lunedì 29 luglio 2013

Perle da papa Francesco

PAPA FRANCESCO IN BRASILE:

NE’ ORO NE’ ARGENTO (22 luglio, cerimonia di benvenuto, Rio de Janeiro): Ho imparato che, per avere accesso al Popolo brasiliano, bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di bussare delicatamente a questa porta. Chiedo permesso per entrare e trascorrere questa settimana con voi, Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato: Gesù Cristo!
I FIGLI COME PUPILLA (22 luglio, cerimonia di benvenuto, Rio de Janeiro): E’ comune da voi sentire i genitori che dicono: “I figli sono la pupilla dei nostri occhi”. Come è bella questa espressione della saggezza brasiliana che applica ai giovani l’immagine l’immagine della pupilla degli occhi, la finestra attraverso la quale la luce entra in noi regalandoci il miracolo della visione! Che ne sarà di noi se non ci prendiamo cura dei nostri occhi?
I GIOVANI MOTORE POTENTE (24 luglio, Santuario de Nossa Senhora Aparecida): Incoraggiamo la generosità che caratterizza i giovani, accompagniamoli nel diventare protagonisti della costruzione di un mondo migliore: sono un motore potente per la Chiesa e per la società. Non hanno bisogno solo di cose, hanno bisogno soprattutto che siano loro proposti quei valori immateriali che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo. In questo Santuario, che fa parte della memoria del Brasile, li possiamo quasi leggere: spiritualità, generosità, solidarietà, perseveranza, fraternità, gioia. Sono valori che trovano la loro radice più profonda nella fede cristiana.
NO ALLA LIBERALIZZAZIONE DELLA DROGA (24 luglio, Ospedale São Francisco de Assis na Providência, Rio de Janeiro) La piaga del narcotraffico, che favorisce la violenza e semina dolore e morte, richiede un atto di coraggio di tutta la società. Non è con la liberalizzazione dell’uso delle droghe, come si sta discutendo in varie parti dell’America latina, che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica. (…) Tendiamo la mano a chi è in difficoltà, a chi è caduto nel buio della dipendenza, magari senza sapere come, e diciamogli: Puoi rialzarti, puoi risalire, è faticoso, ma è possibile se tu lo vuoi. (…) Sei protagonista della salita: questa la condizione i indispensabile! Troverai la mano tesa di chi ti vuole aiutare, ma nessuno può fare la salita al tuo posto.
PIU’ ACQUA AI FAGIOLI (25 luglio, comunità di Varginha, favela di Rio de Janeiro) E’ importante saper accogliere; è ancora più bello di qualsiasi abbellimento o decorazione. (…) So bene che quando qualcuno che ha bisogno di mangiare bussa alla vostra porta, voi trovate sempre un modo di condividere il cibo. Come dice il proverbio, si può sempre “aggiungere più acqua ai fagioli!”.
PACIFICAZIONE ED ESCLUSIONE (25 luglio, comunità di Varginha, favela di Rio de Janeiro,  ‘pacificata’ qualche tempo fa  dalle forze dell’ordine) Nessuno sforzo di ‘pacificazione’ sarà duraturo, non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora, che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa.
I CINQUE PILASTRI DEL BENE COMUNE (25 luglio, comunità di Vargihna, favela di Rio de Janeiro) Non c’è né vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell’uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce a una semplice trasmissione di informazioni con lo scopo di produrre profitto; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale, essenziale per l’equilibrio umano e per una sana convivenza; la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano.
GIOVANI, FATEVI SENTIRE! (25 luglio, ai giovani argentini riuniti nella cattedrale di San Sebastian, Rio de Janeiro) Desidero dirvi ciò che spero come conseguenza della Giornata della Gioventù: spero che ci sia casino, chiasso. Qui ci sarà chiasso, ci sarà. (…) Però io voglio che vi facciate sentire nelle diocesi, voglio che si esca fuori, voglio che la Chiesa esca per le strade, voglio che ci difendiamo da tutto quello che è mondanità, immobilismo, da ciò che è comodità, da ciò che è clericalismo, da tutto quello che è l’essere chiusi in noi stessi.
