sabato 15 marzo 2014

Sull'articolo di Monica Lanfranco


IL ‘NON MI ACCONTENTO’
di Monica Lanfranco [e il mio]
 
da Il Paese delle donne
Non mi accontento, lo so. E’ sbagliato, so anche questo. Provo, davvero, ma è difficile, per me
Per esempio: fanno un governo 50 e 50 e io lì subito a dire che non c’è il Ministero per le Pari Opportunità, (che vuol dire, tra l’altro, che non si sa come potranno andare avanti i progetti contro la violenza della maggioranza delle strutture sul territorio). Mi ostino a non festeggiare, e mi risento anche perché la Ministra della difesa viene da un filone di pensiero non certo pacifista. Alcune trenta/quarantenni stigmatizzano sul blog di Lorella Zanardo, (che gentilmente rilancia la mia riflessione sul nuovo governo), questo mio disappunto: insomma non avevamo detto che la parità di genere era l’obbiettivo? Basta con queste veterofemministe brontolone.
Io, per la verità, sono decenni che dico che non è un obiettivo finale, perché è la qualità che conta, è l’essere portatrici di cambiamento e di visioni femministe, ma insomma, siamo sempre lì: non mi accontento, lo so, ed è sbagliato.
Mi invitano in un ricco comune del nord ovest, dove una assessora attivissima e gentilissima organizza nella sua città un ‘talk’ con donne del mondo del lavoro e della società civile, condotto da una collega televisiva, brava e impegnata.
Mi domando perché sia sempre necessario il personaggio tv per organizzare un momento di parola e di discussione, e perché bisogna chiamarlo talk. Anche le letture del libri: se non le chiami reading non sei cool.
E’ che non mi accontento, lo so: dopo oltre 20 anni di tempi, modi, linguaggi tv che hanno permeato le nostre vite (e dico davvero, dal modo di vestire, parlare, fare l’amore, organizzare le feste di compleanno, i matrimoni, i funerali, il parto, tutto secondo i dettami della tv) come si fa ad avvicinare il pubblico e pretendere di riempire la sala se indichi ‘soltanto’ un ‘incontro’ o un ‘dibattito’? Ovvio. E’ che non mi accontento.
Eppure dovrei essere contenta che il teatro si riempia, che le donne che salgono sul palco possano dire che sul lavoro ora sì che c’è la parità, (nella loro azienda di famiglia), che la giovane carabiniera possa fieramente dire che ama la sua divisa, che la responsabile di un centro contro la violenza dica che non è certo femminista, e che si discuta tra il serio e il faceto sul multitasking, stabilendo che siccome gli uomini delle caverne avevano da stare focalizzati sulle prede non han potuto sviluppare la visione laterale e globale, mentre le cavernicole invece sì, occupandosi di agricoltura e cuccioli, e per questo imparando così a vedere anche dietro alla nuca.
Insomma, amiamo gli uomini ma non possiamo pretendere da loro che facciamo più di una cosa per volta, è così e basta.
Ci sarebbero dei video da vedere (per esempio quello di Eve Ensler, La preghiera di un uomo, che dura tre minuti, o quello di un minuto che riassume la campagna One billion raising) ma si sa, i tempi tv son tiranni, (anche se non siamo in tv), e la gente potrebbe annoiarsi.
E’ che non mi accontento, lo so.
Al mattino, nella strada del ritorno, sulle dolci colline baciate dall’incipiente primavera conto 25 giovani nigeriane che aspettano i clienti, statisticamente distinti padri di famiglia di ogni età del dolce e ridente nord ovest. Mentre passo in auto una di loro, particolarmente attiva e quasi nuda, fa ampi gesti per segnalarsi, e solo quando vede che al volante c’è una donna smette di sbracciarsi, fa un gesto di scusa, e si prepara per la vettura successiva.
Per un vasto filone di pensiero anche questa è una possibilità, nel vasto mondo libero che andiamo costruendo, no? Mica saremo moraliste.
E’ che non riesco, proprio non mi accontento. Ma, ovviamente, sbaglio.
Anche io ‘Non mi accontento’
Cosa hai, Monica con questo ritornello a cui aggiungi ‘Ma, ovviamente, sbaglio’?
Perché non dici chiaro e tondo cosa pensi tu (anche se mi pare di intuirlo), anziché fare confessione che ti sbagli?
A me piacciono certe espressioni (le ho evidenziate in rosso); mi piaci anche tu per ciò che dici. Ma io  sono fatta in un certo modo e conservo le mie idee, piacciano o non piacciano a te, alle femministe, a chiunque.
Dirò sinteticamente:
Essendo molto anziana e malata, posso partecipare ben poco alle lotte che si conducono ovunque per mille cose, ma conservo ancora integra la mia sanità e lucidità mentale per fare dei distinguo in ogni cosa.
I problemi riguardanti le donne!
Non sono più importanti, né più urgenti di quelli degli altri.
Ci sono ragioni che fanno risultare evidente che quello delle donne sia preminente: il fatto che la generazione di nuovi esseri umani sia affidato e addossato come peso, a loro, ha conseguenze di carattere primario per il bene collettivo….
Ma c’è un MA di portata enorme.
Non è detto che ciò debba essere letto in termini di diritti. Le donne sono essenzialmente persone (lo si dice in tutte le salse), ma non possono vantare diritti a preferenza di tante altre persone, di qualsiasi età, genere, appartenenza sociale, e che meriterebbero ben maggiore attenzione…
Se le donne hanno la consapevolezza di ciò che significa e comporta la loro appartenenza di genere, sarebbe ora di metterla a frutto a vantaggio di tutti.
Ultimamente, forse dopo che tu ti sei espressa nell’articolo riportato, è avvenuto un fatto terribile: una madre che uccide le sue tre figlie per vendetta.
Perché non ci pronunciamo in merito? Non ci accorgiamo che ritorna il mito di Medea? (non ho sentito che qualcuno l’abbia evocato). Ciò vuol dire, a mio parere, che le donne sanno essere anche carnefici, e mi chiedo se questa sia una componente antropologica o non so cos’altro. Forse se ci pronunciassimo, sapremmo dire qualcosa in più di quanto fa parte della solita litania femminista.
E forse è il caso che anch’io chiuda col tuo ‘Ma, ovviamente, mi sbaglio’.

