martedì 10 febbraio 2015

Un libro di papa Francesco


Papa Francesco - Questa economia uccide

di Tornielli Andrea, Galeazzi Giacomo - Piemme
FineDescrizione
Questo papa venuto dalla fine del mondo "demonizza il capitalismo". Sono bastate poche frasi del pontefice "contro l'economia che uccide" per bollarlo come "papa marxista". Che a fare certi commenti siano editorialisti di quotidiani finanziari, o esponenti di movimenti come il "Tea Party" americano, non deve probabilmente sorprendere. Molto più sorprendente, invece, è che siano stati condivisi anche da alcuni settori del mondo cattolico, dal momento che, come mostrano Tornielli e Galeazzi, vaticanisti fra i più accreditati nel panorama internazionale, alla base dei ragionamenti di Bergoglio non c'è che la radicalità evangelica dei Padri della Chiesa. Delle disuguaglianze sociali e dei poveri è ammesso parlare, a patto che lo si faccia di rado. Un po' di carità e un pizzico di filantropia, conditi da buoni sentimenti, vanno bene, mettono a posto la coscienza. Basta non esagerare. Basta, soprattutto, non azzardarsi a mettere in discussione il "sistema". Un sistema che, anche in molti ambienti cattolici, rappresenterebbe il migliore dei mondi possibili, perché - come ripetono senza sosta le cosiddette "teorie giuste" - più i ricchi si arricchiscono meglio va la vita dei poveri. Ma il fatto è che il sistema non funziona, e oggi viene messo in discussione da un papa che in questo libro propone una riflessione sul rapporto fra economia e Vangelo. Temi che troveranno spazio anche nella sua prossima enciclica. Con un'intervista esclusiva su capitalismo e giustizia sociale.
ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE
 
IN VATICANO C'È UN PAPA MARXISTA?
Francesco, l' economia che "uccide" e le amnesie dei cattolici
«Quando do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista.» Hélder Càrnara, vescovo di Recife
«Oggi dobbiamo dire "no a un'economia dell'esclusione e della inequità". Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in Borsa ... Alcuni ancora difendono le teorie della "ricaduta favorevole che presuppongono che ogni crescita "economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo,gli esclusi continuano ad aspettare ... »
Sono bastate poche frasi, un pugno di parole, qualche sparuto paragrafo inserito in un ampio e articolato documento dedicato ali 'evangelizzazione, anzi alla «gioia del Vangelo».
Papa Francesco, a otto mesi dall'elezione, dopo aver pubblicato l'esortazione Evangelii Gaudium, è stato bollato come papa "marxista" da ambienti conservatori americani. E qualche tempo dopo, l' «Economist» l'ha persino definito un seguace di Lenin nelle sue diagnosi sul capitalismo l'imperialismo. Il gesuita argentino che da superiore della compagnia nel suo paese e poi da vescovo era conosciuto per non aver mai sposato certe  della liberazione al punto da essere accusato di conservatorismo, si è ritrovato accostato al filosofo di Treviri e ai suoi tanti epigoni, compreso l'artefice della rivoluzione bolscevica. Ma più che accuse di marxismo e leninismo, rozze tanto quanto coloro che le hanno rivolte al papa a colpire sono state critiche e distinguo su questo argomento iniziate ancor prima della pubblicazione dell'esortazione apostolica, e continuate anche in seguito. Questo papa «parla troppo dei poveri», degli emarginati, degli ultimi. Questo papa «latinoamericano» non capisce un granché di economia. Questo papa «venuto dalla fine del mondo» demonizza il capitalismo, cioè l'unico sistema che permette ai poveri di essere meno poveri. Questo papa non soltanto compie gesti politicamente scorretti (come quello di andare a Lampedusa per pregare davanti al mare, divenuto la tomba di migliaia di immigrati alla disperata ricerca di una speranza), ma s'immischia in faccende che non gli competono e si mostra evidentemente «paupe­rista».
Un quotidiano, «II Foglio», (battezzatosi alla papalina come «Il Soglio» durante il pontificato ratzingeriano, arriva persino a bollare come «ereticali» le parole del pontefice argentino: «reo» di aver parlato dei poveri dei sofferenti come «carne di Cristo», dopo aver abbracciato e benedetto, per un'ora in silenzio, ragazzi e giovani gravemente ammalati ad Assisi.
A stupire non è tanto la superficialità delle accuse, quanto piuttosto l'oblio nel quale sembra essere caduta una porzione consistente della grande tradizione della Chiesa, quella che va dai Padri al magistero di un pontefice certamente non sospettabile di modernismo a progressismo, quale fu Pio XI, al secolo Achille Ratti
Parlare dei poveri per un certo establishment è ammesso, a patto che lo si faccia di rado e soprattutto a patto che lo si faccia nei modi ben accetti a determinati ambienti. Un po' di carità, condita di buoni sentimenti, va benissimo, anzi, aiuta a mettere a posto la coscienza. Basta non esagerare.
Basta, soprattutto, non azzardarsi a mettere in discussione il sistema. Un sistema che, a detta di tanti anche cattolici, rappresenta il migliore dei mondi possibili per gli emarginati - giacché, insegnano le teorie "giuste" - più i ricchi si arricchiscono e meglio va la vita dei poveri. Un sistema di­ venuto dogma persino in casa cattolica, al pari di altre verità di fede. Si sa: cristianesimo è uguale a libertà, libertà è uguale a libera impresa e dunque capitalismo, capitalismo è uguale a cristianesimo in atto. E non bisogna sottilizzare sul fatto che viviamo in un economia che di capitalistico ha ormai poco a nulla, come quasi nullo è il suo legame con la cosiddetta "economia reale". La bolla finanziaria, la speculazione, gli indici della Borsa, il fatto che l'oscillazione di quegli indici possa scaraventare intere popolazioni sotto la soglia della povertà facendo lievitare di colpo il prezzo di alcune materie prime ... tutte realtà che dobbiamo accettare alla stregua degli "effetti collaterali" delle guerre "intelli­genti" di ultima generazione. Dobbiamo accettarle, queste realtà, e starcene pure in silenzio. Il dogma è dogma, e chi lo mette in discussione, se va bene, è un illuso. Altrimenti è un sovversivo. 
 

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