SOCIETA’ CHE ESCLUDE (25 luglio, ai giovani argentini riuniti nella cattedrale di San Sebastian, Rio de Janeiro) Guardate, io penso che, in questo momento, questa civiltà mondiale sia andata oltre i limiti, sia andata oltre i limiti perché ha creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita che sono le promesse dei popoli. Esclusione degli anziani, ovviamente. Uno potrebbe pensare che ci sia una specie di eutanasia nascosta, cioè non ci si prende cura degli anziani; ma c’è anche un’eutanasia culturale, perché non li si lascia parlare, non li si lascia agire. E l’esclusione dei giovani. La percentuale che abbiamo di giovani senza lavoro, senza impiego è molto alta e abbiamo una generazione che non ha esperienza della dignità guadagnata con il lavoro.
BENEDETTO XVI (25 luglio, ai giovani riuniti sul lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro) Voi, giovani, avete risposto in tanti all’invito del papa Benedetto XVI, che vi ha convocato per celebrare la GMG. Lo ringraziamo con tutto il cuore! A lui che ci ha convocati oggi, qui, inviamo un saluto e un forte applauso. Voi sapete che prima di venire in Brasile ho conversato con lui, e gli ho chiesto di accompagnarmi nel viaggio, con la preghiera. E lui mi ha detto: vi accompagno con la preghiera e sarò vicino alla televisione. Così, in questo momento, ci sta guardando.
BOTA FE’ – METTI FEDE (25 luglio, ai giovani riuniti sul lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro) Ma che cosa possiamo fare? “Bota fé – metti fede”. La croce della Giornata Mondiale della Gioventù ha gridato queste parole lungo tutto il suo pellegrinaggio attraverso il Brasile. “metti fede”: che cosa significa? Quando si prepara un buon piatto e vedi che manca il sale, allora tu “metti” il sale; manca l’olio, allora tu “metti” l’olio… “Mettere”, cioè collocare, versare. Così è anche nella nostra vita, cari giovani: se vogliamo che essa abbia veramente senso e pienezza, come voi stessi desiderate e meritate, dico a ciascuno e a ciascuna di voi: “metti fede” e la vita avrà un sapore nuovo, la vita avrà una bussola che indica la direzione; “metti speranza” e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso; “metti amore” e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te.
VIVA I NONNI! (26 luglio, Arcivescovado di Rio de Janeiro, Angelus) Oggi, in questa festa dei santi Gioacchino ed Anna, in Brasile come in altri Paesi, si celebra la festa dei nonni. Quanto sono importanti nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società! E come è importante l’incontro, il dialogo tra le generazioni, soprattutto all’interno della famiglia!
LA CROCE E LA VITA (26 luglio, ai giovani riuniti sul lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro, Via Crucis) Con la Croce Gesù si unisce a tutte le persone che soffrono la fame in un mondo che, dall’altro lato, si permette il lusso di gettare via ogni giorno tonnellate di cibo; con la Croce, Gesù è unito a tante madri e a tanti padri che soffrono vedendo i propri figli vittime di paradisi artificiali come la droga; con la Croce, Gesù si unisce a chi è perseguitato per la religione, per le idee, o semplicemente per il colore della pelle; nella Croce, Gesù è unito a tanti giovani che hanno perso la fiducia nelle istituzioni politiche perché vedono l’egoismo e la corruzione o che hanno perso la fede nella Chiesa, e persino in Dio, per l’incoerenza di cristiani e di ministri del Vangelo.
MEMORIA E SPERANZA (27 luglio, Teatro municipale di Rio de Janeiro, alla classe dirigente del Brasile) Vedo in voi la memoria e la speranza: la memoria del cammino e della coscienza della vostra Patria e la speranza che questa Patria, sempre aperta alla luce che promana dal Vangelo, possa continuare a svilupparsi nel pieno rispetto dei principi etici fondati sulla dignità trascendente della persona.
DIALOGO A OLTRANZA (27 luglio, Teatro municipale di Rio de Janeiro, alla classe dirigente del Brasile) Quando i leader dei diversi settori mi chiedono un consiglio, la mia risposta sempre è la stessa: dialogo, dialogo, dialogo. L’unico modo per crescere per una persona, una famiglia, una società, l’unico modo per far progredire la vita dei popoli è la cultura dell’incontro, una cultura in cui tutti hanno qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di buono in cambio. L’altro ha sempre qualcosa da darmi, se sappiamo avvicinarci a lui con atteggiamento aperto e disponibile, senza pregiudizi.
