lunedì 29 luglio 2013

Perle da papa Francesco

PAPA FRANCESCO IN BRASILE:

NE’ ORO NE’ ARGENTO (22 luglio, cerimonia di benvenuto, Rio de Janeiro): Ho imparato che, per avere accesso al Popolo brasiliano, bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta. Chiedo permesso per entrare e trascorrere questa settimana con voi, Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo!
I FIGLI COME PUPILLA (22 luglio, cerimonia di benvenuto, Rio de Janeiro): E’ comune da voi sentire i genitori che dicono: “I figli sono la pupilla dei nostri occhi”. Come è bella questa espressione della saggezza brasiliana che applica ai giovani l’immagine l’immagine della pupilla degli occhi, la finestra attraverso la quale la luce entra in noi regalandoci il miracolo della visione! Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi?
I GIOVANI MOTORE POTENTE (24 luglio, Santuario de Nossa Senhora Aparecida): Incoraggiamo la generosità che caratterizza i giovani, accompagniamoli nel diventare protagonisti della costruzione di un mondo migliore: sono un motore potente per la Chiesa e per la società. Non hanno bisogno solo di cose, hanno bisogno soprattutto che siano loro proposti quei valori immateriali che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo. In questo Santuario, che fa parte della memoria del Brasile, li possiamo quasi leggere: spiritualità, generosità, solidarietà, perseveranza, fraternità, gioia. Sono valori che trovano la loro radice più profonda nella fede cristiana.
NO ALLA LIBERALIZZAZIONE DELLA DROGA (24 luglio, Ospedale São Francisco de Assis na Providência, Rio de Janeiro) La piaga del narcotraffico, che favorisce la violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione dell’uso delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell’America latina, che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica. (…) Tendiamo la mano a chi è in difficoltà, a chi è caduto nel buio della dipendenza, magari senza sapere come, e diciamogli: Puoi rialzarti, puoi risalire, è faticoso, ma è possibile se tu lo vuoi. (…) Sei protagonista della salita: questa la condizione i indispensabile! Troverai la mano tesa di chi ti vuole aiutare, ma nessuno può fare la salita al tuo posto.
PIU’ ACQUA AI FAGIOLI (25 luglio, comunità di Varginha, favela di Rio de Janeiro) E’ importante saper accogliere; è ancora più bello di qualsiasi abbellimento o decorazione. (…) So bene che quando qualcuno che ha bisogno di mangiare bussa alla vostra porta, voi trovate sempre un modo di condividere il cibo. Come dice il proverbio, si può sempre “aggiungere più acqua ai fagioli!”.
PACIFICAZIONE ED ESCLUSIONE (25 luglio, comunità di Varginha, favela di Rio de Janeiro,  ‘pacificata’ qualche tempo fa  dalle forze dell’ordine) Nessuno sforzo di ‘pacificazione’ sarà duraturo, non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora, che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa.
I CINQUE PILASTRI DEL BENE COMUNE (25 luglio, comunità di Vargihna, favela di Rio de Janeiro) Non c’è né vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell’uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce a una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale, essenziale per l’equilibrio umano e per una sana convivenza; la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano.
GIOVANI, FATEVI SENTIRE! (25 luglio, ai giovani argentini riuniti nella cattedrale di San Sebastian, Rio de Janeiro) Desidero dirvi ciò che spero come conseguenza della Giornata della Gioventù: spero che ci sia casino, chiasso. Qui ci sarà chiasso, ci sarà. (…) Però io voglio che vi facciate sentire nelle diocesi, voglio che si esca fuori, voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto quello che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo, da tutto quello che è l’essere chiusi in noi stessi.
SOCIETA’ CHE ESCLUDE (25 luglio, ai giovani argentini riuniti nella cattedrale di San Sebastian, Rio de Janeiro) Guardate, io penso che, in questo momento, questa civiltà mondiale sia andata oltre i limiti, sia andata oltre i limiti perché ha creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita che sono le promesse dei popoli. Esclusione degli anziani, ovviamente. Uno potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cioè non ci si prende cura degli anziani; ma c’è anche un’eutanasia culturale, perché non li si lascia parlare, non li si lascia agire. E l’esclusione dei giovani. La percentuale che abbiamo di giovani senza lavoro, senza impiego è molto alta e abbiamo una generazione che non ha esperienza della dignità guadagnata con il lavoro.
BENEDETTO XVI (25 luglio, ai giovani riuniti sul lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro) Voi, giovani, avete risposto in tanti all’invito del papa Benedetto XVI, che vi ha convocato per celebrare la GMG. Lo ringraziamo con tutto il cuore! A lui che ci ha convocati oggi, qui, inviamo un saluto e un forte applauso. Voi sapete che prima di venire in Brasile ho conversato con lui, e gli ho chiesto di accompagnarmi nel viaggio, con la preghiera. E lui mi ha detto: vi accompagno con la preghiera e sarò vicino alla televisione. Così, in questo momento, ci sta guardando.
BOTA FE’ – METTI FEDE (25 luglio, ai giovani riuniti sul lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro) Ma che cosa possiamo fare? “Bota fé – metti fede”. La croce della Giornata Mondiale della Gioventù ha gridato queste parole lungo tutto il suo pellegrinaggio attraverso il Brasile. “metti fede”: che cosa significa? Quando si prepara un buon piatto e vedi che manca il sale, allora tu “metti” il sale; manca l’olio, allora tu “metti” l’olio… “Mettere”, cioè collocare, versare. Così è anche nella nostra vita, cari giovani: se vogliamo che essa abbia veramente senso e pienezza, come voi stessi desiderate e meritate, dico a ciascuno e a ciascuna di voi: “metti fede” e la vita avrà un sapore nuovo, la vita avrà una bussola che indica la direzione; “metti speranza” e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso; “metti amore” e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te.
