lunedì 9 dicembre 2013

Un’insulsa qualsiasi ti invita a leggere quanto scrivevo nel mio blog sotto il titolo "Ha ragione Peyretti?".
Ti conosco perché so che scrivi di vangelo, ma non ho la pazienza
di leggerti (e dire che HO TUTTA LA PAZIENZA del leggere!).
«PACCHETTO DEL MERCOLEDI'»  
N. 61 - Genova 09 dicembre 2013   
«S’ODE A DESTRA UNO SQUILLO DI TROMBA
A SINISTRA SCOMPARE IL PD»
di Paolo Farinella, prete

Genova, 09 dicembre 2013. – Volutamente ho spento tv e radio e ogni altro strumento o grancassa per non sentire il peana di giubilo per la vittoria del Ronzino de Firenze, o se volte, la parodia di Crozza. Invece di esultare, oggi la sinistra deve fare penitenza e piangere la propria fine. Seppellito Berliguer, ri-sequestrato Moro e la loro lungimiranza, ora «tutto è compiuto». Nasce il «partito secondo Matteo». Quale sia questo partito, lo sappiamo bene e possiamo parafrasarlo poeticamente con il grande genovese Eugenio Montale che, nel 1923, mentre nasceva il fascismo, immaginava incosciamente l’ascesa di Renzi/Crozza negli indimenticabili versi di Ossi di seppia:
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Nessun mondo nuovo si apre il 9 dicembre 2013, ma solo un repulisti di una classe dirigente assassina di un partito che non meritava di morire renziano, cioè peggio che democristiano doroteo. La storta e secca sillaba come un ramo è la coscienza di un popolo tradito che, per non annegare nella melma, si è aggrappata al suo affossatore perché Renzi non è mai stato né mai sarà un uomo della «Sinistra» e non avrà mai un programma di popolo, ma è il frutto maturo del virus berlusconista che ha contagiato la ex sinistra e che ora la fagocita.
Il plebiscito in favore di Renzi/Fonzie è in verità il suo seppellimento e a tutti i miei ex amici pidini oggi questo posso dire, / ciò che non sono, ciò che non voglio né mai sarò. Lo avete voluto, godetevelo e non ne parliamo più. Il trionfo si tramuterà in sfacelo e chi lo ha votato, ancora una volta, per colpa dei vecchi mapioni, ha scelto il proprio suicidio di massa. Ora Berlusconi può respirare un po’ perché avrà buon gioco nel dire che il programma di Fonzie/Renzi è uguale al suo.
Certo nei primi tempi e pubblicamente, Renzi/Crozza farà professione di antiberlusconismo, come i torturati dall’Inquisizione che, sotto tortura,  avrebbero ammesso qualsiasi cosa, anche che Dio ha sei facce, invece di tre, ma gli allocchi vi cascheranno ancora e continueranno a morire di fame e a credere che gli asini volano. Giovani, se potete, e anche se non potete, andate via da questo paese dove il la ex sinistra con un plebiscito ha ucciso il partito di Enrico Berliguer.
Chi ha votato Renzi/Fonzie/Crozza mi deve spiegare cosa c’è di comune tra questo insulso e inetto giovane vecchio e Berliguer; tra la sua etica di lotta di classe e il pigiamino borghese di Fonzie/Renzi/Crozza. Ditemi un solo punto di contatto tra Elena Boschi, sempre in tv e senza un pelo fuori posto, che spasima «largo ai giovani» e Nilde Iotti o Tina Anselmi, donna di Resistenza e donna che lottò contro la P2 di Gelli/Berlusconi.
