giovedì 6 marzo 2014

Notizie del 6 marzo 2014

1) Fa discu­tere l’esclusione della parola sini­stra dai quat­tro sim­boli pro­po­sti sul sito lista​tsi​pras​.eu. Tutti su sfondo rosso e con il nome di Ale­xis Tsi­pras, lea­der di Syriza che è un acro­nimo in greco di «Coa­li­zione della Sinistra-Fronte sociale uni­ta­rio». Nes­suno di que­sti sim­boli ripro­pone però l’augusto con­cetto. La deci­sione del comi­tato dei sei garanti (Guido Viale, Bar­bara Spi­nelli, Andrea Camil­leri, Marco Revelli, Luciano Gal­lino, Paolo Flo­res) è stata accet­tata da Tsi­pras, cofir­ma­ta­rio dell’appello per la lista ita­liana a soste­gno della sua can­di­da­tura alla pre­si­denza della Com­mis­sione Euro­pea che ha rac­colto 23 mila ade­sioni online.
La deci­sione ha creato malu­mori tra gli iscritti di Rifon­da­zione Comu­ni­sta. La segre­te­ria del par­tito ha dif­fuso un comu­ni­cato in cui cri­tica dura­mente i garanti. «La nostra richie­sta di costruire un per­corso demo­cra­tico nella defi­ni­zione dei sim­boli e della com­po­si­zione della lista è stata com­ple­ta­mente disat­tesa – si legge – È un grave errore poli­tico. Que­sta è una lista civica anti­li­be­ri­sta e non la costru­zione di uno spa­zio pub­blico di sini­stra». Per i ver­tici di Rifon­da­zione l’obiettivo delle euro­pee dovrebbe essere l’avvio di un per­corso per costruire una «Syriza ita­liana». Un obiet­tivo, sia pur ancora non troppo espli­ci­tato, anche di altri ambienti.
Per Rifon­da­zione l’errore poli­tico» dei pro­mo­tori non mette tut­ta­via in discus­sione «l’importanza di fare una lista uni­ta­ria con­tro le poli­ti­che di auste­rità». Lo spet­tro di una Sel che pre­senta una lista sepa­rata, e del man­cato rag­giun­gi­mento del quo­rum al 4% segne­rebbe un nuovo, tre­mendo, fal­li­mento per tutti. Il giu­di­zio nega­tivo allora si stem­pera e il par­tito di Paolo Fer­rero riven­dica infine l’operazione poli­tica che ha por­tato Tsi­pras a essere il can­di­dato della sini­stra europea.
I pro­mo­tori della lista hanno spie­gato la loro deci­sione per­ché «la parola sini­stra non ha un con­te­nuto pro­gram­ma­tico defi­nito — spiega Guido Viale — A que­sto con­cetto si appel­lano sia i Si Tav che i No Tav, i libe­ri­sti più sca­te­nati e i comu­ni­ta­ri­sti più radi­cali». «Per il suo pro­gramma euro­pei­sta, demo­cra­tico e radi­cale — aggiunge Viale — que­sta lista ha una chia­ris­sima con­no­ta­zione di sini­stra. Rite­niamo impos­si­bile che chi si iden­ti­fi­chi nella sini­stra non possa iden­ti­fi­carsi con que­sti con­te­nuti. La scelta si spiega anche per­ché inten­diamo rivol­gerci a una fascia di cit­ta­dini che non si iden­ti­fica diret­ta­mente con quella che è stata la sini­stra radicale».
Ai «garanti» della lista è stata anche rivolta l’accusa di «dispo­ti­smo illu­mi­nato». «Sono scioc­chezze — risponde Viale — Que­sto dispo­ti­smo lo vor­reb­bero eser­ci­tare i par­titi, met­tendo le can­di­da­ture ai voti nelle assem­blee che, come abbiamo visto con l’esperienza fal­li­men­tare della lista “Cam­biare si può”, si tra­sfor­mano in rodei molto nega­tivi, oppure mobi­li­tando gli iscritti come fa Grillo nelle sue vota­zioni online, con risul­tati non sem­pre bril­lanti. Da tempo Rifon­da­zione ci cri­tica per­ché non siamo dispo­ni­bili per le assem­blee. Adesso chie­dono che metà dei can­di­dati ven­gano votati online. Ma per noi è assurdo anche per­ché non si capi­sce quali can­di­dati dovreb­bero sot­to­porsi al voto on line e chi a quello dell’assemblea. Per le euro­pee que­sto discorso è dif­fi­cile da fare: in cir­co­scri­zioni con cin­que sei regioni è impos­si­bile con­tare su can­di­dati conosciuti».
Inte­grare l’orizzontalità della rete con le pra­ti­che della par­te­ci­pa­zione diretta (l’assemblea, ad esem­pio) rap­pre­senta in effetti uno dei rom­pi­capo della demo­cra­zia oggi. I «garanti» hanno affi­dato la solu­zione a un comi­tato di 15 per­sone che dal 21 feb­braio si riu­nirà per valu­tare le can­di­da­ture cari­cate sul sito lista​tsi​pras​.eu. Il numero dei par­te­ci­panti al comi­tato nel frat­tempo dovrebbe aumen­tare, con­si­de­rata la quan­tità dei moduli sca­ri­cati in poche ore: 710 alle 18 di ieri. Sulla scelta influi­ranno, tra gli altri, que­sti cri­teri: i can­di­dati non devono essere stati eletti negli ultimi 10 anni, anche se c’è un’apertura agli eletti negli enti locali; la parità dei genere; spa­zio ai gio­vani. La con­sul­ta­zione sulla scelta di nome e sim­bolo è stata posti­ci­pata a causa del sovrac­ca­rico del ser­ver che non ha retto il numero dei contatti.
Il refe­ren­dum si con­clude oggi alle 15, ieri ave­vano votato solo in 13 mila, pro­ba­bil­mente a causa delle disfun­zioni tele­ma­ti­che. «Può anche darsi per­ché non ci sia il ter­mine sini­stra nel sim­bolo» ipo­tizza Viale. Si parla della pos­si­bi­lità, tutta da veri­fi­care, di can­di­dare anche Andrea Camil­leri e Bar­bara Spinelli.
2) Milano - Sarà processo disciplinare al Csm per il giudice della Cassazione, Antonio Esposito. A chiederlo, secondo quanto si apprende, è stato il pg della Cassazione, al termine dell’istruttoria a seguito dell’intervista all’indomani della sentenza Mediaset a carico di Silvio Berlusconi.
A inizio febbraio il pg della Cassazione, Gianfranco Ciani, aveva convocato il giudice Antonio Esposito, presidente del collegio che ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi per frode fiscale. Al termine dell’istruttoria, avviata a novembre scorso, il pg ha deciso per il processo disciplinare.
Il caso Esposito, e quell’intervista al Mattino dal titolo «Berlusconi condannato perché sapeva, non perché non poteva non sapere», era già finita al Csm, ma il 13 novembre il Plenum di Palazzo dei Marescialli aveva archiviato la pratica per il trasferimento d’ufficio aperta alla prima Commissione.
In quella sede vennero rilevati nella condotta del magistrato profili di natura disciplinare e deontologica da valutare nella sedi competenti. Alcuni giorni dopo, infatti, il pg di Cassazione, cui assieme al ministro Guardasigilli, spetta l’azione disciplinare, aveva avviato l’istruttoria.
Intanto il figlio del giudice, Ferdinando Esposito pm di Milano e nipote dell’ex procuratore generale della Cassazione Vitaliano, è indagato dalla Procura di Brescia dopo la testimonianza di un avvocato che sostiene di avergli fatto favori e prestato dei soldi per pagare l’affitto, restituiti solo in parte.
Il legale che, scrive Il Corriere della sera, «non è nuovo ad aspri e controversi rapporti con le forze dell’ordine» ha presentato una denuncia dopo che al procuratore aggiunto Ilda Boccassini era giunta una lettera anonima, quindi, priva di valore. Gli atti sono poi stati trasmessi a Brescia competente a indagare sui magistrati milanesi.
Il professionista, inoltre, ha raccontato di aver accompagnato Esposito ad Arcore a un incontro con Silvio Berlusconi nel pomeriggio del 22 maggio 2013, pochi giorni dopo la requisitoria nel processo Ruby (13 maggio) e sostiene che il pm sia andato nella residenza dell’ex premier anche il 22 maggio, questa volta in compagnia di una persona indagata dalla Procura di Milano.
Le ipotesi di reato potrebbero essere di concussione o millantato credito, secondo il quotidiano che ha interpellato il magistrato il quale ha risposto: «Questo avvocato purtroppo l’ho conosciuto, si è posto come amico, poi però ho capito chi era davvero e l’ho allontanato. le sue sono bugie e calunnie prive di fondamento».
«Sono provato ma sereno. Mi sono sempre comportato correttamente e credo verrà provata la mia estraneità sia a livello disciplinare sia penale». Sono le parole di Ferdinando Esposito che questa mattina in Procura ha ripetuto più volte di ritenersi «estraneo» ai fatti contestati e di attendere serenamente gli esiti delle indagini dichiarando, ovviamente, la sua «fiducia nella giustizia».

