cosa è veramente, un proconsole o un prefetto nei guai?
"Beh, sono di certo nella storia italiana il primo generale dei carabinieri che ha detto chiaro e netto al governo: una prefettura come prefettura, anche se di prima classe, non mi interessa. Mi interessa la lotta contro la Mafia, mi possono interessare i mezzi e i poteri per vincerla nell’interesse dello Stato".
Credevo che il governo si fosse impegnato, se ricordo bene il Consiglio dei Ministri del 2 aprile scorso ha deciso che lei deve "coordinare sia sul piano nazionale che su quello locale" la lotta alla Mafia.
"Non mi risulta che questi impegni siano stati ancora codificati".
Vediamo un po’, generale, lei forse vuol dirmi che stando alla legge il potere di un prefetto è identico a quello di un altro prefetto ed è la stessa cosa di quello di un questore. Ma è implicito che lei sia il sovrintendente, il coordinatore.
"Preferirei l’esplicito".
Se non ottiene l’investitura formale che farà? Rinuncerà alla missione?
"Vedremo a settembre. Sono venuto qui per dirigere la lotta alla Mafia, non per discutere di competenze e di precedenze. Ma non mi faccia dire di più".
No, parliamone, queste faccende all’italiana vanno chiarite. Lei cosa chiede? Una sorta di dittatura antimafia? I poteri speciali del prefetto Mori?
"Non chiedo leggi speciali, chiedo chiarezza. Mio padre al tempo di Mori comandava i carabinieri di Agrigento. Mori poteva servirsi di lui ad Agrigento e di altri a Trapani a Enna o anche Messina, dove occorresse. Chiunque pensasse di combattere la Mafia nel "pascolo" palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo".
Lei cosa chiede? L’autonomia e l’ubiquità di cui ha potuto disporre nella lotta al terrorismo?
"Ho idee chiare, ma capirà che non è il caso di parlarne in pubblico. Le dico: so lo che le ho già, e da tempo, convenientemente illustrate nella sede competente. Spero che si concretizzino al più presto. Altrimenti non si potranno attendere sviluppi positivi".
Ritorna con la Mafia il modulo antiterrorista? Nuclei fidati, coordinati intutte le città calde?
Il generale fa un gesto con la mano, come a dire, non insista, disciplina giovinetto: questo singolare personaggio scaltro e ingenuo, maestro di diplomazie italiane ma con squarci di candori risorgimentali. Difficile da capire.
Generale, noi ci siamo conosciuti qui negli anni di Corleone e di Liggio, lei è stato qui fra il 66 e il 73 in funzione antimafia, il giovane ufficiale nordista de "Il giorno della civetta". Che cosa ha capito allora della Mafia e che cosa capisce oggi, 1982?
"Allora ho capito una cosa, soprattutto: che l’istituto del soggiorno obbligatorio era un boomerang, qualcosa superato dalla rivoluzione tecnologica, dalle informazioni, dai trasporti. Ricordo che i miei corleonesi, i Liggio, i Collura, i Criscione si sono tutti ritrovati stranamente a Venaria Reale, alle porte di Torino, a brevissima distanza da Liggio con il quale erano stati da me denunziati a Corleone per più omicidi nel 1949. Chiedevo notizie sul loro conto e mi veniva risposto: "Brave persone". Non disturbano. Firmano regolarmente. Nessuno si era accorto che in giornata magari erano venuti qui a Palermo o che tenevano ufficio a Milano o, chi sa, erano stati a Londra o a Parigi".
E oggi?
"Oggi mi colpisce il policentrismo della Mafia, anche in Sicilia, e questa è davvero una svolta storica. E finita la Mafia geograficamente definita della Sicilia occidentale. Oggi la Mafia è forte anche a Catania, anzi da Catania viene alla conquista di Palermo. Con il consenso della Mafia palermitana, le quattro maggiori imprese edili catanesi oggi lavorano a Palermo. Lei crede che potrebbero farlo se dietro non ci fosse una nuova mappa del potere mafioso?".
Scusi la curiosità, generale. Ma quel Ferlito mafioso, ucciso nell’agguato sull’autostrada, quando si ammazzarono anche i carabinieri di scorta, non era il cugino dell’assessore ai lavori pubblici di Catania?
"Sì".
E come andiamo, generale, con i piani regolatori delle grandi città? E’ vero che sono sempre nel cassetto dell’assessore al territorio e all’ambiente?
"Così mi viene denunziato dai sindaci costretti da anni a tollerare l’abusivismo".
II L CASO MATTARELLA. Senta generale, lei ed io abbiamo la stessa età e abbiamo visto, sia pure da ottiche diverse, le stesse vicende italiane, alcune prevedibili, altre assolutamente no. Per esempio che il figlio di Bernardo Mattarella venisse ucciso dalla Mafia. Mattarella junior è stato riempito di piombo mafioso. Cosa è successo, generale?"
E’ accaduto questo: che il figlio, certamente consapevole di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, tutto ha fatto perché la sua attività politica e l’impegno del suo lavoro come pubblico amministratore fossero esenti da qualsiasi riserva. E quando lui ha dato chiara dimostrazione di questo suo intento, ha trovato il piombo della Mafia. Ho fatto ricerche su questo fatto nuovo: la Mafia che uccide i potenti, che alza il mirino ai signori del "palazzo".Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato".
Mi spieghi meglio.
"Il caso di Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi. Forse aveva intuito che qualche potere locale tendeva a prevaricare la linearità dell’amministrazione. Anche nella DC aveva più di un nemico. Ma l’esempio più chiaro è quello del procuratore Costa, che potrebbe essere la copia conforme del caso Coco".