Oggi abbiamo finito di resistere, inizia una nuova Repubblica, anzi un nuovo Stato che non ha nulla a che vedere con la Resistenza e l’Antifascismo. Ancora una volta, nessuno meglio di Montale Eugenio descrive questa situazione surreale, come in «Forse un mattino», da cui si può agevolmente oggi togliere l’avverbio dubitativo «forse» e traformare il verso in «Il mattino tragico è arrivato»:
Forse un mattino, andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo
L’8 dicembre sarà scritto a caratteri cubitali nella storia politica d’Italia: oggi festa dell’Immacolata è scoppiato il miracolo: l’epifania del nulla che danza sul vuoto di un’assurda inconsistenza. L’«aria di vetro», cioè tersa e limpida della lotta di classe, come criterio di giustizia per la distribuzione del reddito, del valore del lavoro e della dignità della persona, diventano «terrore di ubriaco», cioè barcollante senza mèta e senza più alcun punto di riferimento, se non un lampione spento sulla buia strada. Renzi è l’incertezza totale, l’illusione eretta a sistema per la gioia dei figli borghesi di papà che, oculatamente, non hanno scelto il vecchio e debosciato, ormai decadente e decaduto Berlusconi, ma il giovincello/vecchio anticipato, Renzi/Fonzi, che li farà giocare e li farà assidere alla mensa del potere che non sapranno gestire, ma potranno corrompere, meglio e più che pria.
Onore ai compagni e alle compagne che con il loro voto disperato hanno voluto mandare a casa a calci la nomenklatura inconcludente e becera che ha logorato il Pd, da Veltroni a Bersani, passando per D’Alema, la volpe del tavoliere pugliese, Nobil’Uomo di Sua Santità (ma mi faccia il piacere!!!!), ha affossato la candidatura di Prodi al Quirinale ed è finito per governare con Berlusconi, salvato per ben sei volte dalla morte politica certa.Onore alle compagne e ai compagni che oggi esultano di esserci riusciti, senza rendersi conto che si sono messi in casa il frutto maturo e più riuscito di Berlusconi: Matteo Renzi, quello che pensa come Berlusconi, ma parla come un ex pidillino. Intanto si prende atto che mafiosi, carrieristi e opportunisti, voltagabbana e troiai sono saliti sul suo carro in attesa di spuntare un posto al sole o almeno uno strapuntino.Le compagne e i compagni si sono lasciati incantare dalle parole (ci cascano sempre!!!!, non c’è verso), e non hanno prestato attenzione al modo e alla logica del pensiero. Pazienza, se ne accorgeranno, ma quando capiranno, non sarà più troppo tardi; sarà impossibile perché regnerà la pace del cimitero. Requiem, Pd. Una prece (breve).Non mi resta che aspettare gli eventi, osservando impotente le macerie di cui siamo stati tutti complici e vittime. Avvenga ciò deve, perché «tutto deve compiersi»: non c’è, infatti, rinascita, se non dalle ceneri. Un mondo vecchio sta crollando con due becchini adeguati alla bisogna: un Berlusconi patetico e pietoso con Dudù e un Berrlusconino saccente e ignorante che parla sempre senza dire niente. E’ la teoria degli opposti che si toccano, anzi che coincidono. W l’Italiota! Senza di me.