 

lunedì 3 marzo 2014

Notizie in Hufington Post

Lunedì 3 marzo 2014
La Grande Bellezza di Sorrentino vince l'Oscar
Si può fare una dolce vita con citazioni di Celine, canti gregoriani, sindromi di Stendhal e con al centro una Roma indolente, barocca, papalina, bella quanto distaccata? Paolo Sorrentino c'e' riuscito con 'La grande bellezza', unico film italiano in concorso a Cannes, dove non vinse nulla come e' capitato poi anche ai Cesar, per iniziare poi una marcia trionfale di premi (tra cui Efa, Bafta, Golden Globe) fino all'Oscar di oggi. Un'opera che, come ha dichiarato oggi a Los Angeles Sorrentino, ritirando il premio, si e' ispirata a Fellini, Scorsese, i Talking Heads e Maradona:''Perché sono quattro campioni nella loro arte che mi hanno insegnato tutti cosa vuol dire fare un grande spettacolo, che e' la base di tutto lo spettacolo cinematografico''.

La Grandel Bellezza è Oscar

03 MARZO 2014
Paolo Sorrentino trionfa a Hollywood e riporta l’Oscar in Italia dopo quindici anni. Pronostici rispettati, verdetto emozionante: “La grande bellezza” ha vinto la statuetta come miglior film straniero, battendo concorrenti agguerriti come “Il sospetto” e “Alabama Monroe”. Il regista, che in America paragonano a Fellini, entra nella storia e il cinema italiano si rilancia a livello internazionale.
Visibilmente commosso, Sorrentino ha ritirato il premio dicendo in inglese: Okay, ringrazio l’Academy, Toni (Servillo), Nicola (Giuliano, il produttore), gli altri produttori, la troupe. E le mie fonti di ispirazione: Fellini, i Talnkin Heads, Scorsese e Maradona.
Il regista ha poi ringraziato Roma, la città cui il film è dedicato, e Napoli dov’è nato 43 anni fa ma anche le mie personali grandi bellezze: Daniela, Anna e Carlo, cioè la moglie e i figli, e i suoceri.
Erano quindici anni che l’Italia non vinceva l’Oscar: l’ultimo, nel 1999, è andato a “La vita è bella” di Benigni, che di statuette ne prese addirittura tre. Ed era dal 2006, l’anno di “La bestia nel cuore”, che un film italiano non entrava in finale.
La notizia della vittoria di Sorrentino è stata accolta da un urlo di gioia da parte della comunità italiana in trasferta a Los Angeles e riunita nella casa del console Giuseppe Perrone per seguire la diretta tv. In sala con il regista, nel Dolby Theatre, c’erano Servillo , lo sceneggiatore Umberto Contarello, e i produttori Giuliano, Cima, Prestieri, Giampaolo Letta di Medusa. A casa del console hanno aspettato il verdetto, incollati alla tv, i figli del regista e quelli di Servillo. E gli altri che hanno contribuito al successo della “Grande bellezza”: l’attrice Anita Kravos, il musicista Lele Marchitelli, Mario Spedaletti di Medusa, il coproduttore per la Francia Fabio Conversi, amici come Jasmine Trinca e Nastassja Kinski.
- Il miglior film dell’86mo Oscar è “12 anni schiavo”, com’era ampiamente previsto. La cruda epopea sullo schiavismo, diretta da Steve Mc Queen, ha incantato i giurati dell’Academy . Il film aveva nove candidature, ha vinto tre statuette. A ringraziare sono stati il produttore Brad Pitt e il regista che ha raccontato la storia vera di Solmon Northrup, un uomo di colore ingiustamente ridotto in schiavitù nell’Ottocento. “Il messaggio che ci lascia è che non solo si ha il diritto di sopravvivere ma di vivere”, ha detto il regista, che ha dedicato il premio a quelli che hanno sofferto e cnora soffrono per la mancanza della libertà.
- Premiato come miglior attore Matthew McConaughey che in “Dallas Buyers Club” fa il malato di Aids, dimagrito di 22 chili. La migliore attrice è Cate Blanchett per il ruolo della fragile e nevrotica “Blue Jasmine”: Cate ha reso omaggio alle colleghe sconfitte.
- Alfonso Cuaròn ha vinto l’Oscar per la regia di “Gravity e ha dedicato il premio ai colleghi messicani Inarritu e Del Toro e alla moglie seduta in platea. - La migliore attrice non protagonista è Lupita Nyong’o che in “12 anni schiavo” interpreta la schiava frustata, il miglior attore non protagonista è Jared Leto, il travestito di “Dallas Buyers Club”.
- Il vero sconfitto di questa edizione è“American Hustle”: aveva dieci candidature ma è rimasto a bocca asciutta. Niente anche per “Il lupo di Wall Street”, in finale con cinque nomination. Battuto anche Bono con la canzone “Ordinary Love” scritta per il film su Mandela: i giurati dell’Academy hanno preferito il brano di “Frozen”.