mercoledì 12 marzo 2014

Aggiornamenti politica italiana


Mercoledì 12 marzo 2014

Da L'Huffington Post

"1000 euro l'anno a chi guadagna meno di 1500 euro al mese"

Un carrello della spesa, pieno. È l'immagine che compare sullo sfondo della slide con cui il premier Matteo Renzi illustra in conferenza stampa a Palazzo Chigi gli effetti del taglio al cuneo che partirà da maggio. La slide ha le scritte in verde e blu, su sfondo bianco. In alto la scritta: "L'economia svolta". Sotto l'annuncio: "+1000 euro netti all'anno a chi ne guadagna meno di 1500 al mese".
Entro luglio poi sarà sbloccato il pagamento di tutti i debiti che le pubbliche amministrazioni hanno con le imprese. Nelle slide presentate dal premier si legge che 22 mld sono già stati erogati, attraverso le norme, mentre altri 68 mld saranno erogati entro luglio
 

lunedì 10 marzo 2014

Tragedie in carcere e nella società 'libera'



OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE
Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”
Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti
Detenuto del 41bis si impicca nel carcere di Opera, sesto suicidio in cella da inizio mese di marzo
 
Dall’introduzione del “carcere duro”, nel 1992, sono stati 39 i detenuti del 41bis a togliersi la vita, una frequenza di suicidi 3,5 volte maggiore rispetto al resto della popolazione reclusa.

Domenico Antonio Pagano, 46 anni, si impicca il 17 marzo scorso nella Casa di Reclusione di Opera (Milano), dove è detenuto in regime di 41-bis, il cosiddetto “carcere duro”. 

Oggi a Casavatore, in Provincia di Napoli, si sono svolti i funerali.

Sulla morte è stata aperta un’inchiesta. Da inizio marzo è il sesto suicidio nelle carceri italiane e altri 3 detenuti sono deceduti per cause in corso di accertamento. Nel 2013 sono già 44 i “morti di carcere”, di cui 14 per suicidio.
 
La frequenza dei suicidi tra i carcerati sottoposti al regime di 41-bis è 3,5 volte superiore a quella registrata nel resto della popolazione detenuta: 39 casi (in 21 anni di “carcere duro”) su un totale di 1.142 suicidi in cella.
 
Detenuti morti da inizio marzo:

 
Detenuto Italiano 53 anni 22-mar-13 Suicidio Ivrea (To)

 
Detenuto Italiano 40 anni 18-mar-13 Da accertare Massa Carrara


Domenico Pagano 46 anni 17-mar-13 Suicidio Milano Opera


Detenuto Ghanese 47 anni 16-mar-13 Suicidio Opg Reggio Emilia


Detenuto Marocchino 31 anni 15-mar-13 Da accertare Milano San Vittore


Daniele De Luca 29 anni 13-mar-13 Suicidio Opg Reggio Emilia


Detenuto Tunisino 33 anni 7-mar-13 Suicidio Pescara


Pasquale Maccarrone 27 anni 6-mar-13 Suicidio Crotone


Giovanni Uccellatore 48 anni 3-mar-13 Da accertare Monza
 
CHE DIRE quando si discute in occasione della giornata della donna, ed intanto imperversa, non solo il femminicidio per causa di uomini IN CONTEMPORANEA di vessazioni le più crudeli fino all'omicidio da parte ANCHE delle stesse donne? E' ora di svegliare la nostra UMANITA'..... nella consapevolezza che, senza una visione trascendente (profonda), nessuno e nessuna ce la farà........
 