Ha ragione Peyretti?

Titolo con un punto interrogativo per tanti motivi, non ultimo quello che mi fa intravedere un pregiudizio, spiegabile, se vogliamo, ma sempre un pregiudizio.

Perché tanta fretta nel vaticinare il peggio?

E' proprio vero che lo stato sociale dell'opposizione di tempi trascorsi sia risultato migliore del nostro?

A mio parere le ingiustizie degli SPRECHI dello stato sociale di allora sono stati abominevoli. Un esempio sintomatico: ho più di un'amica che è andata in pensione dopo 10 anni circa di insegnamento. Dato che da sposate erano state condonate di cinque, e con il riscatto degli anni universitari di altri quattro, raggiungendo l'età minima per avere la pensione, si sono servite di questo spreco pubblico, di cui per primo si è servita la moglie di Bertinotti. Ebbene, le mie amiche, vecchie e benestanti per altre entrate, continuano a percepirla!

Mi vien da dire: "san Matteo, divertiti pure tu, meno che quarantenne, per un poco. Forse la stessa ambizione ti potrà aiutare a FARE qualcosa di diverso da quello che hanno fatto e fanno i furbi, che hanno per capofila il volpone D'Alema... Ausilia

MI FIDO DEGLI UMILI

di Enrico Peyretti, 9 dicembre 2013

Io sono strabiliato dal vedere sempre i vincitori nelle elezioni, regolarmente e dappertutto, scoppiare di felicità, urlare di gioia, elevare peana a cui non basta il vasto cielo, portati in trionfo dall'esercito dei loro sostenitori. Ma vi rendete conto della responsabilità che vi è caduta addosso? Non avete vinto nessun male e nessun problema: solamente vi hanno caricato del compito di vincere i mali della vostra società. Non sentite il grave peso, mentre ballate? I mali, le difficoltà, i problemi, gli errori che farete li avete tutti davanti, non alle spalle. Quasi sempre i vincitori eletti esibiscono per prima cosa la loro incoscienza, il narcisismo che li spinge – ce lo fanno temere loro – più della volontà di servire al bene comune. Solo qualche papa eletto in conclave si è presentato al popolo con umiltà. E se si eleggessero quelli che sono degni e capaci ma non desiderano essere eletti?Matteo Renzi ha stravinto nel Pd per vincere in tutta Italia.

Prendiamo atto della sua esultanza. Il programma quasi unico che ha presentato è: vincere.

Ma vincere non serve, se non si hanno idee e programmi più giusti della realtà esistente. Vedremo. Vincere coi numeri non è indispensabile, perché le idee giuste valgono e possono vincere più dei numeri. Si può migliorare la realtà anche stando all'opposizione. Più che maggioranza o minoranza conta la qualità dei progetti e dell'azione politica. Durante l'era democristiana, la sinistra all'opposizione ha contribuito alla costruzione dello stato sociale, più giusto dello stato oggi presente, senza avere il governo.

Cos'è il potere?
In realtà, il potere non è un sostantivo, un oggetto – se ce l'ho io non ce l'hai tu; se lo prendo io tu resti senza – ma è un verbo: io posso, tu puoi, egli può. Naturalmente possiamo in misure assai diverse. Ma poiché la pretesa del più forte di essere obbedito dipende tutta dalla coscienza di chi dovrebbe obbedire – purché  costui usi e sviluppi la propria coscienza - il risultato non è determinato solo da chi comanda, ma da chi ha coscienza dei valori e decide in base ad essi, e non alla volontà del potente, se dare o no la propria obbedienza. Il potere ingiusto disobbedito è svuotato dalla forza della coscienza che sa pagare il necessario prezzo, senza bisogno di fare violenza, e non esiste più. Ciò non è utopia, ma è avvenuto in numerosi casi storici, in tutto il mondo, che ovviamente la storiografia più vicina ai potenti non ha occhi per vedere, o  tende ad occultare, scrivendo quasi solo la storia dei vincitori. Indico in Google la bibliografia storica  Difesa senza guerra (ultima edizione maggio 2013).
L'ideologia del vincere non è una idea politica. La democrazia conta i numeri, ma non è un pallottoliere: è la fiducia che la razionalità umana media sappia scegliere il meglio possibile, e che gli stolti siano meno numerosi dei mediamente saggi. A volte avviene, a volte no. Il popolo non è infallibile. La vittoria numerica non indica sempre la buona politica.
Pare che senza una buona dose di ambizione non si possa fare politica. Pare. Sembra così sul palcoscenico usuale animato dagli ambiziosi. Ma molti lavorano e faticano senza voler apparire. È certamente un bene ambire a qualcosa. A cosa? Tutto dipende da questa risposta.
Diffido di chi non trema
Diffido molto di chi è felice di essere stato scelto per un compito difficile e pesante, come se avesse raggiunto un risultato. Non sa di essere soltanto ai blocchi di partenza. Diversi anni fa, volli scrivere una Fantastica intervista (pubblicata su Rocca 15 giugno 1995, poi riprodotta nel libro La politica è pace, Cittadella editrice 1998, pp. 66-70), in cui immaginavo un presidente neo-eletto a grandissima maggioranza, che non esulta ma trema, che rifiuta l'idea di vittoria, che teme di deludere la fiducia, che promette di impegnarsi, ma prevede anche di fare sbagli, più di uno, che darà la precedenza su tutto a scuola e lavoro, che tasserà il lusso, che, ispirato da Pertini, svuoterà gli arsenali per riempire i granai, che non vuole essere seguito dal popolo, ma preceduto, che vede come ostacolo maggiore i piccoli orizzonti, l'assenza di utopie, che prega il giornalista intervistatore di portargli le obiezioni di chi non ha mezzi per esprimerle. Qual presidente inventato non esiste. Non esiste ancora.  