La cerimonia. Battute, risate, gag e un ritmo più movimentato del solito hanno caratterizzato la lunga cerimonia condotta da Ellen De Generes e trasmessa in diretta in 225 Paesi. La presentatrice ha distribuito delle pizze alle star sedute in platea, ha fatto la questua, si è travestita da fata e ha scattato un “selfie” collettivo insieme con Meryl Streep, Julia Roberts e Jennifer Lawrence. A consegnare i premi si sono avvicendati sul palco Charlize Theron, Harrison Ford, Robert De Niro, Penelope Cruz, Zac Efron, Kim Novak, Ewan McGregor, Anne Hataway, Whoopie Goldberg, John Travolta, Jennifer Biels, Daniel Day-Lewis (l’unico attore che abbia vinto tre Oscar), un commosso e commovente Sidney Poitier.
TUTTI I PREMI DELLA SERATA
Miglior film Vince 12 anni schiavo, la pellicola che racconta la drammatica vicenda della schiavitù nel sud degli Stati Uniti. E' Brad Pitt a rigraziare l'Academy dal palco, che poi passa la parola al regista Steve McQueen.
Non protagonista La prima statuetta della serata è andata a Jared Leto, miglior attore non protagonista per il film Dallas Buyers Club. Dal palco la dedica per la mamma e il fratello.
Due parole anche per l'Ucraina e il Venezuela: State lottando per la libertà e noi vi pensiamo da qui.
Miglior regia Vince il messicano Alfonso Cuaron con il suo Gravity: «Anche fare un film può essere un'esperienza che ci trasforma. La cosa brutta è che per molti ha signifacato saggezza, per me invece solo i capelli grigi». Poi l'omaggio a Sandra Bullock: «Tu sei Gravity».
Miglior attrice protagonista Vince Cate Blanchett per Blue Jasmine. Quando sale sul palco saluta le sue avversarie sconfitte e il suo regista Woody Allen, ricordato dalla sala con un timido applauso.«I film con le donne al centro non sono di nicchia, ma fanno guadagnare».
Miglior attore protagonista Oscar per miglior attore protagonista a Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club.
Miglior costume Il secondo premio della serata è assegnato al film con i migliori costumi, vince Catherine Martin per Il grande Gatsby.
Miglior attrice non protagonista Vince un'esordiente, la più attesa: Lupita Nyong'o per 12 anni schiavo: «Non pensavo che questa gioia potesse essere legata al dolore di qualcun altro».
Miglior trucco Uno dei film più attesi è Dallas Buyers Club che prende un'altra statuetta per il miglior trucco è per merito di Adruitha Lee e Robin Mathews.
Miglior cartone animato Dopo aver vinto al botteghino Frozen trionfa anche nella notte degli Oscar, diventando il miglior film d'animazione del 2014.
Miglior corto d'animazione
«Mr. Hublot» di Laurent Witz e Alexandre Espigares ha vinto l'Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione.
Migliori effetti speciali
Come previsto Tim Webber, Chris Lawrence, David Shirk e Neil Corbould hanno vinto l'Oscar per i migliori effetti speciali in «Gravity».
Miglior cortometraggio Vince Helium» di Anders Walter e Kim Magnusson ha vinto l'Oscar come miglior cortometraggio.
Miglior corto documentario The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed ha vinto l'Oscar come miglior cortometraggio documentario.
Miglior documentario «20 Feet from Stardom» di Morgan Neville, Gil Friesen e Caitrin Rogers vince l'Oscar come miglior film documentario.
Miglior montaggio sonoro Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro hanno vinto l'Oscar per il montaggio sonoro di «Gravity».
Miglior fotografia Emmanuel Lubezki vince l'Oscar per la miglior fotografia in «Gravity» di Cuaròn.
Miglior montaggio Ad Alfonso Cuaron e Mark Sanger va l'Oscar per il montaggio per Gravity.
Migliori scenografie Catherine Martin e Beverley Dunn hanno vinto l'Oscar per le migliori scenografie del film «Il Grande Gatsby».
Colonna sonora Il premio per la migliore musica originale va a Gravity.
Canzone dei cartoni Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez hanno vinto l'Oscar per la miglior canzone originale, Let It go, nel film d'animazione «Frozen». Battuti gli U2, in corsa con Ordinary Love, e Pharrel Williams, in lizza con Happy.