sabato 8 marzo 2014

giornata della donna nel mondo

Milano, 8 marzo 2014
Non potevamo scegliere un giorno migliore di questo per presentarvi la Fondazione Marisa Bellisario.
Nata nel 1989 da un’idea di Lella Golfo, l’associazione si occupa di rilanciare l’immagine delle donne in campo professionale, con lo scopo di abbattere le differenze di genere puntando sulle eccellenze del mondo femminile. Riuscendo a richiamare costantemente l’attenzione delle istituzioni proprio su questi temi, dal 2005 l’associazione è riconosciuta come ONG e opera anche a livello internazionale. Promotrice di una cultura paritaria, la Fondazione Marisa Bellisario è attiva in diversi settori: dall’industria all’economia, passando per la comunicazione e le nuove tecnologie, campi dove vengono organizzati studi e ricerche sempre aggiornate alla situazione contemporanea. Però, c’è un particolare momento dell’anno che rappresenta il cuore dell’attività della Fondazione, ovvero il Premio Marisa Bellisario.
Istituito nel 1989, si tratta di un prestigioso riconoscimento rivolto alle donne che, attraverso le loro doti, la loro passione e la loro tenacia, si sono distinte nel mondo professionale, sociale, del management e della scienza. A tutto ciò, si aggiunge un forte spirito di solidarietà messo a disposizione a livello internazionale. La Fondazione, infatti, si ripropone come punto di riferimento per tutte le associazioni che operano nei Paesi in via di sviluppo dove le donne non sono ancora riuscite a crearsi un ruolo indipendente e ben definito a livello sociale. Cooperazione e collaborazione sono dunque le parole chiave per raggiungere un obiettivo così ambizioso. Infatti, l’ONG ha l’intento di creare un vero e proprio network rosa basato sulla condivisione di storie ed esperienze che, se raccontate e condivise, possono diventare un importante stimolo di crescita e di arricchimento collettivo. Così, la Fondazione Bellisario opera in nazioni difficili come l’India, l’Afghanistan, la Cina e la Palestina, perché le donne sono donne sempre e ovunque e in una giornata come questa vale la pena ricordarlo e, magari, dedicare qualche minuto a una piccola riflessione proprio in merito a queste tematiche. La parità di diritti tra uomini e donne, il riconoscimento della figura femminile come soggetto affermato a livello sociale, l’affermazione delle donne nel settore lavorativo sono condizioni che molti di noi danno per scontate ma che, in fondo, non sono ancora così consuete in tutte le realtà del mondo e fino a quando sarà così, è importante riconoscere e sottolineare l’attività di chi si impegna per cambiare le cose. Dunque, auguri a tutte le donne, ma soprattutto auguri a quelle donne che hanno il coraggio di guardare avanti verso il progresso, pur non dimenticando chi, ancora troppo spesso, rimane indietro.

giovedì 6 marzo 2014

Ricevo tramite Nadia e trasmetto

Vi ricordate di Roverto Cobertera, l’uomo di colore con doppia cittadinanza domenicana e statunitense condannato all’ergastolo che tempo fa aveva iniziato uno sciopero della fame per gridare la sua innocenza? Vi ricordate che dopo due ricoveri all’ospedale, l’appello al Presidente della Camera dei deputati e della Redazione di “Ristretti Orizzonti” e l’importante novità della ritrattazione del suo accusatore, e reo confesso di quell’omicidio, aveva interrotto il digiuno?
L’altro giorno Roverto mi ha confidato che non ce la fa più ad aspettare i tempi lunghi della giustizia italiana per la revisione del suo processo. E dal primo di marzo ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza. Ho tentato con tutte le mie forze a farlo desistere da questo nuovo digiuno, ma Roverto è davvero convinto di non avere nessun’altra scelta.
-Ho una giovane moglie e due bambine che mi stanno aspettando. E non posso ancora farle aspettare. Se non potranno avere me, avranno almeno nel mio paese un cadavere e una tomba su cui pregare. Non ho nessuna fiducia nel vostro sistema giudiziario. Non ho santi in paradiso, né i soldi e gli avvocati di Berlusconi. E il Dio cui io credo è nero,  non è bianco. Carmelo, la giustizia italiana non mi può fare più male di quello che mi ha già fatto. Non rischio nulla, posso solo morire di fame, ma quando uno ha perso la libertà per sempre, questo è il guaio minore. Riguardo a mia moglie e alle mie figlie, la morte non può sopprimere l’amore, né impedire la riunione di anime che in terra si sono amate.
Come dargli torto? La pena dell’ergastolo trasforma la luce in ombra, la vita in morte, la felicità in dolore, il bene in male,  perché non ci può essere futuro senza speranza. All’ergastolano rimane solo la vita, ma questa senza futuro è meno di niente. E con questa pena addosso è come se la vita fosse piatta. Non c’è più bisogno di fare progetti per il giorno dopo e per quello dopo ancora, poiché, in un certo senso, la pena a vita è una vittoria sulla morte perché è più forte della stessa morte.
Con la pena dell’ergastolo lo Stato si prende la vita di una persona come se questa fosse un oggetto e la ruba per sempre. L’ergastolano è come una clessidra, quando la sabbia è scesa, è rigirata di nuovo.
Non posso fare altro che augurare a Roverto una buona lotta e dargli un po’ della mia voce. La voce di un altro uomo ombra. E dirgli che morire per dimostrare la propria innocenza è la migliore delle morti
Carmelo Musumeci
Carcere di Padova Marzo 2014
 