Se son rose fioriranno

RACCOLTA DI GIUDIZI ESPRESSI
SULLA VITTORIA DI RENZI
Rosy Bindi in un’intervista a Repubblica: credo che Matteo Renzi, neo segretario del Pd con quasi il 70% delle preferenze, "abbia la capacità di tenere unito il partito" perché inizia un nuovo percorso. “Non sfugge a nessuno che questo risultato è frutto di una voglia di cambiamento, ma il sindaco di Firenze ha comunque avuto l'appoggio di figure nazionali e locali che non sono espressione di una classe dirigente che nasce oggi": comunque "il suo successo è stato determinato anche dalla capacità di molti di riciclarsi". Non è certo "la rottamazione la categoria con cui spiegare questo passaggio di consegne e questa nuova fase. Tanto meno mi sento rottamata io, che decidendo di non schierarmi ho scelto di riconoscermi nel segretario che il popolo delle primarie avrebbe eletto. Del resto non ho mai dubitato che il risultato sarebbe stato questo". "C'è da prendere in mano un Paese che non ce la fa più. Mi auguro che il Pd abbia una voce molto più forte di quella che ha avuto fino adesso", a cominciare da un "rilancio del governo su lavoro e sviluppo".
Dalla stampa estera
 Al di la che Renzi faccia del Partito Democratico ma Renzi ha vinto questa battaglia per una serie di motivi che interessano anche altra persone che non votano il Partito democratico.
Renzi ha vinto perché propone all’elettorato, e non solo del centrosinistra, di andare alla scoperta di un nuovo mondo politico.
Renzi ha vinto perché gli Italiani sono davvero stanchi del rituale di una politica che fino ad oggi sembra avere pensato solo a se stessa.
Renzi ha vinto perché piace anche agli imprenditori perché ha un idea sul lavoro e sindacati che piace ed è per questo che spesso piace anche all’elettorato diverso.
Renzi ha vinto perché ha capito che la soluzione alla disoccupazione non è irrigidire il mercato del lavoro ma agevolare le assunzioni e non ostacolarle con la burocrazia dello stato.
Renzi ha vinto perché  è contrario contro una certa sinistra che vede gli utili delle società come il diavolo.
Renzi ha vinto perché crede ad una trasformazione di questa Europa e non alla sua distruzione.
Passim
* Non è la fine della sinistra, dice il neo segretario, è la fine di un gruppo dirigente. Il bipolarismo è salvo, basta inciuci. *  Sono caduti anche il muro di Bologna e quello dell'Emilia-Romagna, i fortini dove Bersani aveva vinto nettamente alle ultime primarie e dove Gianni Cuperlo si era aggiudicato il voto tra gli iscritti qualche settimana fa. Matteo Renzi non si limita a vincere ma stravince proprio in Emilia-Romagna, con una percentuale (il 71,5%) superiore alla media nazionale. Il sindaco di Firenze passa nettamente anche a Bologna con il 64,8% mentre Cuperlo si ferma ad un clamoroso 18,3%, tallonato da Civati con il 17%. Oggi i paragoni e le metafore si sprecano e c'è addirittura chi parla di una nuova Bolognina (tra l'altro Renzi ha vinto pure lì). Il rischio di farsi prendere da smania retorica è concreto ma è indubbio che quello che è accaduto con il voto di domenica anche da queste parti è un vero e proprio terremoto politico.
Il voto dei gazebo a Bologna e in Emilia-Romagna consegna una vera e propria rivoluzione. Soprattutto viene da pensare che il dato così alto in Emilia-Romagna, con punte dell'80% a Cesena, sia anche una reazione alle inchieste che stanno riguardando la Regione e su cui Renzi ha pronunciato parole chiare nel suo ultimo comizio bolognese a Casalecchio.