Lei dice che fra filosofia mafiosa e filosofia brigatista esistono affinità elettive?
"Direi di si. Costa diventa troppo pericoloso quando decide, contro la maggioranza della procura, di rinviare a giudizio gli Inzerillo e gli Spatola. Ma è isolato, dunque può essere ucciso, cancellato come un corpo estraneo. Così è stato per Coco: magistratura, opinione pubblica e anche voi garantisti eravate favorevoli al cambio fra Sossi e quelli della XXII ottobre. Coco disse no. E fu ammazzato".
Generale, mi sbaglio o lei ha una idea piuttosto estesa dei mandanti morali e dei complici indiretti? No, non si arrabbi, mi dica piuttosto perché fu ucciso il comunista Pio La Torre.
"Per tutta la sua vita. Ma, decisiva, per la sua ultima proposta di legge, di mettere accanto alla "associazione a delinquere" la associazione mafiosa". Non sono la stessa cosa? Come si può perseguire una associazione mafiosa se non si hanno le prove che sia anche a delinquere? E materia da definire. Magistrati, sociologi, poliziotti, giuristi sanno benissimo che cosa è l’associazione mafiosa. La definiscono per il codice e sottraggono i giudizi alle opinioni personali”.
Come si vede lei generale Dalla Chiesa, di fronte al padrino del "Giorno della civetta"?
"Stiamo studiandoci, muovendo le prime pedine. La Mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascolta, ti verifica alla lontana. Un altro non se ne accorgerebbe, ma io questo mondo lo conosco".
Mi faccia un esempio.
"Certi inviti. Un amico con cui hai avuto un rapporto di affari, di ufficio, ti dice, come per combinazione: perché non andiamo a prendere il caffè dai tali. Il nome è illustre. Se io non so che in quella casa l’eroina corre a fiumi ci vado e servo da copertura. Ma se io ci vado sapendo, è il segno che potrei avallare con la sola presenza quanto accade".
Che mondo complicato. Forse era meglio l’antiterrorismo.
"In un certo senso sì, allora avevo dietro di me l’opinione pubblica, l’attenzione dell’Italia che conta. I gambizzati erano tanti e quasi tutti negli uffici alti, giornalisti, magistrati, uomini politici. Con la Mafia è diverso, salvo rare eccezioni: la Mafia uccide i malavitosi, l’Italia per bene può disinteressarsene. E sbaglia".
Perché sbaglia, generale?
"La Mafia ormai sta nelle maggiori città italiane dove ha fatto grossi investimenti edilizi, o commerciali e magari industriali. Vede, a me interessa conoscere questa "accumulazione primitiva" del capitale mafioso, questa fase di riciclaggio del denaro sporco, queste lire rubate, estorte che architetti o grafici di chiara fama hanno trasformato in case moderne o alberghi e ristoranti à la page. Ma mi interessa ancora di più la rete mafiosa di controllo, che, grazie a quelle case, a quelle imprese, a quei commerci magari passati a mani insospettabili, corrette, sta nei punti chiave, assicura i rifugi, procura le vie di riciclaggio, controlla il potere".
E deposita nelle banche coperte dal segreto bancario, no, generale?
"Il segreto bancario. La questione vera non è lì. Se ne parla da due anni e ormai i mafiosi hanno preso le loro precauzioni. E poi che segreto di Pulcinella è? Le banche sanno benissimo da anni chi sono i loro clienti mafiosi. La lotta alla Mafia non si fa nelle banche o a Bagheria o volta per volta, ma in modo globale".
Generale Dalla Chiesa, da dove nascono le sue grandissime ambizioni? - Mi guarda incuriosito - . Voglio dire, generale: questa lotta alla Mafia l’hanno persa tutti, da secoli, i Borboni come i Savoia, la dittatura fascista come le democrazie pre e post fasciste, Garibaldi e Petrosino, il prefetto Mori e il bandito Giuliano, l’ala socialista dellEvis indipendente e la sinistra sindacale dei Rizzotto e dei Carnevale, la Commissione parlamentare d’inchiesta e Danilo Dolci. Ma lei Carlo Alberto Dalla Chiesa si mette il doppio petto blu prefettizio e ci vuole riprovare.
"Ma si, e con un certo ottimismo, sempre che venga al più presto definito il carattere della specifica investitura con la quale mi hanno fatto partire. Io, badi, non dico di vincere, di debellare, ma di contenere. Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".
Si va a pranzo in un ristorante della Marina con la signora Dalla Chiesa, oggetto misterioso della Palermo del potere. Milanese, giovane, bella. Mah! In apparenza non ci sono guardie, precauzioni. Il generale assicura che non c’erano neppure negli anni dell’antiterrorismo. Dice che è stata la fortuna a salvarlo le tre o quattro volte che cercarono di trasferirlo a un mondo migliore.
"Doveva uccidermi Piancone la sera che andai al convegno dei Lyons. Ma ci andai in borghese e mi vide troppo tardi. Peci, quando lo arrestai, aveva in tasca l’elenco completo di quelli che avevano firmato il necrologio per la mia prima moglie. Di tutti sapevano indirizzo, abitudini, orari. Nel caso mi fossi rifugiato da uno di loro, per precauzione. Ma io precauzioni non ne prendo. Nonle ho prese neppure nei giorni in cui su "Rosso" appariva la mia faccia al centro del bersaglio da tirassegno, con il punteggio dieci, il massimo. Se non è istigazione ad uccidere questa?".
Generale, sinceramente, ma a lei i garantisti piacciono?
Dagli altri tavoli ci osservano in tralice. Quando usciamo qualcuno accenna uninchino e mormora: "Eccellenza".

