martedì 17 settembre 2013

La Concordia metafora

Stefano Folli, 17.09.2013 “Sole 24 ore”
E' anche una metafora, una drammatica allegoria della condizione italiana l'immagine della grande nave Concordia, coricata sul fianco per gli errori e la codardia di qualcuno che ora finalmente si rimette in sesto. Accade per gli sforzi ben coordinati e il coraggio di chi ha deciso di cancellare una pagina nera, di riscattare il peggio con il meglio.
Si dirà che è troppo letterario voler paragonare la Concordia all'Italia, eppure chissà quanti hanno avuto questo pensiero, mentre un metro dopo l'altro la fiancata usciva dal mare e la resurrezione si compiva.
E' un soffio di ottimismo, di speranza: mentre le cronache politiche ci parlano delle solite tensioni, di quello stato permanente di "crisi non crisi" in cui siamo immersi: Letta dice di non voler fare il parafulmine delle incertezze della maggioranza, delle inquietudini logoranti di Berlusconi e Renzi. Bene, ma allora agisca con vera determinazione, come gli ardimentosi dell'isola del Giglio. E metta tutti davanti alle loro responsabilità.


martedì 10 settembre 2013

Lo scenario attuale

Mi fermo a poche battute, tratte dall’articolo di Teresa Mangiacapra, pubblicato in newsletter@womenews.net, contenente un’interessante rassegna riassuntiva del Festival di Venezia 2013.
Secondo lei, il film Die frau des polizisten di Philip Groning, è  l’unico che maggiormente rispecchia fine e inizio degli infiniti capitoli di cui la nostra vita è composta, capitoli cronologici non per il tempo ‘reale’; è quello scandito da una clessidra ineluttabile di granelli che si assemblano attimo dopo attimo, giorno dopo giorno e formano trama e ordito da cui non si può più fuggire.
La stessa parla di Ukraina Ne Bordel di Kitty Green, documento importante e salutare da vedere per donne femministe e non per conoscere il grande paradosso di uno dei movimenti femministi più noti e visibili oggi. Nella Femen, movimento femminista nato in Ucraina ad opera di un uomo, non c’è da ridere né da sottovalutare il fenomeno: dal patriarcato non si esce se non con la propria testa libera da… e se questo Victor, la mente delle Femen, l’ha ‘insegnato’ alle sue giovani attiviste, ha fatto una cosa buona ma ora le lasciasse in pace, sono cresciute e forse con altre donne potranno continuare a proclamare, seno nudo o no: i bordelli non ci riguardano, sono una creazione degli uomini che sanno solo incasinare la vita e non riescono ad amarla né rispettarla.
La Mangiacapra conclude con una nota che mi tocca dal vivo, attraverso l’esame di Pine Ridge di Anna Eborn: Dalla tecnologia non si esce, si può solo soccombere. Una frase che commenta come è ridotta la vita odierna; non solo quella delle donne, non solo quella della nostra sfasciata politica italiana, non solo quella che va in cerca famelica di personaggi autentici e si rifugia in papa Francesco, facendone un talismano –ahimé- di salvezza, quindi un idolo. L’et cetera è d’obbligo.
Siamo tutto giocattoli, pupi animati di
uno scenario dove c’è sempre qualcuno pronto
a manipolarci per recitare un copione.
SI SALVI CHI PUO’.

sabato 7 settembre 2013

Papa Francesco e le donne

da: Adista Notizie n. 29 del 31/08/2013
La “porta chiusa” di papa Francesco. La delusione delle donne sul tema del sacerdozio femminile

[L’articolo dalla news del sito delle teologhe] 
37265. ROMA-ADISTA. Se i riconoscimenti tributati a papa Francesco in occasione della Giornata mondiale della gioventù dello scorso luglio sono stati tanti ed entusiastici, molte donne sono rimaste però profondamente deluse dalle sue parole di chiusura rispetto all’ordinazione femminile: Questa porta è chiusa, aveva detto il papa nel suo colloquio con i giornalisti sul volo di ritorno dalla Gmg, aggiungendo che una teologia della donna resta ancora da fare e che, come Maria è più importante degli apostoli, così la donna nella Chiesa lo è rispetto a vescovi e preti.
Non ha nascosto il suo disappunto, in un articolo pubblicato su Brasil de Fato (2/8), la nota teologa brasiliana Ivone Gebara, la quale, pur riconoscendo come, di fronte alle acclamazioni generali, qualsiasi annotazione critica potrebbe risultare inopportuna, esclama: Dopo tanti anni di lotta, povera me, se me ne stessi zitta!. La teologa non nasconde la gioia provata nel sentire la simpatia, l’affetto e la vicinanza del papa argentino come pure la coerenza di alcune posizioni rispetto alle strutture della Curia romana, ma si domanda: Come può papa Francesco semplicemente ignorare la forza del movimento femminista e la sua espressione nella teologia femminista cattolica?. Evidenziando come l’abbondante e innovativa produzione teologica femminista continui a risultare inadeguata per la razionalità teologica maschile e a rappresentare una minaccia al potere maschile dominante nelle Chiese, Ivone Gebara denuncia come la maggior parte degli uomini di Chiesa e dei fedeli consideri la teologia una scienza eterna basata su verità immutabili e insegnata soprattutto da uomini, oppure, e in seconda battuta, dalle stesse donne ma secondo la scienza maschile prestabilita. E, rivolgendosi a Bergoglio, lo invita ad informarsi su alcuni aspetti della teologia femminista, almeno nel mondo cattolico. Forse – aggiunge – il tuo possibile interesse potrebbe aprire percorsi nuovi per cogliere il pluralismo di genere nella produzione teologica!. Quanto alle parole del papa sulla grandezza di Maria, si tratta ancora una volta, sottolinea, di un’espressione consolatoria astratta della teologia maschile: Si ama la Vergine distante, e vicina all’intimità personale, ma non si ascoltano le grida delle donne in carne e ossa. È più facile innalzare lodi alla Vergine e inginocchiarsi di fronte alla sua immagine che rivolgere l’attenzione a quel che avviene alle donne in molti luoghi lontani del nostro mondo. Di più: il rischio, a suo giudizio, è che, se Benedetto XVI, ‘con le sue posizioni rigide’, aveva alimentato una critica del clericalismo e dell’istituzione papale, ora molti fedeli e operatori di pastorale si abbandonino alla simpatica e amorevole figura di Francesco promuovendo un nuovo clericalismo maschile e una nuova forma di adulazione del papato. Il momento – conclude – esige prudenza e una critica vigile, non per screditare il papa, ma per aiutarlo a realizzare una Chiesa plurale e rispettosa dei suoi molti volti.
Ma Ivone Gebara non è l’unica delusa.
Nel suo blog su Religión Digital, la teologa laica Patricia Paz, pur convinta della necessità di condurre una rilettura del ministero ordinato alla luce del Vangelo e della prassi di Gesù e dunque ‘non particolarmente interessata’ alla questione dell’ordinazione delle donne, rivolge una critica dettagliata alle parole del papa. Possono esserci – si chiede – formulazioni definitive in un mondo in cui si scoprono in ogni momento cose nuove e cadono paradigmi di ogni tipo?. E aggiunge: Che dolore sentire che qualcosa di tanto importante per tanta gente si scontri con una “porta chiusa”! Forse non seguiamo Gesù proprio perché ha aperto tante porte, superando paradigmi sociali, culturali e religiosi?. E ancora: Mi risulta inaccettabile continuare a sentir parlare delle donne come se fossimo un gruppo di persone immature che non possono assumere decisioni e hanno bisogno che altri, gli uomini, dicano loro cosa possono o non possono fare. È ora di iniziare a parlare con le donne e non delle donne. Non se ne può più, dice, del fatto che esaltino la nostra dignità, la nostra importanza, il nostro genio e poi ci escludano. E, infine, in che senso siamo più importanti dei vescovi e dei preti se manchiamo di autorità e di potere decisionale?.
È quanto sottolinea anche la teologa statunitense Mary Hunt, contestando ‘la stessa teologia trita e ritrita secondo cui la Vergine Maria è più importante di chiunque altro nella storia’ quando di fatto le donne non possono prendere decisioni a livello ecclesiale né esercitare il ministero sacramentale e neppure compiere scelte etiche. Respingendo qualsiasi esaltazione della donna che non sia accompagnata da cambiamenti strutturali concreti, la teologa assicura che le donne non resteranno a guardare passivamente gli uomini, papa compreso, mentre cercano scuse per il rifiuto dell’ordinazione femminile. (claudia fanti)
[Mi permetto di fare sottolineature]
Le giuste critiche a papa Bergoglio, associato in questo caso a tutti gli altri di genere maschile, mi ricordano quelle che rimuginavo da bambina ritenuta soltanto bambina su ciò che vedevo e sentivo.
Tutto, nella concretezza della realtà così come la viviamo, è nell’equivoco, ‘recitato’ secondo copioni.
Ma la cosa spiacevole è il ritenersi nel giusto contro chi non lo sarebbe.
Le più grandi contraddizioni della storia hanno un avvicendamento: ora riguardano una categoria, ora un’altra. E non si può negare che il mondo maschile oggi sia dalla parte dei vincenti. Dubito, però, che sia perdente il mondo femminile, anche se io stessa inorridisco a vedere ovunque sfilare schiere di maschi che occupano la scena. O meglio, è perdente anch’essa nella misura in cui non riesce ad uscire dalla LOGICA DEL CONTRO, alla pari dei maschi.
C’è un rimedio?
Ne avanzo uno semplice semplice, che rubo alla sapienza: RIDERCI-SU.
In fondo la commedia che recitiamo accomuna tutte e tutti.
Io ci sto pienamente dentro, pagando di persona. So che mi attiro critiche da ogni parte e non mi rassegno ad evitare le critiche. Trovo forza al riparo di chi chiamiamo Dio ma che non ha nomi, che non è né maschile né femminile, che non è né autore né cancellatore di un mondo sbagliato; un Dio che aspetta l’aiuto da qualcuna/o per creare cieli nuovi e terra nuova.