domenica 2 marzo 2014

postato il 2 marzo 2014


Il cuore del Jobs Act di Renzi è già sul tavolo del ministro del Lavoro. E si chiama Naspi. Un sussidio di disoccupazione universale, destinato a tutti coloro che perdono il posto. Tutti. Compresi i meno protetti tra i precari: i collaboratori a progetto, oggi fuori da quasi tutti i sostegni.
Il piano - elaborato dal politologo Stefano Sacchi e fatto proprio prima dalla segreteria del Pd, poi diventato base di discussione per il governo - costerà 1,6 miliardi in più di quanto oggi si spende per i sussidi, dunque 8,8 miliardi in tutto, meno di quanto sin qui prospettato. Ma assicurerà protezione anche a quel milione e 200 mila lavoratori, ora per diversi motivi totalmente senza rete, in caso di disoccupazione. E potrebbe essere finanziata con uno spostamento di risorse dalla Cig in deroga, che vale 2,5-3 miliardi annui.
Il dossier sarà esaminato nei prossimi giorni anche da Giuliano Poletti. "Ne parlerò con il ministro", conferma Filippo Taddei, responsabile economia del Pd. "È il piano più ragionevole di tutti, perché include anche gli atipici. E siamo fiduciosi che possa diventare il piano del governo".
L'accelerazione è maturata ieri, dopo la lettura dei drammatici dati Istat sulla disoccupazione. Quindici giorni e si parte con il Jobs Act, ha detto in serata il premier Renzi durante il giuramento dei sottosegretari. Non possiamo aspettare, serve uno shock immediato per l'economia italiana. Non solo però sblocco dei debiti P. a., interventi sull'edilizia, taglio al cuneo fiscale e ai costi dell'energia: misure essenziali per stimolare le aziende all'assunzione. Ma anche riduzione della giungla di contratti (almeno 40) oggi esistenti e passaggio al contratto unico a tempo indeterminato e a tutele crescenti per i tanti, troppi giovani a spasso. E poi nuovo codice del lavoro e Agenzia unica federale, come polo di coordinamento dei centri per l'impiego attuali. Ma soprattutto l'atteso e annunciato assegno universale per chi perde il lavoro, con obbligo di seguire un corso di formazione e di non rifiutare più di una proposta d'impiego.
Renzi non vuole indugiare, vista l'emorragia di posti "allucinante" certificata ieri. "I mercati ci stanno osservando, stanno cercando di capire se facciamo sul serio, se vogliamo andare fino in fondo con le riforme di cui l'Italia ha bisogno", ha insistito ieri in Consiglio dei ministri. Naspi, dunque. Ovvero Nuova Aspi, il sussidio introdotto dall'ex ministro Fornero, che sostituirà Aspi e mini-Aspi. Stravolgendole. La Naspi spetterà a tutti coloro che perdono il posto e hanno lavorato almeno tre mesi. Durerà più a lungo: al massimo due anni per i lavoratori dipendenti, anziché uno o uno e mezzo (come ora l'Aspi, per chi è sotto o sopra i 55 anni) e al massimo sei mesi per gli atipici, come i cocopro. L'entità del sussidio sarà per tutti al massimo di 1.100-1.200 euro mensili all'inizio del periodo di copertura e planerà verso i 700 euro alla fine, così come prevedono le regole Fornero in vigore (75% della retribuzione dell'ultimo periodo con i tetti citati, percentuale che scende del 15% ogni sei mesi). Dunque l'importo è lo stesso, ma la durata no. Più lunga quella della Naspi, sia rispetto all'Aspi che alla mini-Aspi. E pari alla metà del numero di settimane contributive negli ultimi quattro anni.
"In questo modo risolviamo due problemi", spiega Stefano Sacchi, torinese, classe 1971, docente di Scienza politica alla Statale di Milano e coautore di un fortunato libro, "Flex-insecurity". "Il primo, quello dei lavoratori a tempo indeterminato che dal 2016 per effetto della Fornero perderanno l'indennità di mobilità. Avranno la Naspi. Il secondo, quello dei lavoratori non protetti. E cioè i 900 mila dipendenti - a termine, somministrati, interinali - messi fuori dalla legge Fornero per i requisiti troppo stringenti. Ovvero contributi da almeno due anni e aver lavorato negli ultimi dodici mesi. Ma soprattutto i collaboratori a progetto con almeno tre mesi di busta paga, dunque l'80% circa di 400 mila persone, secondo gli ultimi dati (ma l'Isfol ne quantifica 675 mila, ndr), oggi privati persino della mini-Aspi e impossibilitati ad aggiudicarsi l'indennità di fine lavoro, anche qui per i requisiti quasi impossibili". In totale, un milione e 200 mila lavoratori potenziali disoccupati senza rete. "Ci auguriamo che solo una piccolissima parte di questi sia disoccupato nei prossimi mesi. Ma qualora avvenisse, avrebbero un sussidio. Oggi con la legge Fornero no".