lunedì 16 luglio 2012

Informarsi correttamente sulla SIRIA oggi


lunedì 16 luglio 2012 da www.ilsussidiario.it 

SIRIA/ Mastou (Al Arabiya): vi racconto l’orrore nelle segrete di Assad

E’ stato rinchiuso per due mesi nelle segrete di Assad, dopo essere stato arrestato per avere seguito come giornalista le manifestazioni in Siria. Mohamad Zaid Mastou è una star della tv satellitare Al Arabiya e si trovava in vacanza a Damasco quando un anno e mezzo fa è scoppiata la rivolta. Intervistato da Ilsussidiario.net nel suo appartamento ad Amman, in Giordania, dove è tornato dopo essere stato scarcerato, racconta tutto ciò che ha osservato in presa diretta. E spiega perché l’Occidente non deve temere il nuovo modello di democrazia che sta nascendo nei Paesi arabi, basato sulla laicità e sulla libertà religiosa come in Europa, ma nel quale le diverse fedi non saranno escluse dalla vita pubblica come avviene nel Vecchio Continente.
Quanto tempo ha trascorso in Siria dall’inizio delle rivolte?
Quando la rivoluzione è iniziata mi trovavo in vacanza in Siria, e vi sono rimasto da metà febbraio a luglio. Una volta uscito dal carcere ho dovuto lasciare il Paese.
Che cosa ha visto nelle prigioni siriane?
Ho trascorso un mese in una cella d’isolamento, era una stanza molto piccola e senza luce, e un altro mese insieme agli altri carcerati. Ciò che so è che trasferivano delle persone dall’ospedale alla prigione, per interrogarle e picchiarle.
Come lo sa?
Ho incontrato delle persone ferite e con delle grandi bende, che mi hanno raccontato queste cose. Ogni notte inoltre ero svegliato di soprassalto dalle voci di persone che gridavano perché qualcuno le picchiava durante gli interrogatori. Non ho assistito di persona alle esecuzioni, perché essendo un giornalista le autorità del carcere avevano ordinato di non farmi vedere certe cose.
Lei è stato anche presente alle manifestazioni contro Assad?
Sì, mi trovavo a Douma (vicino a Damasco, Ndr) quando le forze di sicurezza hanno sparato contro dei manifestanti pacifici. Trenta persone sono rimaste uccise, e hanno sparato anche a me. Mi hanno chiesto che cosa stessi facendo e ho risposto che vivevo lì. Sono stato fortunato perché l’ufficiale non sapeva l’inglese, quando ha aperto il mio portafogli ha trovato la mia tessera da giornalista ma non è stato in grado di leggerla, quindi mi ha lasciato andare. Mi trovavo con mio fratello e mio cugino, quest’ultimo è stato ucciso due settimane fa.
In quali circostanze?
Fin dall’inizio della rivoluzione il regime ha affermato che quanto stava avvenendo era opera di gruppi terroristici, ma il vero obiettivo di Assad è spaventare l’Occidente con la minaccia di una rivoluzione islamica. Questo però non è assolutamente vero, la rivolta ha riguardato l’intera nazione, vi hanno preso parte tutti i gruppi e ciò che volevano era la fine della dittatura. Le forze governative hanno attaccato l’area in cui vive la mia famiglia, l’Esercito Siriano Libero è intervenuto per difendere il quartiere e ha subito 15 perdite da parte dei cecchini. Anche mio cugino è morto per le ferite da arma da fuoco.
Da chi è composto il braccio armato dei ribelli, l’Esercito Siriano Libero?
L’Esercito Siriano Libero non è un gruppo a sé stante giunto chissà da dove. E’ composto da cittadini siriani, dalla mia famiglia, dai miei fratelli e dai miei amici. Sono parte della rivoluzione, è gente che protesta contro il regime e che a un certo punto ha deciso di imbracciare le armi perché il governo uccideva i civili ed era necessario che qualcuno li difendesse.

Secondo il regime l’Esercito Siriano Libero utilizzerebbe i civili come scudi umani …
 Considero queste affermazioni come uno scherzo. L’Esercito Siriano Libero è composto dagli stessi civili che secondo Assad sarebbero usati come scudi umani. Quando il regime combatte contro i ribelli, attacca le aree abitate da civili. Ma ciò non avviene perché l’Esercito Siriano Libero sceglie queste zone come quartier generale, bensì perché il governo vuole uccidere il maggior numero possibile di persone per impaurire la popolazione.
Lei ha assistito alle manifestazioni contro Assad. Gli slogan inneggiavano alla Sharia e prendevano di mira i cristiani?
Quando sono stato arrestato mi sono reso conto che i primi a protestare in Siria erano stati i drusi, una minoranza religiosa non musulmana. Nella prigione con me c’erano cristiani, sunniti e alawiti, ciò la stessa setta cui appartiene il presidente Assad. Posso quindi garantire al 100 per cento che non si è trattato di una rivoluzione islamista, ma di una insurrezione nazionale cui hanno preso parte tutti i gruppi religiosi presenti nel Paese. Tutto ciò che chiedevano era la fine della dittatura e la nascita di un regime democratico.
Eppure i cristiani siriani sono preoccupati …
Comprendo che chi vive in Italia, o in altri Paesi occidentali, sia in apprensione per la sorte dei cristiani siriani. Ma ciò avviene perché non si conosce la storia della Siria. In passato nel nostro Paese non si sono mai verificati problemi tra musulmani e cristiani, perché entrambi sono radicati nell’area da molti secoli e sono abituati a convivere senza problemi.
Fin dall’inizio della rivoluzione il regime ha affermato che quanto stava avvenendo era opera di gruppi terroristici, ma il vero obiettivo di Assad è spaventare l’Occidente con la minaccia di una rivoluzione islamica. Questo però non è assolutamente vero, la rivolta ha riguardato l’intera nazione, vi hanno preso parte tutti i gruppi e ciò che volevano era la fine della dittatura.
In Egitto il primo presidente eletto in modo democratico è stato Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Anche in Siria andrà a finire così?
Assolutamente no. In Egitto i Fratelli musulmani sono stati attivi a lungo nella vita politica e hanno lasciato la loro impronta nella società. In Siria invece non hanno potuto fare nulla, perché esiste una legge secondo cui chiunque vi appartiene deve essere condannato a morte. I Fratelli musulmani in Siria non sono quindi popolari come in Egitto. La Primavera araba creerà piuttosto un nuovo movimento, che definirei “islamico-liberale”, l’orientamento politico con il quale mi identifico.
Di che cosa si tratta?
L’Islam si limita a fornire dei principi, nella nostra religione non è indicato uno specifico modello politico. La forma dello Stato, composta dalle leggi, dal Parlamento, dal governo e dalla magistratura, deve andare bene ai cittadini, e non si deve adeguare a specifici dettami religiosi.
Eppure sempre più spesso si parla di “Islam politico” …
L’Islam interviene a livello morale, spiegando come le persone possono essere buone. Personalmente per esempio sono un fautore della libertà di stampa e della separazione tra i poteri dello Stato, e nello stesso tempo sono un musulmano praticante. Non ritengo che vi sia un’opposizione tra le due cose. La Primavera araba creerà quindi un nuovo modello di Stato, che per un occidentale potrà apparire strano perché si tratta di una novità.
E’ l’Occidente a non capire o il mondo arabo ad avere intrapreso una strada pericolosa?
L’Occidente purtroppo è convinto che la democrazia sia il massimo traguardo cui possa arrivare l’umanità. Mentre è più logico pensare che anche la democrazia sia un modello da migliorare ogni volta. Del resto il modello di Stato in America è diverso da quella in Francia o nel Regno Unito. In quanto arabi e musulmani possiamo quindi creare la nostra forma di Stato diversa da qualsiasi altra. L’Occidente non deve esserne impaurito, perché non esiste nessuna opposizione tra l’Islam e la democrazia. (Pietro Vernizzi)

domenica 8 luglio 2012

Alcuni spunti di riflessione attraverso quest’articolo dell’editoriale di oggi in www.womens.net, in cui si afferma, di fronte alla crescita della violenza sulle donne: “L’Europa serve solo per le pensioni e la ‘riforma del mercato del lavoro’. Sempre per togliere e mai per dare? Dobbiamo prendere atto che ignorare il femminicidio sia sintomo di incapacità ad assolvere il proprio ruolo istituzionale?”.
Aggiungo: questo problema irrisolto dall’alto non ci ammonisce a tentare un’azione dal basso PER TUTTI I CASI DI VIOLENZA, di cui quella sulla donna è 