  

giovedì 5 settembre 2013

La possibile guerra in Siria

Tempi (rivista di comunione e Liberazione)
Settembre 5, 2013
Emmanuele Michela intervista Carlo Jean esperto di geopolitica mediorentale
SIA CHE VINCA ASSAD SIA CHE VINCANO I RIBELLI, OBAMA PERDE
Dopo il primo ok della Commissione Esteri del Senato americano all’intervento armato in Siria, ora Obama attende. Le modifiche sostanziali al suo World power resolution act prevedono il limite di 60 giorni entro cui agire (con eventuali altri 30 di rafforzamento) e la limitazione ad azioni non terrestri. I tanti dubbi che in questi giorni sono sorti in merito al raid chimico sferrato da Assad non sembrano scalfire la politica interventista della Casa Bianca: la linea rossa è stata superata. Ma con questi discorsi Obama si è messo con le spalle al muro da solo, spiega a tempi.it il generale Carlo Jean, esperto di geopolitica e medagla d’oro Gandhi dell’Unesco per il suo lavoro di prevenzione dei conflitti nell’area mediorientale.
Perché? 

Obama ha il grosso inconveniente di essere un ottimo oratore e di innamorarsi dei suoi discorsi. Il discorso che fece al Cairo nel 2009, che tanti applaudirono per le sue parole di incoraggiamento verso la democrazia araba, è stato una follia, perché ha versato benzina sul fuoco. Si è arrivati da lì al rovesciamento di tanti regimi, duri sicuramente, ma che facevano gli interessi dell’Occidente.

È possibile che un attacco Usa si limiti solo agli obbiettivi strategici?

Quando parlo di Obama che si innamora dei propri discorsi penso anche alla scelta di fissare questa fatidica “linea rossa”. Nessun politico lo avrebbe mai fatto, ma avrebbe lasciato il suo avversario in dubbio sulle proprie intenzioni. Stabilire la linea rossa e poi non partire in quarta quando questa è superata risulterebbe contraddittorio. Qui non è tanto la credibilità di Obama ad essere in gioco, quanto quella degli Usa in politica estera: le alleanze degli Stati Uniti con Giappone, Corea del Sud, Filippine, Taiwan, Polonia, Stati baltici, Arabia Saudita tengono o no? O gli Usa al momento della verità si tirano indietro? In questo senso potrebbero essersi incastrati da soli e quindi ora devono intervenire con un’azione molto più massiccia di quanto immaginassero. Ad esempio guastando piste di volo, distruggendo posti comando, gli aerei nei depositi, facendo attacchi cibernetici che paralizzino il sistema informatico dei posti di controllo della Siria. Anche se a dir la verità, in questo campo la Siria troverebbe poi l’appoggio della Russia, che ha capacità di cyber-war molto rilevanti.