sabato 1 marzo 2014

Fatto terribile di cronaca

Non chiedo commenti a questo fatto di cronaca: risulterebbero stucchevoli come i commenti degli intervistati negli show televisivi.
Quasi-quasi mi pento di essermi impegnata tanto nel commento al vangelo di questa domenica, che, al confronto con fatti di questo genere, di primo acchito mi pare un lusso che anch’io mi concedo.
Meglio inquietarmi. Meglio versare le lacrime alle quali questa torturata sostituisce un cenno di sorriso nel momento della liberazione.
Ma nel mio cuore di passionale si fanno strada pensieri di maledizione nei riguardi della madre che vorrei perfino squartare.
EPPURE il vangelo mi ammonisce: Gesù non condanna mai nessuno. Allora mi contengo, senza rinunziare ad inquietarmi.
Ma voi condividete con me almeno l’inquietudine?
01 marzo 2014 - NAPOLI -
L'hanno trovata in una casa di 120 metri quadrati del Vomero, quartiere "bene" di Napoli, trasformata in una discarica, con immondizia dappertutto, un vero e proprio inferno, dal quale e' stata tirata fuori oggi dalla polizia. Chiara G., 36 anni, per otto lunghissimi anni, e' stata segregata in un'abitazione di via Luigi Caldieri dalla madre 69enne R.S. - questo dicono le indagini della Questura - che le portava da mangiare appena due volte alla settimana.
A scoprire la tragica storia sono stati gli agenti del commissariato Arenella, grazie alla segnalazione di una persona estranea al condominio del civico 141, la quale ha addirittura ipotizzato che la sparizione di Chiara - trovata in evidente stato di malnutrizione e deficit psico-fisico - fosse legata alla sua morte. Quando poliziotti, 118 e vigili del fuoco sono entrati nell'appartamento hanno trovato la donna a terra, dietro a un divano, rannicchiata e seminuda, tra immondizia ed escrementi, alla ricerca di qualcosa da mangiare. Cercava di riscaldarsi utilizzando un asciugacapelli; le tapparelle di tutte le finestre erano tirate giù e bloccate con dei fermi.
Da più di una settimana la madre non le portava il cibo. Neppure la presenza di agenti e sanitari è riuscita a distoglierla dall'affannosa ricerca di qualcosa con cui nutrirsi. Un odore nauseabondo, che si avvertiva già sul pianerottolo, e forse grazie al quale è stata trovata, pervadeva tutte le stanze. La donna è stata trattata con tutta la dolcezza possibile dagli operatori: con lei hanno parlato per più di un'ora, nel tentativo di convincerla ad abbandonare quell'inferno che era diventato la sua casa.
La madre, intanto, viveva una vita "normale" in un altro appartamento dello stesso quartiere, a poche centinaia di metri dal lager in cui aveva relegato la figlia. E' stata rintracciata a casa di un familiare. Aveva con sé le chiavi dell'appartamento e del tesserino sanitario della figlia. I poliziotti hanno accertato che si recava nell'appartamento una-due volte alla settimana: lasciava sul pavimento delle buste della spesa e poi andava via immediatamente, chiudendo la porta a chiave.
Gli agenti del reparto investigativo del commissariato Arenella (guidato dal vice questore Eugenio Marinelli) stanno cercando anche di accertare se l'istituto di igiene mentale fosse a conoscenza della presenza di quella donna in quell' appartamento. Secondo quanto la madre della donna ha raccontato agli agenti, l'ultima volta che la figlia e' stata sottoposta a una visita medica risale a sette anni fa. Quando le è stato chiesto perché non se ne prendesse cura lei ha risposto seccamente: "mia figlia e' allergica ai medicinali".
R.S. e' stata arrestata con l'accusa di sequestro di persona aggravato e continuato, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia, e chiusa nel carcere di Pozzuoli. Altre tre persone sono state denunciate in stato di libertà per favoreggiamento. "La vicenda che colpisce è che in una zona-bene come il Vomero accadano simili tragedie": questo il commento di Antonio Mattone, portavoce napoletano della Comunità di Sant'Egidio. "Il fatto che una mamma tratti così la figlia - conclude - vuol dire che il tasso di umanità è sceso a livelli minimi". "Il sorriso accennato quando è uscita dall'appartamento - dice all'ANSA un poliziotto - ci ha ripagati di tutti gli sforzi fatti". Una vicina ha raccontato che anni fa, ogni tanto, sentiva i suoi lamenti. Non sentendoli più, qualche tempo dopo, chiese alla madre, un'ex professoressa (!), dove fosse la figlia: lei le rispose che l'aveva portata dalle suore.

sabato 22 febbraio 2014

Il governo Renzi

Mi limito ad elencare. Commentare ora è chiacchiera
21/02/2014
La riserva è stata sciolta: Matteo Renzi è il nuovo presidente del Consiglio, alla guida di una squadra «snella» di 16 ministri, tra cui otto donne.
Il nuovo esecutivo nasce sulle ceneri del governo Letta: ne eredita sostanzialmente la stessa maggioranza, ma si ritrova con in più una certa apertura di credito da parte di Forza Italia, che ancora oggi ha ribadito che resterà all’opposizione, ma che in questi giorni tutto sta facendo fuorché opposizione dura al segretario del Pd.
I nuovi ministri giureranno sabato mattina nelle mani del presidente della Repubblica.
L’esecutivo dovrà ora superare lo scoglio del voto di fiducia, ma sistemate le caselle dei ministeri e ricevuto il benestare del Quirinale, il passaggio parlamentare non dovrebbe ora riservare particolari sorprese. La prima parola spetterà lunedì all'Aula del Senato, dove la maggioranza è più risicata; poi martedì toccherà alla Camera, per un passaggio perlopiù formale visti gli ampi numeri su cui può contare il solo Pd.
Matteo Renzi scioglie la riserva e presenta la lista dei ministri. Meno di quelli del governo Letta, non più 21, ma 16. Metà donne.
 
Viminale Angelino Alfano
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio
Economia Pier Carlo Padoan
Sviluppo Economico Federica Guidi.
 
MINISTRI CON PORTAFOGLIO
Esteri andrà Federica Mogherini
Ambiente e Giustizia Andrea Orlando
Difesa Roberta Pinotti
Infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi
Salute Beatrice Lorenzin.
Ambiente, tutela del territorio e del mare Gian Luca Galletti
Lavoro e Politiche sociali Giuliano Poletti.
Istruzione, Università e ricerca Stefania Giannini
Beni e attività culturali e turismo Dario Franceschini
 
MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO
Affari regionali Maria Carmela Lanzetta
Riforme Costituzionali e Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi
Semplificazione e Pubblica amministrazione Marianna Madia.
Matteo Renzi ha definito così il suo governo: in grado di dare agli italiani la possibilità di afferrare la speranza. Parlando con i giornalisti non ha usato mezze misure: In questa vicenda per come sono andate le cose molti di noi si giocano la faccia e la faccia è molto più importante della carriera.
Fine modul.6dff4f5c-9b2a-11e3-8ea8-da6384aa5c6Ha poi ironizzato sulla domanda di un giornalista che gli ha chiesto se fosse stato disposto a dimettersi se non dovesse farcela: Grazie per l’entusiasmo....
- Altrettanto eloquenti sono le parole del Presidente della Repubblica sulla durata del governo. Ha spiegato di aver ricevuto parecchie punzecchiature in passato per aver insistito sul tema della continuità istituzionale, e quindi oggi non può che essere d’accordo con Matteo Renzi sul fatto che l’esecutivo deve porsi l’obiettivo di arrivare a fine legislatura. Certo - ha poi aggiunto - la mano sul fuoco in Italia non la possiamo mettere, speriamo che tutto vada per il meglio.