UNO DEI SINTOMI evidenti, a tentare di costruire dal basso? Ma - ripeto ciò a cui il buon senso doverbbe far giungere tutti – si sa che in Alto c’è un muro invalicabile, dato il DOMMATISMO SU CUI SI REGGONO TUTTE LE ISTITUZIONI SENZA IL CONTROLLO DELLA BASE. Penso che… il momento della fine del capitalismo sia da accelerare con un’altra (non scandalizzatevi!) ideologia-maggiormente-monitorata. [pubblicato in www.facebook.com.au.riggi in seno allo spazio riservato al gruppo di Donne-contro-il-silenzio].

sabato 7 luglio 2012


Nel sito www.carmelomusumeci.com è presente una Proposta di iniziativa popolare per l'abolizione dell'ergastolo, è possibile aderire cliccando su "FIRMA CONTRO L'ERGASTOLO"  e compilando l'apposito modulo. Per vedere chi ha già firmato: http://www.carmelomusumeci.com/pg.lista.appello.php
Proposta di iniziativa popolare
per l’abolizione della pena dell’ergastolo (art.22 Codice Penale)

La nostra Costituzione stabilisce: 
Articolo 27- Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Articolo 50 - Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alla Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

L’ergastolo è più atroce che qualsiasi altra pena perché ti ammazza lasciandoti vivo ed è una pena molto più lunga, dolorosa e disumana, della normale pena di morte. Spesso un ergastolano, un uomo ombra, pensa di essere morto pur essendo vivo, perché vive una vita senza vita. Nessun essere umano dovrebbe tenere un altro uomo chiuso in una gabbia per tutta la vita. Ad una persona puoi levare la libertà, ma non lo puoi fare per sempre, per questo l’ergastolo,  “La Pena di Morte Viva”, è più atroce e inumana di tutte le altri morti.
Poi in Italia esiste l’ergastolo ostativo ai benefici penitenziari (art. 4 bis O.P.) che esclude l’accesso alle misure alternative al carcere, rendendo questa pena un effettivo “fine pena mai” e t’impone di scegliere fra due mali: o stai dentro fino alla morte o metti un altro al posto tuo.
E ci vuole tanta disumanità e cattiveria per far marcire una persona in cella per sempre, perché quando non si ha nessuna speranza è come non avere più vita. Continuare a tenere dentro una persona quando non è più necessario è un crimine contro l’umanità. Ogni persona dovrebbe avere diritto ad una speranza e per tutti ce n’è una, ma non per gli uomini ombra.

Se tu sei d’accordo che un ergastolano debba uscire perché lo merita e non perché usa la legge per uscire dal carcere e che una pena senza fine è una vera e propria tortura che umilia la giustizia, la vita e Dio,

se tu pensi che un uomo non possa essere considerato cattivo e colpevole per sempre e che una pena per essere giusta debba avere un inizio e una fine,  perché una condanna che non finisce mai non potrà mai rieducare nessuno,

se tu credi che dopo tanti anni di carcere non si punisca più quell’uomo che ha commesso il crimine, ma si finisca per punire un’altra persona che con quel crimine non c’entra più nulla, perché la persona è cambiata, e che il perdono faccia più male della vendetta, perché il perdono costringe un uomo a non trovare dentro di sé nessuna giustificazione per quello che ha fatto,

se tu sai che in Italia ci sono giovani ergastolani che al momento del loro arresto erano adolescenti e che ora invecchieranno e moriranno in carcere -senza nessun’altra possibilità di rimediare al male che hanno fatto- e che solo in Italia, non in nessun altro Paese del mondo, esiste la pena dell’ergastolo ostativo,

se tu sei d’accordo con tutto questo, lascia la tua adesione a questa Proposta di iniziativa popolare per l’abolizione della pena dell’ergastolo

Per firmare collegati al sito
clicca su
FIRMA CONTRO L’ERGASTOLO
e compila il modulo.

martedì 26 giugno 2012


In Politica siamo sulle corde..... Crollano le certezze e non possiamo inventare un futuro diverso, dato che fili invisibili ci legano a poteri che guardano le cose dalle loro poltrone. Almeno noi credenti, non dimentichiamo che, se la fede coincide con la vita, la partecipazione con tutti gli interrogativi, è un obbligo di coscienza, Ausilia

Brevi

giovedì 14 giugno 2012

Appuntamenti interessanti


FIRENZE - Scuole Pie Fiorentine
via Cavour 94
15 giugno, alle ore: 21.15

La Parola di Dio nella storia
presentazione del libro di Rosario Giué
“Ernesto Balducci. La Parola di Dio nella storia”
di don Rosario Giué
Prefazione di Raniero La Valle
edizioni Paoline, 2012.
Si parte dal libro di don Rosario Giué "La Parola di Dio nella storia" condotto sui testi delle omelie svolte dal padre scolopio che rappresenta, in questo contesto, una documentazione ricca di sollecitazioni e interesse.
All'evento parteciperanno l'autore e don Luigi Ciotti.

ventennalebalducci@gmail.com
ROSATE
Cascina Contina
17 giugno, alle ore: 09.30

Assemblea annuale di “Noi Siamo Chiesa”

L'incontro inizierà alle 9.30 e si concluderà alle 17; per il programma fare riferimento ai recapiti sotto indicati.

"I nostri incontri sono aperti a tutti gli amici e simpatizzanti di “Noi Siamo Chiesa”. Le decisioni formali sulle iniziative e l’organizzazione di NSC sono di competenza di chi partecipa alla vita del movimento mediante l’adesione a pieno titolo. Infatti l’incontro ha anche funzione di assemblea annuale dell’associazione “Noi Siamo Chiesa” con cui da sei anni organizziamo formalmente il nostro movimento.