I ribelli siriani verrebbero favoriti da un intervento americano. Che impressione si è fatto su di loro?
A mio avviso il cosiddetto esercito della Siria libera è tutto frazionato, non solo dal punto di vista militare ma anche dal punto di vista politico. Ci sono diverse componenti che lasciano perplessi gli americani, in particolare quelle più efficienti, collegate ad Al-Qaeda o ai radicali islamici wahabiti e salafiti. Di conseguenza non si vede bene l’interesse che gli Usa avrebbero a far vincere queste forze, abbattendo Assad. Ci sono due possibilità: se vince Assad, Russia e Iran si rafforzano.
E se vincono i ribelli?
Quello che succederebbe in Siria non si sa. Potrebbero avvenire massacri enormi, specie delle minoranze cristiane. E questo spiega l’appello del papa per la pace. Israele poi non vedrebbe di buon occhio la nascita di un regime islamico al suo confine settentrionale. Comunque, in entrambi i casi, gli Usa perderebbero. Quindi, sebbene nessuno lo dica, io credo che tutti abbiano interesse a far continuare la guerra. Dal punto di vista del realismo politico non ci sono altre spiegazioni.
Le prove che attribuiscono ad Assad l’utilizzo di armi chimiche, come la fatidica intercettazione telefonica, la convincono?
Non è tanto la telefonata, sono le fotografie dei satelliti. Ormai riescono a riprendere anche le targhe delle macchine. Se gli attacchi sono stati fatti con missili Scud può essere stato solo Assad. Perché lo abbia fatto, poi, è difficile da capire: bisogna entrare nella mentalità mediorientale, che è ben diversa dalla nostra. Io credo che uno degli scopi di Assad fosse quello di provocare una risposta occidentale di piccola potenza che non avrebbe cambiato le sorti del conflitto, ma avrebbe attenuato l’opposizione del mondo arabo nei confronti del regime siriano.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Assad al Le Figaro sarebbe da stupidi usare armi chimiche proprio nel momento in cui si sta vincendo la guerra. Il governo sta davvero prevalendo sui ribelli?
Anche in campo strategico, le conclusioni sulla convenienza di un’azione simile lasciano sempre tanti dubbi e incertezze. Di sicuro nessuno ha interesse a far terminare la guerra: paradossalmente anche il Papa, quando chiede una risoluzione politica del conflitto, di fatto arriva a preferire una continuazione della guerra, perché tutto sommato è il male minore. Da buon gesuita, Bergoglio è stato educato a scegliere il male minore di fronte a quello peggiore, che in questo caso significherebbe enorme incertezza: se vince il fronte islamico radicale i cristiani fanno la fine dei caldei in Iraq o dei copti in Egitto.
Intanto Israele ha lanciato due missili. Cosa ci si può aspettare dal coinvolgimento di Israele?
Israele non si farà mai coinvolgere: se dovesse essere attaccato farebbe un’azione puntuale di rappresaglia, mettendo in funzione i suoi sistemi anti-missilistici, che sono i migliori al mondo. Ma non si potrà mai impegnare a fondo contro la Siria perché spaccherebbe il fronte arabo contro Assad. Per quanto riguarda i missili di due giorni fa, credo fossero solo un lancio per provare l’efficienza del sistema anti-missilistico. La spiegazione data pare credibile.

lunedì 2 settembre 2013

01 settembre 2013 - Da www.noidonne.org
di Paola Ortensi
Dalle dichiarazioni delle nostre Ministre, alle protagoniste del Festival del cinema di Venezia etc fino alla nuova Senatrice a vita Elena Cattaneo e alla regina Rania in visita da Papa Francesco col suo consorte re di Giordania, tanti i temi che incrociano i giornali, partendo dall’incertezza della tenuta del nostro Governo determinata dal prossimo voto sulla decadenza di Berlusconi da Senatore. Anche se mentre traballa, il Governo lavora e abolisce l’IMU per la prima casa, cantata come una vittoria del popolo Italiano anche in una intervista, tra le altre, della Ministra all’agricoltura Nunzia Di Girolamo. Alcune/i di noi vorrebbero dirle che non siamo certe/i che sia una vittoria… Ma mentre riflettiamo sull’Italia, una notizia emerge sulle altre, se guardiamo lontano. E’ la decisione dell’America di attaccare, se il Congresso condividerà le considerazioni del presidente Obama, “chirurgicamente “ la Siria. La nostra Ministra Emma Bonino dichiara che nessun attacco può farsi senza la copertura delle Nazioni Unite ma soprattutto che un attacco alla Siria - viste le posizioni di Russia, Iran e non solo - possono aprire ad una deflagrazione mondiale. I dubbi sono enormi come mostra l’inaspettato voto contrario del Parlamento Inglese e la contrarietà della Cancelliera Merkel che aggiunge però, insieme ad altri leaders, che bisogna studiare una reazione “diplomatica”internazionale.
Come sempre l’informazione ci propone e ci distrae su tanti altri fronti e allora parlando di donne al Festival del Cinema di Venezia nonostante la vera prima donna sia un uomo: George Cloony.
E’ piacevole considerare che alla Mostra del cinema le donne risultino apprezzate come attrici, registe, protagoniste in generale. A partire da Sandra Bullock che ha aperto il festival con Clooney appunto, entrambi protagonisti del loro film di fantascienza Gravity, i cui commenti risultano positivi e lo definiscono oggettivamente un bel lavoro ed una indovinata allegoria della vita. Quel che sembra interessante rimarcare, a proposito della Bullock, è che la reiterata informazione che lei e George sono amici da tempo lunghissimo ha segnato un tappeto rosso meno pettegolo e più gradevole. Ma tornando al cinema, grandissima viene definita l’interpretazione dell’attrice americana ottantenne Judi Dench nei panni di Philomena, la storia di una madre a cui le suore di un istituto hanno sottratto il figlio dandolo in adozione e che lei cerca per tutta la vita. Un film, un'interpretazione che viene narrata come magistrale attorno alla tematica complessa ma sempre di attualità che riguarda la maternità.
Successo senza mediazioni, dalla critica per un film italiano molto femminile: “Via Castellana Bandiera“, regista Emma Dante, ma anche attrice insieme ad Alba Rohrwacher, nelle strade della sua Palermo, dove il film è ambientato.
Ma altre presenze femminili come per il film “Tracks”, ci invitano a un piacevole autunno cinematografico segnato da un protagonismo di genere. Lasciando Venezia e il suo festival, di cui seguiremo il finale, ma pur rimanendo nel mondo dello spettacolo, non si può fare a meno, per lo spazio che occupa, nell’interesse di chi segue il gossip, di sottolineare che dopo 17 anni d’amore è finito un altro matrimonio leggendario: Monica Bellucci e Vincent Cassel. La bella Monica non sembra però che rientrerà in Italia ma piuttosto si dice sia attratta da un miliardario russo coi baffetti. Ancora spettacolo ma questa è una notizia terribile. Dalla Corea del Nord è filtrata l’informazione che è stata uccisa a colpi di mitragliatrice ed in una pubblica piazza, insieme al suo gruppo (undici le vittime) la cantante pop star Hyon-Song-wol, accusata di pornografia in un film, ma più realisticamente, forse, per essere stata la fidanzata dell’attuale dittatore della Corea, che potrebbe avere subito la richiesta della sua attuale moglie anche lei cantante di “chiudere il conto per sempre “ con quella che era stata sua rivale anche nello spettacolo.
Tornando nel nostro paese, ma sottolineando notizie non edificanti che sembrano continuare ad essere la maggioranza, abbiamo letto che in una intervista alla Tv Svizzera Lucia,  figlia di Toto Riina, capo di Cosa Nostra e condannato a una trentina di ergastoli, ha dichiarato di essere” onorata e felice” del cognome che porta. Potremmo aggiungere molto, ma forse la notizia si commenta da sola. Chissà come interpreta Lucia quel termine, onorata, pensando ai terribili delitti di cui padre è accusato? Di certo possiamo ritenere che disonorata sia la carriera e il profilo del già mitico professore Giordano, insegnante di lettere a Saluzzo che innamorato di sé e malato di egocentrismo e sesso concupiva le sue alunne, fino a farle innamorare di lui. Con il suo comportamento ha prodotto dolore e umiliazione. Addirittura per il suicidio di una giovane c’è il sospetto che possa essere legato ai suoi comportamenti. Come sarebbe importante considerare una variabile decisiva, da rispettare, le emozioni delle persone, delle donne nello specifico! Colpisce come proprio in questa settimana la donna che nella prima metà d’agosto fu sfregiata con l’acido, davanti all’evidenza che l’ex marito è stato scoperto colpevole, dichiara di averlo, in verità, riconosciuto subito ma di non averlo denunciato per paura e per amore dei figli. Per l’ennesima volta ci troviamo a riflettere su comportamenti femminili che stupiscono e su cosa si debba cambiare nella gestione delle emozioni puntando a percorsi più utili e convincenti.
Emozioni belle e forti quelle che racconta Elena Cattaneo, la ricercatrice, direttrice del laboratorio sulle staminali all’Università di Milano che il presidente Napolitano ha nominato Senatrice a vita, e che racconta sia stata proprio la grinta e le motivazioni forti che l’hanno portata ai risultati attuali nel suo lavoro e che a solo 51 anni l’hanno elevata a Senatrice a vita insieme ad altre tre grandi personalità quali Rubbia, Abbado, Piano. Un evento bello e importante.
Parlando di donne mi piace finire con un atto speciale che un uomo molto speciale ha compiuto nei giorni passati. L’uomo, davvero unico per il ruolo e per la sua personalità sorprendente, è Papa Francesco che ricevuti in visita il re di Giordania e la regina Rania nel salutare quest’ultima si è leggermente inchinato accennando apparentemente un baciamano e comunque un atto di sottomissione e rispetto tanto sorprendente quanto commovente