Nella piena condivisione, Ausilia
 

Notizie del 6 marzo 2014

1) Fa discu­tere l’esclusione della parola sini­stra dai quat­tro sim­boli pro­po­sti sul sito lista​tsi​pras​.eu. Tutti su sfondo rosso e con il nome di Ale­xis Tsi­pras, lea­der di Syriza che è un acro­nimo in greco di «Coa­li­zione della Sinistra-Fronte sociale uni­ta­rio». Nes­suno di que­sti sim­boli ripro­pone però l’augusto con­cetto. La deci­sione del comi­tato dei sei garanti (Guido Viale, Bar­bara Spi­nelli, Andrea Camil­leri, Marco Revelli, Luciano Gal­lino, Paolo Flo­res) è stata accet­tata da Tsi­pras, cofir­ma­ta­rio dell’appello per la lista ita­liana a soste­gno della sua can­di­da­tura alla pre­si­denza della Com­mis­sione Euro­pea che ha rac­colto 23 mila ade­sioni online.
La deci­sione ha creato malu­mori tra gli iscritti di Rifon­da­zione Comu­ni­sta. La segre­te­ria del par­tito ha dif­fuso un comu­ni­cato in cui cri­tica dura­mente i garanti. «La nostra richie­sta di costruire un per­corso demo­cra­tico nella defi­ni­zione dei sim­boli e della com­po­si­zione della lista è stata com­ple­ta­mente disat­tesa – si legge – È un grave errore poli­tico. Que­sta è una lista civica anti­li­be­ri­sta e non la costru­zione di uno spa­zio pub­blico di sini­stra». Per i ver­tici di Rifon­da­zione l’obiettivo delle euro­pee dovrebbe essere l’avvio di un per­corso per costruire una «Syriza ita­liana». Un obiet­tivo, sia pur ancora non troppo espli­ci­tato, anche di altri ambienti.
Per Rifon­da­zione l’errore poli­tico» dei pro­mo­tori non mette tut­ta­via in discus­sione «l’importanza di fare una lista uni­ta­ria con­tro le poli­ti­che di auste­rità». Lo spet­tro di una Sel che pre­senta una lista sepa­rata, e del man­cato rag­giun­gi­mento del quo­rum al 4% segne­rebbe un nuovo, tre­mendo, fal­li­mento per tutti. Il giu­di­zio nega­tivo allora si stem­pera e il par­tito di Paolo Fer­rero riven­dica infine l’operazione poli­tica che ha por­tato Tsi­pras a essere il can­di­dato della sini­stra europea.
I pro­mo­tori della lista hanno spie­gato la loro deci­sione per­ché «la parola sini­stra non ha un con­te­nuto pro­gram­ma­tico defi­nito — spiega Guido Viale — A que­sto con­cetto si appel­lano sia i Si Tav che i No Tav, i libe­ri­sti più sca­te­nati e i comu­ni­ta­ri­sti più radi­cali». «Per il suo pro­gramma euro­pei­sta, demo­cra­tico e radi­cale — aggiunge Viale — que­sta lista ha una chia­ris­sima con­no­ta­zione di sini­stra. Rite­niamo impos­si­bile che chi si iden­ti­fi­chi nella sini­stra non possa iden­ti­fi­carsi con que­sti con­te­nuti. La scelta si spiega anche per­ché inten­diamo rivol­gerci a una fascia di cit­ta­dini che non si iden­ti­fica diret­ta­mente con quella che è stata la sini­stra radicale».
Ai «garanti» della lista è stata anche rivolta l’accusa di «dispo­ti­smo illu­mi­nato». «Sono scioc­chezze — risponde Viale — Que­sto dispo­ti­smo lo vor­reb­bero eser­ci­tare i par­titi, met­tendo le can­di­da­ture ai voti nelle assem­blee che, come abbiamo visto con l’esperienza fal­li­men­tare della lista “Cam­biare si può”, si tra­sfor­mano in rodei molto nega­tivi, oppure mobi­li­tando gli iscritti come fa Grillo nelle sue vota­zioni online, con risul­tati non sem­pre bril­lanti. Da tempo Rifon­da­zione ci cri­tica per­ché non siamo dispo­ni­bili per le assem­blee. Adesso chie­dono che metà dei can­di­dati ven­gano votati online. Ma per noi è assurdo anche per­ché non si capi­sce quali can­di­dati dovreb­bero sot­to­porsi al voto on line e chi a quello dell’assemblea. Per le euro­pee que­sto discorso è dif­fi­cile da fare: in cir­co­scri­zioni con cin­que sei regioni è impos­si­bile con­tare su can­di­dati conosciuti».