Ti faccio presente, se non sei mai venuto, che questo nostro incontro è una occasione di conoscenza reciproca, di fraternità, di amicizia e di preghiera comunitaria in un luogo accogliente (nel parco del Ticino) ed espressione di una iniziativa di impegno e di solidarietà sociale molto importante a favore degli “ultimi”, quella della cascina Contina.
Se non puoi partecipare per favore scrivi o telefona per dirci quello che pensi, lo comunicheremo in assemblea."

022664753 - 3331309765 - vi.bel@iol.it
(ricevuto tramite G. Saglietti di "Tempi di fraternità"

martedì 12 giugno 2012

Le donne negli enti locali


Pari o Dispare ed Edenred sono liete di invitarvi al secondo appuntamento su Welfare, Servizi e occupazione femminile.
Lunedì 18 giugno, a Salerno, a partire dalle ore 15.45, presso la Sala dei Marmi, Piazza Palazzo di Città, ci sarà un importante incontro dedicato agli enti locali dal titolo:
Quale welfare per gli enti locali? Quali possibilità per le donne nel Mezzogiorno?
Gli ospiti saranno molti e prestigiosi, come da programma (in basso) (tra cui la Vice Presidente del Senato Emma Bonino, il Senatore Pasquale Giuliano,  Linda Laura Sabbadini (ISTAT), Severino Nappi Assessore al Lavoro  Regione Campania, Giovanni Savastano, Assessore al lavoro e alle politiche sociali di Salerno, Maria Lucia Galdieri, Assessore al lavoro e politiche sociali di Napoli e molti altri…
Vi preghiamo di confermare la vostra presenza a: segretariapod@gmail.com o al numero 342 17 62 202
 Programma:
Emma Bonino, Vice Presidente del Senato Pasquale Giuliano, Senatore, Presidente Comm. Lavoro* Vincenzo De Luca, Sindaco di Salerno*
Relazione introduttiva
Mezzogiorno: una emergenza chiamata donne, occupazione e servizi
Linda Laura Sabbadini, Direttore del Dipartimento delle Statistiche Sociali e Ambientali ISTAT

mercoledì 30 maggio 2012

Assemblea nazionale a 50 anni dal Concilio


Chiesa tutti chiesa dei poveri. Assemblea nazionale a 50 anni dal Concilio

Chiesa di tutti chiesa dei poveri. Assemblea nazionale a 50 anni dal Concilio
sabato 15 settembre 2012 (10-18) a Roma presso l’Auditorium dell’Istituto “Massimo” (zona Eur)
Nella consapevolezza dei promotori è ben presente il fatto che ricordare gli eventi non CONSISTE nel portare indietro gli orologi, ma NEL RIELABORARNE LA MEMORIA PER CAPIRNE PIÙ A FONDO IL SIGNIFICATO E FARNE SCATURIRE EREDITÀ NUOVE ED ANTICHE E IMPEGNI PER IL FUTURO.
In questo spirito i promotori invitano alla preparazione e alla celebrazione del convegno romano di settembre, che parteciperà in tal modo a un programma di iniziative analoghe che si stanno già realizzando, in diverse forme, in Europa e nel mondo e che si concluderanno nel dicembre 2015 con un’assemblea mondiale a Roma a cinquant’anni dalla conclusione del Concilio.
Vittorio BellaviteEmma CavallaroGiovanni CeretiFranco FerrariRaniero La ValleAlessandro MaggiEnrico PeyrettiFabrizio Truini
Promotori: Agire politicamente; Associazione “Cercasi un fine” (Ba); Associazione Cresia (Ca); Associazione Esodo (Ve); Associazione Mounier (Cr) (Rete dei Viandanti); Associazione nazionale Maurizio Polverari (Rm); Assemblea permanente S. Francesco Saverio (Pa); Associazione Sulla Strada – Attigliano (Vt); Associazione Viandanti (Pr); Beati i costruttori di pace (Pd); Casa della Solidarietà – Quarrata (Pt) (Rete dei Viandanti); Centro internazionale Helder Camara (Mi); Chicco di Senape (To) (Rete dei Viandanti); Chiesa-Città (Pa); Chiesa Oggi (Pr) (Rete dei Viandanti); Cipax (Rm); Città di Dio – Invorio (No) (Rete dei Viandanti); Comunità cristiana di base di S.Paolo (Rm); Comunità Cristiane di Base italiane; Comunità del Villaggio artigiano (Mo); Comunità di base delle Piagge (Fi); Comunità di Mambre – Busca (Cn); Comunità di S.Benedetto (Ge); Comunità di S. Rocco (Ca); Comunità ecclesiale di S. Angelo (Mi); Comunità La Collina (Ca); Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza); Fine Settimana (Vb) (Rete dei Viandanti); Fraternità degli Anavim (Rm); Galilei (Pd) (Rete dei Viandanti); Gruppo ecumenico donne (Vb) (Rete dei Viandanti); Gruppo Promozione Donna (Mi); Il Concilio Vaticano II davanti a noi (Pr) (Rete dei Viandanti); Il Dialogo – Monteforte Irpino (Av); Il filo (Na) (Rete dei Viandanti); Il Guado – Gruppo di riflessione su fede e omosessualità (Mi); Koinonia (Pt) (Rete dei Viandanti; La Rosa Bianca; Le radici e frutti (Ca); Lettera alla chiesa fiorentina (Fi) (Rete dei Viandanti); MIR- Movimento Internazionale per la Riconciliazione; Noi Siamo Chiesa; Nuove Generazioni (Rn); Oggi la parola – Camaldoli (Ar) (Rete dei Viandanti); Ore Undici (Rm); Parrocchia S. Maria Immacolata e San Torpete (Ge); Piccola Comunità Nuovi Orizzonti (Me); Preti del Friuli-Venezia Giulia della Lettera di Natale; Preti operai della Lombardia; Progetto Continenti – Roma; Progetto Gionata su Fede e omosessualità (Fi); Scuola popolare Oscar Romero (Ca); Vasti – scuola di ricerca e critica delle antropologie (Rm); Vocatio – Movimento dei preti sposati. Riviste: Adista; Cem mondialità; Combonifem; Confronti; Dialoghi; Esodo; Il Foglio; Il Gallo; Il Tetto; L’Altrapagina; Missioni Consolata; Missione oggi; Mosaico di pace; Nigrizia; Orientamenti sociali sardi; Popoli; Preti operai; Qol; Segno; Sulla Strada; Tempi di fraternità; Viottoli.
Che bella schiera! Rassodiamola con la nostra partecipazione nel possibile e nell’impossibile! Ausilia