sabato 31 agosto 2013

Riflettendo sui fatti della poitica

Rifletto molto sui fatti della politica.
Invero ritengo prioritari quelli di politica estera, ma quelli della politica italiana sono il microcosmo del macrocosmo mondiale.
Affronto questi ultimi con molto sussiego perché nella realtà italiana, confusa e, direi, apocalittica, c’è da sperare in un ossimoro, cioè nel fare un buco nell’acqua, nel provarci, pur ritenendo che non serve a nulla. [Certamente non voglio convincere nessuno: trovo odioso il termine convincere, che indica una costrizione al proprio parere].
Berlusconi dunque.
Gli appartenenti alla cosiddetta destra vogliono far trionfare il principio della convenienza; gli appartenenti alla cosiddetta sinistra assumono come orientativo, anzi assolutamente orientativo, il PRINCIPIO (o quello che significa).
Dietro destra e sinistra c’è una piccola folla di piccoli e, in quanto tali pieni di sicumera: e guai a porsi alla pari.
Le frasi che riassumono in maniera approssimativa gli atteggiamenti di questi due schieramenti si basano su due principi.
a) PER LA DESTRA: non si può ignorare il popolo che la vota; la democrazia è governo del popolo.
PER LA SINISTRA: un popolo non può fondare il principio su cui si regge la stessa democrazia.
Come si può notare, il termine DEMOCRAZIA è usato in entrambe le parti. E, se io dovessi cedere alla tentazione di schierarmi, darei ragione ad una delle due, ma mi freno dal dichiarare quale.
Dunque democrazia! Quale? Ecco un quadretto che potrete consultare in google:      
Marsilio da Padova
Platone e Aristotele convergono
Per entrambi i filosofi si può chiamare legge soltanto ciò che è strutturalmente giusto e pertanto morale; ma se la legge della polis vacilla nella parzialità, non si può  contare su di essa; il principio su cui si regge è falsamente etico; bisogna fare appello all’agire secondo convenienza, poiché nulla è strutturalmente giusto e pertanto morale.
Torniamo indietro, ad Eraclito
Eraclito scriveva in uno dei suoi frammenti: tutte le leggi umane, invero, vengono nutrite da una sola legge, quella divina: essa prevale, difatti, quanto vuole e basta a tutto. Cioè la legge divina è come il fondamento e la radice (nutre) delle leggi umane; queste saranno leggi autentiche – secondo verità – se sono conformi alle leggi divine, e tale conformità le rende giuste e morali.
e a Tommaso d’Aquino
il quale citare Cicerone, De re publica, III, 22, 33:
Vi è una legge vera, ragione retta conforme alla natura, presente in tutti, invariabile, eterna, tale da richiamare con i suoi comandi al dovere, e da distogliere con i suoi divieti dall'agire male... A questa legge non è possibile si tolga valore né è lecito che in qualcosa si deroghi, né essa può essere abrogata; da questa legge non possiamo essere sciolti ad opera del senato o del popolo... Essa non è diversa a Roma o ad Atene, non è diversa ora o in futuro: tutti i popoli invece in ogni tempo saranno retti da quest'unica legge eterna e immutabile; ed unico comune maestro, per così dire e sovrano di tutti sarà Dio; di questa legge egli solo è l'autore, l'interprete, il legislatore; e chi non gli obbedirà rinnegherà sé stesso, e rifiutando la sua natura di uomo, per ciò medesimo incorrerà nelle massime pene, anche se potrà essere...
Tommaso aggiunge di suo:
Accade a volte che qualche precetto, che è per il bene della moltitudine nella maggior parte dei casi, non sia conveniente ad una persona, o ad una situazione determinata, perché impedirebbe qualcosa di migliore, oppure comporterebbe qualche male
…..
colui che ha il potere di governare la moltitudine, ha il potere di dispensare dalla legge umana in quelle cose che dipendono dalla sua autorità: al fine di concedere il permesso di non osservare il precetto della legge, alle persone e nei casi in cui la legge viene meno al suo obiettivo.