lunedì 17 febbraio 2014

Cattolici e pena di morte

http://www.famigliacristiana.it/articolo/agnese-moro-perche-sono-contro-lergastolo.aspx

PERCHÉ SONO CONTRO L’ERGASTOLO

di Agnese Moro
«È facile dire a chi ha perso qualcuno perché un altro essere umano gli ha tolto la vita: “Ti faremo giustizia; manderemo il responsabile in prigione per molti anni o per sempre, e tu sarai ripagato”. È una menzogna». La figlia dello statista, in questo suo testo scritto per Famiglia Cristiana, spiega che cosa può davvero “ripagare” chi ha subito la più tremenda delle violenze.
La democrazia repubblicana, così come la disegna la nostra bella Costituzione, non è solo un sistema politico. È anche – e forse soprattutto – un progetto di vita individuale e sociale. Esprime una speranza di giustizia e di pace, che viene dalle generazioni che ci hanno preceduto, che ci accompagna dando sapore alle nostre esistenze, che vorremmo poter trasmettere ai nostri figli e nipoti.
Alla base del progetto della nostra democrazia repubblicana c’è la persona; ci sono le persone reali, la loro dignità, le loro difficoltà, la loro unicità e la loro grandezza. Per l’ideologia fascista che ha preceduto la Repubblica lo Stato era tutto, le persone niente. Per la Repubblica (ovvero per tutti noi), invece, ogni persona è preziosa, e siamo impegnati, tutti insieme, a difenderne i diritti e la dignità. Ed è per questo che quando uno di noi sbaglia, anche gravemente, noi lavoriamo per impedirgli di seguitare a sbagliare e gli infliggiamo una pena che non è una vendetta, ma che gli deve servire a cambiare e a ritornare tra noi. Dall’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Noi non buttiamo via nessuno, e rivogliamo tutti indietro. In questo nostro progetto di vita l’ergastolo è decisamente un corpo estraneo; una contraddizione insanabile con la nostra Costituzione. Perché fa della pena una punizione e basta; perché sancisce un allontanamento definitivo e senza appello dal resto della società; perché – come diceva mio padre Aldo Moro nei suoi scritti giuridici – è decisamente contraria al senso di umanità perché nega anche la speranza di poter tornare a vivere la dimensione della libertà che caratterizza così profondamente il nostro essere uomini.
Bisognerebbe avere anche l’onestà e il coraggio di affrontare il tema della giustizia. È facile dire a chi ha perso qualcuno perché un altro essere umano gli ha tolto la vita: “Ti faremo giustizia; manderemo il responsabile in prigione per molti anni o per sempre, e tu sarai ripagato”. È una menzogna. Le perdite subite non si risanano, e nessuna punizione può ripagare di un affetto che non c’è più.
Può invece aiutare –tanto– vedere che chi ha fatto del male ha capito quello che ha combinato, ne è realmente dispiaciuto, vorrebbe con tutte le sue forze non averlo fatto; che riprende a vivere in maniera diversa, cerca di essere utile alla società, porta il rimorso suo e anche il dolore delle proprie vittime.
È quanto di più vicino alla giustizia si possa chiedere. Ed è la saggia via proposta dalla nostra Costituzione.

LA VOCE DEI CATTOLICI CONTRO IL "FINE PENA MAI"

di Alberto Laggia
Papa Francesco ha di recente abolito l'ergastolo nel sistema penale vaticano. Ma già da tempo i cattolici dicono 'no' alla pena perpetua.
Nonostante un referendum abrogativo che nel 1981 sancì la sconfitta di coloro che volevano cancellare la pena del carcere perpetuo, contro l’ergastolo e sulla sua incostituzionalità, da tempo si sono espressi autorevolmente associazioni, fior di giuristi e intellettuali, cattolici e non. Nell’area cattolica già Giuseppe Dossetti ebbe a dichiararsi a favore dell’abolizione della pena perpetua. Aldo Moro, nel 1976 in una lezione universitaria, due anni prima di  essere sequestrato, processato e ucciso dalle Br, diceva ai suoi studenti in aula: “Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei privati: è la risposta calibrata dell’ordinamento giuridico e, quindi, ha tutta la misura propria degli interventi del potere sociale, che non possono abbandonarsi ad istinti di reazione e di vendetta, ma devono essere pacatamente commisurati alla necessità, rigorosamente alla necessità, di dare al reato una risposta quale si esprime in una pena giusta”. E definiva l’ergastolo “agghiacciante, psicologicamente crudele e disumano”.
Tra i leader carismatici dell’associazionismo Don Oreste Benzi, fondatore della della Comunità Papa Giovanni XXIII, da sempre impegnata nel volontariato dentro le carceri italiane e nell’accoglienza di carcerati  nelle comunità dell’associazione,  commentava così uno sciopero della fame contro “l’ergastolo ostativo” dentro il carcere di Spoleto: “Hanno ragione i detenuti. Che senso ha dire che le carceri sono uno spazio dove si recupera la persona se è scritta  la data  di entrata e la data di uscita mai? E’ una contraddizione in termini. Perché non devono avere il diritto di dar prova  che sono cambiati?”.
“A causa di queste norme ci sono nelle nostre carceri ragazzi quarantenni che sono stati condannati all’ergastolo  a soli 18 anni e che non sono mai usciti, neanche per il funerale del padre. Ragazzi che hanno vissuto più tempo della loro vita tra le mura di una prigione che fuori. Persone che non hanno la cella del carcere come letto dove rientrare per dormire, ma ce l’hanno come tomba”, afferma Giovanni Ramonda, responsabile della Comunità Papa Giovanni XXIII. Anche Stefano Anastasia, difensore civico dell’associazione “Antigone”, che si batte per i diritti nelle carceri, non ha dubbi: “L’ergastolo è una pena detentiva non paragonabile ad altre pene, perché condanna a morire in carcere. E’ cioè una pena capitale a tutti gli effetti o, come la chiamava Cesare Beccaria, ‘una pena di morte lenta’. Ma di più: è una doppia pena di morte, perché prima di quella fisica c’è quella civile”.  
Eppure mai come oggi l’argomento ergastolo sembra impopolare: “Di fronte alla crisi del sistema penitenziario italiano e alle sue gravi emergenze, purtroppo, ragionare di ergastolo può sembrare un assurdo. E poi, in tempi in cui si sente invocare la pena di morte, figuriamoci quali reazioni potrebbe scatenare una campagna per l’abolizione dell’ergastolo”, afferma sconsolato il magistrato Francesco Maisto, presidente del Tribunale di Sorveglianza dell’Emilia Romagna. “Si tratta di operare senza far clamori, ma incidendo sulla sostanza. Perché non offrire una possibilità di cambiamento al detenuto, quando vengano meno i motivi di sicurezza che l’hanno tenuto recluso?”. Così, invece, conclude un suo saggio sul tema (anticipato da “Ristretti Orizzonti”, la rivista che si scrive dentro il carcere “Due palazzi” di Padova) il professor Andrea Pugiotto, ordinario di Diritto costituzionale all’università di Ferrara: “In un sussulto di coerenza politica e razionalità costituzionale, è tempo che l’Italia, da anni impegnata nella leadership della campagna internazionale per la moratoria della pena di morte (in vista della sua definitiva abolizione), torni a porsi il problema della abrogazione dell’ergastolo. Che, della pena capitale, è l’ambiguo luogotenente”. Il giurista, scartata l’idea di un referendum abrogativo, propone, piuttosto,  una “quaestio di legittimità davanti alla Corte costituzionale”. Sull’ergastolo ostativo, “regime col quale lo Stato si comporta da ricattatore vendicativo, poiché solo se collabori con la giustizia ti offre la speranza di veder ridotta la pena, afferma: “E’ una variante aberrante tutta italiana il cui  regime ricalca, a mio avviso, la definizione di ‘tortura’ contenuta nelle carte internazionali dei diritti.  E’, insomma, l’altra faccia della pena di morte. Un carcere non a vita, ma a morte. Ciò è evidente considerando che l’ergastolo si prende l’esistenza della persona, anche se non gliela toglie, perché la priva di futuro; gli toglie ogni speranza. Direi che, anzi, ne è una variante ancor più crudele. Si resta vivi, ma dichiarati morti”.