martedì 29 maggio 2012


POESIA DI MARINA SIROLLA--29-5-2012
<< TERREMOTO!!>>

Trema la terra 
sobbalza tutto intorno,
oscilla sensazione di cadere,
panico un boato poi il silenzio.
Attoniti increduli! Il terremoto
risveglia la paura primordiale,
che costringe a fuggire,
non si può ragionare trema tutto dentro.
Il terremoto uccide ferisce 
distrugge crolla il passato 
e non vedi il presente,
edifici storici un frantumarsi di certezze.
Abitudini consolidate la rottura,
di schemi sconvolgimento totale,
delle coscienze che scuote,
ciò che siamo stati fino a quel momento.
Anche l'uomo più freddo impassibile
rimane stordito,
dolore,vite cancellate,
volti stravolti,strappati
dal grembo della terra.
L'uomo che raccoglie l'uomo
e la terra si apre,
emettendo un gemito di dolore,
in pochi minuti distrugge.
Se accadesse a noi!!!!!!!

Grazie, Marina

sabato 26 maggio 2012

Dal sito delle teologhe


LE TEOLOGHE RILEGGONO

IL VATICANO II:

ASSUMERE UNA STORIA,

PREPARARE IL FUTURO

—–

Perle del Concilio di Serena Noceti


                                                                                   «Tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!» (Ct 4, 9)
GS 60: La partecipazione propria e necessaria delle donne nella vita culturale sia riconosciuta e promossa.                                                                                   «Tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!» (Ct 4, 9)
GS 60: La partecipazione propria e necessaria delle donne nella vita culturale sia riconosciuta e promossa.                                                                                   «Tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!» (Ct 4, 9)
GS 60: La partecipazione propria e necessaria delle donne nella vita culturale sia riconosciuta e promossa.

domenica 20 maggio 2012

Alternative femminili o semplicemente "alternative"?


Al seminario di Officina dei saperi femministi, registrato per www.radiodelledonne.org, ci si è chiesto: Come è successo che da ‘regola della casa’ l’economia oggi sia il territorio di potenze finanziarie che giocano a dadi con denaro virtuale condizionando e più spesso spezzando le vite reali e concrete di donne e uomini in paesi che rischiano la bancarotta, o sono ostaggi di poche decine di banche?
Esiste un pensiero alternativo femminile su questo argomento…?
Leggi in www.womens.net il commento di Monica Lanfranco al libro “Prendi i soldi e scappa: Denaro, potere, dono, gratuità. Visioni di donne sull’economia

Mia modesta riflessione PERSONALE:
Siamo in ricerca di pensiero alternativo femminile…. In verità non pochi si fanno la stessa domanda, e l’aggiunta “femminile” ha valore come lo hanno tutti gli altri tentativi alternativi. Io vorrei far nascere dal nulla (come il Creatore) PERSONE NUOVE, sperando nella storia che le ha suscitato nei passagi culturali, frutto, a volte, di una necessità storica. E’ sul clima culturale che abbiamo possibilità di incidere con le nostre analisi, femminili e non.

venerdì 18 maggio 2012


Libri, maggio 2012 di Tiziana Bartolini in www.womennews.net

 

Libere sempre, Einaudi, l'ultimo libro di Marisa Ombra

 

Una lettera, amorosa, alle donne di domani perchè il futuro sono loro. [leggi  giù il “secondo me” e possibilmente di' la tua]


Settantatre sono gli anni di differenza tra Marisa Ombra e una giovane interlocutrice. Quando compiva i suoi 14 anni, nel “lontanissimo 1939”, la Seconda guerra mondiale irrompeva nella vita che “si svolgeva nella più assoluta normalità” mentre “le quattordicenni di allora si preoccupavano intensamente delle stesse cose che stanno in cima ai tuoi pensieri di oggi”. Il mondo era sconvolto da una violenza disumana e l’anoressia era stato il suo rifiuto dell’evidenza, la “difficoltà a spiegarsi il mondo e l’assenza di ragioni per esistere e nessuna motivazione per immaginare un futuro”. Lo scossone arriva dal padre, che coinvolge “tutta la famiglia nel lavoro clandestino preparatorio degli scioperi del ’43, quelli che, insieme allo sbarco degli Alleati in Sicilia, avrebbero decretato la fine di Mussolini”. Con la lotta partigiana guarì l’anoressia e “molti altri problemi che stavano agitando la mia adolescenza. Per esempio il come e il chi volessi essere”. Si osserva, Marisa Ombra, e si descrive, da staffetta, in un lavoro “solitario e perciò molto pericoloso”, accompagnato dalla paura di sbagliare ma anche da un sentimento di “potenza”. Arriva il parallelismo con l’oggi, il messaggio alla giovane con la quale conversa Ombra: “ a tutte si presenta il momento in cui è obbligatorio scegliere i mattoni sui quali costruire la propria vita”, i “fondamentali”. Tra questi, la libertà, assaporata in momenti o situazioni apparentemente banali, come “camminare da sola lungo i crinali e i sentieri delle Langhe”. E poi la bellezza della solitudine. Come si può spiegare il fascino della solitudine a giovani che sono ‘liberi’ di vedersi a qualsiasi ora, che si telefonano e si scrivono continuamente? Ma sono i momenti di rottura, con le consuetudini e con le tradizioni, quelli su cui maturano nuove consapevolezze, e le ragazze che - come Ombra - avevano scelto la lotta partigiana, insieme ai pericoli vissero (e inventarono) nuove modalità nei rapporti con gli uomini. “La Liberazione aveva liberato molte cose. Aveva rotto le gabbie… Ci si parlava. Si imparava a vivere in libertà”. Ma era solo l’inizio. “Il cammino per far diventare ordinarie quelle regole straordinarie si è rivelato lungo e tortuoso”, e l’impegno delle donne non è mai venuto meno.
Quali sono i miti della tua generazione, cara, giovane amica? La domanda non arriva per caso, da parte di chi ha vissuto tutta la vita innamorata di un mito: “L’errore più grande”, scrive Marisa Ombra, che poi ha fatto la grande fatica di “smitizzare il mito senza rinunciare alla passione” mantenendo fermi due punti: libertà e responsabilità. Eccoli, i ‘fondamentali’, spiegati a chi è nato sotto l’imperio del mito dell’estetica e del corpo in vendita. Apri gli occhi, cara, giovane, amica e, abbandonando la solitudine dell’automobile, prova la gioia di incontrare sull’autobus “una vasta umanità, varia e ricca di cose diverse da quelle che conosci”. Marisa Ombra passa la parola alla giovane e (per ora) silente amica, parte di quella “metà del mondo che è emersa”, meraviglioso “auspicio che già da solo basta a restituirti un futuro”. (T. B.)