Da parte mia ho solo timore che non siamo, né voi né io, in grado di rivedere le nostre posizioni, perché diamo ad esse un carattere di assolutezza, mentre la nostra natura di creature ci ha collocato nel tempo transeunte.
Cerchiamo l’ancoraggio al DIAlOGO se abbiamo umiltà intellettuale.

giovedì 29 agosto 2013

In morte di Don Chiavacci

In morte di Don Chiavacci, uomo, prete, pastore e teologo: fedele e libero insieme

Don Enrico Chiavacci, prete, parroco, teologo, in tutto e sempre “pastore” del popolo: il suo immediato di San Silvestro a Ruffignano, presso Firenze, dove è stato parroco per più di 50 anni e poi, come teologo ed esperto di scienze umane, quello detto giustamente “Popolo di Dio”, cioè la comunità dei credenti cattolici, e certamente non solo. E’ infatti nota la stima e il seguito che Lui e i suoi lavori teologici hanno sempre avuto anche oltre i confini ufficiali della Chiesa cattolica…
Ne ha scritto qui, già, il collega Giacomo Galeazzi, e riprendo l’argomento per aggiungere qualcosa di personale, biografico e non noto, e anche un accenno all’importanza del lavoro di ricerca e sintesi dottrinale e insieme appunto pastorale, che ha segnato tutta la sua vita intellettuale e cristiana.
Il suo Corso fondamentale di Morale, una decina di volumi densissimi, pubblicato nel corso degli anni dalla Cittadella di Assisi, è stato un capolavoro di sintesi sapiente e prudente tra la tradizione e i segni dei tempi, a partire dalla morale sociale – fondamentali alcune sue ricerche sulla cosiddetta “dottrina sociale” della Chiesa nei secoli – e dall’etica famigliare e sessuale applicata nel vivo del mutare dei tempi e della stessa realtà della Chiesa.
Fedele alla dottrina, ma capace di distinguere sempre ciò che è di fondo, e risale alle fonti della fede cristiana e anche cattolica, e ciò che è frutto della semplice evoluzione storica degli scritti di teologi, ma anche di vescovi e di Papi, da rispettare sempre, mai tuttavia da considerare, a sproposito e senza distinzioni, verità di fede e quindi immutabili…
Ora, e in particolare nel campo della morale della famiglia e della sessualità l’evoluzione della dottrina cattolica e al suo servizio della teologia, anche per la spinta delle mutazioni della società e del costume, è stata di grandissima portata, e lo è ancora.
Galeazzi ha ricordato il passaggio del suo pensiero dalla considerazione della sessualità solo come “necessario strumento per la procreazione”, ma caricata di significati soprattutto negativi e da controllare alla visione del corpo umano, della donna come tale, dell’amore coniugale e della complessità di ciò che esso implica nella natura e nella persona umana. Da una visione negativa, codificata p. es. da certi testi di S. Agostino che hanno seminato diffidenza e anche disprezzo per secoli, a quella della teologia del corpo nelle catechesi di Giovanni Paolo II negli anni ‘80 c’è un cammino in avanti gigantesco, di cui forse l’etica ufficiale cattolica ancora oggi non ha percepito pienamente la portata: la cosa ha un peso molto forte anche nella credibilità della stessa Chiesa. Alla base di tutto la “rivoluzione” del Concilio, con il rifiuto di codificare ancora una volta come assoluta la gerarchia dei cosiddetti “fini del Matrimonio”, che metteva al vertice la procreazione e subordinava tutto ad essa…
Dal Concilio in poi, passando per il travaglio delle Commissioni teologiche volute da Giovanni XXIII e Paolo VI, che portarono a due visioni diverse, e in alcuni aspetti anche opposte, alla luce nuova dell’ammissione dei cosiddetti “metodi naturali” per la regolazione delle nascite (Pio XII, ottobre 1951), e poi per la vicenda tumultuosa dell’Humanae Vitae” che oltre le dispute teologiche e le resistenze pastorali incendiò per anni le discussioni interne agli stessi episcopati, il cammino è stato lungo e complesso. La prudenza di Paolo VI, pur in quella che apparve una chiusura al “nuovo”, spesso equivocato e confuso con l’approvazione dell’egoismo e della libertà senza criteri chiari, non presentò il dettato dell’Enciclica come “definitivo” e assolutamente veritativo, ma lasciò volutamente aperto lo spazio alla ricerca ulteriore. E in questo ambito anche gli studi di Don Enrico, con altri come il grande Padre Bernard Haering, fino ad un certo limite Ambrogio Valsecchi, ed anche colleghi come Dalmazio Mongillo e Giannino Piana, in Italia soprattutto tra le scuole dei Redentoristi, furono preziosi e autorevolmente visti dai colleghi e da molti Pastori che hanno preso sul serio il Concilio e il richiamo ai segni dei tempi. Fondamentale, tra l’altro, per l’esperienza di tanti uomini di Chiesa italiani, un commento molto ampio della Gaudium et Spes, magistrale, che Don Enrico offrì e pubblicò con la Studium: una vera miniera di sapienza e di cultura teologica e storica…
La sua capacità di mettere insieme opportunità pastorale, fedeltà alle verità di fede, ricerca e percezione dei “segni dei tempi” è stata sempre grande e apprezzata. Fedele, e libero insieme, obbediente e capace di novità magari impensate e anche scomode, tranquillo anche quando qualcuno, magari anche autorevolmente e ufficialmente, lo indicava come “dissenziente”… Egli lo fu sempre in cose nelle quali il dissenso era non solo legittimo, ma capace di far camminare in avanti la teologia e quindi anche la Chiesa nelle sue dimensioni intellettuali… Grande esempio di pacifica capacità di accogliere critiche e rimproveri, anche ufficiali, e insieme di resistenza senza resa nella coscienza che l’oggetto delle critiche era aperto alla libera discussione, rispettosa della fede, ma mai obbligata a dare corpo di dottrina di fede a ciò che era soltanto un’affermazione di scuola teologica, magari nostalgica di tempi passati, materialità di Concili antichi ed egemonie di parti in causa solo personali e accidentali…
Figlio e insieme padre della visione conciliare, don Enrico, stimatissimo dai colleghi, almeno da quelli che non hanno mai visto il rinnovamento conciliare come pericolosa deviazione dalla fede cattolica, nonostante la sua un po’ selvatica ostinazione a non cercare le luci della ribalta, fu per tanti una guida anche intellettuale…Di grande significato, tra altro, i suoi studi sulla morale applicata ai sistemi economici e alla realtà del cosiddetto Terzo Mondo in via di sviluppo…
Non solo fiori, ovviamente, sulla sua strada. Ricordo, per concludere questo piccolo omaggio, un episodio vissuto direttamente. Verso la fine degli anni ’70 in un Congresso dell’Associazione dei Teologi Moralisti Italiani (Atism) egli era vicepresidente in scadenza di carica e al momento delle nuove candidature, in prossimità del voto, nell’assemblea si alzò un membro della Presidenza, nome illustre e origini campane, il quale con aria tra contrito e convinto di un servizio necessario avanzò, a nome esplicitamente della Presidenza della Cei la proposta di “non rinnovare” a Don Chiavacci “la carica della Vicepresidenza”. Lui non tentò neppure di ribattere, e tacque. Risultato: i membri dell’Atism furono insieme “obbedienti” e “liberi”: don Enrico Chiavacci fu eletto “Presidente”! Tempi passati, e non rimpianti. Ora Don Enrico è tornato alla Casa del Padre. Tanti, anche tra i colleghi un po’ più giovani, o meno anziani di lui, lo ricordano con simpatia e ringraziano lo Spirito Santo che gli ha consentito di essere esempio insieme di libertà vera e fedeltà autentica, le due condizioni necessarie per l’annuncio della fede e per la salute della Chiesa. Uomo, studioso, scienziato, teologo, pastore, maestro, Don Enrico. Con ammirazione e gratitudine.