Matteo Renzi comincia la cavalcata da leader del Pd nel migliore dei modi: con una vittoria che sa di trionfo e un'affluenza massiccia, dalla quale il sindaco rivendica la forza per dettare la linea dentro il Pd e soprattutto verso il governo. Il rottamatore ha intenzione di incassare subito i dividendi del successo: domani mattina, senza "fare accordi con nessuno", annuncerà la nuova segreteria di 12 persone. Ma Renzi punta soprattutto a "cambiare verso" nel rapporto con il governo, incontrando quanto prima il premier Enrico Letta e chiedendo all'assemblea di martedì la 'fiducia' dei parlamentari su 3 punti, riforma elettorale maggioritaria in primis.
Il Pd cambia era - Il rottamatore, vissuto con fastidio fino ad un anno fa e battuto a dicembre scorso da Pier Luigi Bersani, si prende il partito, con l'appoggio di una parte della vecchia guardia, come Veltroni e Franceschini, e soprattutto di elettori molti non militanti. E sconfiggendo chi, come Massimo D'Alema, ha cercato di frenarlo fino alla fine. Sarà un Pd diverso già nella forma snella quello che Renzi vuole costruire. A partire dalla sua presenza a Roma che non sarà fissa: il sindaco non ha intenzione di prendere casa nella capitale e farà avanti e indietro tra Firenze e il Nazareno. Fedele alla linea che un partito deve ''stare tra la gente'' e non nel chiuso delle stanze di un partito. Nonostante la decisione di fare il segretario-sindaco, Renzi ha già annunciato che non avrà un vice, figura da lui considerata come un premio di compensazione nella geografie delle correnti, che il neoleader annuncia di voler azzerare.
La squadra - Il vero uomo-macchina del Pd a trazione renziana sarà Luca Lotti, deputato e braccio destro del sindaco che ha già organizzato la macchina delle primarie. Lotti dovrebbe essere l'unico toscano della segreteria, che sarà composta da 6 uomini e 6 donne. Un altro uomo in un dipartimento operativo dovrebbe essere l'attuale coordinatore della campagna delle primarie Stefano Bonaccini, ex bersaniano di solida tradizione politica emiliana. Un altro fedelissimo in segreteria dovrebbe essere Angelo Rughetti, campano, classe 1967, già segretario dell'Anci. Tra gli outsider, secondo i rumors, potrebbe entrare nella squadra come responsabile economico Tito Boeri e personaggi molto vicini al sindaco, come il patron di Eataly Oscar Farinetti e lo scrittore Alessandro Baricco. Tra le donne sembra certa la presenza della governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani mentre c'è attesa per capire se il responsabile economico del Pd sarà Yoram Gutgeld, manager di McKinsey, considerato il guru economico di Renzi. Come il sindaco, non dovrebbe trasferirsi a Roma lo storico portavoce di Renzi Marco Agnoletti e sembra ancora presto per capire chi prenderà le redini della comunicazione in un partito dove, in realtà, il leader ha già grandi capacità comunicative.
Le prossime tappe - La visita alla Terra dei Fuochi dovrebbe essere la prima tappa simbolica del neosegretario, che sarà proclamato ufficialmente domenica 15, a Milano, dall'assemblea appena eletta con le primarie. Ma più che ai gesti simbolici, Renzi punta ad imprimere ''una svolta radicale'' nel ruolo del Pd rispetto al governo. Sono 3 i punti su cui il segretario incalzerà il premier già a partire dall'incontro che avverrà prima del voto di fiducia di mercoledì: riforma della legge elettorale in senso maggioritario, di cui Renzi vuole la titolarità dell'iniziativa che ''non spetta al governo''. Un piano per un miliardo di tagli ai costi della politica e una posizione più combattiva dell'Italia verso l'Europa, che possa portare in prospettiva anche a chiedere una revisione dei parametri di Maastricht. Su queste 3 priorità il neoleader non prenderà tempo per andare alla conta nei gruppi parlamentari: già all'assemblea alla vigilia della fiducia di mercoledì, chiederà un voto a deputati e senatori, convinto che in ogni caso gli unici titolari della sua investitura sono gli elettori delle primarie.