Inte­grare l’orizzontalità della rete con le pra­ti­che della par­te­ci­pa­zione diretta (l’assemblea, ad esem­pio) rap­pre­senta in effetti uno dei rom­pi­capo della demo­cra­zia oggi. I «garanti» hanno affi­dato la solu­zione a un comi­tato di 15 per­sone che dal 21 feb­braio si riu­nirà per valu­tare le can­di­da­ture cari­cate sul sito lista​tsi​pras​.eu. Il numero dei par­te­ci­panti al comi­tato nel frat­tempo dovrebbe aumen­tare, con­si­de­rata la quan­tità dei moduli sca­ri­cati in poche ore: 710 alle 18 di ieri. Sulla scelta influi­ranno, tra gli altri, que­sti cri­teri: i can­di­dati non devono essere stati eletti negli ultimi 10 anni, anche se c’è un’apertura agli eletti negli enti locali; la parità dei genere; spa­zio ai gio­vani. La con­sul­ta­zione sulla scelta di nome e sim­bolo è stata posti­ci­pata a causa del sovrac­ca­rico del ser­ver che non ha retto il numero dei contatti.
Il refe­ren­dum si con­clude oggi alle 15, ieri ave­vano votato solo in 13 mila, pro­ba­bil­mente a causa delle disfun­zioni tele­ma­ti­che. «Può anche darsi per­ché non ci sia il ter­mine sini­stra nel sim­bolo» ipo­tizza Viale. Si parla della pos­si­bi­lità, tutta da veri­fi­care, di can­di­dare anche Andrea Camil­leri e Bar­bara Spinelli.
2) Milano - Sarà processo disciplinare al Csm per il giudice della Cassazione, Antonio Esposito. A chiederlo, secondo quanto si apprende, è stato il pg della Cassazione, al termine dell’istruttoria a seguito dell’intervista all’indomani della sentenza Mediaset a carico di Silvio Berlusconi.
A inizio febbraio il pg della Cassazione, Gianfranco Ciani, aveva convocato il giudice Antonio Esposito, presidente del collegio che ha condannato in via definitiva Silvio Berlusconi per frode fiscale. Al termine dell’istruttoria, avviata a novembre scorso, il pg ha deciso per il processo disciplinare.
Il caso Esposito, e quell’intervista al Mattino dal titolo «Berlusconi condannato perché sapeva, non perché non poteva non sapere», era già finita al Csm, ma il 13 novembre il Plenum di Palazzo dei Marescialli aveva archiviato la pratica per il trasferimento d’ufficio aperta alla prima Commissione.
In quella sede vennero rilevati nella condotta del magistrato profili di natura disciplinare e deontologica da valutare nella sedi competenti. Alcuni giorni dopo, infatti, il pg di Cassazione, cui assieme al ministro Guardasigilli, spetta l’azione disciplinare, aveva avviato l’istruttoria.
Intanto il figlio del giudice, Ferdinando Esposito pm di Milano e nipote dell’ex procuratore generale della Cassazione Vitaliano, è indagato dalla Procura di Brescia dopo la testimonianza di un avvocato che sostiene di avergli fatto favori e prestato dei soldi per pagare l’affitto, restituiti solo in parte.
Il legale che, scrive Il Corriere della sera, «non è nuovo ad aspri e controversi rapporti con le forze dell’ordine» ha presentato una denuncia dopo che al procuratore aggiunto Ilda Boccassini era giunta una lettera anonima, quindi, priva di valore. Gli atti sono poi stati trasmessi a Brescia competente a indagare sui magistrati milanesi.
Il professionista, inoltre, ha raccontato di aver accompagnato Esposito ad Arcore a un incontro con Silvio Berlusconi nel pomeriggio del 22 maggio 2013, pochi giorni dopo la requisitoria nel processo Ruby (13 maggio) e sostiene che il pm sia andato nella residenza dell’ex premier anche il 22 maggio, questa volta in compagnia di una persona indagata dalla Procura di Milano.
Le ipotesi di reato potrebbero essere di concussione o millantato credito, secondo il quotidiano che ha interpellato il magistrato il quale ha risposto: «Questo avvocato purtroppo l’ho conosciuto, si è posto come amico, poi però ho capito chi era davvero e l’ho allontanato. le sue sono bugie e calunnie prive di fondamento».
«Sono provato ma sereno. Mi sono sempre comportato correttamente e credo verrà provata la mia estraneità sia a livello disciplinare sia penale». Sono le parole di Ferdinando Esposito che questa mattina in Procura ha ripetuto più volte di ritenersi «estraneo» ai fatti contestati e di attendere serenamente gli esiti delle indagini dichiarando, ovviamente, la sua «fiducia nella giustizia».