Gianni Gennari  

martedì 27 agosto 2013

Schema Violante

La politica oggi è ingarbugliata più che mai.
Siamo anni luce lontani dalle posizioni che giornalisti, esperti, parlamentari, gente comune ritengono di poter esprimere, forti del solo PERSONALE PUNTO DI VISTA!
Ha lasciato il segno lo «schema Violante», l'appello lanciato ieri sul Corriere dal «saggio» del Pd (della commissione sulle Riforme) ad ascoltare i dubbi tecnici sollevati da giuristi e rivendicati dal Pdl contro la decadenza immediata del Cavaliere. Come la legittimità di rivolgersi alla Consulta, o di interpellare la Corte di Lussemburgo. Giacché la legalità, ha ricordato Violante al partito legalitario, «impone di ascoltare le ragioni dell'accusato». Così, all'indomani del richiamo,mentre il Pdl esulta con Francesco Giro («Parole incoraggianti che prefigurano un lodo»), in giunta si avverte una maggiore cautela per evitare strumentalizzazioni.
Intanto Mario Monti, al Foglio , dice che non troverebbe «scandalosa» la grazia a Berlusconi «proprio per il ruolo che ha avuto». «La legge Severino - rimarca Monti - è stata votata a larghissima maggioranza, anche dal Pdl, nove mesi fa e nessuno sollevò obiezioni di costituzionalità; anzi, tutti sembravano desiderosi di mostrarsi rigorosi sui criteri di incandidabilità e decadenza: erano solo ragioni elettoralistiche?». E, pur riconoscendo «l'eccezionalità del caso Berlusconi», l'ex premier dice: «La sua condanna non può certo essere cancellata dal Senato, neppure nei suoi altri effetti di legge». Meglio un provvedimento eccezionale come la grazia. 
Ma intanto cosa fare in giunta? I toni si sono fatti meno battaglieri. «Nessuno ha mai detto che strozzeremo i tempi o le ragioni della difesa», assicura la pd Rosa Filippin. Il regolamento è tassativo e stabilisce una procedura. Al fine di accertamenti eventuali il presidente può nominare un relatore o un comitato incaricato di fare l'istruttoria necessaria. Servirà a effettuare verifiche e acquisizioni. Poi si potrà ascoltare l'interessato o la sua difesa. E al termine si passerà al voto». «Non stiamo parlando - avverte Rosanna Filippin - di mesi, ma nemmeno di chiudere necessariamente tutto il giorno 9 settembre. Rispetteremo sentenza, regolamento e procedure». Nessun contrordine ufficiale, quindi: Berlusconi era e resta al di fuori della legge Severino. La linea del Pd è votare sì alla decadenza. Ma, come ha precisato ieri Guglielmo Epifani, «nessun giustizialismo».

Il nodo resta uno: il rinvio alla Consulta. Entro il 28 Berlusconi potrà presentare la memoria. Un parere giuridico in tal senso potrebbe essere allegato a quell'atto. Oppure richiesto successivamente dalla difesa o dal Pdl. Poi, dopo l'eventuale audizione del Cavaliere, la giunta voterebbe. E, ammesso che la proposta ottenga la maggioranza, potrebbe rivolgersi alla Consulta. Secondo Violante potrebbe farlo direttamente: «La Corte costituzionale ha ritenuto che il procedimento in giunta è di carattere giurisdizionale». Secondo il presidente emerito della Consulta Valerio Onida invece occorrerebbe un passaggio in Aula: «La giunta - spiega - prepara l'istruttoria e fa una proposta che dovrebbe essere in questo caso una vera e propria ordinanza, con l'indicazione delle norme costituzionali che si sospetta siano state violate, con la motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza. Poi giudice è l'assemblea». Ma lui pensa che l'eccezione non sia destinata a essere accolta dalla Corte: «La legge Severino non stabilisce una sanzione, ma un requisito: per avere un Parlamento "pulito" si è ritenuto che non debbano esserci condannati». 

lunedì 26 agosto 2013

L'improbalile....

Ricevendo dall'Huffington Post questi schizzi informativi, li passo ai lettori di questo blog assieme alle mie osservazioni in rosso

Sarà che tra tacchi a spillo, coordinati delle signore, arredi, camerieri, e rombare di macchine blu, il grido sulla fine della democrazia in Italia si è un po' perso. O sarà che le infinite liti sulle stanze della nuova sede di Forza Italia non danno certo l'idea della fine del mondo. Ma quello che per il Cavaliere è sicuramente un momento difficile (dopotutto è lui il condannato) per il resto appare solo una grande "sceneggiata", un improbabile ressa di aspiranti protagonisti ,che nel momento più complicato della vita del loro leader approfittano della luce dei riflettori per conquistare spazio personale.
Fanno sceneggiata anche i testardi del Pd che non sanno distinguere tra idea di giustizia, la quale deve essere sempre presente, in qualsiasi orizzonte ci si ponga, ed opportunità politica: la politica non è né scienza né ideologia, bensì arte del concreto quotidiano; a me DISPIACE che questo partito sia divenuto improbabile esercito di un leader che non c’è, e, se c’è, preferiscono ignorare.  
A questo punto è lecito chiedersi quale sia il disegno, se c'è, del premier Enrico Letta. Perché ormai è evidente - fin troppo - che il ricatto berlusconiano sul governo sancisce, di fatto, il capolinea politico dell'esperienza di queste strambe larghe intese. È per questo che occorrerebbe aprire una fase nuova, chiedendo al popolo di liberare il paese dal ricatto.
Ecco cosa vogliono persone della povera sinistra di oggi!
In un suo recente post Beppe Grillo ha infilato tra le righe una regola nuova di zecca per il Movimento, una regola che avrà di certo il suo peso nello scenario politico italiano prossimo venturo. Per la prima volta Beppe specifica nero su bianco che, in caso di vittoria alle elezioni, il primo ministro indicato dai cinque stelle sarà una "persona interna".
Ecco cosa può conseguire alla testardaggine di tutti
Atteso che Berlusconi sarebbe solo ed esclusivamente uno delle centinaia di migliaia di persone che beneficerebbero dell'amnistia, ce la faranno i nostri eroi parlamentari a ponderare bene alla ripresa dei lavori a settembre il testo e il contesto in cui sono chiamati a prendere una decisione storica?
Sì, forse c’è da porsi soltanto interrogativi
Si va consumando un suggestivo balletto tra esponenti ed intellettuali del Pdl e del Pd attorno al decreto di amnistia o atto di clemenza, varato il 22 giugno 1946 e scritto di suo pugno dal Guardasigilli, Palmiro Togliatti. E siamo ancora qui: ad una rivoluzione da fare e che è tale se ed in quanto è cambiamento di una classe dirigente assai scadente sul piano culturale
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domenica 25 agosto 2013

Teologia femminile?