sabato 7 dicembre 2013

Nelson Mandela

Due articoli interessanti su Nelson Mandela
06 dicembre 2013 R.it Esteri
WASHINGTON - Papa Francesco ha "appreso con tristezza" la notizia della morte di Nelson Mandela. In un telegramma inviato al presidente della Repubblica sudafricana Jacob Zuma, Bergoglio ha ricordato "l'impegno nel promuovere la dignità umana" e l'esempio di Madiba: "Possa ispirare generazioni di sudafricani a mettere la giustizia e il bene comune avanti nelle loro aspirazioni politiche. Con questi sentimenti invoco per tutta la gente del sudafrica i doni divini della pace e della prosperità"
Un Barack Obama turbato fino quasi alle lacrime si è presentato davanti alle telecamere per onorare Nelson Mandela, l'eroe anti apartheid e premio Nobel per la pace nel 1993. E lo ha fatto citando le parole pronunciate dallo stesso Mandela durante il suo processo nel 1964 davanti alla Corte Suprema di Pretoria. "Ho combattuto contro il dominio dei bianchi e ho combattuto contro il dominio dei neri. Ho amato l'ideale di una società democratica e libera in cui tutti possono vivere in armonia e con pari opportunità. E' un ideale per il quale spero di vivere e che spero di raggiungere. E se necessario è un ideale per cui sono pronto a morire", ha detto Obama, aggiungendo: "Mandela ha vissuto per questo ideale e lo ha reso reale". Un uomo "influente, coraggioso e profondamente buono. Michelle e io facciamo le nostre più profonde condoglianze alla famiglia di Mandela", ha aggiunto. "Non posso immaginare la mia vita senza l'esempio di Nelson Mandela", ha aggiunto Obama che ha definito Madiba come "uno degli uomini più coraggiosi e influenti che l'umanità abbia avuto. Attraverso la sua fiera dignità e una volontà ferrea di sacrificare la propria libertà per quella degli altri - ha sottolineato Obama - egli ha trasformato il Sudafrica e ci ha scossi tutti". "Sono stato uno dei milioni di persone ispirate da Mandela", ha detto il presidente, ricordando il giorno in cui Madiba uscì dal carcere: "Mi ha dato l'idea di cosa si può raggiungere quando si è guidati dalla speranza". E in effetti Obama ha sottolineato come Mandela abbia raggiunto "più di quanto ci si possa aspettare da ogni uomo. Fermiamoci e ringraziamo il fatto che sia vissuto". La conferenza stampa straordinaria alla Casa Bianca è durata pochi minuti. Obama ha scelto di interromperla rapidamente per prendersi qualche minuto per "riflettere sulla figura di Mandela".
"Un campione di dignità umana e di libertà". Così, l'ex presidente americano Bill Clinton ha ricordato Nelson Mandela, che diventò presidente del Sudafrica negli anni in cui Clinton era alla Casa Bianca. "Oggi il mondo ha perduto uno dei suoi più importanti leader e uno degli esseri umani più puri", ha aggiunto. I membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno osservato un minuto di silenzio per onorare la morte dell'ex presidente sudafricano Nelson Mandela.
"La sua forza morale, la sua umanità hanno abbattuto il sistema dell'apartheid. E dopo 27 anni di detenzione non ha voluto vendetta ma ha parlato di riconciliazione e pacificazione". Sono le parole con le quali il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha ricordato la figura di Nelson Mandela nel corso di una conferenza stampa straordinaria appena appresa la notizia della sua morte. "Sono stato ispirato da Mandela", ha raccontato: "Mi disse che erano state centinaia di migliaia di persone ad aver abbattuto l'apartheid, non lui solo. Fui colpito da queste parole. Come è possibile, mi chiesi, che un uomo non si attribuisca i meriti che tutti gli attruiscono? Dobbiamo imparare da Nelson Mandela per fare in modo che questo mondo sia migliore".