Secondo me
E’ sempre così: quando si coltiva un mito, nel momento del ‘fare’ ci pare di poter trasferire il mito in realtà, e godiamo uno spezzone di libertà che diventa il parametro del nostro ancoraggio esistenziale. Ovunque vedo la fede in un mito; altrimenti vedo di peggio: la disillusione più nera e disarmante. Da pate mia cerco di liberarmi continuamente di ogni assoluto e di restituire alla fetta di quotidiano il buoN pane di una ricerca appassionata di verità. La frase “la verità vi farà liberi” non significa mitizzare la stessa verità, altrimenti il circolo vizioso mette subito una sua radice; significa PREGUSTARE UNA VERITA’ SAPENDO CHE NON è LA LIBERTA’ .
Un’altra nota: “le donne saranno il futuro”? No ma le donne assieme agli altri…
Ausilia 

venerdì 11 maggio 2012

Ai funerali del prete sposato Stefano Gastaldi massiccia e cospicua presenza della gerarchia ecclesiale. Trionfo della sua linea moderata in difesa dell'istituzione? o un modo, come è stato detto d suoi compagni/e di viaggio, per lavarsi la coscienza rispetto all'intransigente forma di emarginazione a cui è condannato chi 'non sparisce come prete'?
Le donne purtroppo in maggioranza aiutano il marito prete sposato a farsi i fatti suoi.... Poi ci sono le testarde-sofferenti donne-nascoste aspiranti a sposare il 'loro' prete che guastano le feste, perché non vogliono scomparire e intanto non sanno adottare le strategie giuste... Poi ci sono pochissime mogli pronte, come me  ad ESSERCI QUALI MOGLI DI UN PRETE.
Ma, almeno io non voglio le onoranze funebri dell'ufficialità gerarchica. e forse non farebbero mai ciò che hanno fatto per Stefano, ostinato nella fedeltà, per lui sinonimo di non-denuncia leale, anche se non irrispettosa.
Ausilia

lunedì 7 maggio 2012

“L’unione laica contro tutte le discriminazioni”



Pubblico per conoscenza quanto bolle nella pentola delle donne: è cosa doverosa informarsi su queste iniziative che ci permettono di collegarci, e possibilmente in maniera concreta, con CHI OPERA PER IL BENE COMUNE. Esiste una società civile che tende a divenire tale realmente, Ausilia:

"Care Amiche e Amici,
è’ con piacere che  Pari o Dispare vi invita giovedì 10 maggio a partire dalle ore 18.30, a Milano, presso il Mondadori Multicenter in via Marghera 28,  a un evento organizzato da Pari o Dispare e da Equality Italia sulla lotta alle discriminazioni.
Il titolo dell’incontro è:
“L’unione laica contro tutte le discriminazioni”

 Programma:
 I panel
I diritti di tutti e le confessioni religiose
Introduce: Rosaria Iardino, Equality Italia

Emma Bonino, Vice Presidente del Senato e Presidente Onoraria Pari o Dispare
Aurelio Mancuso,  Presidente Equality Italia
Daniele Nahum, Vice Presidente Comunità ebraica Milano
David Piccardo, Coordinatore CAIM
Modera il dibattito: Cristina Sivieri Tagliabue, giornalista 
II panel
Nuovi strumenti e nuove alleanze per combattere le discriminazioni multiple

Introduce e modera: Valeria Manieri, Pari o Dispare
Cristina Molinari, Presidente Pari o Dispare
Yuri Guaiana, Segretario di Certi Diritti
Marilisa D’Amico, consigliera comunale Pd Milano
Rosaria Iardino, Equality Italia
Michael Blanga Gubbay, Responsabile BEST (Bocconi Equal Students)
Al termine dell’evento  vi sarà una cena con tutte le socie e i soci di Pari o Dispare e con chi abbia voglia di unirsi a noi.
Per informazioni e adesioni scrivi all’indirizzo mail:  segretariapod@gmail.com
Vi ricordiamo che sempre il 10 maggio Pari o Dispare sarà presente con altri due incontri a Milano:
La mattina dalle ore 10.30, presso l’Università Bocconi in un incontro sulle discriminazioni di genere, donne e lavoro cui parteciperanno la Segretaria di Pari o Dispare Valeria Manieri, la Professoressa Paola Profeta, la Vicedirettore Corriere della Sera e autrice del blog La 27esima ora Barbara Stefanelli
Il pomeriggio un prestigioso appuntamento, a partire dalle ore 15.30, nell’aula Magna Bocconi (via Gobbi 5) sullo sviluppo sostenibile, sotto tante accezioni, organizzato da CReSV Centro di Ricerche su Sostenibilità e Valore dell’Università Bocconi, Fondazione Ernesto Illy, Centromarca e Corriere della Sera, che vedrà tra i molti importanti relatori anche il Premio Nobel Amartya Sen ed Emma Bonino, Vice Presidente del Senato e Presidente Onoraria di Pari o Dispare. Speriamo di vedervi numerose".
Cristina Molinari,  Presidente Pari o Dispare

venerdì 4 maggio 2012

L'eucarestia senza prete?


Dissento prima di pubblicare. Si tratta di correttezza. Siamo liberi di vivere la fede nel miglior modo che ci è possibile, ma di non fare della propria libertà un modello che intacchi l’istituzione ecclesiale. E non per idolatrare le sue “leggi”, bensì per non diventare setta-contro. LA CHIESA CAMBIERA’ NELLA MISURA IN CUI LE NOSTRE NOVITA’ saranno presentate senza la pretesa di scardinare con arroganza l’esistente.