FONDAMENTALE LA SEMPLICITA’ (27 luglio, Arcivescovado di Rio de Janeiro, all’episcopato brasiliano)  Una lezione che la Chiesa deve ricordare sempre è che non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero e resta fuori dalla porta del Mistero e, ovviamente, non riesce a entrare in coloro che pretendono dalla Chiesa quello che non possono farsi da sé, cioè Dio. A volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile “pescare” Dio nelle acque profonde del suo Mistero.
LA VELOCITA’ E LA LENTEZZA (27 luglio, Arcivescovado di Rio de Janeiro, all’episcopato brasiliano) La ricerca  di ciò che è sempre più veloce attira l’uomo d’oggi: Internet veloce, auto veloci, aerei veloci, rapporti veloci… E tuttavia si avverte una disperata necessità di calma, vorrei dire di lentezza. La Chiesa sa ancora essere lenta nel tempo per ascoltare, nella pazienza per ricucire e comporre? O anche la Chiesa è ormai travolta dalla frenesia dell’efficienza? Recuperiamo, cari Fratelli, la calma di saper accordare il passo con le possibilità dei pellegrini, con i loro ritmi di cammino, la capacità di essere sempre vicini per consentire loro di aprire un varco nel disincanto che c’è nei cuori, così da potervi entrare.
LIBERTA’ DI ANNUNCIO (27 luglio, Arcivescovado di Rio de Janeiro, all’episcopato brasiliano) Nell’ambito della società c’è una sola cosa che la Chiesa chiede con particolare chiarezza: la libertà di annunciare il Vangelo in modo integrale, anche quando si pone in contrasto con il mondo, anche quando va controcorrente.
GIOCATE IN ATTACCO! (27 luglio, Lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro, Veglia di preghiera della GMG) Siamo parte della Chiesa, anzi diventiamo costruttori della Chiesa e protagonisti della storia. Ragazzi e ragazze, per favore: non mettetevi nella “coda” della storia! Siate protagonisti! Giocate in attacco! Calciate in avanti, costruite un mondo migliore, un mondo di fratelli, un mondo di giustizia, di amore, di pace, di fraternità, di solidarietà. Giocate in attacco sempre!
MATRIMONIO FUORI MODA? (28 luglio, Padiglione 5 di Rio centro, Rio de Janeiro, ai volontari della GMG) Alcuni sono chiamati a santificarsi costituendo una famiglia mediante il sacramento del matrimonio. C’è chi dice che oggi il matrimonio è “fuori moda”. E’ fuori moda? (i volontari rispondono: Nooo!) Nella cultura del provvisorio, del relativo, molti predicano che l’importante è “godere” il momento, che non vale la pena di impegnarsi per tutta la vita, di fare scelte definitive, “per sempre”, perché non si sa che cosa riservi il domani. Io, invece, vi chiedo di essere rivoluzionari, vi chiedo di andare controcorrente. Sì, in questo momento vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità.
LOBBY GAY (29 luglio, in aereo, rispondendo alle domande di un giornalista sul ‘caso’ di monsignor Battista Ricca (nuovo prelato dello Ior accusato di comportamenti inaccettabili) e sulla ‘lobby gay’ in Vaticano) In questo caso ho fatto l’investigazione previa e non abbiamo trovato niente. Questa è la prima domanda. Poi Lei parlava della ‘lobby gay’. Io ancora non ho trovato nessuno  che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate, ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli. Il problema è fare lobby: di questa tendenza o d’affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby… questo è il problema più grave.
DIVORZIATI RISPOSATI (29 luglio, in aereo, rispondendo alla domanda di un giornalista sull’esclusione dai sacramenti dei divorziati risposati) Credo che questo sia il tempo della misericordia, che sia l’occasione, il kairos della misericordia. (…) Il clericalismo ha lasciato tanti feriti e bisogna andare a curare questi feriti con la misericordia. (…) I divorziati possono fare la comunione, sono i divorziati in seconda unione che non possono. Bisogna guardare al tema nella totalità della pastorale matrimoniale. Apro una parentesi: gli ortodossi ad esempio (…) permettono una seconda unione. Quando si riunirà il gruppo degli otto cardinali, l’1, 2 e 3 ottobre, tratteremo come andare avanti nella pastorale matrimoniale. 


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