VIVA I NONNI! (26 luglio, Arcivescovado di Rio de Janeiro, Angelus) Oggi, in questa festa dei santi Gioacchino ed Anna, in Brasile come in altri Paesi, si celebra la festa dei nonni. Quanto sono importanti nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società! E come è importante l’incontro, il dialogo tra le generazioni, soprattutto all’interno della famiglia!
LA CROCE E LA VITA (26 luglio, ai giovani riuniti sul lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro, Via Crucis) Con la Croce Gesù si unisce a tutte le persone che soffrono la fame in un mondo che, dall’altro lato, si permette il lusso di gettare via ogni giorno tonnellate di cibo; con la Croce, Gesù è unito a tante madri e a tanti padri che soffrono vedendo i propri figli vittime di paradisi artificiali come la droga; con la Croce, Gesù si unisce a chi è perseguitato per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle; nella Croce, Gesù è unito a tanti giovani che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche perché vedono l’egoismo e la corruzione o che hanno perso la fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo.
MEMORIA E SPERANZA (27 luglio, Teatro municipale di Rio de Janeiro, alla classe dirigente del Brasile) Vedo in voi la memoria e la speranza: la memoria del cammino e della coscienza della vostra Patria e la speranza che questa Patria, sempre aperta alla luce che promana dal Vangelo, possa continuare a svilupparsi nel pieno rispetto dei principi etici fondati sulla dignità trascendente della persona.
DIALOGO A OLTRANZA (27 luglio, Teatro municipale di Rio de Janeiro, alla classe dirigente del Brasile) Quando i leader dei diversi settori mi chiedono un consiglio, la mia risposta sempre è la stessa: dialogo, dialogo, dialogo. L’unico modo per crescere per una persona, una famiglia, una società, l’unico modo per far progredire la vita dei popoli è la cultura dell’incontro, una cultura in cui tutti hanno qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di buono in cambio. L’altro ha sempre qualcosa da darmi, se sappiamo avvicinarci a lui con atteggiamento aperto e disponibile, senza pregiudizi.
FONDAMENTALE LA SEMPLICITA’ (27 luglio, Arcivescovado di Rio de Janeiro, all’episcopato brasiliano)  Una lezione che la Chiesa deve ricordare sempre è che non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero e resta fuori dalla porta del Mistero e, ovviamente, non riesce a entrare in coloro che pretendono dalla Chiesa quello che non possono farsi da sé, cioè Dio. A volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile “pescare” Dio nelle acque profonde del suo Mistero.
LA VELOCITA’ E LA LENTEZZA (27 luglio, Arcivescovado di Rio de Janeiro, all’episcopato brasiliano) La ricerca  di ciò che è sempre più veloce attira l’uomo d’oggi: Internet veloce, auto veloci, aerei veloci, rapporti veloci… E tuttavia si avverte una disperata necessità di calma, vorrei dire di lentezza. La Chiesa sa ancora essere lenta nel tempo per ascoltare, nella pazienza per ricucire e comporre? O anche la Chiesa è ormai travolta dalla frenesia dell’efficienza? Recuperiamo, cari Fratelli, la calma di saper accordare il passo con le possibilità dei pellegrini, con i loro ritmi di cammino, la capacità di essere sempre vicini per consentire loro di aprire un varco nel disincanto che c’è nei cuori, così da potervi entrare.
LIBERTA’ DI ANNUNCIO (27 luglio, Arcivescovado di Rio de Janeiro, all’episcopato brasiliano) Nell’ambito della società c’è una sola cosa che la Chiesa chiede con particolare chiarezza: la libertà di annunciare il Vangelo in modo integrale, anche quando si pone in contrasto con il mondo, anche quando va controcorrente.
GIOCATE IN ATTACCO! (27 luglio, Lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro, Veglia di preghiera della GMG) Siamo parte della Chiesa, anzi diventiamo costruttori della Chiesa e protagonisti della storia. Ragazzi e ragazze, per favore: non mettetevi nella “coda” della storia! Siate protagonisti! Giocate in attacco! Calciate in avanti, costruite un mondo migliore, un mondo di fratelli, un mondo di giustizia, di amore, di pace, di fraternità, di solidarietà. Giocate in attacco sempre!
MATRIMONIO FUORI MODA? (28 luglio, Padiglione 5 di Rio centro, Rio de Janeiro, ai volontari della GMG) Alcuni sono chiamati a santificarsi costituendo una famiglia mediante il sacramento del matrimonio. C’è chi dice che oggi il matrimonio è “fuori moda”. E’ fuori moda? (i volontari rispondono: Nooo!) Nella cultura del provvisorio, del relativo, molti predicano che l’importante è “godere” il momento, che non vale la pena di impegnarsi per tutta la vita, di fare scelte definitive, “per sempre”, perché non si sa che cosa riservi il domani. Io, invece, vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente. Sì, in questo momento vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità.
LOBBY GAY (29 luglio, in aereo, rispondendo alle domande di un giornalista sul ‘caso’ di monsignor Battista Ricca (nuovo prelato dello Ior accusato di comportamenti inaccettabili) e sulla ‘lobby gay’ in Vaticano) In questo caso ho fatto l’investigazione previa e non abbiamo trovato niente. Questa è la prima domanda. Poi Lei parlava della ‘lobby gay’. Io ancora non ho trovato nessuno  che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate, ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli. Il problema è fare lobby: di questa tendenza o d’affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby… questo è il problema più grave.
DIVORZIATI RISPOSATI (29 luglio, in aereo, rispondendo alla domanda di un giornalista sull’esclusione dai sacramenti dei divorziati risposati) Credo che questo sia il tempo della misericordia, che sia l’occasione, il kairos della misericordia. (…) Il clericalismo ha lasciato tanti feriti e bisogna andare a curare questi feriti con la misericordia. (…) I divorziati possono fare la comunione, sono i divorziati in seconda unione che non possono. Bisogna guardare al tema nella totalità della pastorale matrimoniale. Apro una parentesi: gli ortodossi ad esempio (…) permettono una seconda unione. Quando si riunirà il gruppo degli otto cardinali, l’1, 2 e 3 ottobre, tratteremo come andare avanti nella pastorale matrimoniale. 