Rimando chi abbia voglia di approfondire l’argomento papa Francesco e la teologia femminile alla lettura diretta dei testi –clicca quaggiù- da me consultati dietro l’input ricevuto dalle teologhe. Aggiungo le mie considerazioni.
1) Nella conferenza stampa di papa Francesco durante il volo di ritorno da Rio, una prima (in ordine di tempo) osservazione mi salta negli occhi: come sopporta un papa come lui la ridondanza dei titoli applicati a lui? Forse ‘non ci può niente’; ma forse sarebbe consono alla sua personalità tirar fuori il coraggio per negarsi una volta per tutte…
Bella la constatazione che gli fa onore: c’è sempre il pericolo di pensarsi un po’ superiore agli altri, non come gli altri, un po’ principe, sono pericoli e peccati.
Mi spiace che ormai la pensi diversamente dagli anni Ottanta sul movimento carismatico; allora diceva: Questi confondono una celebrazione liturgica con una scuola di samba.
Sintetizzo con le mie parole cosa pensa sul ruolo della donna nella chiesa: lui, di fronte alle severe proibizioni ecclesiastiche alle donne di accedere a ruoli istituzionali, dichiara di doversi comportarsi come figlio della chiesa; nel riconoscere i meriti femminili vuole andare più in là della Mulieris dignitatem e perciò incoraggia una esplicitazione teologica sulla superiorità della donna rispetto al collegio apostolico. Io mi chiedo seriamente che ce ne facciamo, noi donne, delle esplicitazioni teologiche e del riconoscimento di una superiorità rispetto al collegio apostolico, se, di fatto, è questo'ultimo a dettare le leggi.
2) Ivone Gebara, suora del dissenso, non fa che ripetere quanto è stato osservato da tanti circa la sovrabbondanza della presenza femminile nelle parrocchie cattoliche, a cui si accompagna l’esclusione ad un organico inserimento delle donne nei luoghi dove si fa e si insegna teologia in modi rigorosamente maschili.
Sono d’accordo parzialmente sui sospetti della Gebara che questo  papa si possa assestare, suo malgrado, su una linea conservatrice carismatica e più celebrativa nella linea Gospel, anziché dare un impulso ai movimenti di lotta sociale. Io ritengo che la donna, dovrà, è vero, liberarsi dalle pastoie antievangeliche, ma soprattutto ripensare la sua umanità, senza colpevolizzare la cultura maschile e altresì controllare la propria effervescenza di emulatrice –di fatto- della cultura da abbattere.
3) Ad Emma Fattorini chiedo: è davvero convinta che le culture religiose possono essere preziose alleate delle donne e della loro capacità di costruire relazioni buone? Sono pronta ad essere lapidata dalle donne se esprimo il mio dubbio su questo modo di impostare una ricostruzione dell’identità femminile: dobbiamo piuttosto incoraggiare una sana cultura laica.
4) Cosa chiede il teologo Sequeri alle donne?  che debbano essere loro a fare ripartire le storia e la felicità dell’annuncio? Ho stima per le sue buone intenzioni, avvalorate culturalmente, ma io vorrei che alle donne non si chiedesse nulla, come nulla esse debbono chiedere agli uomini. Propongo piuttosto il sederci tutti/e attorno ad un tavolo.
5) Vittoria Prisciandaro lancia on line un appello, firmato da laici e sacerdoti, che richiama la centralità di una Chiesa povera per i poveri, ed evoca il Patto delle catacombe, firmato nelle catacombe di Domitilla il 16 novembre 1965 da una quarantina di padri del Concilio Vaticano II, tra i quali c'era il vescovo Hélder Câmara: Un documento profetico che, se vissuto, potrebbe aiutare la Chiesa a diventare "serva e povera", secondo lo Spirito di Gesù. Un testo che probabilmente anche Papa Bergoglio ha ben presente. Nell'ultima celebrazione eucaristica a Santa Marta prima della pausa estiva, il 6 luglio, ha voluto proprio mandare questo messaggio: Non bisogna avere paura del rinnovamento delle strutture. Nella vita cristiana, anche nella vita della Chiesa, ci sono strutture antiche, strutture caduche: è necessario rinnovarle! Non bisogna temere la novità che lo Spirito Santo opera in noi! Io sto a guardare come quando da bambina assistevo pensosa ai discorsi dei grandi. Rimugino e molte cose non le mando giù: ma chi ci crede che questo papa rinnoverà le strutture della chiesa? Sono d’accordo con una ventottenne ignara di discorsi di chiesa, che proprio ieri osservava: che cosa vogliono da papa Francesco? è un papa!
6) La conferenza delle Superiore Religiose degli Stati Uniti d’America nell’incontro col delegato pontificio è riproposta da papa Fancesco, anche lui, forse, preoccupato per alcune posizioni “di femminismo radicale” e di dissenso inconciliabili con il Magistero della Chiesa. Staremo a vedere. Ma si profila un ridisegno della figura della donna che ha fatto una scelta forte, entro la quale non dovrà soffocare di regole?
7) G. Ravasi presenta una documentazione, densa a tutti i livelli, della presenza, spesso ‘oscurata’, della donne nella storia. Naturalmente è tutto dalla parte delle donne, né fa meraviglia: è caratteristica comune degli uomini intelligenti. Come è caratteristica di quasi  tutte le persone di genere maschile profondersi in esaltazioni, talora deliranti. Io direi, grazie, ora basta! Fatti e non parole.
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giovedì 22 agosto 2013