 

lunedì 3 marzo 2014

Notizie in Hufington Post

Lunedì 3 marzo 2014
La Grande Bellezza di Sorrentino vince l'Oscar
Si può fare una dolce vita con citazioni di Celine, canti gregoriani, sindromi di Stendhal e con al centro una Roma indolente, barocca, papalina, bella quanto distaccata? Paolo Sorrentino c'e' riuscito con 'La grande bellezza', unico film italiano in concorso a Cannes, dove non vinse nulla come e' capitato poi anche ai Cesar, per iniziare poi una marcia trionfale di premi (tra cui Efa, Bafta, Golden Globe) fino all'Oscar di oggi. Un'opera che, come ha dichiarato oggi a Los Angeles Sorrentino, ritirando il premio, si e' ispirata a Fellini, Scorsese, i Talking Heads e Maradona:''Perché sono quattro campioni nella loro arte che mi hanno insegnato tutti cosa vuol dire fare un grande spettacolo, che e' la base di tutto lo spettacolo cinematografico''.

La Grandel Bellezza è Oscar

03 MARZO 2014
Paolo Sorrentino trionfa a Hollywood e riporta l’Oscar in Italia dopo quindici anni. Pronostici rispettati, verdetto emozionante: “La grande bellezza” ha vinto la statuetta come miglior film straniero, battendo concorrenti agguerriti come “Il sospetto” e “Alabama Monroe”. Il regista, che in America paragonano a Fellini, entra nella storia e il cinema italiano si rilancia a livello internazionale.
Visibilmente commosso, Sorrentino ha ritirato il premio dicendo in inglese: Okay, ringrazio l’Academy, Toni (Servillo), Nicola (Giuliano, il produttore), gli altri produttori, la troupe. E le mie fonti di ispirazione: Fellini, i Talnkin Heads, Scorsese e Maradona.
Il regista ha poi ringraziato Roma, la città cui il film è dedicato, e Napoli dov’è nato 43 anni fa ma anche le mie personali grandi bellezze: Daniela, Anna e Carlo, cioè la moglie e i figli, e i suoceri.
Erano quindici anni che l’Italia non vinceva l’Oscar: l’ultimo, nel 1999, è andato a “La vita è bella” di Benigni, che di statuette ne prese addirittura tre. Ed era dal 2006, l’anno di “La bestia nel cuore”, che un film italiano non entrava in finale.
La notizia della vittoria di Sorrentino è stata accolta da un urlo di gioia da parte della comunità italiana in trasferta a Los Angeles e riunita nella casa del console Giuseppe Perrone per seguire la diretta tv. In sala con il regista, nel Dolby Theatre, c’erano Servillo , lo sceneggiatore Umberto Contarello, e i produttori Giuliano, Cima, Prestieri, Giampaolo Letta di Medusa. A casa del console hanno aspettato il verdetto, incollati alla tv, i figli del regista e quelli di Servillo. E gli altri che hanno contribuito al successo della “Grande bellezza”: l’attrice Anita Kravos, il musicista Lele Marchitelli, Mario Spedaletti di Medusa, il coproduttore per la Francia Fabio Conversi, amici come Jasmine Trinca e Nastassja Kinski.
- Il miglior film dell’86mo Oscar è “12 anni schiavo”, com’era ampiamente previsto. La cruda epopea sullo schiavismo, diretta da Steve Mc Queen, ha incantato i giurati dell’Academy . Il film aveva nove candidature, ha vinto tre statuette. A ringraziare sono stati il produttore Brad Pitt e il regista che ha raccontato la storia vera di Solmon Northrup, un uomo di colore ingiustamente ridotto in schiavitù nell’Ottocento. “Il messaggio che ci lascia è che non solo si ha il diritto di sopravvivere ma di vivere”, ha detto il regista, che ha dedicato il premio a quelli che hanno sofferto e cnora soffrono per la mancanza della libertà.
- Premiato come miglior attore Matthew McConaughey che in “Dallas Buyers Club” fa il malato di Aids, dimagrito di 22 chili. La migliore attrice è Cate Blanchett per il ruolo della fragile e nevrotica “Blue Jasmine”: Cate ha reso omaggio alle colleghe sconfitte.
- Alfonso Cuaròn ha vinto l’Oscar per la regia di “Gravity e ha dedicato il premio ai colleghi messicani Inarritu e Del Toro e alla moglie seduta in platea. - La migliore attrice non protagonista è Lupita Nyong’o che in “12 anni schiavo” interpreta la schiava frustata, il miglior attore non protagonista è Jared Leto, il travestito di “Dallas Buyers Club”.
- Il vero sconfitto di questa edizione è“American Hustle”: aveva dieci candidature ma è rimasto a bocca asciutta. Niente anche per “Il lupo di Wall Street”, in finale con cinque nomination. Battuto anche Bono con la canzone “Ordinary Love” scritta per il film su Mandela: i giurati dell’Academy hanno preferito il brano di “Frozen”.
La cerimonia. Battute, risate, gag e un ritmo più movimentato del solito hanno caratterizzato la lunga cerimonia condotta da Ellen De Generes e trasmessa in diretta in 225 Paesi. La presentatrice ha distribuito delle pizze alle star sedute in platea, ha fatto la questua, si è travestita da fata e ha scattato un “selfie” collettivo insieme con Meryl Streep, Julia Roberts e Jennifer Lawrence. A consegnare i premi si sono avvicendati sul palco Charlize Theron, Harrison Ford, Robert De Niro, Penelope Cruz, Zac Efron, Kim Novak, Ewan McGregor, Anne Hataway, Whoopie Goldberg, John Travolta, Jennifer Biels, Daniel Day-Lewis (l’unico attore che abbia vinto tre Oscar), un commosso e commovente Sidney Poitier.
TUTTI I PREMI DELLA SERATA
Miglior film Vince 12 anni schiavo, la pellicola che racconta la drammatica vicenda della schiavitù nel sud degli Stati Uniti. E' Brad Pitt a rigraziare l'Academy dal palco, che poi passa la parola al regista Steve McQueen.
Non protagonista La prima statuetta della serata è andata a Jared Leto, miglior attore non protagonista per il film Dallas Buyers Club. Dal palco la dedica per la mamma e il fratello.
Due parole anche per l'Ucraina e il Venezuela: State lottando per la libertà e noi vi pensiamo da qui.
Miglior regia Vince il messicano Alfonso Cuaron con il suo Gravity: «Anche fare un film può essere un'esperienza che ci trasforma. La cosa brutta è che per molti ha signifacato saggezza, per me invece solo i capelli grigi». Poi l'omaggio a Sandra Bullock: «Tu sei Gravity».
Miglior attrice protagonista Vince Cate Blanchett per Blue Jasmine. Quando sale sul palco saluta le sue avversarie sconfitte e il suo regista Woody Allen, ricordato dalla sala con un timido applauso.«I film con le donne al centro non sono di nicchia, ma fanno guadagnare».
Miglior attore protagonista Oscar per miglior attore protagonista a Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club.
Miglior costume Il secondo premio della serata è assegnato al film con i migliori costumi, vince Catherine Martin per Il grande Gatsby.
Miglior attrice non protagonista Vince un'esordiente, la più attesa: Lupita Nyong'o per 12 anni schiavo: «Non pensavo che questa gioia potesse essere legata al dolore di qualcun altro».
Miglior trucco Uno dei film più attesi è Dallas Buyers Club che prende un'altra statuetta per il miglior trucco è per merito di Adruitha Lee e Robin Mathews.
Miglior cartone animato Dopo aver vinto al botteghino Frozen trionfa anche nella notte degli Oscar, diventando il miglior film d'animazione del 2014.
Miglior corto d'animazione
«Mr. Hublot» di Laurent Witz e Alexandre Espigares ha vinto l'Oscar per il miglior cortometraggio d'animazione.
Migliori effetti speciali
Come previsto Tim Webber, Chris Lawrence, David Shirk e Neil Corbould hanno vinto l'Oscar per i migliori effetti speciali in «Gravity».
Miglior cortometraggio Vince Helium» di Anders Walter e Kim Magnusson ha vinto l'Oscar come miglior cortometraggio.
Miglior corto documentario The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed ha vinto l'Oscar come miglior cortometraggio documentario.
Miglior documentario «20 Feet from Stardom» di Morgan Neville, Gil Friesen e Caitrin Rogers vince l'Oscar come miglior film documentario.
Miglior montaggio sonoro Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro hanno vinto l'Oscar per il montaggio sonoro di «Gravity».
Miglior fotografia Emmanuel Lubezki vince l'Oscar per la miglior fotografia in «Gravity» di Cuaròn.
Miglior montaggio Ad Alfonso Cuaron e Mark Sanger va l'Oscar per il montaggio per Gravity.
Migliori scenografie Catherine Martin e Beverley Dunn hanno vinto l'Oscar per le migliori scenografie del film «Il Grande Gatsby».
Colonna sonora Il premio per la migliore musica originale va a Gravity.
Canzone dei cartoni Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez hanno vinto l'Oscar per la miglior canzone originale, Let It go, nel film d'animazione «Frozen». Battuti gli U2, in corsa con Ordinary Love, e Pharrel Williams, in lizza con Happy.