sabato 27 luglio 2013

La dichiarazione della Bonino

Vi mando in file la dichiarazione fatta in Senato il 24 u.m. dalla ministro Bonino, evidenziando in rosso i passi che ritengo salienti. 
Da inesperta tapina nel campo degli intrecci... della politica, non oso esprimere giudizi personali.
Preferisco accennare a sensazioni che ricavo dai fatti di oggi, che sono avvolti in tutto un clima di diffidenza (spesso motivato) per le persone al potere che ci rappresentano. Nessuno di coloro che condannano Alfano, Letta, la Bonino e Napolitano e di coloro che li difendono in realtà capisce che mancano in modo fondamentale, cittadini interessati al bene comune.
Apprendiamo tutti da mezzi di informazione schierati prima che oculati.
Oserei dire in forma di perorazione: cerchiamo di capire e COOPERIAMO in quel poco che ci è dato fare, ciascuno secondo le proprie competenze. E' questo il primo passo per promuovere il BENE COMUNE (repetita juvant).
Questo caso, in cui la Bonino ha fatto quanto è di sua competenza, ma che è stato oggetto di tante prese di posizione strambe, è uno dei tanti casi in cui inceppa un difficile cammino verso una politica che possa davvero farsi interprete dei bisogni urgenti dell'oggi.
Aggiungo: dilatiamo lo sguardo verso tutti i mali del mondo. Forse l'Italia potrebbe farcela meglio di tanti altri stati. Tutto è globale e locale nello stesso tempo.
Ausilia  
N.B. non so riprodurre i questo blog il documento. Mi spiace