aggiornamenti

22 agosto 2013 – da FOGLIO QUOTIDIANO
di Maco Valerio Lo Prete

Pannella ha in mente un “futuro luminoso” per il Cav. Ecco quale
B. può uscire dall’angolo: diventi leader referendario contro partiti e giornali che intignano nella “guerra civile”,
Una “prospettiva luminosa” per Silvio Berlusconi esisterebbe pure, ma rimane soltanto una manciata di giorni per coglierla. Il leader del Pdl, con una sentenza di condanna per evasione fiscale appena confermata dalla Cassazione e con il voto sulla decadenza da senatore letteralmente all’ordine del giorno (o quasi) in Parlamento, potrebbe trovare buoni motivi per non rabbuiarsi e perfino per puntellare il governo di larghe intese. A patto di prestare ascolto a Marco Pannella. Che non ha certo smesso i panni del leader radicale per improvvisarsi consigliere, tutt’altro. Da cinque giorni ha infatti ripreso lo sciopero della fame – cioè tre cappuccini o tre spremute d’arancia al giorno, questo è consentito dall’aggiornamento radicale della nonviolenza gandhiana – e dalla mezzanotte di ieri ha smesso anche di bere: “Dopo 30 anni di flagranza criminale, lo stato italiano deve uscirne. L’amnistia è lo strumento”, dice Pannella al Foglio. E in questa sua lunga e spesso solitaria battaglia per una “giustizia giusta”, c’è tempo e modo, oltre che “l’opportunità” (avrebbe detto nel diciannovesimo secolo il Léon Gambetta tanto caro allo stesso Pannella), per coinvolgere Berlusconi e fornirgli una “exit strategy” dallo stallo in cui si trova, in compagnia di tutta la politica italiana.
“A Berlusconi, così come al paese, non occorre una via di fuga. Occorre una prospettiva”, dice il leader radicale. “Quella prospettiva c’è ed è costituita dai nostri dodici referendum, sei sulla giustizia e sei sui diritti civili. In molti ci hanno preannunciato il loro sostegno su alcuni quesiti, dal Pdl ai socialisti, inclusa la Cgil, ma la raccolta delle firme procede con moltissime difficoltà e dobbiamo arrivare entro settembre a oltre 500 mila. Ecco, per ridare slancio alla raccolta e non limitarsi a un sostegno burocratico, occorrerebbe che Berlusconi ne firmasse alcuni pubblicamente, recandosi a uno dei nostri tavoli, e poi ripetesse il gesto per gli altri quesiti, questa volta in un ufficio comunale”. Separazione delle carriere per i magistrati, introduzione della responsabilità civile per gli stessi e rientro nelle loro funzioni per quelli fuori ruolo, fine degli abusi della custodia cautelare in carcere e abolizione dell’ergastolo, ecco i quesiti sulla giustizia. “Sono riforme che a parole Berlusconi e il centrodestra hanno sostenuto per anni, al punto di far fallire nostri precedenti referendum perché tanto si sarebbero incaricati loro di occuparsene in Parlamento. Se Berlusconi non muove un dito, sarà nuovamente lui ad affossare questo cambiamento”. In caso di impegno, invece, l’acqua non arriverebbe soltanto al mulino radicale o alla causa della giustizia giusta: “Se si spendesse per la raccolta di firme, Berlusconi potrebbe dire: ‘Io ho dieci milioni di voti, ma nella struttura di regime attuale – dove ‘regime’ è inteso in senso scientifico, a indicare l’attuale assetto di partiti e magistratura – mi trovo nella condizione in cui mi trovo’”. Cioè nell’angolo, agli arresti domiciliari o ai servizi sociali che sia, e a rischio di espulsione dalla normale vita politica. “E potrebbe aggiungere: ‘Ora quindi mi impegno perché agli italiani sia garantito il diritto di pronunciarsi su tutti e dodici i referendum radicali, non soltanto su quelli della giustizia’. All’improvviso, a patto di infondere speranza invece che paura anche nella cerchia più stretta dei suoi collaboratori, si troverebbe nuovamente al centro di una battaglia contro tutta la partitocrazia. La sua mossa coinvolgerebbe l’opinione pubblica in un dibattito fortissimo, sulla tv e sulla rete, un dibattito incentrato però sulle possibilità future. E’ o no una prospettiva luminosa?”. Per ora, nei media, è più forte la voce di quanti vorrebbero chiudere definitivamente una “guerra civile” ventennale tra berlusconiani e antiberlusconiani, sbarazzandosi del leader politico e riducendo tutto a un episodio di giustizia penale: “Questo esito si fa sempre più probabile se la discussione rimane confinata a ‘in galera sì’ o ‘in galera no’. Mentre auspicare questo finale, in un dibattito che nel frattempo si fosse elevato su tutti altri temi, farebbe apparire molto piccoli quei rinfocolatori”. Da mettere in conto, poi, un effetto spiazzamento sugli altri partiti: “Cosa dirà il Pd sui referendum? Cosa dirà la sinistra anche sulla proposta di amnistia? Con un confronto simile, il quorum sarebbe possibile, e quindi anche la scelta degli italiani che su tanti temi, giustizia inclusa, sono tutt’altro che in linea con lo status quo”. 
Ricadute immediate, a seguire il ragionamento pannelliano, ci sarebbero anche per il governo di larghe intese sostenuto da Pd, Pdl e Scelta civica: “Se l’obiettivo pubblico diventa quello di acquisire questo appuntamento referendario nel 2014, allora vorrei vedere chi avrà il coraggio di far sciogliere le Camere per rinviare e impedire la consultazione. Poi il governo sarebbe sgravato dalla discussione di tanti temi oggi considerati spinosi, sui quali si pronunceranno direttamente i cittadini, e non avrebbe per esempio più scuse per non concentrarsi sui temi economici. A quel punto anche il dibattito sull’Imu diventerebbe una piccola cosa”. Né è da escludere, dice il leader radicale, che nel governo si possa formare un fronte “pro amnistia”: “Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, ha detto che quella è l’unica riforma strutturale per avviare un cambiamento nel nostro sistema giudiziario e nella sua appendice carceraria. Ha usato termini netti, gli stessi che utilizziamo noi Radicali da anni”. E’ stata pure investita dalle critiche, accusata di voler puntare in fondo a salvare Berlusconi: “Vorrei far notare che ancora ieri (due giorni fa, ndr) il ministro è intervenuto al programma ‘Radio Carcere’ su Radio Radicale per sostenere le sue ragioni. Sa bene a cosa va incontro. D’altronde nel governo non è sola, per questo non escludo che un fronte in tal senso si possa formare nell’esecutivo Letta”. Sostiene Pannella che “non appena ci fosse anche soltanto l’annuncio di una amnistia, o dell’intenzione di muoversi verso le riforme che portiamo avanti per via referendaria, dopo al massimo cinque giorni la Corte europea dei diritti dell’uomo ritirerebbe i suoi ultimatum all’Italia, con annesse costosissime multe. Idem per i richiami dell’Unione europea. E in tempi di antieuropeismo montante, pure questo passo istituzionale sarebbe importantissimo per l’Italia”.    

Per ora però, stando ai retroscena, Berlusconi ragiona a lungo sulle ricadute che la decadenza da senatore potrebbe avere sulla sua libertà personale in caso di ulteriori iniziative della magistratura. Possibile che sia disposto, in questa situazione, a intestarsi dei referendum per cui si voterebbe nel 2014? Pannella risponde con un’analogia, “anche se le situazioni bisognerebbe ricostruirle sempre nei dettagli. Silvio infatti si è sicuramente ricordato di quanto io, nel 1993, dicevo a Bettino Craxi: ‘Speriamo che la Camera voti contro di te, che questi partiti concedano l’autorizzazione a procedere a stragrande maggioranza, così a settembre tu ritorni dopo le vacanze, ti presenti a Rebibbia, dopodiché lì ti faranno i massaggi, sarai aiutato a non fumare, e alle elezioni di aprile avrai il 20-25 per cento dei voti’. Insomma, il punto è che quanto deve accadere accadrà comunque, consiglieri di guerra e avvocati di Berlusconi ci potranno fare poco. Ma se lo scenario peggiore per Berlusconi si realizzasse nel caldo di una mobilitazione dell’opinione pubblica, invece che nel solito dibattito ‘Berlusconi vs. Boccassini’, allora sarebbe tutta un’altra cosa”. Per Berlusconi e non solo per lui, è la certezza di Pannella.