giovedì 6 febbraio 2014

Notizie di rilievo su cui riflettere


Notizie di rilievo su cui riflettere
Pietro Grasso ha deciso: il Senato si costituirà parte civile nel processo sulla presunta compravendita di senatori, che vede Silvio Berlusconi imputato a Napoli. Grasso ha deciso andando nella direzione opposta rispetto all'orientamento emerso nell'Ufficio di Presidenza: dieci pareri contro otto per il no alla costituzione di parte civile. Adesso Grasso dovrà affrontare l'ondata di reazioni di Forza Italia, che dopo il parere favorevole maturato in Ufficio di Presidenza aveva inviato chiari messaggi. Non potrà non tenerne conto, aveva detto il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. Mentre Renato Brunetta lo invitava a essere super partes e a non assecondare quella parte della sinistra antiberlusconista ad ogni costo.
Matteo Renzi pronto alla staffetta: "Il dado è quasi tratto, scrive La Stampa- i giochi potrebbero essere vicini alla conclusione e la notizia – per dir così – non è il pressing su Matteo Renzi affinché accetti di assumere la guida del governo, quanto il fatto che il leader del Pd ha ormai deciso: se si creassero le condizioni e gli venisse chiesto, è pronto ad assumere l’incarico che oggi è di Enrico Letta. La decisione è presa. E non si tratta di una svolta improvvisa.
Sardegna - si scalda la sfida. La battuta non è da galantuomo: «Se io sono Schettino della politica, lei è la Concordia: come stazza ci siamo». Una frase del genere da Ugo Cappellacci nessuno se l’aspettava, ma la dialettica della campagna elettorale evidentemente ammette anche qualche caduta di stile. E a farne le spese stavolta è stata la scrittrice Michela Murgia, anche lei candidata a portar via la poltrona al governatore in cerca di riconferma. Finora gli attacchi erano tutti concentrati sull’attività amministrativa, sui progetti da portare avanti o su quelli mai realizzati.
Roma - sommersa dall'immondizia. Da qualche giorno la situazione è davvero insostenibile Una discarica a cielo aperto, in cui le cataste di spazzatura sovrastano secchioni e interi marciapiedi; sacchetti ovunque, annacquati dalla pioggia e ridotti a un tappeto di sporcizia: davanti ai portoni così come ai negozi e alle scuole. E l'unica soluzione sembra essere quella di tenersi l'immondizia in casa.
Marò: Ci dispiace per la perdita di due vite umane, ma non ci sentiamo assolutamente responsabili. Lo ha dichiarato a New Delhi il fuciliere di Marina Salvatore Girone, in merito alla morte di due pescatori indiani il 15 febbraio 2012. E' un dispiacere umano - ha concluso -, ma siamo innocenti. Durante un incontro con i giornalisti, nella capitale indiana, è stata quindi la volta di Massimiliano Latorre: E' un'accusa che ci fa molto male non solo come militari, ma anche come genitori e uomini, ha detto il fuciliere, rispondendo a una domanda sulla possibile applicazione di una legge antiterrorismo

martedì 4 febbraio 2014

Per un cambiamento culturale


Inoltro per gli amici e le amiche desiderose di un cambiamento culturale nei riguardi delle donne

-----Messaggio originale-----

Da: cristina at womenews.net [mailto:cristina@womenews.net]

Inviato: martedì 4 febbraio 2014 01.15


Oggetto: [il paese delle donne ] Novità

Inoltro per le donne e per gli uomini di buona volontà del blog giornodopogiorno

- Aggiornamenti dal 2 febbraio 2014

 

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ARTICOLI

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[Una deriva di volgarità crescente]