L'articolo di M.Lanfranco

Tento di rispondere qui all'articolo di Monica Lanfranco sul femminismo, pubblicato nel suo blog (la mia inesperienza in campo informatico mi è molto di ostacolo: ma così avviene in un mondo dove, se non sei nata pochi anni fa, non ti ritrovi più: ma ci libereremo così dal modo di essere della parte non acculturata nel modo voluto dalla nostra società?).
Le donne, dice Monica, da me tanto stimata, sono oggi così e così... E fa capire come dovrebbero essere.
Con la forza della mia ignoranza che copre per fortuna un buon cervello, dico che non sono del tutto d'accordo.
Le donne sono così e così, se confrontate col pensiero femminista (e non solo). Ma ci sono donne come me. Ebbene,  io sono vissuta nell'oppressione a) della famiglia nella prima parte della mia vita; b) dell'istituto religioso per quindici anni; c) delle donne sposate con preti o in balia dei preti dentro l'istituzione; d) dell'impossibilità di vivere in una mondo libero mentalmente da parametri istituzionali di sorta; e) dalla mia appartenenza al mondo cattolico, che rifiuto e di cui pare non possa fare a meno.
Il femminismo non mi ha mai aiutato a trovare la mia via: mi ha semplicemente imposto i suoi parametri (= paraocchi). Eppure non trovo di meglio e mi affido al meno-peggio.
Sono fatta male io? Non lo metto in dubbio.
Ma so anche che ho un mio modo di vivere Dio-in-me, mediante il quale potrei rendermi utile agli altri; anche in un periodo della vita, che resta tabù per tutti e mi vorrebbe condannata all'isolamento.
Resisterò comunque, come sempre.
Ausilia   

sabato 13 luglio 2013

Adista Documenti n. 26 del 13/07/2013 [Segue mia riflessione]
di Héctor Alfonso Torres Rojas (passim)
Ho letto da qualche parte che il papa sta facendo dono alle autorità latinoamericane che si recano a visitarlo del testo della V Conferenza dell’episcopato latinoamericano, svoltasi ad Aparecida nel 2007,  della cui redazione l’allora card. Bergoglio è stato uno dei protagonisti. E ad Aparecida si è respirata Teologia della Liberazione…
Qualche mese fa un teologo ipotizzava che una delle ragioni dell’abdicazione di Benedetto XVI potesse essere la constatazione del fallimento ecclesiale della teologia, la “sua teologia”, che aveva cercato di imporre a partire dal pontificato di Giovanni Paolo II. Come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Ratzinger ha condannato circa 200 teologi e teologhe di tutti i continenti e di diverse culture. Che ne era allora dell’inculturazione della fede?Questa sistematica condanna di altre teologie non solo ha portato discredito al Vaticano ma ha condotto anche all’enorme crisi che attraversa la Chiesa-Popolo di Dio. Se le domande che formulo sono valide, benvenuto sia il nuovo atteggiamento vaticano, così atteso e necessario. Di più: estremamente urgente…
Come cambiare la teologia che domina oggi varie generazioni di vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, laici e laiche? Una teologia che è molto lontana dallo spirito e dalla logica della teologia del Concilio Vaticano II, delle teologie progressiste condannate e non insegnate e ancor più della Teologia della Liberazione e dei suoi sviluppi.
La maggior parte dei vescovi, dei sacerdoti, delle religiose e dei religiosi, dei laici e della laiche è stata formata nell’ambito di una teologia e di una pastorale che dà molta più importanza alle pratiche religiose che al Vangelo come Forza di Liberazione. Vescovi e sacerdoti che «non odorano di pecora» ma di incensi e rituali perché, come ha affermato varie volte papa Francesco, si sono convertiti in una “Chiesa autoreferenziale”, chiusa in se stessa e nella sacrestia, che non si avventura nelle “periferie”.
La speranza è che le parole e i gesti di papa Francesco siano resi credibili da una prassi abbondante.
MIA RIFLESSIONE
Simone Weil titola così un suo libro: OBBEDIRE AL TEMPO.
E’ quello che non sappiamo e/o non vogliamo fare. E non possiamo raccapezzarci tra le difficoltà del tempo attuale (ma non solo): vogliamo tutto e subito, ponendo sotto accusa fatti e persone del momento storico.
Così facciamo di papa Francesco –ahimè- l’idolo in cui riporre tutte le speranze.
Non scendo nei particolari dei fatti del giorno, ma chi ha la pazienza testarda di voler capire qualcosa, può estendere le pretese che si hanno nei riguardi dell’attuale papa, a quelle nei riguardi di persone del mondo politico in Italia e nel mondo. Un tempo si è definito ideologico un atteggiamento simile, ma oggi non vogliamo ammetterlo (ed è peggio ancora).
Ricordo quando da giovane universitaria mi cimentavo con testi duri da comprendere: per raccapezzarmi selezionavo singole frasi accessibili e, pur convinta che mi sfuggiva un quadro complessivo, riuscivo a superare esami dai quali chi era fortunato ricavava un ‘diciotto’, ottenendo il massimo dei voti (ero convinta di non meritarli perché in verità aveva capito ben poco).
Che voglio dire?
Esemplifico: tra le telefonate che mi raggiungono prevalgono quelle della fascia culturale entro la quale anch’io ero irretita, e cioè quella di sinistra, in campo sia ecclesiale sia politico. Ma che è successo? sarei passata alla destra? mi battezzereste così se dico che il mago Berlusconi non mi fa paura più di quanta non me ne avesse fatta il mago Andreotti o di quanta possano farmene altri maghi sparsi nella sinistra di oggi?
Io con le persone con cui parlo uso l’unico atteggiamento possibile. Estraggo qualcosa dai loro discorsi per riflettere su ciò su cui si può ‘lavorare’, nella convinzione che bisogna obbedire al tempo, nel senso che tutto, nel dire e nel fare, è parziale fino a che siamo nella temporalità.
Allora:
chi legge (da e-legere)  i lavoretti che pubblico nel mio blog Conversazioni, può intuire che non pretendo esprimere verità di sorta, convinta come sono che l’unica accessibile non si deduce dai fatti, ma dall’osservarli (da ob-servare).
Sapete cosa più mi convince della saggezza di papa Francesco? Il non aver paura, il coraggio, la speranza, anziché la fede nell’assoluto.
Ma, per favore, non applichiamo queste sue virtù a caratteristiche di sinistra o di destra!       