domenica 2 marzo 2014

postato il 2 marzo 2014


Il cuore del Jobs Act di Renzi è già sul tavolo del ministro del Lavoro. E si chiama Naspi. Un sussidio di disoccupazione universale, destinato a tutti coloro che perdono il posto. Tutti. Compresi i meno protetti tra i precari: i collaboratori a progetto, oggi fuori da quasi tutti i sostegni.
Il piano - elaborato dal politologo Stefano Sacchi e fatto proprio prima dalla segreteria del Pd, poi diventato base di discussione per il governo - costerà 1,6 miliardi in più di quanto oggi si spende per i sussidi, dunque 8,8 miliardi in tutto, meno di quanto sin qui prospettato. Ma assicurerà protezione anche a quel milione e 200 mila lavoratori, ora per diversi motivi totalmente senza rete, in caso di disoccupazione. E potrebbe essere finanziata con uno spostamento di risorse dalla Cig in deroga, che vale 2,5-3 miliardi annui.
Il dossier sarà esaminato nei prossimi giorni anche da Giuliano Poletti. "Ne parlerò con il ministro", conferma Filippo Taddei, responsabile economia del Pd. "È il piano più ragionevole di tutti, perché include anche gli atipici. E siamo fiduciosi che possa diventare il piano del governo".
L'accelerazione è maturata ieri, dopo la lettura dei drammatici dati Istat sulla disoccupazione. Quindici giorni e si parte con il Jobs Act, ha detto in serata il premier Renzi durante il giuramento dei sottosegretari. Non possiamo aspettare, serve uno shock immediato per l'economia italiana. Non solo però sblocco dei debiti P. a., interventi sull'edilizia, taglio al cuneo fiscale e ai costi dell'energia: misure essenziali per stimolare le aziende all'assunzione. Ma anche riduzione della giungla di contratti (almeno 40) oggi esistenti e passaggio al contratto unico a tempo indeterminato e a tutele crescenti per i tanti, troppi giovani a spasso. E poi nuovo codice del lavoro e Agenzia unica federale, come polo di coordinamento dei centri per l'impiego attuali. Ma soprattutto l'atteso e annunciato assegno universale per chi perde il lavoro, con obbligo di seguire un corso di formazione e di non rifiutare più di una proposta d'impiego.
Renzi non vuole indugiare, vista l'emorragia di posti "allucinante" certificata ieri. "I mercati ci stanno osservando, stanno cercando di capire se facciamo sul serio, se vogliamo andare fino in fondo con le riforme di cui l'Italia ha bisogno", ha insistito ieri in Consiglio dei ministri. Naspi, dunque. Ovvero Nuova Aspi, il sussidio introdotto dall'ex ministro Fornero, che sostituirà Aspi e mini-Aspi. Stravolgendole. La Naspi spetterà a tutti coloro che perdono il posto e hanno lavorato almeno tre mesi. Durerà più a lungo: al massimo due anni per i lavoratori dipendenti, anziché uno o uno e mezzo (come ora l'Aspi, per chi è sotto o sopra i 55 anni) e al massimo sei mesi per gli atipici, come i cocopro. L'entità del sussidio sarà per tutti al massimo di 1.100-1.200 euro mensili all'inizio del periodo di copertura e planerà verso i 700 euro alla fine, così come prevedono le regole Fornero in vigore (75% della retribuzione dell'ultimo periodo con i tetti citati, percentuale che scende del 15% ogni sei mesi). Dunque l'importo è lo stesso, ma la durata no. Più lunga quella della Naspi, sia rispetto all'Aspi che alla mini-Aspi. E pari alla metà del numero di settimane contributive negli ultimi quattro anni.
"In questo modo risolviamo due problemi", spiega Stefano Sacchi, torinese, classe 1971, docente di Scienza politica alla Statale di Milano e coautore di un fortunato libro, "Flex-insecurity". "Il primo, quello dei lavoratori a tempo indeterminato che dal 2016 per effetto della Fornero perderanno l'indennità di mobilità. Avranno la Naspi. Il secondo, quello dei lavoratori non protetti. E cioè i 900 mila dipendenti - a termine, somministrati, interinali - messi fuori dalla legge Fornero per i requisiti troppo stringenti. Ovvero contributi da almeno due anni e aver lavorato negli ultimi dodici mesi. Ma soprattutto i collaboratori a progetto con almeno tre mesi di busta paga, dunque l'80% circa di 400 mila persone, secondo gli ultimi dati (ma l'Isfol ne quantifica 675 mila, ndr), oggi privati persino della mini-Aspi e impossibilitati ad aggiudicarsi l'indennità di fine lavoro, anche qui per i requisiti quasi impossibili". In totale, un milione e 200 mila lavoratori potenziali disoccupati senza rete. "Ci auguriamo che solo una piccolissima parte di questi sia disoccupato nei prossimi mesi. Ma qualora avvenisse, avrebbero un sussidio. Oggi con la legge Fornero no".