Il Dalai Lama ha detto di "aver perduto un caro amico, un uomo coraggioso, di una integrità incontestabile". Il leader tibetano in esilio ha aggiunto che il "modo migliore per rendergli omaggio è di lavorare per la pace e la riconciliazione come ha fatto lui".
Il Comitato norvegese per il Nobel ha ricordato Nelson Mandela, descrivendolo come "unodei più grandi nomi della lunga storia del Premio Nobel per la Pace". Il Comitato ha sottolineato come la sua opera testimoni che "anche i più aspri conflitti possono essere risolti con mezzi pacifici". 
Un altro simbolo della lotta per la democrazia e per i diritti civili, Aung San Suu Kyi, ha voluto testimoniare la propria vicinanza al popolo sudafricano: "Noi possiamo cambiare il mondo cambiando i nostri atteggiamenti, le nostre percezioni. Per questa ragione, vorrei rendere omaggio a lui come ad un grande essere umano che ha elevato gli standard di umanità".
Anche l'ultimo presidente sudafricano durante il periodo dell'apartheid, Frederik Willem de Klerk, alleato di Madiba nel percorso per la cancellazione della segregazione razziale, ha voluto ricordare il loro primo incontro e il loro rapporto, talvolta burrascoso, che portò però alla transizione nel Paese: "Nonostante stessimo in parti politiche contrapposte, siamo stati in grado di metterci insieme in momenti critici per risolvere le molte crisi che si verificarono durante il processo di negoziazione. Era una persona molto umana". 
Il premier indiano Manmohan Singh lo ha definito un "vero Gandhiano" e ne ha ricordato la figura di "eterna ispirazione per le generazioni future". E' morto "un gigante tra gli uomini. Per l'India è una perdita come per il Sudafrica. Era un vero gandhiano", ha scritto Singh sul suo account di Twitter.
Il Cremlino ha emesso un comunicato con il cordoglio di Vladimir Putin: "Nelson Mandela è stato uno dei più grandi uomini politici dei tempi moderni" che "non ha mai tradito le sue convinzioni".
Anche l'ultimo capo di stato sovietico, Mikhail Gorbaciov, ha espresso il proprio cordoglio: "Un grande uomo se ne è andato, che io ed altri rispettavamo per la sua dedizione alla libertà ed alla rivoluzione". 
Anche la Cina ha fatto le proprie condoglianze al governo sudafricano e alla famiglia di Madiba, attraverso le parole di Hong Lei, portavoce del ministero degli Esteri cinese: "Era un politico eccellente che si è conquistato il rispetto e l'amore della gente in tutto il mondo". 
Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ricorda così Mandela: "Un uomo di pace e una figura ispiratrice, un simbolo di libertà" per tutto il mondo.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ammirato l'impegno contro la segregazione razziale: "Non è mai stato altezzoso. Ha lavorato per ricucire gli strappi nella società sudafricana ed è riuscito a prevenire uno scoppio dell'odio razziale". 
Il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) è stato il primo leader arabo a rendere omaggio a Nelson Mandela, ricordandolo come eroe della lotta all'apartheid. "Mandela è stato simbolo della liberazione dal colonialismo e dall'occupazione per tutti i popoli che aspirano alla libertà".
Anche l'Europa rende omaggio a Mandela. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha scritto su Twitter: "Nelson Mandela è stato uno dei più grandi statisti dei nostri tempi. Onoriamo la sua memoria con un impegno collettivo per la democrazia". Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso ha detto che "non c'è modo migliore per onorare la sua memoria che riaffermare il nostro impegno collettivo per sostenere i valori della vera e profonda democrazia per cui Nelson Mandela ha lottato instancabilmente".
Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha ricordato lo spirito da leader e da fonte di ispirazione: "Il Sud Africa perde suo padre, il mondo perde un eroe. E' stato un combattente, un leader e una fonte di ispirazione per tante persone in tutta l'Africa, l'Europa e il mondo intero".
La regina del Regno Unito, Elisabetta II si è detta "profondamente rattristata" per la morte di Mandela e ha voluto ricordare la sua "instancabile" azione per "un Sud Africa pacifico".
Il premier britannico David Cameron "una grande luce si é spenta nel mondo". E anche: "Nelson Mandela è stato un eroe del nostro tempo". La bandiera dinanzi alla residenza del premier, al numero 10 di Dowining street, è a mezz'asta in segno di lutto e di omaggio.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha reso omaggio alla memoria di Nelson Mandela, un "nome per sempre associato alla lotta contro l'oppressione del suo popolo", come recita un comunicato: "Insieme con il popolo sudafricano, noi siamo in lutto in Germania per Nelson Mandela" ha dichiarato la cancelliera.
Il presidente francese François Hollande ha ordinato le bandiere a mezz'asta nel paese per onorare la memoria dell'ex presidente sudafricano Nelson Mandela, secondo quanto ha annunciato a Pechino il presidente del Consiglio Jean-Marc Ayrault. "Il presidente della Repubblica François Hollande ha voluto che questo messaggio sia condiviso da tutti i francesi" ha dichiarato Ayrault, in visita ufficiale in Cina.
Re Juan Carlos di Spagna ha commemorato Mandela, per il "suo immenso sacrificio personale, veramente eroico" ed ha inviato le sue condoglianze a tutto il popolo sudafricano: "La sua vita è stata un esempio di integrità e grandezza messe al servizio degli altri".
Per il premier spagnolo, Mariano Rajoy, Mandela è stato un "uomo libero per tutta la vita ivi compresi i 27 anni in cui si trovava in prigione. E' importante sottolineare che ha fatto della concordia la forza del proprio mandato. Da questo dobbiamo imparare tutti".
Lech Walesa, capo storico del sindacato polacco Solidarnosc e premio Nobel per la Pace 1983, ha reso omaggio a Nelson Mandela, "un grande simbolo della lotta contro l'apartheid e il razzismo. E' morto un grande uomo. Con il pastore Martin Luther King e l'arcivescovo Desmond Tutu, è stato un grande simbolo della lotta contro l'apartheid e il razzismo, per la legalità".

sabato 30 novembre 2013

Notizia rassicurante?

Tra le notizie torbide che giungono
sulla politica italiana
-non peggiore né migliore delle altre politiche di questo mondo-
una mi è sembrata più rassicurante
Da persona qualunque mi chiedo
se si andrà a fondo sulla questione
altrimenti la denuncia
avrà fatto un buco nell’acqua

LA DENUNCIA DELLA CORTE DEI CONTI
sollevata dal procuratore De Dominicis
sulla questione di legittimità del
finanziamento dei partiti politici
La decisione è stata presa nell'ambito dell'indagine istruttoria aperta nei confronti dell'ex amministratore-tesoriere della Margherita, Luigi Lusi, sotto processo anche penalmente per illecite sottrazioni di denaro pubblico.
Per la Corte dei Conti tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l'ondata disgregante dell'antipolitica.
Per il procuratore De Dominicis, dalla normativa contestata deriva la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell'aprile 1993La differenziazione degli importi dei rimborsi dopo il primo anno dalle elezioni, inoltre, si configura arbitraria e discriminatoria perché consolida la posizione di vantaggio solo di quei partiti che hanno raggiunto la maggioranza politico-parlamentare.