domenica 7 luglio 2013

Riflettendo su questioni imbarazzanti

a) NELLE PROTESTE DI MASSA
NON C’è IL SEME DELLA DEMOCRAZIA
Induce a riflettere ciò che consegue ai fenomeni di massa.
In piazza Tahrir, ne Il Cairo, non sono mancati atti criminali terrificanti contro le donne. Amnesty International ha raccolto le testimonianze delle sopravvissute alla violenza sessuale, ma noi non le riportiamo per non alimentare il prurito malsano della ferocia rivestito d pietà.
b) LA VERA LOTTA POLITICA secondo GRILLO
(AGI - passim) - Roma, 7 lug. - Beppe Grillo torna a tuonare contro la casta, anzi contro le caste che, considerate un sol blocco, pietrificano il Paese e ne impediscono il cambiamento, stritolando il cittadino: la casta politica, quella dei giornali e della burocrazia, della pubblica amministrazione centrale e degli enti inutili, quella delle aziende partecipate, dei concessionari e delle pensioni d'oro. Le caste sono infatti ovunque intorno a noi. Sono il colesterolo nelle vene e nelle arterie della Nazione. Le caste sono unite tra loro e formano un corpo immenso, un super blocco sociale, che annulla qualunque spinta al cambiamento. Un muro di gomma bulimico che si alimenta con un aumento delle imposte, dei bolli, dei balzelli. Lo Stato-Casta discute solo di tasse, di IMU, di IVA, di IRES, di IRPEF, temi che hanno ormai assorbito ogni spazio della comunicazione politica. Travasi di sangue da chi produce a chi sperpera per tenerlo in vita. Il potere delle caste non deriva dal controllo dei mezzi di produzione, ma da quello dei mezzi di informazione. Senza le menzogne quotidiane le caste sarebbero nude, visibili nella loro arroganza. La casta politica, la casta dei giornali, la casta della burocrazia, la casta della pubblica amministrazione centrale, la casta degli enti inutili, la casta delle aziende partecipate, la casta dei concessionari, la casta delle pensioni d'oro, infinite caste stritolano il cittadino come un serpente boa.

La lotta contro le caste e' la vera lotta politica: sottrarre il potere a chi lo esercita per perpetuare se stesso e mantenere tutto inalterato. Immobile. Immutabile. Chi abita nella foresta può fare sentire la sua voce, una voce che verrà in apparenza accolta, per farlo sentire libero, ma mai ascoltata.

sabato 6 luglio 2013

aggiornamenti sull'Egitto

Francesca Padovese 
Molti di voi saranno presi con la situazione politica italiana però è importante dare un'occhiata cosa sta accadendo in Egitto.
Sull'onda delle proteste scatenatesi in Tunisia, che hanno portato alle dimissioni del presidente Ben Ali, gli egiziani si sono sollevati e hanno protestato contro il rincaro dei prezzi dei vari prodotti alimentari.
Questa protesta si è poi ampliata arrivando a chiedere le dimissioni del presidente Hosni Mubarak che, voglio dirlo subito, è un autocrate.
I media ci dicono che questi egiziani stanno lottando per ottenere libertà e democrazia ma c'è dell'altro: i rivoltosi vengono usati dai Fratelli Musulmani e da gruppi di estrema sinistra.
Queste due entità hanno un nemico in comune: l'Occidente capitalista rappresentato dagli Stati Uniti d'America e da Israele e in Egitto si sono unite per iniziare quella rivoluzione che secondo loro porterebbe la fine del nostro modo di vivere.
Per il gruppo musulmano si dovrebbe persino restaurare il califfato, che già la storia ha avuto modo di conoscere.
Per i comunisti, invece, si dovrebbe instaurare un Nuovo Ordine Mondiale di matrice comunista.
Molti gruppi di estrema sinistra e molti sindacati si sono espressi in favore dei manifestanti egiziani, vedendo in questa rivolta un modo per abbattere il capitalismo.
Ora come ora dobbiamo stare a vedere chi prenderà il posto di Mubarak, sperando che non siano i Fratelli Musulmani altrimenti gli egiziani passeranno dalla padella alla brace, e l'Occidente soffrirà terribilmente da questo.
Questo fuoco che si è acceso in Tunisia e che adesso ha incendiato l'Egitto si sta espandendo in molti paesi del Medio e Vicino Oriente, e dell'Africa e c'è il rischio che arrivi anche in Europa. 

L'unica cosa che possiamo fare, almeno per il momento, e stare a vedere come evolve la situazione.

mercoledì 12 giugno 2013

Il sempre della storia e la profezia

Due testi dai quali si possono trarre analogie
 anche per capire Gesù quale risulta dal
vangelo della prossima domenica
Ne parleremo nel blog "Conversazioni" 