DERIVE

di  Edda Billi

Le ingiurie pesantissime fatte alla Presidente della Camera Laura Boldrini offendono anche noi.

domenica 2 febbraio 2014

una recensione ed un invito

Una recensione sul libro dell’ergastolano col quale ho un contatto tramite Nadia Bizzotto: aiuta a capire cose forse più importanti di tante altre che oggi ci travolgono.
Vi invito a leggere soprattutto ciò che ho evidenziato, nonché a comprare il libro e, perché no?, a recensirlo. Ausilia

Carmelo Musumeci, “L’urlo di un uomo ombra”
Edizioni Smasher
Il titolo di questo libro emette un grido di dolore. Il lettore che si appresta a leggerlo, è già colpito dal peso di un’asserzione  di un’ombra che attende la comprensione di uno schiamazzo che affonda le radici in una sofferenza non accolta. Tuttavia, quest’urlo, seppure incarnato da un essere invisibile ed inanimato, che solo la voce possiede come mezzo di salvezza, trasmette un messaggio universale di profondo amore. Un urlo che nasce dall’abbandono della malvagità e che approda verso il senso vero dell’esistenza umana, la liberazione. 
Si tratta di un testo che traversa la vita nelle sue più crude e calorose sfumature, un ventaglio di colori che riflettono i sentimenti della nostra anima. E’ il simbolo della colomba della pace, la vita naufraga e vittima di tempeste patriarcali che travolgono e spezzano le schiere umane nel mare dell’essere, e poi, approdano in quell’isola che uccide, ma non libera, imprigiona, ma non perdona. Non è il Noè dell’arca, ma l’umano che illude e distrugge con il suo ostinato istinto di vendetta.
Le Ombre degli Uomini Ombra, non sono ombre di esseri incarnati, ma sono ombre di esseri viventi morti, sono le ombre dei sogni che attendono di avverarsi, di subire la metamorfosi di anime con un diritto alla vita, e al cambiamento.
Il Killer Roberto, sogna un amore immaginario, un amore che desidera, che rappresenta, vagheggia, perché gli Uomini Ombra sono analfabeti del linguaggio dell’amore, e speculano nella mente come potrebbe essere l’incarnazione di questa Dea che con la sua immensa forza sostiene e regge il mondo. Il termine utopia nel suo significato strettamente etimologico, sta a significare “luogo che non c’è”. Molto spesso si sente parlare di utopia, come se tale parola avesse un senso astratto ed avulso da qualsiasi ambiente, contesto. L’utopia, nella storia di questo intrigante e misterioso racconto, diventa essere incarnato nei meccanismi della vita sociale. La mafia è utopia, le associazioni a delinquere sono utopia, gli abusi sono utopia, il potere è utopia, poiché nell’attuale realtà, nessun codice, nessun dettato costituzionale, nessun credo, insegna e penetra con i suoi programmi norme di comportamento che inducono all’avversione nei confronti della legge dell’Amore, il male che si esplica mediante l’abuso di potere, la violenza, l’illegittimità di un sistema di leggi che ci travolge, poiché non viene rispettato, è utopia. I detenuti che non hanno diritto ad una seconda possibilità di vita, vivono l’ utopia, l’utopia è tutto come dovrebbe essere, ed invece non è. L’utopia è tutto come è, e cioè come non dovrebbe essere, perciò fuori luogo.
Il male è lo spazio che non dovrebbe esserci, ed invece c’è. Pertanto può parlarsi di rivoluzione contraria alla normalità. Quando qualcuno ci spinge ad uccidere, per denaro, per divertimento, per lavoro, per costrizione, si vive e si estende l’utopia. La mafia nel racconto di Carmelo Musumeci, è continuità, è qualcosa che è sempre esistita, è la regola di alcune realtà clandestine che si celano occulte, negli infiniti strati di questa camuffata società, e trama nell’oscurità, in una notte mai svelata, che non ha dato luce al giorno. Il cancro della società, in cui Roberto vive, e di cui è vittima, diventa campo in cui minare un’educazione ricevuta, pedina offerta che mangia i personaggi degli scacchi, in base alle loro mosse ben studiate. Soccorre l’amore: per una famiglia, per una figlia, per lo studio ed il sapere, la cui curiosità giunge tardi, quando sorpassato il girone dell’inferno, ci si ritrova all’interno di una coscienza che spiega le braccia all’umanità e indica col dito gli errori di una vita che profuma di bellezza, contenuta di valori, negati e occulti. La faccia del male, si scontra a viso aperto con quella del bene, e la riconosce. È il cancro della società, il marcio che logora, il fango che insudicia le vite dei potenti, che dirigono i fili dei burattini che recitano parti assegnate.
Un libro tanto umano, quanto forte e vero, che non si stanca di gridare oltre le grinfie di Lupi perduti nelle selve più nascoste, che la rinascita dell’uomo avviene solamente mediante il perdono, l’affetto, la dolcezza, si riscopre la vita attraverso la complicità di quanti hanno avuto la fortuna di non conoscere un mondo malvagio ed inumano per non comprenderne le sue radici, i suoi rizomi, i suoi tuberi, ma oltre il buio della crudeltà, hanno osservato stelle illuminanti.
La cultura, come unico mezzo che la vita offre per leggere e comunicare con la realtà stessa, metterci in relazione con l’esistenza, offre difesa, protezione, salvataggio.
Ascoltiamo il grido di un uomo ombra, e facciamo in modo che questo urlo, invada le nostre orecchie, le nostre coscienze e le trafigga, penetri i nostri cuori, il cuore di un appello disperato di chi da anni, è destinato a vivere, a causa degli uomini e di un sistema retrogrado in una cella buia e senza vita, pur essendo disposto a donare il bene alla società, dandone una concreta testimonianza di redenzione.
Carmelo, aspetta il ritorno, da quel campo di concentramento, dove per campo di concentramento, non s’intende il lager nazista, ma un campo di persone concentrate che attende lo sterminio dei colpevoli che hanno ammesso di sbagliare, chiedendo grazia ed assoluzione ad una sorda società. L’urlo forte, di un udito poco sonoro, quello del mondo fuori le sbarre che non vuol sentire oltre ciò che non vede.
Buona Lettura.
francesca torricella