sabato 1 marzo 2014

Fatto terribile di cronaca

Non chiedo commenti a questo fatto di cronaca: risulterebbero stucchevoli come i commenti degli intervistati negli show televisivi.
Quasi-quasi mi pento di essermi impegnata tanto nel commento al vangelo di questa domenica, che, al confronto con fatti di questo genere, di primo acchito mi pare un lusso che anch’io mi concedo.
Meglio inquietarmi. Meglio versare le lacrime alle quali questa torturata sostituisce un cenno di sorriso nel momento della liberazione.
Ma nel mio cuore di passionale si fanno strada pensieri di maledizione nei riguardi della madre che vorrei perfino squartare.
EPPURE il vangelo mi ammonisce: Gesù non condanna mai nessuno. Allora mi contengo, senza rinunziare ad inquietarmi.
Ma voi condividete con me almeno l’inquietudine?
01 marzo 2014 - NAPOLI -
L'hanno trovata in una casa di 120 metri quadrati del Vomero, quartiere "bene" di Napoli, trasformata in una discarica, con immondizia dappertutto, un vero e proprio inferno, dal quale e' stata tirata fuori oggi dalla polizia. Chiara G., 36 anni, per otto lunghissimi anni, e' stata segregata in un'abitazione di via Luigi Caldieri dalla madre 69enne R.S. - questo dicono le indagini della Questura - che le portava da mangiare appena due volte alla settimana.
A scoprire la tragica storia sono stati gli agenti del commissariato Arenella, grazie alla segnalazione di una persona estranea al condominio del civico 141, la quale ha addirittura ipotizzato che la sparizione di Chiara - trovata in evidente stato di malnutrizione e deficit psico-fisico - fosse legata alla sua morte. Quando poliziotti, 118 e vigili del fuoco sono entrati nell'appartamento hanno trovato la donna a terra, dietro a un divano, rannicchiata e seminuda, tra immondizia ed escrementi, alla ricerca di qualcosa da mangiare. Cercava di riscaldarsi utilizzando un asciugacapelli; le tapparelle di tutte le finestre erano tirate giù e bloccate con dei fermi.
Da più di una settimana la madre non le portava il cibo. Neppure la presenza di agenti e sanitari è riuscita a distoglierla dall'affannosa ricerca di qualcosa con cui nutrirsi. Un odore nauseabondo, che si avvertiva già sul pianerottolo, e forse grazie al quale è stata trovata, pervadeva tutte le stanze. La donna è stata trattata con tutta la dolcezza possibile dagli operatori: con lei hanno parlato per più di un'ora, nel tentativo di convincerla ad abbandonare quell'inferno che era diventato la sua casa.
La madre, intanto, viveva una vita "normale" in un altro appartamento dello stesso quartiere, a poche centinaia di metri dal lager in cui aveva relegato la figlia. E' stata rintracciata a casa di un familiare. Aveva con sé le chiavi dell'appartamento e del tesserino sanitario della figlia. I poliziotti hanno accertato che si recava nell'appartamento una-due volte alla settimana: lasciava sul pavimento delle buste della spesa e poi andava via immediatamente, chiudendo la porta a chiave.
Gli agenti del reparto investigativo del commissariato Arenella (guidato dal vice questore Eugenio Marinelli) stanno cercando anche di accertare se l'istituto di igiene mentale fosse a conoscenza della presenza di quella donna in quell' appartamento. Secondo quanto la madre della donna ha raccontato agli agenti, l'ultima volta che la figlia e' stata sottoposta a una visita medica risale a sette anni fa. Quando le è stato chiesto perché non se ne prendesse cura lei ha risposto seccamente: "mia figlia e' allergica ai medicinali".
R.S. e' stata arrestata con l'accusa di sequestro di persona aggravato e continuato, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia, e chiusa nel carcere di Pozzuoli. Altre tre persone sono state denunciate in stato di libertà per favoreggiamento. "La vicenda che colpisce è che in una zona-bene come il Vomero accadano simili tragedie": questo il commento di Antonio Mattone, portavoce napoletano della Comunità di Sant'Egidio. "Il fatto che una mamma tratti così la figlia - conclude - vuol dire che il tasso di umanità è sceso a livelli minimi". "Il sorriso accennato quando è uscita dall'appartamento - dice all'ANSA un poliziotto - ci ha ripagati di tutti gli sforzi fatti". Una vicina ha raccontato che anni fa, ogni tanto, sentiva i suoi lamenti. Non sentendoli più, qualche tempo dopo, chiese alla madre, un'ex professoressa (!), dove fosse la figlia: lei le rispose che l'aveva portata dalle suore.