Articolo apparso l’11 giugno 2013 su www.periodistadigital.com/religion/

LA PAURA DEL PAPA E LA PAURA DEI POVERI
p. José Maria CASTILLO
E’ un fatto che nella Chiesa sono numerose le persone alle quali non piace il papa Francesco. Di più, è anche un fatto che nella Chiesa ci sono persone che hanno paura di questo papa.
Questa paura si spiega non solo perchè Francesco è un uomo che non si adatta alle abitudini ed alla maniera “normale” di procedere dei papi che abbiamo conosciuto, ma anche perchè Francesco non smette di parlare di un tema che, a quanto pare, rende nervose non poche persone. Mi riferisco al tema dei poveri.
Io non so cos’hanno i bisognosi perchè, quando si pone questo problema, siamo in molti (mi ci metto anch’io, certamente) a sentirci male, soprattutto quando si presenta in profondità, con tutte le sue cause e conseguenze.
Inoltre – e questo è la cosa più grave – questo papa non si limita a ricordarci l’amore che dobbiamo avere nei confronti dei bisognosi, ma, oltre a questo e soprattutto a questo proposito, nei suoi discorsi e nelle sue omelie è solito scagliarsi contro la gente di Chiesa, denunciando, senza peli sulla lingua, i funzionari della religione che non fanno quello che devono fare, che si comportano come degli arrampicatori che vogliono solo piazzarsi in posti di potere, guadagnare denaro e vivere bene.
E Francesco è arrivato persino a denunciare pubblicamente i mafiosi vestiti con la sottana. Non eravamo abituati a questo linguaggio sulle “auguste labbra del Pontefice”, come era solito esprimersi “L’Osservatore Romano” ai tempi di Giovanni XXIII, che tagliò corto con una tale sciocchezza nel modo di parlare.
Non sto esagerando. E men che mai sto inventando cose non vere.
La settimana scorsa sono stato in Italia per alcune conferenze. E lì mi hanno raccontato di gente famosa e potente negli ambienti ecclesiastici e clericali che stanno morendo di paura.
Temono trasferimenti? Temono destituzioni? Hanno paura di non raggiungere quello che ormai credevano di toccare con la punta delle dita?
Chi lo sa! Comunque sia, non vi è dubbio che di nuovo si sta verificando esattamente quello che ripetono insistentemente i vangeli: i sommi sacerdoti del tempo di Gesù, con le altre autorità religiose, anziani e scribi, “avevano paura” (Mt 21, 26. 46; Lc 20, 19; Mc 11, 18; Lc 22, 2; Mc 11, 32; 12, 12).
Paura di chi? Della gente, del popolo, dei poveri. Così dicono i testi dei vangeli. Come dicono anche che Gesù a bruciapelo disse in faccia a loro che avevano trasformato il tempio in un “covo di banditi” (Mt 21, 13; cf. Ger 7, 11 par). Per questo il papa non ha avuto riguardo nel ripetere, riferendosi a determinati ecclsiastici attuali, che sono dei “banditi”. E Francesco aggiungeva: “lo dice il Vangelo”.
Ci sono alcuni che si lamentano che questo papa non prende decisioni. Perchè non toglie alcuni e mette altri nei posti più importanti della curia.
Nessuno sa quello che il papa Francesco pensa di fare. Quello che sappiamo è quello che ha già fatto.
E, per lo meno fino ad ora, ha fatto due cose che sono evidenti per tutti:
1) Ha adottato uno stile di vita, che non è quello che eravamo abituati a vedere nei papi fino ad ora.
2) Si è schierato decisamente a favore dei poveri e parla molto duramente contro i ricchi e gli arrampicatori che cercano potere e privilegi.
Si limiterà a questo? Credo di no. Siamo all’inizio, non è che l’inizio.
E questo fa più paura ad alcuni. Ma, in ogni caso, non sarà male ricordare che Gesù ha fatto la stessa cosa che fino ad ora sta facendo questo papa: condurre una vita austera ed avere una libertà per parlare e fare certe cose che fanno uscire dai gangheri gli stessi come al tempo di Gesù per il suo comportamento. Francesco fa diventare matti i più osservanti di non poche tradizioni che nei settori più tradizionalisti della Chiesa si consideravano intoccabili.
E - chi l’avrebbe detto! - le due cose che ha già messo in moto Francesco – che sono quelle che ha messo in moto Gesù – sono state (e continuano ad essere) il motore del cambiamento nella storia: 1) uno stile di vita semplice e solidale; 2) un’opzione preferenziale per i poveri, che sposta le persone privilegiate ed importanti, fino a metterle all’ultimo posto.
Il papa Francesco non ha conferito incarichi e non ha preso decisioni clamorose. Si è limitato a mettere al centro delle sue preoccupazioni quello che ha messo Gesù al centro delle sue preoccupazioni: la sofferenza dei poveri.
E questo ha messo la paura in corpo a quelli che desideravano un papato con altre pretese. Le pretese degli arrampicatori e l’ambizione dell’osservanza che può ben occultare un’etica dubbia, forse contraddittoria con il comportamento della gente onesta.
E finisco: vi assicuro che per me è indifferente che il papa sia progressista o conservatore. Quello che mi interessa veramente è che il papa Francesco si è centrato e concentrato sul Vangelo. Non smette di parlare di Gesù, di quello che ha fatto e detto Gesù. Qualsiasi ideologia abbia, se è identificato con Gesù, mi sento spontaneamente identificato con il papa. Nè più e nè meno.
La «tentazione» di Francesco di Assisi
e la possibile «tentazione» di Francesco di Roma
Leonardo Boff, teologo e filosofo
Non dobbiamo immaginare che santi e sante siano liberi da ingiunzioni della comune condizione umana che conosce momenti di esaltazione e di frustrazione, tentazioni pericolose e riuscite coraggiose.
Non è stato differente con San Francesco, presentato come «il fratello sempre allegro», cortese e che viveva una fusione mistica con tutte le creature stimate come fratelli e sorelle. Ma al tempo stesso, era il tipo  preso da grandi passioni e ire profonde quando vedeva i suoi ideali traditi dai fratelli. Il suo migliore biografo Tommaso da Celano con crudele realismo ha testimoniato che Francesco soffriva tentazioni di «violenta lussuria», che sapeva simbolicamente sublimare.
C’è però un fatto che la storiografia pietosa dei francescani praticamente nasconde ma che è molto studiato dalla critica storica. Viene chiamato «La grande tentazione». Gli ultimi cinque anni di vita di Francesco (morì nel 1226), sono segnati da profonde angustie, quasi disperazione, oltre alle gravi malattie che lo affliggevano come la malaria e la cecità.
Il problema era oggettivo: il suo ideale di vita consisteva nel  vivere in estrema povertà, radicale semplicità e spoglio di ogni potere, soltanto appoggiato al Vangelo letto senza glosse che generalmente ne annacquano il senso rivoluzionario.
Accadde che in pochi anni, il suo stile di vita stimolò migliaia di seguaci, più di 5000. Come dar loro alloggio? Come dar loro da mangiare? Molti erano preti e teologi come Sant’Antonio.
Il suo movimento non aveva nessuna struttura né riconoscimenti legali. Era un puro sogno preso sul serio. Lo stesso Francesco si vede come un «novellus pazzus» come un nuovo pazzo che Dio volle nella chiesa ricchissima, governata da Innocenzo III, il più potente tra i papi della storia.
A partire dall’estate 1220 scrisse la regola in varie versioni che furono tutte rifiutate dall’insieme della fraternità. Erano troppo utopistiche. Frustrato e sentendosi inutile, decide di rinunziare alla direzione del movimento.
Pieno di angustie senza sapere più che fare, si rifugia per due anni nei boschi, visitato soltanto dall’amico intimo fra Leone. Aspetta una illuminazione divina che non viene.
In questo frattempo, viene redatta una regola segnata dall’influenza della Curia Romana e dal Papa che trasforma il movimento in ordine religioso: l’Ordine dei Frati Minori con struttura e propositi definiti.
Francesco, con dolore, umilmente, l’accetta. Ma lascia chiaro che non ne avrebbe mai più discusso se non prendendo esempi del primitivo sogno. La legge trionfa sulla vita, il potere ha circoscrive il carisma. Ma rimane lo spirito di Francesco:  povertà, semplicità e fraternità universale che ci ispira fino al giorno d’oggi.
Morì all’interno di una grande frustrazione personale ma senza perdere la giovialità. Morì cantando salmi e cantilene di amore della Provenza.
Francesco di Roma sicuramente starà affrontando la sua «grande tentazione», non più piccola di quella di Francesco di Assisi. Dovrà riformare la Curia Romana, una istituzione che conta circa 1000 anni. Lì sta cristallizzato il potere sacro (sacra potestas) in forma amministrativa. Insomma si tratta di amministrare una istituzione con una popolazione come la Cina: 1 miliardo e duecento milioni di cattolici.
Ma è necessario avvertire subito: dove c’è potere difficilmente comandano l’amore e la misericordia. È l’impero della dottrina, dell’ordine e della legge che per loro natura includono o escludono, approvano o condannano. Dove esiste potere, specialmente in una monarchia assoluta come lo Stato del Vaticano, sempre troviamo un anti-potere, intrighi, carceri, carrierismo e dispute per avere più potere ancora. Thomas Hobbes nel suo Leviatan (1651) ha visto chiaro: «Non si può garantire il potere se non cercando potere e sempre più potere».
Il Francesco di Roma, l’attuale vescovo locale e papa, dovrà interagire con questo potere, segnato da mille astuzie e, a volte, dalla corruzione. Sappiamo di papi precedenti che si erano proposti di riformare la Curia, sappiamo di resistenze, di frustrazioni che hanno dovuto tollerare e sappiamo perfino di sospetti di eliminazione fisica di papi, fatte da persone dell’amministrazione ecclesiastica.
Francesco di Roma possiede lo spirito di Francesco di Assisi: la povertà, la semplicità e lo spoliazione del potere. Ma per nostra felicità è gesuita,  con un’altra formazione, dotato del famoso «discernimento degli spiriti», proprio dell’Ordine.
Una tenerezza esplicita in tutto quello che fa ma può mostrare anche vigore  inusuale come succede a un Papa che ha la missione di restaurare la chiesa moralmente in rovina.
Francesco di Assisi aveva pochi consiglieri, sognatori come lui che praticamente non sapevano come aiutarlo.
Francesco di Roma si è circondato da consiglieri scelti da tutti i continenti, in maggioranza anziani vale a dire, che hanno avuto esperienze nell’esercizio del potere sacro.
Francesco di Roma dovrà darsi un altro profilo: più servizio che comando; più spoliazione che fronzoli e simboli del potere di palazzo; più con «odore di pecore» che di profumi di fiori da altare. Il portatore di potere sacro deve essere anzitutto pastore prima che autorità ecclesiastica; presiedere più nella carità e meno con il diritto canonico; deve essere fratello tra altri fratelli anche se con responsabilità differenziate.
Francesco di Roma riuscirà ad affrontare la sua «grande tentazione» ispirato dal suo omonimo di Assisi?
Credo che saprà avere la mano ferma e non gli mancherà il coraggio per servire quello che il suo «discernimento degli spiriti» gli detta per restaurare di fatto la credibilità della Chiesa e restituire fascino alla figura di Gesù.


