sabato 2 novembre 2013

Donne Chiesa papa Francesco

Tra gli articoli che leggo attraverso la news del sito delle teologhe,

vi propongo questo  [il mio commento alla fine]

 

FRANCESCO, LA CHIESA, LE DONNE:

COSA C’È DI NUOVO?

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'Chiesa, donne, Marinella Perroni, Mulieris dignitatem, papa Francesco'

Commento di Marinella Perroni

Soffro nel vedere le donne in Chiesa come servitù. Per i 25 anni della “Mulieris Dignitatem”, papa Francesco ha motivato e spiegato la necessità di una riflessione di tutta la Chiesa per valorizzare maggiormente la presenza delle donne.
1. Queste uscite, ormai regolari, sul tema delle donne da parte del Papa mi sembra denotino la volontà politica di tenere aperto il tema e di non liquidarlo con una o due battute. Come è nel suo stile, però, Francesco propone sprazzi di sapienza e non un discorso articolato che, mi pare di poter sperare, preferisce lasciare a espressioni collegiali di chiesa (come nel caso del prossimo Sinodo sulla questione dei risposati). E credo lo faccia, prima di tutto, perché sta interpretando il suo ruolo come continuo coinvolgimento del corpo ecclesiale ai suoi diversi livelli, da quello più popolare a quelli più istituzionali. Vuole, insomma, essere un Papa che rappresenta una chiesa e non se stesso, lancia semi di dialogo-discussione e non proclami o definizioni.
2. Le cose più importanti le dice “fuori testo”: se per esuberanza caratteriale o per strategia comunicativa o ancora per tattica che gli consente di sfuggire ai controlli previ imposti dalle procedure vaticane non lo sappiamo o, almeno, io non lo saprei dire.
3. Quanto ha detto in questa ultima occasione va più a fondo, ma non si discosta in modo rilevante da quanto già affermato in precedenza. Certamente, Francesco sa molto bene che dal magistero di Giovanni Paolo II sulle donne non si può prescindere. Piaccia o no. L’occasione poi, cioè il venticinquesimo della Mulieris Dignitatem, lo richiedeva in modo evidente. Francesco ha dato però una sua versione della retorica wojtiliana imponendo di trarre alcune conseguenze concrete da enfatiche affermazioni di principio. Impone quindi di spostare il discorso e di valutare quindi la questione delle donne nella chiesa sulla realtà dei fatti e non sulle affermazioni. L’apologetica sul “genio femminile” può anche essere inutile o perfino pericolosa, se poi nei fatti si continuano a considerare le donne come serve, a volte al limite della schiavitù. Il discorso qui si fa molto stringente. E, ne sono assolutamente convinta, bisognerebbe ora ascoltare le risonanze che queste parole di Francesco hanno ingenerato nel cuore di infinite schiere di suore, ammesso che fosse possibile accedere al segreto del loro cuore.
4. D’altra parte, Francesco resta totalmente “dentro la”, che può significare anche “chiuso nella”, considerazione del proprium della maternità come mistero che da sempre turba e affascina profondamente l’immaginario maschile. Una maternità che appare quasi come autonoma dal concepimento, cioè dalla dimensione partecipativa anche maschile. In fondo, è quanto espresso nel racconto mitico delle origini che apre la Bibbia: di fronte alla donna, Adam non sa fare altro che chiamarla con il nome di “madre di tutti i viventi” (non Eva, che è pura invenzione di un traduttore fantasioso!!!). La visione di Francesco è però scevra da riduzionismi: appare chiaro che non riduce la maternità delle donne a quella di altri mammiferi! Gli manca ancora il passaggio fondamentale a un’antropologia della differenza sessuale non finalizzata necessariamente alla procreazione, gli mancano cioè gli ultimi cinquanta anni di studi teologici sul tema.
5. Colpisce fortemente poi che, forse anche a causa di una (ricercata?) occasionalità delle sue dichiarazioni, Francesco non scivoli mai nella formalizzazione ideologica: dice cose, afferma, manda messaggi, non propone teorizzazioni. Da questo punto di vista, lascia in sospeso il suo uditorio: i tradizionalisti possono restare sconcertati, ma non troppo; i progressisti possono plaudire, ma non troppo forte. Una cosa è certa: mai c’è un punto fermo. E questo, forse, aiuta a far uscire da quella impasse contrappositiva nella quale la chiesa, almeno in Italia, rischiava di essere stritolata.
Mio commento

Non si può non essere d’accordo; semmai si può aggiungere qualche precisazione. Cosa significa la frase: il papa va aiutato?; che deleghiamo tutto a lui e facciamo ANCHE noi? Sarò una marziana, ma io [e non aggiungo l’eufemismo ‘poveramente’] credo, che ogni attesa riposta in qualcuno posto in alto sia significativa di una cultura del visibile. Nella storia sono stati disseminati semi di sapienza intramontabili da parte di personaggi per lo più ignorati. Noi donne meditabonde, più ancora che studiose, dobbiamo lavorare per una cultura in mano a chiunque. Io che scrivo so di dover restare ignota (e quasi me ne rallegro). Ma quando avvicino le persone non-erudite, e vedo che afferrano anche da me concetti culturalmente alti, ho la conferma che nulla è perduto di ciò che siamo. Ecco un bel progetto di cambiamento culturale: inseguire piste umili, ignote, percorse dall’impronta divina. L’aiuto da dare a papa Francesco potrebbe consistere nel dargli la possibilità di vedere queste piste; come? Lanciando, ed invitando chiunque a lanciare, il proprio seme al vento dello Spirito.

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