 

Austria: premio ai “disobbedienti”. E il movimento rilancia l’eucarestia senza prete  (Ludovica Eugenio Adista n. 17/2012)

La Pfarrer-Initiative, l’iniziativa dei preti austriaci promotori nel giugno 2011 di un “Appello alla disobbedienza” (v. Adista nn. 55 e 65/11), ha ricevuto, il 22 aprile scorso, il Premio Herbert Haag 2012 per la libertà nella Chiesa. A ritirare il premio, consistente in 10mila euro e promosso dalla omonima Fondazione – creata nel 1985 dal professor Herbert Haag, docente di teologia all’Università di Tübingen, e attualmente presieduta dal teologo Hans Küng –, è stato il fondatore dell’Iniziativa, p. Helmut Schüller. Motivo del conferimento: aver raccolto l’«emergenza pastorale» derivante dalla sempre più grave carenza di preti nella Chiesa cattolica e «averla affrontata con affermazioni chiare e azioni coraggiose e decise».
Qualche giorno prima del conferimento del premio, la teologa tirolese Martha Heizer, che qualche mese fa aveva sposato la proposta dei “disobbedienti” di rendere possibile l’eucaristia senza sacerdoti grazie a forme private di celebrazione (v. Adista n. 67/11) – scontrandosi così con il netto disaccordo del vescovo di Innsbruck mons. Manfred Scheuer che l’aveva condannata come prassi da riferire immediatamente in Vaticano, annunciando inoltre l’avvio di un’indagine preliminare in proposito –, ha deciso di lanciare il guanto della sfida al Vaticano, affermando la propria volontà di andare avanti nel suo progetto, a costo di incorrere nella scomunica.
In realtà, Heizer non vuole parlare di «eucaristia privata» ma di «messa nella chiesa domestica», come ha puntualizzato in un’intervista al quotidiano austriaco Der Standard (6/4) in cui annunciava di voler celebrare in questo modo le liturgie del triduo pasquale. Non si tratta, ha sottolineato, di imitazioni dell’Eucaristia, come si vuole far credere: «Siamo cinque ed ogni volta è sempre diverso. Sediamo intorno a un tavolo. È una normale celebrazione dell’Eucaristia, come in parrocchia. Usiamo solo la Bibbia, come testo. Preghiamo spontaneamente e personalmente. Abbiamo pane e vino e chiediamo allo Spirito di trasformarli, e di trasformare anche noi. Mangiamo e beviamo insieme, cantiamo e preghiamo molto». «Non mi importa ricevere un riconoscimento dall’esterno», ha aggiunto. «Per noi si tratta di un’Eucaristia, ne siamo felici e ci fa bene». «Nella Bibbia, Gesù ha detto “Prendete e mangiate”, non “Prendete e mangiate quando c’è un prete”», ha aggiunto. «Il cambiamento viene dal basso». A giudicare da quanto afferma la stessa Martha Heizer, la piccola comunità è già incorsa in un interdetto, ossia una sorta di scomunica comunitaria, con la quale i componenti sono esclusi dalla celebrazione di atti pubblici. Potrebbero, tuttavia, essere individualmente colpiti da scomunica.
Dal canto suo l’iniziativa dei parroci austriaci ha incassato anche la solidarietà del Movimento internazionale “Noi siamo Chiesa”, che ha affermato, in un comunicato diffuso in occasione del settimo anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI, che «il dialogo nella Chiesa è il solo modo di superare la profonda crisi mondiale attuale nella Chiesa cattolica». L’«anno della fede» lanciato per il 2012, si legge, deve diventare anche un «anno di dialogo»; invece di esigere un’obbedienza cieca, tutte le questioni contenute nell’appello della Pfarrer-Initiative dovrebbero essere esaminate attentamente una ad una, e non nel loro insieme.
Nel frattempo, uno dei leader dei parroci “disobbedienti”, Peter Paul Kaspar, cappellano dell’Accademia e degli Artisti di Linz, ha scritto una lettera aperta all’arcivescovo di Vienna nonché presidente della Conferenza episcopale austriaca card. Christoph Schönborn, in merito al caso di Florian Stangl, il giovane omosessuale riconfermato dal cardinale stesso nella carica di consigliere parrocchiale a Stützenhofen (v. Adista Notizie n. 14/12): anche questo, ha detto, è un esempio di «disobbedienza», o meglio di obbedienza alla propria coscienza invece che alle leggi romane. «Il fatto che lei – si legge nel testo della lettera – ci abbia chiesto di correggere il titolo dell’appello invece di discutere il contenuto la dice lunga sul modo in cui lei intende l’autorità: lei parla dell’obbedienza dovuta a Dio, al suo insegnamento e alla nostra coscienza piuttosto che a lei in persona e al suo ruolo». A proposito del caso di Stangl, Kaspar ricorda che Schönborn «ha chiesto un incontro con un parrocchiano gay, eletto al consiglio pastorale a larga maggioranza, perché vive in una unione registrata con il suo compagno. E ha appoggiato la decisione della parrocchia». Ora è possibile che l’arcivescovo «venga accusato da un tribunale canonico romano. Lei ovviamente aveva già avuto modo di rifletterci e ha deciso di continuare con la sua “disobbedienza”». Cosa che rappresenta «un esempio positivo del fatto che un vescovo in carica obbedisce alla propria coscienza anche se la Chiesa o la legge romana stabiliscono altro. Noi approviamo la sua “disobbedienza” come la gratificante responsabilità di un pubblico ufficiale “coscienzioso”».

martedì 1 maggio 2012

Meglio morti che disoccupati?


Leggo attraverso Google:

Meglio morti che disoccupati?

02/05/2012

Il primo maggio è passato in modo amaro. Le manifestazioni partecipate, e il rito sempre più usurato del Concertone sono state funestate da un tragico lutto. Una persona è morta lavorando proprio il Primo Maggio, una tragica novità che non si ricordava a memoria d’uomo. Il suo nome era Vasile Copil, ed era un immigrato rumeno che lavorava per una cooperativa romana.
La morte del povero Vasile rammenta però quanto la Festa del Lavoro sia cambiata drammaticamente nel corso degli ultimi anni. Una volta bisognava difendere la dignità dei lavoratori, mentre ora un’occupazione inizia ad apparire come un privilegio. Nell’Europa piagata dalla grande crisi, dove in molti paesi un terzo dei giovani non svolge alcun tipo di attività, ricevere un salario sembra il lusso che non è e non dovrebbe essere.
Ricevere una paga in modo regolare, la normalità per poter sopravvivere in qualsiasi società basata sul lavoro, è un miraggio per così tante persone che viene scambiata per condizioni inaccettabili.
Diritti sempre più compressi, oppure regole di sicurezza palesemente ignorate e non contestate dai lavoratori per il terrore di perdere l’occupazione.Nell’Europa del 2012 il regresso politico e sociale del lavoro è stato così forte che perfino un povero operaio di 51 anni può apparire un privilegiato a tanti giovani disoccupati da tempo ormai immemore.