domenica 9 giugno 2013

Gli incontri di domenica

Fatti e detti di ieri 09/06/2013
a) LETTA-RENZI
Di Carlo Bertini, inviato di Firenze
Parole di Renzi a Letta
Escono insieme da un portone laterale di Palazzo Vecchio a favore delle telecamere e si battono il «cinque» con un mezzo sorriso, a sancire quel patto che sulla carta è di non belligeranza ma che in realtà può essere qualcosa di più: anche se il rottamatore ai suoi dice che «entrambi siamo coscienti che ad un certo punto potremmo essere concorrenti» e anche se è ancora tutto prematuro, la giornata fiorentina del premier sancisce quella che Letta con una battuta in privato al sindaco ha sintetizzato con l’espressione «siamo una squadra».  
Che i due siano amici lo dimostra un siparietto che la dice lunga sui rapporti di familiarità: dopo aver trascorso mezz’ora dal governatore della Toscana Enrico Rossi, il premier si ripresenta alla porta del sindaco che non lo attendeva e che gli va ad aprire a torso nudo, perché avvisato all’ultimo momento sta indossando una camicia al posto della maglietta. 
Questo alle cinque del pomeriggio. Ma all’ora di pranzo, dopo due ore di chiacchiere a tutto campo, su governo e congresso del Pd, menù light di tartare di carne, frutta e birra, i due potenziali rivali di domani siglano la classica tregua armata. Che volendo forzare un bel po’ le cose si potrebbe così tradurre: se Renzi sosterrà lealmente il governo di larghe intese, per quanto transitorio ed «eccezionale», potrà contare sulla benedizione del premier ad una sua candidatura al congresso del Pd, sapendo che al prossimo giro il governo forse potrebbe toccare a lui, perché l’orizzonte di Letta - allo stato - sembra essere più proiettato verso una cornice europea.
«Abbiamo parlato di governo, del partito, di tutto». E fa una promessa, riferendosi senza dirlo alla storica antinomia tra D’Alema e Veltroni. «Noi siamo persone che collaborano e chi pensa che rinverdiremo antiche vicende di galli nel pollaio o sgambetti vari, ha sbagliato proprio storia». Ma al di là dell’amicizia, sarete i naturali contendenti della prossima fase, lo incalza il direttore di Repubblica. «Io mi concentro solo su questa fase e per quanto mi riguarda, il futuro lo declino in chiave comunitaria, più complessiva, ma ora non ci penso». E se si nota come per tre volte Letta rimarca «io mi concentro solo sul presente», altrimenti «viene giù tutto», si capisce che la tregua tra i due potrà essere solo armata.  
Non è un mistero che Letta vorrebbe garantito un periodo di serenità che comprenda anche il semestre europeo a presidenza italiana che scadrà a fine 2014. La commissione dei 40 per le riforme comincerà a lavorare in settembre e quei diciotto mesi di scadenza portano pure oltre quella data. Il suo unico obiettivo è andare avanti con il programma di riforme e le scelte congressuali del premier saranno funzionali ad una segreteria che possa sostenere bene il governo, insomma più ad una linea politica che ad una persona, assicurano i lettiani.  
Ma in questa fase Letta tollera anche le sollecitazioni al governo per fare presto e bene le cose che il Paese si aspetta. Insomma i due, pur sapendo di essere ben diversi, vogliono lavorare sulle loro complementarietà e se patto viene ribadito è quello di «non farci dividere e di gestire insieme le prossime fasi». Renzi la racconta un po’ diversa ai suoi che gli chiedono lumi. «Io lo dico apertamente che voglio fare il candidato premier al prossimo giro, lui per ora dice vediamo come va il governo. Se va bene può avere delle ambizioni, è legittimo...».
Tra i due
Di certo c’è che i due si impegnano a rivedersi a breve, segno che «potrebbero essere contati i giorni che ci separano da un annuncio di una candidatura di Renzi alla guida del Pd».  
Almeno così la pensano gli uomini del premier. Che fanno ben capire come al di là del buon rapporto di amicizia, non si può parlare di accordi blindati. Anche perché Letta non potrebbe mai appoggiare al congresso uno che si candidi contro il governo delle larghe intese e quindi se vorrà il suo sostegno, Renzi se lo dovrà conquistare. Il rottamatore sta valutando il da farsi e quando gli si chiede come sia andata, prima di assistere all’intervista del premier ad opera di Ezio Mauro, risponde guardingo, nega che vi siano patti di sorta. «Voglio sentire come la racconta lui dal palco».
E infatti Letta prima se la cava con qualche battuta, «sono uscito in mutande perché mi ha chiesto 20 milioni per gli Uffizi...», oppure «il sindaco ha passato le ultime tre ore a mostrarmi le bellezze di Firenze e a sottolineare quanto siano superiori a quelle di Pisa. Mi ha anche fatto vedere che la torre del Palazzo Vecchio ha 87 gradini mentre quella di Pisa solo 57». Non racconta che Renzi lo ha fatto pure entrare nella celletta della Torre dove Savonarola visse le sue ultime ore.  

b) NAPOLITANO - SCALFARI
"Non sono intenzionato a rivivere, da presidente della Repubblica, l'incubo di quei mesi, durante i quali nella Commissione Affari Costituzionali del Senato si è pestata l'acqua nel mortaio e non si è stati capaci di partorire nessuna riforma elettorale, avendo tutti i partiti giurato che bisognava farlo". [Nel mirino di Re Giorgio c'è sempre il Porcellum. Non ribadisce esplicitamente la possibilità di lasciare il Colle nel caso di un nuovo stallo, ma è questo il sottinteso del suo pensiero.] 

"Vedo serpeggiare la preoccupazione che quest’alleanza possa durare troppo, anzi che possa durare per l'eternità. Francamente sono un po' sbalordito. Adesso il problema, dopo un mese, è di far vivere questo governo per un'esigenza minima di stabilità istituzionale, direi quasi di sopravvivenza istituzionale e del Paese, poi ognuno riprenderà la sua strada, ma sulle riforme che bisogna fare bisogna trovare il consenso più largo". Il Capo dello Stato si dice "tenace assertore  della necessità che, su alcuni terreni fondamentali gli opposti schieramenti politici riescano ad esprimere un impegno comune - questo deve essere innanzitutto il terreno delle regole e delle riforme istituzionali. In questo momento sono per le riforme, che debbono essere nella maggior misura possibile concordate, fermo restando che un'alleanza politica è sempre un'alleanza a termine, in modo particolare quando è un'alleanza eccezionale, come lo fu quella del 1976-1979, come lo è quella attuale".

domenica 2 giugno 2013

2 giugno. Fico intervsitato

Estratto da “L’Unità” – Sottolineo attraverso il colore azzurro le risposte di Fico; attraverso il rosso quelle che trovo più illuminanti ai fini di capire

FICO: 5 STELLE NON E' DI SINISTRA
«Il M5S non è un movimento di sinistra, che vuole essere di supporto ad una nuova sinistra. È un movimento popolare totalmente trasversale».
 FICO: SOLO M5S IN PARLAMENTO TUTELA I CITTADINI
«Se non c'è il Movimento 5 Stelle, i cittadini in Parlamento non vengono tutelati». «A oggi non posso immaginarmi un Parlamento senza M5S, non ci sarebbe opposizione». «Mi rendo conto che quello che dicevamo sul fatto che il Pd fosse uguale a Pdl - aggiunge - è vero. Lo penso quando votano le stesse cose, quando fanno il governo insieme, quando continuano a volere l'acqua privata, quando sono insieme sulle grandi opere».
FICO: NESSUNO CAMBIA IL PAESE DA SOLO 
«Non è una persona da sola che può cambiare le sorti del Paese, ma un progetto come il Movimento 5 Stelle. Una persona sola non può cambiare il potere costituito dei partiti, non simpatizziamo per nessuno».
FICO: GOVERNO LETTA DURERA' 18 MESI
«Secondo me il Governo Letta potrebbe arrivare a durare 18 mesi perché c'è il semestre europeo e non penso che vogliano fare trattare gli interessi che hanno in Europa ad altri».
FICO: DDL FINANZIAMENTO AI PARTITI E' UNA TRUFFA 
Il disegno di legge sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti «è uno scandalo, è una truffa». «La truffa – spiega - è stata portata avanti per anni. E adesso? Loro fanno una legge complicatissima» che prevede l'abolizione graduale. «Ma c'è un referendum del 1993 che aveva già abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Chi non rispetta il risultato del referendum è fuori dal Paese. Loro devono rinunciare ai soldi e restituire anche il maltolto» [dal 1993 ad oggi].
FICO: DISPIACIUTO CHE RODOTA' NON ABBIA TELEFONATO
«È stato un punto doloroso». «Però dobbiamo comprendere che l'M5S non è un movimento di sinistra o che vuole ricostruirla, è un movimento popolare e trasversale. Anche a me è dispiaciuto che invece di alzare il telefono e parlare direttamente con noi delle informazioni che aveva avuto sul M5S, Rodotà sia andato a parlare al Corriere della Sera». «Rodotà era la persona votata dai nostri iscritti. Io non credo che i parlamentari abbiano perso stima». 
FICO: NESSUNA IPOTESI DI SCISSIONE 5 STELLE 

All'interno del Movimento 5 Stelle «non esiste l'ipotesi della scissione», perché «siamo compatti».
FICO: IO DIVERSO DA QUESTI POLITICI
«Io sono diverso da questi politici, io sono una persona, sono un cittadino. Sono in parlamento, in un percorso sano, nessuno ci può dire niente». 
FICO: NESSUNA SCONFITTA, NOSTRO FARO È PARTECIPAZIONE
«Se parliamo sempre di perdita e vittoria non comprendiamo il faro del movimento, cioè la partecipazione dei cittadini. Stiamo ricostruendo una cultura nel paese». Alle amministrative «Non c'è stata sconfitta perché nel 2012 ci siamo presentati in 100 comuni, nel 2013 in 200 comuni e abbiamo eletto 400 consiglieri». «Non sto dicendo che non abbiamo perso ma la logica vincere e perdere non appartiene al movimento».
FICO: NON ANDREMO DA FLORIS A BALLARO'
«No, perché sarebbe all'interno del talk show, un tipo di format che a me non piace». 
FICO: GABANELLI POTEVA CHIEDERE DATI A GRILLO

«A me personalmente il servizio della Gabanelli è dispiaciuto, ma lei rimane una grande giornalista. Però poteva però chiedere i dati a Grillo, a Casaleggio, al nostro gruppo parlamentare. Glieli avremmo tranquillamente forniti. La nostra arma è la trasparenza».
FICO: MAI STATO UN EDITTO DI GRILLO
«Noi non vogliamo giornalisti amici del Movimento 5 Stelle, ma che agiscano nel merito delle cose. Non devono essercene in odore di lottizzazione da parte dei partiti se no il paese non capisce più la realtà dei fatti». «Non c'è mai stato un editto di Beppe Grillo, lui parla dai palchi e dice cosa pensa. È un battitore libero. L'editto bulgaro di Berlusconi invece era vero e ha avuto effetto. È importante anche la storia personale delle persone». 
FICO: SULLA RAI NOI GLI UNICI CREDIBILI 
«La Rai deve essere tolta dalle mani dei partiti, non può esserci il monopolio dei partiti all'interno della Rai», Quando Lucia Annunziata gli fa notare che tutti, in passato, hanno annunciato lo stesso proposito, Fico risponde «noi siamo gli unici ad essere credibili quando diciamo questo. Bisogna cambiare modo di governarla». «Dobbiamo spingere per il controllo diretto da parte dei cittadini del consiglio di amministrazione della Rai. Anzi, i cittadini devono essere parte integrante del cda della Rai. «Mi sta dicendo che finora ci sono stati solo deficienti?», replica Lucia Annunziata. «No, ho una buona idea della Rai ma è stata gestita male dai partiti». 
FICO: FUORI CHI NON SEGUE LINEA COMUNICAZIONE 
«Non è giusto fare interviste dopo che si è fatta una riunione in cui si è decisa una linea. È possibile che qualcuno non si ritrovi più in questo percorso e quindi ne trarrà le conseguenze». 
FICO: COMUNICAZIONE PIÙ EFFICACE CON I CITTADINI 
Quello con Grillo e Casaleggio «è stato un incontro molto rilassato e tranquillo, abbiamo discusso di comunicazione. Noi abbiamo due gruppi, alla Camera e al Senato che ci aiutano a comunicare all'esterno. Non siamo mai andati ai talk show, ma abbiamo fatto, ad esempio, collegamenti con i tg. Stiamo cercando di stabilire una comunicazione più efficace per fare arrivare le nostre proposte di legge ai cittadini». 
FICO: CANDIDATO A VIGILANZA RAI PERCHE’…
«Sono laureato in Scienze della comunicazione, con una specializzazione in comunicazione di massa, ho un master in management e mi sono occupato di comunicazione e informazione all'interno del Movimento, quindi sono sembrato il più adatto».
FICO: MAI SOTTRATTI ALLA TV
«Mai sottratti, ci siamo sempre stati all'interno di un confronto dove escono fuori i contenuti. Siamo un gruppo che agisce a maggioranza. Cercare di andare in trasmissioni dove escono fuori i contenuti». «Non c'è una vera e propria regola ma delle indicazioni». 
FICO: E' INIZIATO PERCORSO

Rispondendo alla domanda dell’ANNUNZIATA: PERCHE' SOLO IN 10 A LEZIONE DI TV?: «Una classe di dieci persone per confrontarci e comunicare all'esterno. Funziona per creare un gruppo di comunicazione da trasferire all'esterno».

sabato 1 giugno 2013

e oggi mi pare

E.... oggi mi pare di aver capito
a) che la gente vede una truffa nella proposta di legge sul finanziamento dei partitiIo la penso come "la gente".
b) Barca parla dall'alto (si fa per dire) della sua chiaroveggenza (ahimè). Potrei capire qualcosa io, ma non la gente. E sento in lui odore di montismo.....
c) Renzi scalpita. Penso che abbia ragione: si cincischia e si perde tempo. Ci si lamenta del suo protagonismo? ma chi si lamenta di lui pensa alla propria gobba? percepisce il grido di dolore degli ultimi? Renzi non vuole essere un salvatore dell'umanità, ma FORSE un po' di chiaroveggenza e di senso della concretezza in più la possiede.